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Distorcere il fascismo per disinfettare il capitalismo

del Prof. Ismael Hossein-Zadeh

Global Research, 18 giugno 2016

 

L'utilizzo superficiale ed indiscriminato del termine fascismo ha portato alla generale incomprensione ed uso errato del suo significato. Invitate a definire il fascismo, la maggior parte delle persone risponderà in termini come dittatura, antisemitismo, isteria di massa, efficiente macchina propagandistica, oratoria ipnotizzante di un capo psicopatico e simili.

Una simile pervasiva concezione erronea del significato del termine fascismo non è del tutto accidentale. E' in gran parte a causa di un travisamento utilitaristico di vecchia data del termine. Il fascismo è deliberatamente offuscato allo scopo di disinfettare il capitalismo. Ideologi, teorici ed opinionisti del capitalismo hanno sistematicamente trasferito le colpe sistemiche del fascismo dai fallimenti del mercato/capitalismo a fallimenti individuali o personali.

Quindi, le origini, l'ascesa e le devastazioni del fascismo europeo classico sono in gran parte rimproverate a Adolf Hitler e Benito Mussolini, non alle circostanze socioeconomiche che hanno fatto nascere questi personaggi strumentalmente "utili". Un difetto ovvio di questa interpretazione del fascismo è che non essa non può spiegare le recenti manifestazioni di fascismo: poiché l'archetipo del fascismo europeo viene attribuito a Hitler e Mussolini, il loro decesso deve avere logicamente significato la fine del fascismo. Tuttavia, le manifestazioni di fascismo sono state un fenomeno caratteristico ricorrente di periodi di crisi capitalista, come manifestato dalle espressioni di oggi di tendenze fasciste nella maggior parte dei paesi del centro capitalista.

Questi sviluppi minacciosi sono testamento del fatto che i germi del fascismo sono intrinseci al capitalismo, come le periodiche crisi economiche sono intrinseche al capitalismo. Come tale è destinato a riemergere periodicamente finché il capitalismo continua ad essere la modalità dominante di produzione socioeconomica.

Proprio come dell'originale fascismo europeo sono stati incolpati Hitler e Mussolini, così delle dimostrazioni di oggi di tendenze fasciste  sono incolpati personaggi come Donald Trump (negli USA), Marine Le Pen (in Francia), Norbert Hofer (in Austria), Alexander Gauland (in Germania) e così via. Tuttavia, il vero colpevole, ora come allora, sono stati il fallimento del mercato e l'insicurezza economica .

In aggiunta all'intesa assoluzione del capitalismo delle colpe del fascismo, il suo travisamento utilitaristico ha il vantaggio politico di demonizzare convenientemente ogni politico "ostile" o leader di stato "canaglia come fascista. Come si è espresso di recente in questo sito th Jean Bricmont: "Nell'immaginazione occidentale i nuovi Hitler spuntano come funghi in un bosco autunnale": Gheddafi, Saddam Hussein, Assad, Milosevic, LePen, Putin ed Ahmadinejad sono stati tutti soggetti a tale caratterizzazione. Effettivamente, molti leader nazionalisti "sfavorevoli" come Saddam Hussein e Gheddafi sono stati innanzi tutto bollati come fascisti prima di venire rovesciati ed assassinati.

La rappresentazione errata del fascismo è intesa ad assolvere il capitalismo dalla sua responsabilità di due grandi guerre. In primo luogo, incolpa gli agenti esecutivi del fascismo (per esempio, Hitler) per l'ascesa ed i crimini del fascismo. In secondo luogo, l'agente esecutivo, a sua volta, sposta la colpa dal sistema, ovvero dalla struttura socioeconomica, a dei capri espiatori come migranti, minoranze etniche, razziali o religiose.

Il fascismo non può essere definito capricciosamente. Non può essere ridotto ai crimini di leader individuali della Germania nazista oppure ai problemi patologici della mente di Hitler o a leader nazionalisti "ostili" che disobbediscono all'agenda imperialista di guerra e militarismo. Mentre i giudizi offuscanti di questo genere possono riuscire a vestire dell'uniforme di Adolf Hitler le azioni orribili che occasionalmente il sistema capitalista può realizzare, questi giudizi riduzionisti non sarebbero molto utili allo scopo di distogliere dalle condizioni sociali che possono portare alla riapparizione del fascismo.

