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Lo "Stato parallelo" e lle transizioni politiche nelle "democrazie nazionali"

Venerdì, 30 settembre 2016

diAndrew KORYBKO (USA)

 

 

In tutto il mondo vi è una moltitudine di modelli di governo, ma possono essere tutti divisi in una delle due ampie categorie "democrazia occidentale" o "democrazia nazionale". Il primo è esemplificato dai sistemi politici degli USA e di gran parte della UE (con Ungheria e sempre più Polonia che sono rilevanti eccezioni), mentre il secondo è manifestato da paesi come Russia, Cina ed Iran, che l'occidente comunemente denigra come "dittature" a causa del ruolo comparativamente fuori misura che ha il loro leader nazionale in relazione al resto del governo formale. Alcuni paesi ricadono nel mezzo di questi due modelli ma generalmente pendono più vicini all'uno o all'altro, quindi in questa classificazione sono rilevanti  soltanto due categorie.

Gli USA preferiscono che i paesi seguano la "democrazia occidentale" non per ragioni puramente ideologiche, ma per quella molto pragmatica di essere in grado di influenzare più facilmente transizioni di leadership programmate fase per fase durante cicli elettorali prevedibili. Inoltre la "democrazia occidentale" non è soltanto un formato meccanico-tecnico del tenere semplicemente elezioni regolari, ma una distinta cultura politica che comprende, tra gli altri tratti, "lobbisti" (corruttori legali), "media liberi" (indottrinatori politici tipicamente controllati da una manciata di entità connesse allo stato) ed "attivisti" (avanguardie della rivoluzione colorata). Dall'altra parte, le "democrazie nazionali" possono avere in gradi variabili ciascuno di questi tre indicatori della "democrazia occidentale", ma non seguono ciecamente un approccio massimalista nel copia-e-incolla di ognuno e di tutti gli aspetti di loro e delle loro iterazioni esistenti per nessuna ragione evidente.

Se tali caratteristiche sono presenti in una "democrazia nazionale", allora è perché ciascuna di queste è stata adattata precisamente alle condizioni specifiche del paese e non importata come un approccio sistematico trasformato in arma nel provocare periodicamente un cambio di regime "legittimo". In altre parole, la promozione straniera e la pratica forzata della "democrazia occidentale" permette agli stati occidentali di controllare più facilmente quelle che altrimenti sarebbero state delle "democrazie nazionali" attraverso il 'codice politico' specifico scritto nei loro nuovi sistemi di governo, il che spiega il fervore con cui gli USA 'promuovono la democrazia (occidentale)' dalla fine della Vecchia Guerra Fredda e perché sostengono che un simile sforzo sia nell'interesse della 'sicurezza nazionale' del paese.

Tuttavia, in molti casi gli USA non sono riusciti a trasformare in sottomesse "democrazie occidentali" delle "democrazie nazionali" indipendenti, il che è perché sono dovuti ricorrere a rivoluzioni colorate. Guerre non convenzionali e la loro fusione in guerre ibride come mezzo per imporre una stretta di regime (concessione), un cambio di regime (rovesciamento) e/o una reinizializzazione di regime (revisione costituzionale) ai loro rivali. Solitamente le "democrazie nazionali" sono strutturate in un tale modo che sono eccezionalmente vulnerabili durante le inevitabili transizioni di leadership che arrivano con il tempo, particolarmente quando il leader nazionale deve essere sostituito. Se scompare, lascia o si dimette alla fine del termine, alla fine si deve decidere su un nuovo rimpiazzo ed è qui dove arriva ad operare la "democrazia occidentale" per cercare di destabilizzare la sua controparte "nazionale".

Le guerre ibride sono il modus operandi per realizzare questo ed il determinante definitivo se la "democrazia nazionale" sopravvive oppure no all'assalto violento è l'unità del suo apparato dello "stato parallelo". Questo concetto si riferisce alle burocrazie militari, dei servizi segreti e diplomatiche permanenti che controllano il funzionamento sia delle democrazie "occidentali" che di quelle "nazionali" accanto all'elite accademica-informativa-amministrativa ed alle loro controparti economiche dello "stato palese". Prese assieme, queste 7 branche del potere definiscono lo stato moderno, non importa la sua disposizione governativa, ma è soltanto che le "democrazie nazionali" sono più suscettibili di venire visibilmente urtate ogni volta che lo stato "parallelo" e quello "palese" attraversano una lotta di potere, una che più spesso che non ha la massima probabilità di avvenire durante la transizione della leadership sopra descritta.

