In Defence of
Marxism

 

 

Pericolo: Depressione mondiale davanti

Scritto da Rob Sewell Giovedì, 29 ottobre 2015

 

 

Il Fondo Monetario Internazionale è stato costretto non soltanto a declassare ripetutamente le sue stime di crescita ma predire ora la caduta del PIL mondiale in termini di dollari, la prima dal 2009. Questo è un riflesso del mondo  in cui ci troviamo tormentato da crisi.

Secondo quanto riferito gli economisti del FMI sono stati costretti a rimangiarsi le loro parole mentre l'economia mondiale, presumibilmente nel suo settimo anno di "ripresa", ha teso da una crisi all'altra. La crisi mondiale del 2008-9 è stata un momento di definizione. Ha introdotto in una crisi prolungata, descritta da Lawrence Summers,  ex segretario del tesoro USA, come "stagnazione secolare".

I marxisti hanno descritto questo sviluppo come una crisi organica del sistema capitalista. Le forze produttive, cioè l'industria, la tecnica e la scienza, sono cresciute di più dello stato nazione e della proprietà privata dei mezzi di produzione. Il capitalismo ha ora raggiunto i suoi limiti. Ha troppa capacità, troppa industria, troppa tecnologia su base capitalista. Tutto è "eccesso" ai bisogni del mercato. Questo spiega la crisi attuale. Ora due delle più importanti banche mondiali predicono una profonda depressione il prossimo anno.

Lawrence Summers ha emesso un severo avvertimento: "I pericoli che l'economia globale affronta sono più gravi che in ogni momento dal fallimento di Lehman Brothers nel 2008". Siamo totalmente d'accordo.

Con l'economia cinese - che conta per il 30% della crescita mondiale e per il 16% della produzione mondiale - che rallenta assieme alle cosiddette economie emergenti, la scena viene preparata chiaramente per la prossima crisi mondiale. Le esportazioni ed importazioni cinesi sono calate per parecchi mesi, con i prezzi delle merci che si abbassano come reazione alla domanda calante. Questo è sintomatico di una crisi di sovrapproduzione, o di "capacità in eccesso", come piace chiamarla agli economisti capitalisti. Quando la Cina rallenta, anche il mondo rallenta. Ma mentre rallenta, può barcollare sopra una depressione.

In passato, la Cina ha salvato il sistema capitalista da una profonda depressione accrescendo la sua economia e procurando un mercato per i paesi occidentali industrializzati. La crescita cinese ha inoltre dato impeto alle economie emergenti, assorbendo merci e materie prime. La crisi del 2008 è stata mitigata dagli enormi investimenti che stava facendo la Cina nella produzione. E' diventata un'economia spinta dalle esportazioni, contribuendo enormemente alla crescita mondiale. Ora tutto questo è cambiato. Ufficialmente la Cina ha rallentato drammaticamente al 6,9%. Ma le cifre ufficiali sono in gran parte falsificate.

Il premier cinese Li Keqiang ha raccontato all'ambasciatore USA di contare su tre cose per giudicare la crescita economica: consumi di elettricità, volumi dei trasporti ferroviari e prestiti bancari.

Su questa base, gli economisti della Fathom hanno compilato dalle tre serie di cifre un "Indicatore della velocità della Cina". L'indicatore mostra che il passo reale di crescita potrebbe essere basso al 3,1%. I volumi dei trasporti ferroviari sono nettamente in basso ed il consumo di elettricità è praticamente piatto. La Cina sta andando sulla stessa strada del Giappone, la strada della stagnazione prolungata.

Il declino della crescita in Cina ha colpito tutti coloro che dalla Cina dipendono pesantemente. La Corea del Sud è la più esposta, esportando in Cina nel 2013 merci del valore dell'11% del PIL. La Malesi ha esportato là il 9,8% del suo PIL e la Tailandia del 6,9%. L'Australia, le cui materie prime hanno fatto tirare avanti per anni la crescita cinese, nel 2013 ha venduto alla Cina merci del valore di più del 6% della sua economia. Ora tutto questo è giunto alla fine, con grandi implicazioni. Come con gli USA, quando la Cina starnutisce il del mondo prende il raffreddore.

Quest'anno il commercio dei mercati emergenti è calato, con le esportazioni che in giugno sono diminuite dell'8,9% e del 13,5% in luglio. Il PIL del Brasile in termini di dollari nel 2015 è destinato a contrarsi del 19,1%. Secondo le cifre del FMI, la Russia è destinata a calare del 36%.

"Le economie emergenti esportatrici di merci e gravate dai debiti ora dovranno ridursi, proprio come l'Eurozona colpita dalla crisi ha dovuto fare alcuni anni fa", spiega Martin Wolf sul Financial Times. Questa riduzione semplicemente si aggiungerà alla crescente spirale verso il basso.

