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Il seguente articolo è stato originariamente pubblicato come
intervista nel giornale in lingua farsi
Mehrnameh,
il più importante giornale di studi umanistici in Iran.
La politica americana degli inizi
Data la loro tumultuosa ascesa alla prominenza mondiale nel corso
di un periodo di meno di due secoli, non è una sorpresa che la storia
dei partiti politici negli Stati Uniti sia ugualmente effervescente. Vi
è stato un processo continuo e contraddittorio di ascesa e caduta,
sviluppo, decadenza e rinnovo delle possibilità e degli interessi
economici, che si è espresso anche in politica. I partiti dominanti di
oggi non hanno sempre avuto l'attuale presa sul potere politico e non vi
sono stati sempre due partiti principali. In vari momenti, è emerso un
terzo e persino un quarto vitale partito, talvolta riuscendo a
soppiantare i partiti del giorno, talvolta comparendo soltanto come un
breve suono acuto nella storia degli USA.
Tutti i partiti politici esprimono i concentrati interessi
economici e politici di una o di un'altra classe o strato della società.
Dove esiste o ha il predominio un solo partito, alla fine
inevitabilmente quegli interessi saranno espressi all'interno di quel
singolo partito. In altri casi, vi sono molteplici partiti che difendono
gli stessi fondamentali interessi di classe in modi differenti,
appellandosi a diversi strati della classe dominante e per il sostegno
si appoggiano a questo o quello strato della popolazione. Nel caso degli
USA oggi, vi sono formalmente due partiti capitalisti maggiori, ma se si
guarda alle loro attuali politiche e metodi di governare, la linea tra
loro è sempre più sfocata, nonostante il fragore dell'anno elettorale.
Per comprendere meglio come siamo arrivati a questa situazione, è utile
andare indietro, come si è detto, al Primo Sistema dei Partiti, cioè,
alla prima serie di partiti politici che esiste nel corso della vita
politica del paese.
Le due classi dominanti nei primi Stati Uniti erano da una parte i
mercanti, i banchieri ed i piccoli industriali, concentrati
principalmente nel nordest, e, dall'altra, i proprietari di piantagioni
di vasta scala, concentrati principalmente nel sud. Talvolta i loro
interessi coincidevano; in altri momenti si scontravano, in modo più
evidente durante la Guerra Civile. A quel tempo non vi era nessuna
classe lavoratrice come tale, sebbene vi fossero molti piccoli
proprietari terrieri indipendenti
(“husbandsmen”)
ed artigiani
(“mechanics”),
come pure una piccola ma crescente base manifatturiera,
particolarmente nel nordest.
I primi partiti politici, parlando in generale, esprimevano gli
interessi dei capitalisti embrionali contro gli agrari schiavisti. Come
rimane oggi la situazione, la vasta maggioranza della popolazione era
senza diretta rappresentanza politica—se le era anche affatto permesso di votare—e doveva scegliere tra queste opzioni. In una forma o
nell'altra, questa struttura fondamentale sarebbe continuata fino alla
Guerra Civile ed oltre, sebbene la base elettorale alla fine si allargò
alquanto con l'espansione verso ovest. Il Partito Federalista di
Alexander Hamilton rappresentava la nascente borghesia, mentre i
Democratici-Repubblicani di
Thomas Jefferson rappresentavano i potenti proprietari di piantagioni.
Naturalmente, vi erano sostenitori di entrambe le fazioni per tutto il
paese, ma la divisione Nord-Sud era già notevolmente pronunciata.
All'epoca il capitalismo era un sistema storicamente progressista.
La Rivoluzione Americana tolse di mezzo gli elementi di feudalesimo che
erano stati piantati sul continente nordamericano dai britannici.
Scacciò la monarchia, espropriò la ricchezza dei Toeries in fuga,
inclusi milioni di acri di terra che furono divisi tra piccoli
proprietari ed istituì una repubblica costituzionale borghese che
garantiva molte libertà personali e politiche, almeno sulla carta.
Questo era qualcosa di nuovo al mondo, particolarmente poiché
l'esperimento si svolgeva su un vasto continente, che apriva molte
possibilità per il suo sviluppo futuro. Ma vi erano dei profondi
disaccordi su quale direzione doveva prendere quello sviluppo.
Alexander Hamilton
fu un abile e deciso fautore del capitalismo iniziale. Come primo
segretario al Tesoro, portò a termine delle politiche destinate a
centralizzare il potere nel ramo esecutivo del governo federale,
arricchire i suoi amici ed alleati e facilitare lo sviluppo del
capitalismo USA. Fu un sostenitore di un forte esercito nazionale
permanente e di una politica estera aggressiva ed espansionistica.
Inoltre,
Hamilton aveva in se in una certa misura una vena monarchica,
preferendo la stabilità del sistema britannico all'Illuminismo ed alla
Rivoluzione Francese.