Esempi rilevanti di "democrazie nazionali" che sono sopravvissute con successo a quelle che molti avevano pensato sarebbero state delle transizioni di leadership estremamente difficoltose sono il Turkmenistan e, più di recente, l'Uzbekistan, con altri paesi come Zimbabwe, Cameroon, Guinea Equatoriale ed Algeria programmati per attraversare questo processo abbastanza presto, sebbene con fine incerto. Quando essi ed altri stati attraversano inevitabilmente questa esperienza, il successivo corso degli eventi sarà dipendente dall'unità delle forze armate e dei servizi di sicurezza e da quanto rapidamente l'elite può radunarsi dietro ad una sostituzione sulla quale concorda. Se tutto va secondo il piano e vi sono scarse rotture ed un forte senso di unità dello "stato parallelo"-"stato palese", allora può assicurarsi una transizione morbida come nei due casi succitati, ma se le ambizioni personali o basate sull'identità ottengono il meglio delle classi di governo e/o sicurezza, allora le conseguenze possono essere disastrose.

In quasi tutti gli esempi di "democrazia nazionale", il decesso, le dimissioni oppure l'abbandono del leader del paese serve come un potenziale evento grilletto per la guerra ibrida nel scatenare una serie di destabilizzazioni preprogrammate, con le variabili circostanti che sono sia l'unità elite-militari precedentemente discussa che la fiducia che gli organizzatori antigovernativi hanno nei loro piani. Lo scenario del caso migliore è che lo "stato parallelo" resti unito ed i provocatori siano colti alla sprovvista ed impreparati all'evento strutturalmente vantaggioso, mentre l'opposto è che lo "stato parallelo" sia ferocemente diviso tra di esso ed i 'rivoluzionari' siano completamente pronti a lanciare la guerra ibrida. Tuttavia, talvolta la realtà si trova nel mezzo, con lo "stato parallelo" che è diviso e gli organizzatori ostili impreparati a sfruttare questo scenario, oppure che i militari e l'elite siano uniti nonostante i mandatari del cambio di regime si sentano comunque abbastanza fiduciosi per andare avanti con le loro iniziative.

A questo punto non è chiaro come procederà il corso degli eventi in ognuno dei casi, poiché per i ricercatori è difficoltoso trovare informazioni oggettive affidabili su l'una e l'altra delle due determinanti dei paesi esaminati (unità militari-elite e la fiducia degli organizzatori antigovernativi), così resterà da vedersi come altre "democrazie nazionali" corrispondono a questo modello. Tuttavia, ciò che è certo è che la rimozione dall'equazione politica del loro leader nazionale serve come evento grilletto per esacerbare le già al momento esistenti vulnerabilità della guerra ibrida presenti nel loro stato e che gli USA e le loro ONG/fanti della guerra ibrida si muoveranno istantaneamente per sfruttare ogni divisione reale o percepita all'interno o tra gli stati "parallelo" e "palese" durante questo periodo sensibile in maniera cruciale (se non avevano già generato tali divisioni), come pure tra questi 7 pilastri della funzionalità dello stato e la popolazione generale.

Quindi, tutti i membri dello stato da quello "parallelo" a quello "palese" fino in fondo al cittadino medio devono essere preparati in anticipo per resistere all'aggressione asimmetrica degli USA durante questo periodo, riconoscendo che il bene collettivo della società viene meglio dal rimanere il più possibile stabilmente sulla rotta durante questo periodo transitorio indeterminato e respingere i tentativi frenetici degli USA per dividere e dominare il paese giocando su politiche d'identità e motivazioni personali. Le campagne informative proattive sui pericoli della guerra ibrida e la promozione del patriottismo ed delle sue ONG collegate e sostenute dallo stato potrebbe servire ad educare a sufficienza la popolazione che diventa in gran parte inoculata contro questa minaccia, sebbene purtroppo non vi sia affatto un simile modello strategico che possa venire applicato da tutte le "democrazie nazionali" nell'assicurare l'unità dei loro "stato parallelo" e "stato palese". Piuttosto, la soluzione richiesta sarà varierà ampiamente dipendendo dalla composizione dello stato "parallelo" e "palese" e dalla natura dei rapporti tra le rispettive entità, che sono comprensibilmente unici a ciascun paese e non seguiranno nessun modello teorico determinato.

Andrew Korybko è un commentatore politico americano che attualmente lavora per l'agenzia Sputnik. E' l'autore diHybrid Wars: The Indirect Adaptive Approach To Regime Change” (2015).