Il fascismo è una categoria storica specifica che evolve da particolari circostanze socioeconomiche. Nasce da condizioni di grave angoscia economica e profondo malcontento sociale. Mentre tali circostanze tendono a provocare dimostrazioni di protesta e domande radicali dei lavoratori e di altre organizzazioni della società a livello locale sulla sinistra, spingono anche delle forze sociali a controbilanciare sulla destra. In altre parole, il fascismo è essenzialmente una strategia controrivoluzionaria per anticipare sviluppi rivoluzionari.

Ciò significa che, al suo nucleo, il fascismo è una strategia politico-sociale ovvero uno strumento che viene impiegato dal grande capitale, ovvero dalla classe dominante capitalista, per pacificare il pubblico malcontento e per respingere sviluppi radicali e socialisti simultaneamente. Ciò inoltre significa che, mentre antitetici, sia il fascismo che il socialismo sono degli eventi che sono latenti nelle strutture capitaliste avanzateun caso di unità di opposti.

Durante i cicli di espansione economica e di livelli relativamente bassi di disoccupazione e povertà, tali potenziali occorrenze restano assopite. Al contrario, durante i periodi di cicli di contrazione economica profondi e protratti i segni ed i simboli di entrambe cominciano a riemergere. In generale, i segni ed i simboli fascisti restano dormienti finché lo rimangono le manifestazioni socialiste, poiché le precedenti manifestazioni spesso emergono in reazione alle seconde.

Lo sviluppo e la brutalità del fascismo sono proporzionali al grado di severità della crisi economica, ovvero al livello di gravità della lotta di classe. Per esempio, l'intensità della crisi socioeconomica degli anni '30 in Europa e la forza dei movimenti e delle organizzazioni socialiste, specialmente in Germania, ha giocato un ruolo critico nel catapultare al potere le forze naziste e nel precipitare là nel dominio feroce del fascismo.

Al contrario, mentre i leader sindacali nelle attuali (2016) elezioni presidenziali USA hanno scelto di sostenere il candidato dello status quo, Hillary Clinton e la campagna di Bernie Sanders si è fermata molto lontano da un significativo programma socialista, le manifestazioni fasciste della campagna di Donald Trump sono rimaste in gran parte sporadiche e relativamente miti. Se i leader dei grandi sindacati collaborazionisti di classe (i "luogotenenti sindacali del capitalismo", come si espresse lo scomparso Leone Trotsky) avessero progettato una campagna delle organizzazioni di base dei lavoratori richiedendo una reale rivoluzione socioeconomica, invece della vuota "rivoluzione politica" di Sanders, le tendenze o le dimostrazioni fasciste della campagna di Trump si sarebbero intensificate a livelli pericolosi.

Incidentalmente si deve mettere in evidenza che la classe dirigente capitalista (specialmente l'establishment  "perspicace" e non partitico del grande capitale) impiegherebbe dei metodi di controllo fascisti soltanto come mezzi dell'ultima spiaggia. Finché non vi è nessuna seria minaccia della società di base allo status quo, essa preferisce mitigare l'angoscia economica e le tensioni sociali con riforme minimali e misure "democratiche" usuali. Soltanto quando queste misure non riescono a pacificare le masse di lavoratori e di gente comune irrequiete e ribelli, cioè soltanto quando la classe dominante si trova incapace di governare con l'aiuto del macchinario "democratico" impiegherebbe metodi di controllo fascisti.

Si deve inoltre rilevare che, da una parte, si può scoprire un collegamento diretto tra la recente crescita delle tendenze fasciste nella maggior parte dei paesi capitalisti centrali e l'aumento o regno del capitale finanziario parassitario in questi paesi dall'altra. Poiché l'improduttivo e scroccone settore finanziario ha sistematicamente emaciato il settore reale, produttivo delle economie di questi paesi, la stagnazione cronica è diventata una caratteristica perenne dei loro mercati.