Nel secondo trimestre del 2015 l'economia USA è cresciuta del 3,9%, ma la maggior parte di questo è stata dovuta all'incremento degli inventari (scorte invendute). La crescita del terzo trimestre ha raggiunto l'1,5%, che è meno dell'1,7% che la maggior parte degli economisti avevano previsto ed un calo di più del 60% paragonata al trimestre precedente. Negli USA la crescita sta rallentando ed è già rallentata in Giappone e nella UE. Gli USA si sono vantati della caduta della disoccupazione al tasso del 5%. Ma se la forza lavoro fosse la stessa del 2008, la disoccupazione sarebbe di più del 10%.

Si stanno ammucchiando tutte le contraddizioni per provocare una seria depressione economica. "Il rischio è che l'economia globale cadrà in una trappola non dissimile da quella in cui è da 25 anni il Giappone, dove la crescita ristagna ma poco si può fare per sistemarla", dichiara Martin Wolf.

Wolf descrive la situazione come una "depressione governata". Esiste "una crisi prolungata nella domanda aggregata" e non vi è nessuna risposta possibile. Ciò rivela la completa impotenza degli strateghi del capitale.

Mentre le borse mondiali sono sempre più volatili hann0 teso a continuare a salire, specialmente negli USA. Questa salita delle azioni dimostra proprio quanto lontane siano le borse dall'economia reale, che si dirige verso sud.

Le banche USA hanno ripetutamente annunciato notizie squallide mentre i guadagni continuano a calare. I profitti di Goldman Sachs sono diminuiti del 40%. JPMorgan Chase ha riportato un calo del 23% delle entrate.

Tuttavia, il debito cresce ancora dovunque. Il debito del settore privato in particolare resta molto alto. Negli USA nel 2007 ha raggiunto il 160% del PIL e quasi il 200% in Gran Bretagna, ma la Cina ha già superato questi livelli. L'Europa affronta una lunga, protratta bassa crescita e deflazione. Secondo Wolfgang Munchau, è sotto una "minaccia costante di insolvenza e di insurrezione politica". (FT, 15/6/14) In queste condizioni il tentativo di ridurre il debito sarà "più difficile e sanguinoso" di quanto abbiamo visto.

Nel 2016 i suggerimenti della UE entreranno in vigore per accelerare il consolidamento fiscale (austerità). "In fin dei conti ciò che conta è che l'aggiustamento totale post-crisi sarà molto più brutale di quanto sia stato 20 anni fa in Giappone", ha affermato Munchau. "In simili condizioni mi aspetterei che il contraccolpo politico diventi più grave... Anche se la riduzione del debito potesse funzionare il che non è chiaro può non funzionare politicamente... Riducendo l'instabilità politica, finiranno con l'aumentare l'instabilità finanziaria".

Chiaramente le imprese stanno lottando. Le esportazioni e le importazioni USA calano mentre la domanda si indebolisce dovunque. Ciò ha significato un calo dei guadagni. Meno vendite significano meno entrate. Incredibilmente, i profitti delle imprese, invece di calare sono in realtà aumentati, principalmente a causa del taglio dei costi e del credito a buon mercato. Di fatto si è aperta una forbice tra guadagni e profitti che non può durare a lungo. E' come il personaggio dei cartoni animati che cammina sopra una scogliera ma continua a sfidare la gravità. Hanno abbreviato la loro via per il profitto. Ma questo ha i suoi limiti. Alla fine i profitti caleranno.

Questo scenario certamente non è la strada verso una vibrante economia. Ma, nel breve termine, è la via per creare artificialmente una borsa vibrante!

Il mercato è fuori sincrono con la crisi reale che interessa l'economia. E' fondato su una situazione nella quale le entrate delle imprese calano, i numeri delle imprese diminuiscono, ma il mercato sta salendo. Presto o tardi questo porterà ad un crollo di borsa ("correzione").

L'economia reale si sta dirigendo verso il basso, mentre la domanda e gli investimenti calano. "Nel periodo fino al 2007, la domanda globale necessaria è stata in gran parte garantita dall'espansione del credito e dell'edilizia, particolarmente negli USA ed in Spagna", scrive Martin Wolf. "Questo motore ha esaurito il carburante nelle crisi occidentali del 2007-9 ed in quelle dell'Eurozona del 2010-1013. Ciò ha creato il nostro mondo di tassi d'interesse nominali zero a breve termine e quelli reali zero a lungo termine. Da allora la domanda e la produzione potenziale e reale in queste economie sono rimaste smorzate".

