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Il Fondo Monetario Internazionale è stato costretto non soltanto a
declassare ripetutamente le sue stime di crescita ma predire ora la
caduta del PIL mondiale in termini di dollari, la prima dal 2009. Questo
è un riflesso del mondo
in cui ci troviamo tormentato da crisi.
Secondo quanto riferito gli economisti del FMI sono stati costretti
a rimangiarsi le loro parole mentre l'economia mondiale, presumibilmente
nel suo settimo anno di "ripresa", ha teso da una crisi all'altra. La
crisi mondiale del 2008-9 è stata un momento di definizione. Ha
introdotto in una crisi prolungata, descritta da
Lawrence Summers,
ex segretario del tesoro USA, come "stagnazione
secolare".
I marxisti hanno descritto questo sviluppo come una crisi organica
del sistema capitalista. Le forze produttive, cioè l'industria, la
tecnica e la scienza, sono cresciute di più dello stato nazione e della
proprietà privata dei mezzi di produzione. Il capitalismo ha ora
raggiunto i suoi limiti. Ha troppa capacità, troppa industria, troppa
tecnologia su base capitalista. Tutto è "eccesso" ai bisogni del
mercato. Questo spiega la crisi attuale. Ora due delle più importanti
banche mondiali predicono una profonda depressione il prossimo anno.
Lawrence Summers ha emesso un severo avvertimento: "I pericoli che
l'economia globale affronta sono più gravi che in ogni momento dal
fallimento di
Lehman Brothers
nel 2008".
Siamo totalmente d'accordo.
Con l'economia cinese - che conta per il 30% della crescita
mondiale e per il 16% della produzione mondiale - che rallenta assieme
alle cosiddette economie emergenti, la scena viene preparata chiaramente
per la prossima crisi mondiale. Le esportazioni ed importazioni cinesi
sono calate per parecchi mesi, con i prezzi delle merci che si abbassano
come reazione alla domanda calante. Questo è sintomatico di una crisi di
sovrapproduzione, o di "capacità in eccesso", come piace chiamarla agli
economisti capitalisti. Quando la Cina rallenta, anche il mondo
rallenta. Ma mentre rallenta, può barcollare sopra una depressione.
In passato, la Cina ha salvato il sistema capitalista da una
profonda depressione accrescendo la sua economia e procurando un mercato
per i paesi occidentali industrializzati. La crescita cinese ha inoltre
dato impeto alle economie emergenti, assorbendo merci e materie prime.
La crisi del 2008 è stata mitigata dagli enormi investimenti che stava
facendo la Cina nella produzione. E' diventata un'economia spinta dalle
esportazioni, contribuendo enormemente alla crescita mondiale. Ora tutto
questo è cambiato. Ufficialmente la Cina ha rallentato drammaticamente
al 6,9%. Ma le cifre ufficiali sono in gran parte falsificate.
Il premier cinese
Li Keqiang ha raccontato all'ambasciatore USA di contare su tre
cose per giudicare la crescita economica: consumi di elettricità, volumi
dei trasporti ferroviari e prestiti bancari.
Su questa base, gli economisti della
Fathom hanno compilato dalle tre serie di cifre un
"Indicatore della velocità della Cina". L'indicatore mostra che il
passo reale di crescita potrebbe essere basso al 3,1%. I volumi dei
trasporti ferroviari sono nettamente in basso ed il consumo di
elettricità è praticamente piatto. La Cina sta andando sulla stessa
strada del Giappone, la strada della stagnazione prolungata.
Il declino della crescita in Cina ha colpito tutti coloro che dalla
Cina dipendono pesantemente. La Corea del Sud è la più esposta,
esportando in Cina nel 2013 merci del valore dell'11% del PIL. La Malesi
ha esportato là il 9,8% del suo PIL e la Tailandia del 6,9%. L'Australia,
le cui materie prime hanno fatto tirare avanti per anni la crescita
cinese, nel 2013 ha venduto alla Cina merci del valore di più del 6%
della sua economia. Ora tutto questo è giunto alla fine, con grandi
implicazioni. Come con gli USA, quando la Cina starnutisce il del mondo
prende il raffreddore.
Quest'anno il commercio dei mercati emergenti è calato, con le
esportazioni che in giugno sono diminuite dell'8,9% e del 13,5% in
luglio. Il PIL del Brasile in termini di dollari nel 2015 è destinato a
contrarsi del 19,1%. Secondo le cifre del FMI, la Russia è destinata a
calare del 36%.
"Le economie emergenti esportatrici di merci e gravate dai debiti
ora dovranno ridursi, proprio come l'Eurozona colpita dalla crisi ha
dovuto fare alcuni anni fa", spiega
Martin Wolf
sul Financial Times.
Questa riduzione semplicemente si aggiungerà alla crescente spirale
verso il basso.
