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La dichiarazione congiunta emessa giovedì dal presidente USA
Barack Obama,
dal presidente
Nicolas Sarkozy
della Francia e dal primo ministro britannico
David Cameron
sulla Libia non soltanto intensifica la guerra. Intensifica pure le
divisioni politiche all'interno dell'Europa che sono lo sfondo
dell'operazione neocoloniale in Nord Africa. Mentre la guerra viene
venduta come un'impresa "umanitaria", poca se non nessuna attenzione
viene prestata—almeno
in pubblico—alla
crescente aspra disputa tra Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti da
una parte e Germania dall'altra.
La caratteristica più considerevole della dichiarazione
congiunta è stata che non è stata emessa dall'Unione Europea (UE) o
anche l'alleanza militare NATO. Piuttosto, è stata pubblicata in
Francese e Inglese, sotto la firma del presidente Sarkozy della
Francia, del primo ministro Cameron della Gran Bretagna e del
presidente Obama degli Stati Uniti. La dichiarazione non includeva
la firma del cancelliere tedesco
Angela Merkel,
il cui governo si era in precedenza astenuto sulla risoluzione delle
Nazioni Unite che ha autorizzato l'assalto iniziale alla Libia.
E, tuttavia, questa dichiarazione allarga ampiamente gli scopi della
guerra delle potenze partecipanti—dalla
difesa di civili ad una politica di cambio di regime in Libia.
Intitolata "Il bombardamento continua fino a che Gheddafi non se ne
va" e pubblicata sul
Washington Post,
sul
Times
di Londra,
su
Le Figaro,
sull'International Herald Tribune
e sull'al-Hayat,
la dichiarazione proclama che "è impossibile immaginare un futuro
per la Libia con il colonnello
Muammar
Gheddafi al potere". Essa respinge qualsiasi altro risultato del
conflitto come un "tradimento".
La spaccatura tra Germania e Francia è di grande significato,
dal momento che i due paesi hanno giocato storicamente il ruolo
principale nel creare la struttura politica dell'Europa post II
Guerra Mondiale e sono le maggiori economie che utilizzano l'euro,
la valuta comune europea.
Sebbene molti osservatori abbiano espresso meraviglia
sull'astensione del governo tedesco al voto dello scorso mese, è
seguita logicamente da differenze che erano emerse precedentemente
quando la Germania si è opposta ai tentativi di Sarkozy per
costruire un'Unione Mediterranea (UM) dominata dai francesi. Sarkozy
ha proposto per la prima volta di creare questa istituzione durante
la sua campagna elettorale nel 2007.
Berlino ha criticato la proposta come un'iniziativa
indipendente, presa al di fuori del contesto europeo e concepita
nell'interesse della Francia. Come abbozzato inizialmente, avrebbe
fornito aiuti finanziari ed un forum privilegiato per gli affari
della Francia non soltanto con le sue ex colonie di
Tunisia, Algeria
e
Marocco,
ma anche con partner commerciali chiave della Germania nei
Balcani e la Turchia.
Sarkozy
ha calcolato che la nuova unione accrescerebbe l'influenza
strategica della Francia, mentre allo stesso tempo produrrebbe
profitti giganteschi alle spalle dei lavoratori sulle sponde europee
ed arabe del Mediterraneo. Mentre il deficit commerciale francese
con la Germania aumentava, gli economisti e i politici francesi
speravano che questi piani della UM avrebbero aiutato Parigi a
perseguire politiche di esternalizzazione del lavoro e di
collaborazione industriale con paesi del Mediterraneo con manodopera
a basso costo e avrebbe contribuito a competere con le aziende
tedesche.
L'establishment
politico nord europeo si è opposto ai piani di Sarkozy per "gettare
milioni freschi verso sud oltre il mare", nelle parole del
Neue Zürcher Zeitung
svizzero. Nel marzo 2008 la Merkel ha persuaso Sarkozy
ad accettare tutti paesi della UE nella sua progettata UM.
Nell'edizione di marzo di
Mediterranean Politics, Tobias Schumacher
dell'Istituto Universitario di Lisbona spiega le obiezioni tedesche:
“La
Merkel ha sostenuto che la
creazione dell'UM che includeva soltanto rivieraschi del
Mediterraneo [cioè stati con coste mediterranee] aveva il potenziale
di mettere in moto
all'interno della UE delle forze gravitazionali che potevano
generare un processo di frammentazione e, alla fine, di
disintegrazione. Ha ricordato a Sarkozy, e quindi a tutti gli altri
governi della UE, che l'utilizzo del finanziamento UE per il
perseguimento di interessi esclusivamente nazionali non poteva
essere giustificato. Pienamente consapevole che questi argomenti
avrebbero sollevato preoccupazione tra i governi di altri stati
membri della UE, non perso l'occasione di far sentire il suo
messaggio, con lo scopo di portare percezioni potenzialmente diverse
in linea l'una con l'altra e perciò segnalando ad altri potenziali
paesi che hanno il veto che la Germania era determinata ad opporsi a
qualsiasi proposta basata sull'esclusione di alcuni stati membri
della UE. Ovviamente, questa strategia era intesa a rappresentare la
Merkel come agente in difesa del 'bene comune', cioè proprio
dell'esistenza dell'integrazione europea e della gente comune della
UE-europea. D'altra parte, la ragione fondamentale sottostante a
questa strategia era di impedire alla Francia di diventare un
primus inter pares
nelle questioni della politica estera europea e quindi minare il
ruolo della Germania come attore principale all'interno della UE e
di escludere una
rinascita delle ambizioni coloniali francesi".
