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In tutto il mondo vi è una moltitudine di modelli di governo, ma
possono essere tutti divisi in una delle due ampie categorie
– "democrazia occidentale" o "democrazia nazionale". Il primo è esemplificato
dai sistemi politici degli USA e di gran parte della UE (con
Ungheria e sempre più Polonia che sono rilevanti eccezioni), mentre il
secondo è manifestato da paesi come Russia, Cina ed Iran, che
l'occidente comunemente denigra come "dittature" a causa del ruolo
comparativamente fuori misura che ha il loro leader nazionale in
relazione al resto del governo formale. Alcuni paesi ricadono nel mezzo
di questi due modelli ma generalmente pendono più vicini all'uno o
all'altro, quindi in questa classificazione sono rilevanti
soltanto due categorie.
Gli USA preferiscono che i paesi seguano la
"democrazia occidentale" non per ragioni puramente ideologiche, ma per
quella molto pragmatica di essere in grado
di influenzare più facilmente transizioni di
leadership programmate fase per fase durante cicli elettorali prevedibili.
Inoltre la
"democrazia occidentale" non è soltanto
un formato meccanico-tecnico del tenere semplicemente elezioni regolari,
ma una distinta cultura politica che comprende, tra gli altri tratti,
"lobbisti" (corruttori legali), "media liberi" (indottrinatori politici
tipicamente controllati da una manciata di entità connesse allo stato)
ed "attivisti" (avanguardie della rivoluzione colorata).
Dall'altra parte, le
"democrazie nazionali" possono avere in gradi variabili ciascuno
di questi tre indicatori della
"democrazia occidentale", ma non seguono ciecamente un approccio
massimalista nel copia-e-incolla di ognuno e di tutti gli aspetti di
loro e delle loro iterazioni esistenti per nessuna ragione evidente.
Se tali caratteristiche sono presenti in una
"democrazia nazionale", allora è perché ciascuna di queste è
stata adattata precisamente alle condizioni specifiche del paese e non
importata come un approccio sistematico trasformato in arma nel
provocare periodicamente un cambio di regime "legittimo". In altre
parole, la promozione straniera e la pratica forzata della
"democrazia occidentale" permette
agli stati occidentali di controllare più facilmente quelle che
altrimenti sarebbero state delle
"democrazie nazionali" attraverso il 'codice politico' specifico scritto nei
loro nuovi sistemi di governo, il che spiega il fervore con cui gli USA
'promuovono la democrazia (occidentale)' dalla fine della Vecchia Guerra
Fredda e perché sostengono che un simile sforzo sia nell'interesse della
'sicurezza nazionale' del paese.
Tuttavia, in molti casi gli USA non sono riusciti a trasformare in
sottomesse
"democrazie occidentali" delle
"democrazie nazionali" indipendenti, il che è perché sono dovuti
ricorrere a rivoluzioni colorate. Guerre non convenzionali e la loro
fusione in
guerre ibride
come mezzo per imporre una stretta di regime (concessione), un cambio di
regime (rovesciamento) e/o una reinizializzazione di regime (revisione
costituzionale) ai loro rivali. Solitamente le
"democrazie nazionali" sono strutturate in un tale modo che sono
eccezionalmente vulnerabili durante le inevitabili transizioni di
leadership che arrivano con il tempo, particolarmente quando il leader
nazionale deve essere sostituito. Se scompare, lascia o si dimette alla
fine del termine, alla fine si deve decidere su un nuovo rimpiazzo ed è
qui dove arriva ad operare la "democrazia occidentale" per cercare di
destabilizzare la sua controparte "nazionale".
Le guerre ibride sono il
modus operandi per realizzare questo ed il determinante definitivo se la "democrazia
nazionale" sopravvive oppure no all'assalto violento è l'unità del suo
apparato dello "stato parallelo". Questo concetto si riferisce
alle burocrazie militari, dei servizi segreti e diplomatiche permanenti
che controllano il funzionamento sia delle democrazie "occidentali" che
di quelle "nazionali" accanto all'elite
accademica-informativa-amministrativa ed alle loro controparti
economiche dello "stato palese". Prese assieme, queste 7 branche del
potere definiscono lo stato moderno, non importa la sua disposizione
governativa, ma è soltanto che le "democrazie nazionali" sono più
suscettibili di venire visibilmente urtate ogni volta che lo stato
"parallelo" e quello "palese" attraversano una lotta di potere, una che
più spesso che non ha la massima probabilità di avvenire durante la
transizione della
leadership sopra descritta.
