La tattica delle squadre della morte è assolutamente tipica

di TUTTI gli interventi degli USA...

 

Chris Herz

 

Venerdì 13 ottobre 2006

 

L'opinionista di VHeadline.com Chris Herz, residente a Washington D.C., scrive: In Iraq ci troviamo in mezzo ad una situazione spaventosa. Ci viene raccontato che è il prodotto di un errore dopo l'altro. Ma no, è proprio il risultato naturale e prevedibile di crimini accumulati l'uno dopo l'altro.

Quando ascoltiamo delle notizie come quella di questa mattina: 60 vittime di omicidi trovate a Baghdad, non possiamo dimenticare la discussione assolutamente arrogante e manifesta durata alcuni mesi tempo addietro qui a Washington sulla necessità per gli USA di una "opzione salvadoregna" in Iraq per occuparsi della resistenza.

Naturalmente quella frase sono le parole in codice per squadre della morte che ora troviamo così evidenti laggiù.

Sembrerebbe che gli USA abbiano avuto successo nel creare delle squadre della morte all'interno della polizia e delle forze militari del regime fantoccio. Forse, e non posso saperlo per certo, non hanno ugualmente avuto successo nel mantenerle sotto comando e controllo.

  • Dobbiamo pure ricordare la casuale cattura da parte della polizia del regime fantoccio di due individui dei servizi segreti britannici vestiti da arabi, alla guida di una auto carica di esplosivi. Per i militari britannici divenne quindi necessario "salvare" questi tipi dalla stazione della polizia irachena di Bassora.

Dobbiamo porre l'ovvia domanda: Quanto di questo è stato fatto? E da quali agenzie USA assieme a quelle britanniche?

In ogni caso, le autorità di occupazione, gli USA, hanno la responsabilità suprema di garantire la sicurezza della popolazione e questa responsabilità la hanno sabotata loro stessi. Deliberatamente e maliziosamente.

Questa tattica delle squadre della morte è stata assolutamente tipica di TUTTI gli interventi USA moderni ed è certamente molto familiare in America Latina, tra gli altri posti.

Questi banditi qui al comando, se dobbiamo dire una preghiera per mantenere degli standard di civiltà nel mondo, devono rispondere di accuse capitali. Di assassinio. Di rapimento, di avere fatto scomparire delle persone, di averle tradotte per la tortura, per averle torturate con le loro forze e, soprattutto, per il supremo crimine internazionale, quello dal quale derivano tutti questi altri, di tramare e lanciare guerre di aggressione.

...e loro lo sanno. Da Bush in giù nella catena del comando fino alle stanze per gli stupri ed alle camere di tortura.

Il seguito di questa malvagia aggressione non può essere quello che vi è stato dopo il Vietnam. Nessun funzionario USA ha affrontato nessun procedimento interno o internazionale per i due milioni circa di vietnamiti che hanno ammazzato. Così, quando hanno pensato che avevano un'altra opportunità per massacrare e torturare, in America Centrale, sicuri dell'impunità, sono allegramente andati avanti.

Abbiamo poco da dubitare della ricerca indipendente fatta dalla School of Public Health alla Johns Hopkins University secondo la quale le operazioni USA in Iraq hanno provocato direttamente o indirettamente tra 400.000 e 900.000 morti. Ora sappiamo che uccidiamo almeno 30 non combattenti per ogni combattente a cui spariamo o che bombardiamo.

Se questo non è un crimine di guerra, allora che cos'è?

Lasceremo che gli esecutori camminino liberi così loro e quelli come loro possano fare nuovamente tutto questo tra altri cinque o dieci anni?

Questi malvagi hanno già reso inoperanti le leggi USA contro i crimini di guerra.

Loro devono, non nell'interesse della civiltà, noi tutti dobbiamo vederli alla sbarra alla Corte Criminale Internazionale dell'Aia.

Chris Herz
chris@vheadline.com

Washington D.C.