Questo è stato descritto come capitalismo "zombi", dove storicamente i bassi tassi d'interesse hanno tenuto a galla le imprese in difficoltà. Nel sistema capitalista, il ruolo di una depressione è di pulire l'economia, attraverso la "distruzione creativa". Ma resta un enorme ammontare di capacità in eccesso, che opprime il sistema del profitto.

"In tutto, l'eccesso mondiale di offerta potenziale sembra certo peggiorare. E' per questo che è così probabile che aumentino le pressioni deflazionistiche a livello mondiale", Martin Wolf, FT 13/10/15. In altre parole, sovrapproduzione ovunque. Abbiamo bassa crescita, bassa inflazione e tassi d'interesse zero, che si aggiungono a stagnazione e depressione secolare.

Come ha spiegato Marx, "E' quindi la natura della produzione capitalista di produrre senza considerazione dei limiti del mercato... Il mercato si espande più lentamente della produzione... arriva un momento nel quale il mercato si manifesta come troppo stretto per la produzione. Questo accade alla fine del ciclo. Ma significa semplicemente che il mercato è saturato. Si manifesta la sovrapproduzione". (Marx, Teorie del plusvalore, vol.2, pp. 522 e 524)

I capitalisti non hanno nessuna fede nel loro sistema. Invece di investire, siedono su cumuli di trilioni di dollari di contante. Perché investire dove non c'è nessuna domanda? Alternativamente, ripongono il loro denaro in sicuri titoli di stato, un rifugio sicuro nella tempesta.

In passato, il commercio mondiale era la forza motrice che spingeva la produzione globale. Ora questo ha esaurito l'energia.

Prima del 2008, secondo il WTO il volume del commercio mondiale cresceva annualmente del 6%. Nei tre anni passati, ha rallentato al 2,4%. Adesso, nei primi sei mesi del 2015, sta soffrendo del suo peggior risultato dal 2009. La Cina si sta "riequilibrando" per fuggire dalla sua dipendenza da massicci investimenti ed esportazioni. Più alti salari in Cina stanno provocando che dei paesi come il Giappone e gli USA stiano "ripuntellando" le loro catene di approvvigionamento.

Il 2015 segna il quinto anno consecutivo che la crescita media delle economie emergenti è declinata, trascinando giù nel processo la crescita mondiale.

La globalizzazione sta rallentando. Il commercio mondiale va in stallo. In maggio (2015) il volume del commercio mondiale è calato dell'1,2%. Il Doha Round di colloqui va avanti da 14 anni ed è in stallo. Ora vediamo l'ascesa di blocchi regionali. Il più nuovo è il TPP, che potrebbe coprire il 40% dell'economia mondiale, ma ha molti dettagli in sospeso e deve essere ratificato da una gran quantità di paesi, USA compresi. Ma niente è sicuro. Obama potrebbe non essere in carica prima che qualcosa venga ratificato, specialmente da un congresso ostile.

Gli investimenti globali la chiave per ogni espansione continuano a calare. Per diversi anni le economie emergenti hanno investito pesantemente, ma questo ora ha rallentato, data la capacità in eccesso che interessa le loro economie. Vi è più lenta crescita del commercio poiché i beni capitali sono a più intensità di commercio. Investimenti più bassi significano anche produttività del lavoro inferiore. Negli USA la produttività cresce ad un deludente 0,6% annuo. Ciò significa pure livelli di vita inferiori. Il FMI avverte che i livelli di vita cresceranno più lentamente di prima del 2008, una sinistra realtà che minaccia i lavoratori.

Tutti concordano che la crisi del 2008 ha abbassato permanentemente il tasso di crescita. Essa ha introdotto una nuova epoca di crisi capitalista. E' questo il significato di stagnazione secolare. Si prevede che la crescita potenziale nei paesi capitalisti avanzati aumenti dell'1,6% l'anno tra ora ed il 2020, molto inferiore alla produzione potenziale del 2,25% prima della crisi del 2008.

I rapporti del FMI sono pieni di tenebre. Ha declassato ripetutamente le sue previsioni, aspettandosi quest'anno la crescita più bassa dell'economia mondiale dal 2008. Quest'anno, esportazioni ed importazioni negli USA sono diminuite, riflettendo la debolezza generale dell'economia mondiale. Questo ha influito sul mercato del lavoro USA, che è pure rallentato. "Da luglio, il FMI ha disseminato segni meno in tutte le sue previsioni", dichiara il Financial Times.

Ciò riflette la reale condizione al presente del capitalismo mondiale. questa malinconia cederà il passo ad una nuova crisi mondiale. Tuttavia, questa volta la classe dominante ha esaurito le munizioni per impedire che la crisi si trasformi in una nuova depressione. Finché dura il capitalismo, crisi ed austerità sono all'ordine del giorno. E' arrivato il momento di porre fine a questo incubo.