Di conseguenza, gli alti livelli di disoccupazione, povertà e disuguaglianza sono inoltre diventati le caratteristiche prevalenti di queste società. Mentre questi minacciosi sviluppi hanno provocato in questi paesi malcontento del pubblico e militanza dei lavoratori, hanno anche causato espressioni di fascismo. E poiché le crisi economiche tendono a ricorrere più di frequente nell'era del predominio del capitale finanziario parassitario, anche lo spettro della guerra e del militarismo all'estero assieme alle minacce di repressione e di stato di polizia all'interno tendono a diventare più minacciosi.

Da questa breve discussione segue che le situazioni di crisi presentano sia opportunità che pericoli, sia occasioni rivoluzionarie/socialiste che prospettive controrivoluzionarie/fasciste. Tali periodi socioeconomico di sviluppi contradditori hanno spinto la rivoluzionaria tedesca Rosa Luxemburg a dichiarare: socialismo o barbarie. Se deve prevalere il socialismo o la barbarie dipende crucialmente dall'equilibrio del potere politico ovvero dal risultato della lotta di classe.

Molti radicali hanno fatto cadere la politica di classe esattamente nel momento in cui è più necessaria. L'opinione di Rosa Luxemburg che il socialismo sia l'unica alternativa umana alla barbarie capitalista è tanto rilevante oggi quanto quando la espresse (durante la carneficina della I Guerra Mondiale). La barbarie ci fissa negli occhi in molte forme mascherate. Tuttavia, di questi tempi gran parte della sinistra evita di utilizzare termini come lotta di classe, organizzazione o del ruolo cruciale dei lavoratori per il cambiamento sociale ed economico.

Mentre la partecipazione di tutti gli strati della società di base è cruciale per il successo della lotta per una civiltà superiore a quella prevalente sotto il capitalismo, il ruolo dei lavoratori nella presente coalizione della masse sarebbe più di tutti critica. Soltanto i lavoratorilavoratori nel senso più ampio del termine che comprenderebbe sia i cosiddetti colletti blu che i lavoratori colletti bianchipuò portare alla fine del dominio del capitale, quindi alle minacce costantemente in agguato di crisi economiche, di fascismo, di povertà e di stato di polizia all'interno e di guerra e militarismo all'estero.

Naturalmente, trasformare l'economia mondiale nell'interesse della maggioranza del popolo non è facile. Certamente non si può effettuare in un salto o in una insurrezione durante la notte. Può succedere soltanto come il risultato cumulativo di molti passi lungo il sentiero di un viaggio lungo e difficile di continuo cambiamento sociale ed economico. Nessuno può dire a priori quanto tempo o quale forma questi passi o stadi transitori possano prendere. Tuttavia, è chiaro che per cambiare l'economia mondiale nell'interesse della maggioranza dei suoi abitanti, i lavoratori avrebbero bisogno di una nuova politica e di nuove organizzazioni per articolare la lotta per il cambiamento.

Questo richiede un nuovo movimento dei lavoratori con politica ed organizzazioni indipendenti. Comunque venga chiamata la nuova organizzazione dei lavoratori, deve essere diversa non soltanto dal modello del sindacato d'impresa USA ma anche dal modello socialdemocratico dell'Europa, sindacati+partito. Ciò significa che nuovo movimento e/o organizzazione dei lavoratori deve rappresentare gli interessi dell'intera classe lavoratrice, non soltanto dei lavoratori industriali organizzati, né soltanto i suoi soli interessi economici. In aggiunta, deve mirare a difendere gli interessi di tutti coloro che mettono in discussione la logica del meccanismo del mercato spinto dal profitto. La classe lavoratrice può influenzare, foggiare ed alla fine guidare l'economia mondiale se assume la sfida (a) a livello internazionale e (b) nel contesto di più ampie coalizioni ed alleanze con altri strati sociali che pure lottano per l'equità, la protezione ambientale ed i diritti umani.

Ismael Hossein-zadeh è Professore Emerito di Economia (Drake University). E' l'autore di Beyond Mainstream Explanations of the Financial Crisis (Routledge 2014), The Political Economy of U.S. Militarism (Palgrave–Macmillan 2007) e Soviet Non-capitalist Development: The Case of Nasser’s Egypt (Praeger Publishers 1989). E' inoltre collaboratore di Hopeless: Barack Obama and the Politics of Illusion.

La fonte originaria di questo articolo è Global Research

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