Esempi rilevanti di
"democrazie nazionali" che sono sopravvissute con successo a quelle che
molti avevano pensato sarebbero state delle transizioni di leadership
estremamente difficoltose sono il
Turkmenistan
e, più di recente, l'Uzbekistan, con altri paesi come
Zimbabwe, Cameroon, Guinea Equatoriale ed Algeria programmati per attraversare questo processo
abbastanza presto, sebbene con fine incerto. Quando essi ed
altri stati attraversano inevitabilmente questa esperienza, il
successivo corso degli eventi sarà dipendente dall'unità delle forze
armate e dei servizi di sicurezza e da quanto rapidamente l'elite può
radunarsi dietro ad una sostituzione sulla quale concorda. Se tutto va
secondo il piano e vi sono scarse rotture ed un forte senso di unità
dello "stato parallelo"-"stato palese", allora può assicurarsi una
transizione morbida come nei due casi succitati, ma se le ambizioni
personali o basate sull'identità ottengono il meglio delle classi di
governo e/o sicurezza, allora le conseguenze possono essere disastrose.
In quasi tutti gli esempi di
"democrazia nazionale", il decesso, le dimissioni oppure l'abbandono del
leader del paese serve come un potenziale evento grilletto per la guerra
ibrida
nel scatenare una serie di destabilizzazioni preprogrammate, con le
variabili circostanti che sono sia l'unità elite-militari
precedentemente discussa che la fiducia che gli organizzatori
antigovernativi hanno nei loro piani. Lo scenario del caso migliore è
che lo "stato parallelo" resti unito ed i provocatori siano colti alla
sprovvista ed impreparati all'evento strutturalmente vantaggioso, mentre
l'opposto è che lo "stato parallelo" sia ferocemente diviso tra di esso
ed i 'rivoluzionari' siano completamente pronti a lanciare la guerra
ibrida. Tuttavia, talvolta la realtà si trova nel mezzo, con lo "stato
parallelo" che è diviso e gli organizzatori ostili impreparati a
sfruttare questo scenario, oppure che i militari e l'elite siano uniti
nonostante i mandatari del cambio di regime si sentano comunque
abbastanza fiduciosi per andare avanti con le loro iniziative.
A questo punto non è chiaro come procederà il corso degli eventi in
ognuno dei casi, poiché per i ricercatori è difficoltoso trovare
informazioni oggettive affidabili su l'una e l'altra delle due
determinanti dei paesi esaminati (unità militari-elite e la fiducia
degli organizzatori antigovernativi), così resterà da vedersi come altre
"democrazie nazionali" corrispondono a questo modello. Tuttavia, ciò che è
certo è che la rimozione dall'equazione politica del loro leader
nazionale serve come evento grilletto per esacerbare le già al momento
esistenti vulnerabilità della guerra ibrida presenti nel loro stato e
che gli USA e le loro ONG/fanti della guerra ibrida si muoveranno
istantaneamente per sfruttare ogni divisione reale o percepita
all'interno o tra gli stati "parallelo" e "palese" durante questo
periodo sensibile in maniera cruciale (se non avevano già generato tali
divisioni), come pure tra questi 7 pilastri della funzionalità dello
stato e la popolazione generale.
Quindi, tutti i membri dello stato
–
da quello "parallelo" a quello "palese" fino in fondo al cittadino
medio
– devono essere
preparati in anticipo per resistere all'aggressione asimmetrica
degli USA durante questo periodo, riconoscendo che il bene collettivo
della società viene meglio dal rimanere il più possibile stabilmente
sulla rotta durante questo periodo transitorio indeterminato e
respingere i tentativi frenetici degli USA per dividere e dominare il
paese giocando su politiche d'identità e motivazioni personali. Le
campagne informative proattive sui pericoli della guerra ibrida e la
promozione del patriottismo ed delle sue ONG collegate e sostenute dallo
stato potrebbe servire ad educare a sufficienza la popolazione che
diventa in gran parte inoculata contro questa minaccia, sebbene
purtroppo non vi sia affatto un simile modello strategico che possa
venire applicato da tutte le
"democrazie nazionali" nell'assicurare l'unità dei loro "stato
parallelo" e "stato palese". Piuttosto, la soluzione richiesta sarà
varierà ampiamente dipendendo dalla composizione dello stato "parallelo"
e "palese" e dalla natura dei rapporti tra le rispettive entità, che
sono comprensibilmente unici a ciascun paese e non seguiranno nessun
modello teorico determinato.
Andrew Korybko
è un commentatore politico americano che
attualmente lavora per l'agenzia
Sputnik.
E' l'autore di “Hybrid Wars: The Indirect Adaptive Approach To Regime
Change” (2015).
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