Se non fosse stato ucciso in duello dal suo rivale di
New York Aaron Burr,
se si fosse presentata l'opportunità, sarebbe stato felice di collocarsi
come un Napoleone americano.
Il partito di
Jefferson era contrario
al nocciolo delle politiche federaliste di
Hamilton, preferendo che il potere fosse più sparso,
concentrato nel ramo legislativo e tra gli stati. Un ardente
sostenitore della Rivoluzione Francese ed estensore della Dichiarazione
d'Indipendenza, era un difensore dei diritti dell'uomo, della vita,
della libertà e della ricerca della felicità (ancora, almeno sulla
carta). Gli anti-federalisti, come erano conosciuti nei primi anni i
Democratico-Repubblicani, sono stati responsabili della Carta dei
Diritti—i primi dieci emendamenti alla Costituzione—che garantisce
certe libertà ed allenta il potere del ramo esecutivo e del governo
federale.
Questi due partiti sono emersi dal calderone della primitiva
nazione, polarizzando la sua politica per più di due decenni, sebbene
dopo il 1800 i seguaci di
Jefferson ebbero la meglio. Tuttavia, dopo
la guerra del 1812 e fino agli anni 1820, vi era un senso crescente di
"fine nazionale" ed il desiderio di maggiore unità lungo linee
partigiane. Questa "Era dei Buoni Sentimenti" era l'era della Dottrina
Monroe, dei primi inizi di un sentimento di identità nazionale (contro
uno stato o una identità regionale). I federalisti scomparvero dalla
scena (in parte dovuto ad un grande scandalo) ed il campo Jeffersoniano
cadde in lotte interne e nello scompiglio. I differenti interessi di
classe nella giovane repubblica arrivarono ad esprimersi nello stacco
principale dal campo
Jeffersoniano,
che emerse come i Democratici, guidati da
Andrew Jackson,
ed il Liberali
anti-Jackson, guidati da
Henry Clay, che continuarono molte delle politiche
federaliste in una forma alquanto nuova.
Le origini contraddittorie di Democratici
e
Repubblicani
Possiamo rintracciare la genesi dei Democratici di oggi all'era di
Andrew Jackson, sebbene da allora i Democratici abbiano
assunto molte forme. L'immigrazione crescente negli USA, combinata con
l'espansione verso ovest nei territori dell'Acquisto della
Louisiana,
le prospettive di vita nuova date dalla schiavitù nelle piantagioni
del Sud dall'invenzione della ginnatrice e dell'industria tessile
guidata
dalla rivoluzione industriale in Gran Bretagna, il nascente potere
economico del nordest, accelerato dalla costruzione del Canale Erie,
portarono tutti ad intensificate contraddizioni e ad una nuova dinamica
politica nell'ancora giovane nazione. Sopra tutto, la questione della
schiavitù continuò a dividere il paese per tutto questo periodo,
culminando nella Guerra Civile.
Per la gente oggigiorno è spesso sorprendente apprendere che "Il
Grande Emancipatore"
Abraham Lincoln,
fu il primo presidente repubblicano. Sembra una
contraddizione inesplicabile che il partito che liberò gli schiavi
ora poggia sul razzismo istituzionale per mantenere la sua presa
sul potere dovunque in gran parte del paese. Ma, come vedremo, le
condizioni ed i partiti cambiano. E' questa la dialettica della storia!
La Guerra Civile non era sui diritti degli stati. Non era sulla
schiavitù come astratto concetto morale. Alla radice, vi era una
questione di capitalismo, industrialismo e lavoro gratuito
settentrionali contro agricoltura delle piantagioni e schiavitù del
possesso meridionali. Quale classe della società avrebbe dominato il
governo nazionale ed il suo tesoro nell'era a venire? Entrambe i sistemi
sono basati sul crudele sfruttamento del lavoro umano per il profitto di
una minoranza. Ma all'epoca il capitalismo era ancora una forza
storicamente progressista. Era economicamente superiore al sistema
schiavista ed era un esito previsto che, presto o tardi, avrebbe avuto
la meglio.
Lincoln non era affatto un santo ed aveva profonde
contraddizioni.
Ma, continuando fino alla fine la Guerra Civile, quando altri
potevano avere raggiunto un compromesso con il Sud che poteva avere
permesso di continuare alla schiavitù per decenni più a lungo, "sgombrò
i ponti" per lo sviluppo non inceppato del capitalismo. Perché un
marxista (compreso lo stesso Marx) avrebbe appoggiato ciò? Perché lo
sviluppo del capitalismo porta in definitiva all'industrializzazione,
all'urbanizzazione, al rafforzamento della classe operaia, al sorgere di
potenti sindacati, ad incrementare drammaticamente la produttività del
lavoro e ad un aumento della ricchezza materiale della società. In
breve, lo sviluppo capitalista ha gettato le fondamenta per una nuova,
superiore forma di organizzazione socio-economica-politica umana: il
socialismo. A 150 anni dalla Guerra Civile, il sistema capitalista non è
più progressista. Le condizioni oggettive sono putrefatte-mature per il
socialismo. Quello che manca è il fattore soggettivo, una leadership
marxista veramente rivoluzionaria che possa portare la classe
lavoratrice a porre fine a questo sistema una volta per tutte. Ma forse
questo è argomento per un'altro colloquio.