Significativamente,
Gheddafi è stato un altro esplicito
sui piani dell'UM di
Sarkozy.
Ha chiamato l'iniziativa "un insulto" che "ci stava
prendendo per stupidi" e ha insistito che le potenze europee
"passino per il Cairo e Addis Ababa", il quartier generale della
Lega Araba e dell'Unione Africana rispettivamente.
Evidentemente, avvertendo i vasti interessi ed i pericoli
implicati in questi piani,
Gheddafi è tornato indietro sui progetti per acquisti
multimiliardari di jet da caccia francesi Rafale. Questo
ha ulteriormente adirato il governo francese, che era disperato di
vendere questi aeroplani.
Dopo il crollo dei mutui USA del 2008, gli squilibri finanziari
all'interno dell'Europa hanno portato alla crisi del debito che è
iniziata nel 2009 in Grecia. Le tensioni sono aumentate mentre le
potenze europee lottavano sulla politica economica e sulle elemosine
alle loro rispettive banche. Dopo una riunione lo scorso maggio dove
secondo quanto si dice Sarkozy ha minacciato di ritirare la Francia
dall'euro allo scopo di costringere la Germania a contribuire ad un
fondo di salvataggio, il capo della Banca Centrale Europea
Jean-Claude Trichet
ha dichiarato che l'Europa era di fronte "alla situazione più
difficile dalla seconda guerra mondiale".
Nonostante l'umiliazione francese sul rovesciamento del regime
di Ben Ali in Tunisia in gennaio, la seguente agitazione in Egitto e
per tutto il Medio Oriente ha fornito a Sarkozy un'opportunità. Ha
sfruttato prontamente la sommossa in Libia come mezzo per avanzare
gli stessi interessi francesi in Nord Africa che erano stati in
precedenza bloccati dalla Germania. Il 10 marzo, Sarkozy è diventato
il primo capo di stato a riconoscere il Consiglio Nazionale
Transitorio con base a Bengasi come governo libico e ha quindi fatto
pressione per una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU
che gli permettesse di andare in guerra contro Gheddafi.
Mentre portava avanti questo gioco,
Sarkozy
sapeva di poter contare
sulla fraternità dei partiti della pseudo-sinistra—come
il Partito Socialista, il Nuovo Partito Anti-Capitalista e le
organizzazioni dei Verdi, per
beatificare una guerra imperialista come un'esercitazione
umanitaria nel proteggere vittime civili. Con la loro tipica
combinazione di stupidità e di falsità, questi partiti obbligati,
hanno rivelato il loro ruolo come ingranaggi fidati della macchina
della propaganda imperialista.
Comunque, è difficile credere che i governi occidentali possano
essere stati completamente ciechi delle più ampie implicazioni
storiche delle loro azioni. Per la Gran Bretagna, ha incoraggiato
l'ambizione di Sarkozy allo scopo di distogliere la Francia dai suoi
legami con la Germania e per indebolire l'influenza politica di
Berlino.
Washington,
acconsentendo all'assalto della Francia alla Libia, ha
calcolato che non dovrà lottare con l'opposizione di Parigi a future
operazioni militari americane. Il fronte comune di quella che l'ex
segretario alla difesa
Rumsfeld
derideva come "Vecchia Europa" si è separato. Comunque,
non si deve dare per scontato che Obama abbia riflettuto a fondo
pienamente delle implicazioni del suo appoggio ai progetti di
Sarkozy.
Partecipando ad una guerra opposta pubblicamente da
Berlino,
Washington
ha quasi ripudiato la sua politica lunga decenni di mantenere
l'unità politica e militare dell'Europa occidentale. Sta esacerbando
le tensioni intereuropee
su un continente già lacerato da conflitti sulle politiche
economiche. Come è accaduto in passato, la Germania—temendo
di essere stata superata in astuzia ed isolata dai suoi avversari
storici—cercherà
altri mezzi per proteggere i propri interessi. Ancora una volta,
Washington
ha messo in moto eventi che avranno delle conseguenze disastrose.
La guerra in Libia non è che una mossa su una scacchiera
imperialista globale. Ma i guerrafondai non stanno giocando con
pezzi di legno, ma con le vite di milioni di persone in Libia e per
tutto il mondo. Con il suo impatto di vasta portata sull'intera
stabilità geopolitica dell'ordine capitalista internazionale, la
guerra prepara la scena per dei conflitti molto più ampie e più
devastanti.
Alex Lantier e David North
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