Nel secondo trimestre del 2015 l'economia USA è cresciuta del 3,9%,
ma la maggior parte di questo è stata dovuta all'incremento degli
inventari (scorte invendute). La crescita del terzo trimestre ha
raggiunto l'1,5%, che è meno dell'1,7% che la maggior parte degli
economisti avevano previsto ed un calo di più del 60% paragonata al
trimestre precedente. Negli USA la crescita sta rallentando ed è già
rallentata in Giappone e nella UE. Gli USA si sono vantati della caduta
della disoccupazione al tasso del 5%. Ma se la forza lavoro fosse la
stessa del 2008, la disoccupazione sarebbe di più del 10%.
Si stanno ammucchiando tutte le contraddizioni per provocare una
seria depressione economica. "Il rischio è che l'economia globale cadrà
in una trappola non dissimile da quella in cui è da 25 anni il Giappone,
dove la crescita ristagna ma poco si può fare per sistemarla", dichiara
Martin Wolf.
Wolf descrive la situazione come una "depressione governata".
Esiste "una crisi prolungata nella domanda aggregata" e non vi è nessuna
risposta possibile. Ciò rivela la completa impotenza degli strateghi del
capitale.
Mentre le borse mondiali sono sempre più volatili hann0 teso a
continuare a salire, specialmente negli USA. Questa salita delle azioni
dimostra proprio quanto lontane siano le borse dall'economia reale, che
si dirige verso sud.
Le banche USA hanno ripetutamente annunciato notizie squallide
mentre i guadagni continuano a calare. I profitti di
Goldman Sachs sono diminuiti del 40%.
JPMorgan Chase
ha riportato un calo del 23% delle entrate.
Tuttavia, il debito cresce ancora dovunque. Il debito del settore
privato in particolare resta molto alto. Negli USA nel 2007 ha raggiunto
il 160% del PIL e quasi il 200% in Gran Bretagna, ma la Cina ha già
superato questi livelli. L'Europa affronta una lunga, protratta bassa
crescita e deflazione. Secondo
Wolfgang Munchau,
è sotto una "minaccia costante di insolvenza e di
insurrezione politica".
(FT, 15/6/14)
In queste condizioni il tentativo di ridurre il
debito sarà "più difficile e sanguinoso" di quanto abbiamo visto.
Nel 2016 i suggerimenti della UE entreranno in vigore per accelerare il
consolidamento fiscale (austerità). "In fin dei conti ciò che conta è
che l'aggiustamento totale post-crisi sarà molto più brutale di quanto
sia stato 20 anni fa in Giappone", ha affermato
Munchau. "In simili condizioni mi aspetterei che il
contraccolpo politico diventi più grave... Anche se la riduzione del
debito potesse funzionare
–
il che non è chiaro
–
può non funzionare politicamente... Riducendo
l'instabilità politica, finiranno con l'aumentare l'instabilità
finanziaria".
Chiaramente le imprese stanno lottando. Le esportazioni e le
importazioni USA calano mentre la domanda si indebolisce dovunque. Ciò
ha significato un calo dei guadagni. Meno vendite significano meno
entrate. Incredibilmente, i profitti delle imprese, invece di calare
sono in realtà aumentati, principalmente a causa del taglio dei costi e
del credito a buon mercato. Di fatto si è aperta una forbice tra
guadagni e profitti che non può durare a lungo. E' come il personaggio
dei cartoni animati che cammina sopra una scogliera ma continua a
sfidare la gravità. Hanno abbreviato la loro via per il profitto. Ma
questo ha i suoi limiti. Alla fine i profitti caleranno.
Questo scenario certamente non è la strada verso una vibrante
economia. Ma, nel breve termine, è la via per creare artificialmente una
borsa vibrante!
Il mercato è fuori sincrono con la crisi reale che interessa
l'economia. E' fondato su una situazione nella quale le entrate delle
imprese calano, i numeri delle imprese diminuiscono, ma il mercato sta
salendo. Presto o tardi questo porterà ad un crollo di borsa
("correzione").
L'economia reale si sta dirigendo verso il basso, mentre la domanda
e gli investimenti calano. "Nel periodo fino al 2007, la domanda globale
necessaria è stata in gran parte garantita dall'espansione del credito e
dell'edilizia, particolarmente negli USA ed in Spagna", scrive
Martin Wolf. "Questo motore ha esaurito il carburante nelle crisi
occidentali del 2007-9 ed in quelle dell'Eurozona del 2010-1013. Ciò ha
creato il nostro mondo di tassi d'interesse nominali zero a breve
termine e quelli reali zero a lungo termine. Da allora la
domanda e la produzione potenziale e reale in queste economie sono
rimaste smorzate".
Questo è stato descritto come capitalismo "zombi", dove
storicamente i bassi tassi d'interesse hanno tenuto a galla le imprese
in difficoltà. Nel sistema capitalista, il ruolo di una depressione è di
pulire l'economia, attraverso la "distruzione creativa". Ma resta un
enorme ammontare di capacità in eccesso, che opprime il sistema del
profitto.