Avendo vinto la Guerra Civile, portando avanti la Ricostruzione del
Sud ed avendo adottato molte delle politiche di modernizzazione dei
defunti Liberali, i Repubblicani dominarono la politica degli USA fino
agli anni 1890. Contrariamente a oggi, la loro base forte si trovava nel
Nord e nel Midwest, mentre i Democratici dominavano il Sud, specialmente
dopo il tradimento della Ricostruzione e l'ascesa di
Jim Crow. Molta gente dimentica che i Democratici erano il
partito originario del razzista "dividi e conquista". Per decenni, il
"Sud Compatto" fu controllato dai Democratici. Fu soltanto sotto
Franklin Delano Roosevelt
e con il cambiamento demografico che i Democratici
giunsero ad essere associati con politiche più
“liberal” e "amiche dei lavoratori" e la
base regionale di sostegno dei due principali partiti si capovolse. I
Repubblicani di Nixon "sigillarono il patto" adottando consapevolmente
la "Strategia Meridionale" ed appellandosi ai razzisti del Sud. Ma
questi blocchi geografici non sono eterni, poiché la demografia continua
a cambiare e lo scontento verso entrambe i maggiori partiti cresce.
La necessità di un partito
di massa
del lavoro
E' chiaro da questo breve esame generale della genesi storica di
questi partiti che entrambe hanno sempre difeso le classi possidenti
(siano esse gli schiavisti o i capitalisti). Possono poggiare
demagogicamente sulle masse per ottenere voti, ma non hanno mai
rappresentato veramente la maggioranza lavoratrice di questo paese. Non
possono servire due padroni. Oggigiorno, entrambe questi partiti
difendono gli interessi della classe capitalista, sebbene con metodi e
politiche differenti (liberalismo "moderno" contro liberalismo
"neoclassico", keynesianismo contro monetarismo, liberalismo sociale
contro conservatorismo sociale, questo settore dell'industria o della
finanza contro un altro ecc.). Ma, alla radice, entrambe i partiti
rappresentano il capitalismo. Entrambe sostengono l'austerità ed il
taglio di ciò che resta dello stato sociale. Entrambe sostengono
l'imperialismo USA all'estero. In ultima analisi, entrambe sono
sottomessi a
Wall Street.
FDR fu costretto negli anni 1930 ad implementare le politiche del
New Deal allo scopo di evitare un'esplosione sociale più
radicale. Una rivoluzione. Era un abile rappresentante della borghesia e
fece quello che doveva farsi per salvare il sistema. Tuttavia, ai
capitalisti il
New Deal servì soltanto a guadagnare tempo; non risolse e non
poteva risolvere le contraddizioni del sistema. Fu la II Guerra Mondiale
che "fece uscire gli USA dalla Grande Depressione"—al costo di milioni di vite e della devastazione
mondiale. Seguì la guerra una crescita prolungata, che calmò la lotta di
classe per un intero periodo storico. Comunque, le contraddizioni del
capitalismo rimasero e furono soltanto esacerbate da un'espansione senza
precedenti del credito e dalla globalizzazione. La crisi che è iniziata
nel 2008 è lontana dalla fine.
In assenza di un'alternativa di massa praticabile, i lavoratori
sono presi in trappola da un maligno ciclo "male maggiore contro male
minore". Tendono a votare per un partito o un altro sulla base di
questioni sociali o sulla speranza astratta del "cambiamento in cui
possiamo credere". Ma un 60% record di elettori sono a favore di un
terzo grande partito. Appena la metà degli aventi diritto al voto si
prende il fastidio di votare affatto e milioni di altri americani in età
di votare sono privati del diritto di voto. Come marxisti, comprendiamo
che gli interessi della classe capitalista e dei suoi partiti sono
diametralmente opposti agli interessi dei lavoratori. E' per questo che
siamo a favore di un'espressione politica per la classe lavoratrice, che
in questo paese ancora non esiste. Inoltre, sosteniamo che un simile
partito dovrebbe andare oltre i limiti del capitalismo e della proprietà
privata dei mezzi di produzione ed attuare delle politiche socialiste
che possano affrontare veramente i bisogni della maggioranza. E' per
questo, in poche parole, che la
Workers International League non ha mai dato appoggio a l'uno o l'altro partito capitalista
e che lottiamo per un partito di massa del lavoro armato di
politiche socialiste.
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