"In tutto, l'eccesso mondiale di offerta potenziale sembra certo
peggiorare. E' per questo che è così probabile che aumentino le
pressioni deflazionistiche a livello mondiale",
Martin Wolf, FT 13/10/15.
In altre parole, sovrapproduzione ovunque. Abbiamo
bassa crescita, bassa inflazione e tassi d'interesse zero, che si
aggiungono a stagnazione e depressione secolare.
Come ha spiegato Marx, "E' quindi la natura della produzione
capitalista di produrre senza considerazione dei limiti del mercato...
Il mercato si espande più lentamente della produzione... arriva un
momento nel quale il mercato si manifesta come troppo stretto per la
produzione. Questo accade alla fine del ciclo. Ma significa
semplicemente che il mercato è saturato. Si manifesta la
sovrapproduzione".
(Marx,
Teorie del plusvalore,
vol.2, pp. 522
e 524)
I capitalisti non hanno nessuna fede nel loro sistema. Invece di
investire, siedono su cumuli di trilioni di dollari di contante.
Perché investire dove non c'è nessuna domanda? Alternativamente,
ripongono il loro denaro in sicuri titoli di stato, un rifugio sicuro
nella tempesta.
In passato, il commercio mondiale era la forza motrice che spingeva
la produzione globale. Ora questo ha esaurito l'energia.
Prima del 2008, secondo il WTO il volume del commercio mondiale
cresceva annualmente del 6%. Nei tre anni passati, ha rallentato al
2,4%. Adesso, nei primi sei mesi del 2015, sta soffrendo del suo peggior
risultato dal 2009. La Cina si sta "riequilibrando" per fuggire dalla
sua dipendenza da massicci investimenti ed esportazioni. Più alti salari
in Cina stanno provocando che dei paesi come il Giappone e gli USA
stiano "ripuntellando" le loro catene di approvvigionamento.
Il 2015 segna il quinto anno consecutivo che la crescita media
delle economie emergenti è declinata, trascinando giù nel processo la
crescita mondiale.
La globalizzazione sta rallentando. Il commercio mondiale va in
stallo. In maggio
(2015) il volume del commercio mondiale è calato
dell'1,2%. Il
Doha Round di colloqui va avanti da 14 anni ed è in stallo. Ora
vediamo l'ascesa di blocchi regionali. Il più nuovo è il TPP, che
potrebbe coprire il 40% dell'economia mondiale, ma ha molti
dettagli in sospeso e deve essere ratificato da una gran quantità di
paesi, USA compresi. Ma niente è sicuro. Obama potrebbe non essere in
carica prima che qualcosa venga ratificato, specialmente da un congresso
ostile.
Gli investimenti globali
– la chiave per ogni espansione
– continuano a calare. Per diversi anni le economie
emergenti hanno investito pesantemente, ma questo ora ha rallentato,
data la capacità in eccesso che
interessa le loro economie. Vi è più lenta crescita del commercio
poiché i beni capitali sono a più intensità di commercio. Investimenti
più bassi significano anche produttività del lavoro inferiore. Negli USA
la produttività cresce ad un deludente 0,6% annuo. Ciò significa pure
livelli di vita inferiori. Il FMI avverte che i livelli di vita
cresceranno più lentamente di prima del 2008, una sinistra realtà che
minaccia i lavoratori.
Tutti concordano che la crisi del 2008 ha abbassato permanentemente
il tasso di crescita. Essa ha introdotto una nuova epoca di crisi
capitalista. E' questo il significato di stagnazione secolare. Si
prevede che la crescita potenziale nei paesi capitalisti avanzati
aumenti dell'1,6% l'anno tra ora ed il 2020, molto inferiore alla
produzione potenziale del 2,25% prima della crisi del 2008.
I rapporti del
FMI sono pieni di tenebre. Ha declassato ripetutamente le sue
previsioni, aspettandosi quest'anno la crescita più bassa dell'economia
mondiale dal 2008. Quest'anno, esportazioni ed importazioni negli USA
sono diminuite, riflettendo la debolezza generale dell'economia
mondiale. Questo ha influito sul mercato del lavoro USA, che è pure
rallentato. "Da luglio, il FMI ha disseminato segni meno in tutte le sue
previsioni", dichiara il
Financial Times.
Ciò riflette la reale condizione al presente del capitalismo
mondiale. questa malinconia cederà il passo ad una nuova crisi mondiale.
Tuttavia, questa volta la classe dominante ha esaurito le munizioni per
impedire che la crisi si trasformi in una nuova depressione. Finché dura
il capitalismo, crisi ed austerità sono all'ordine del giorno. E'
arrivato il momento di porre fine a questo incubo.
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