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La guerra libica e il sempre più intenso conflitto interimperialista

16 aprile 2011

 

 

La dichiarazione congiunta emessa giovedì dal presidente USA Barack Obama, dal presidente Nicolas Sarkozy della Francia e dal primo ministro britannico David Cameron sulla Libia non soltanto intensifica la guerra. Intensifica pure le divisioni politiche all'interno dell'Europa che sono lo sfondo dell'operazione neocoloniale in Nord Africa. Mentre la guerra viene venduta come un'impresa "umanitaria", poca se non nessuna attenzione viene prestataalmeno in pubblicoalla crescente aspra disputa tra Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti da una parte e Germania dall'altra.

La caratteristica più considerevole della dichiarazione congiunta è stata che non è stata emessa dall'Unione Europea (UE) o anche l'alleanza militare NATO. Piuttosto, è stata pubblicata in Francese e Inglese, sotto la firma del presidente Sarkozy della Francia, del primo ministro Cameron della Gran Bretagna e del presidente Obama degli Stati Uniti. La dichiarazione non includeva la firma del cancelliere tedesco Angela Merkel, il cui governo si era in precedenza astenuto sulla risoluzione delle Nazioni Unite che ha autorizzato l'assalto iniziale alla Libia. E, tuttavia, questa dichiarazione allarga ampiamente gli scopi della guerra delle potenze partecipantidalla difesa di civili ad una politica di cambio di regime in Libia. Intitolata "Il bombardamento continua fino a che Gheddafi non se ne va" e pubblicata sul Washington Post, sul Times di Londra, su Le Figaro, sull'International Herald Tribune e sull'al-Hayat, la dichiarazione proclama che "è impossibile immaginare un futuro per la Libia con il colonnello Muammar Gheddafi al potere". Essa respinge qualsiasi altro risultato del conflitto come un "tradimento".

La spaccatura tra Germania e Francia è di grande significato, dal momento che i due paesi hanno giocato storicamente il ruolo principale nel creare la struttura politica dell'Europa post II Guerra Mondiale e sono le maggiori economie che utilizzano l'euro, la valuta comune europea.

Sebbene molti osservatori abbiano espresso meraviglia sull'astensione del governo tedesco al voto dello scorso mese, è seguita logicamente da differenze che erano emerse precedentemente quando la Germania si è opposta ai tentativi di Sarkozy per costruire un'Unione Mediterranea (UM) dominata dai francesi. Sarkozy ha proposto per la prima volta di creare questa istituzione durante la sua campagna elettorale nel 2007.

Berlino ha criticato la proposta come un'iniziativa indipendente, presa al di fuori del contesto europeo e concepita nell'interesse della Francia. Come abbozzato inizialmente, avrebbe fornito aiuti finanziari ed un forum privilegiato per gli affari della Francia non soltanto con le sue ex colonie di Tunisia, Algeria e Marocco, ma anche con partner commerciali chiave della Germania nei Balcani e la Turchia.

Sarkozy ha calcolato che la nuova unione accrescerebbe l'influenza strategica della Francia, mentre allo stesso tempo produrrebbe profitti giganteschi alle spalle dei lavoratori sulle sponde europee ed arabe del Mediterraneo. Mentre il deficit commerciale francese con la Germania aumentava, gli economisti e i politici francesi speravano che questi piani della UM avrebbero aiutato Parigi a perseguire politiche di esternalizzazione del lavoro e di collaborazione industriale con paesi del Mediterraneo con manodopera a basso costo e avrebbe contribuito a competere con le aziende tedesche.

L'establishment politico nord europeo si è opposto ai piani di Sarkozy per "gettare milioni freschi verso sud oltre il mare", nelle parole del Neue Zürcher Zeitung svizzero. Nel marzo 2008 la Merkel ha persuaso Sarkozy ad accettare tutti paesi della UE nella sua progettata UM.

Nell'edizione di marzo di Mediterranean Politics, Tobias Schumacher dell'Istituto Universitario di Lisbona spiega le obiezioni tedesche:

La Merkel ha sostenuto che la creazione dell'UM che includeva soltanto rivieraschi del Mediterraneo [cioè stati con coste mediterranee] aveva il potenziale di mettere in moto all'interno della UE delle forze gravitazionali che potevano generare un processo di frammentazione e, alla fine, di disintegrazione. Ha ricordato a Sarkozy, e quindi a tutti gli altri governi della UE, che l'utilizzo del finanziamento UE per il perseguimento di interessi esclusivamente nazionali non poteva essere giustificato. Pienamente consapevole che questi argomenti avrebbero sollevato preoccupazione tra i governi di altri stati membri della UE, non perso l'occasione di far sentire il suo messaggio, con lo scopo di portare percezioni potenzialmente diverse in linea l'una con l'altra e perciò segnalando ad altri potenziali paesi che hanno il veto che la Germania era determinata ad opporsi a qualsiasi proposta basata sull'esclusione di alcuni stati membri della UE. Ovviamente, questa strategia era intesa a rappresentare la Merkel come agente in difesa del 'bene comune', cioè proprio dell'esistenza dell'integrazione europea e della gente comune della UE-europea. D'altra parte, la ragione fondamentale sottostante a questa strategia era di impedire alla Francia di diventare un primus inter pares nelle questioni della politica estera europea e quindi minare il ruolo della Germania come attore principale all'interno della UE e di escludere una rinascita delle ambizioni coloniali francesi".

Significativamente, Gheddafi è stato un altro esplicito sui piani dell'UM di Sarkozy. Ha chiamato l'iniziativa "un insulto" che "ci stava prendendo per stupidi" e ha insistito che le potenze europee "passino per il Cairo e Addis Ababa", il quartier generale della Lega Araba e dell'Unione Africana rispettivamente.

Evidentemente, avvertendo i vasti interessi ed i pericoli implicati in questi piani, Gheddafi è tornato indietro sui progetti per acquisti multimiliardari di jet da caccia francesi Rafale. Questo ha ulteriormente adirato il governo francese, che era disperato di vendere questi aeroplani.

Dopo il crollo dei mutui USA del 2008, gli squilibri finanziari all'interno dell'Europa hanno portato alla crisi del debito che è iniziata nel 2009 in Grecia. Le tensioni sono aumentate mentre le potenze europee lottavano sulla politica economica e sulle elemosine alle loro rispettive banche. Dopo una riunione lo scorso maggio dove secondo quanto si dice Sarkozy ha minacciato di ritirare la Francia dall'euro allo scopo di costringere la Germania a contribuire ad un fondo di salvataggio, il capo della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet ha dichiarato che l'Europa era di fronte "alla situazione più difficile dalla seconda guerra mondiale".

Nonostante l'umiliazione francese sul rovesciamento del regime di Ben Ali in Tunisia in gennaio, la seguente agitazione in Egitto e per tutto il Medio Oriente ha fornito a Sarkozy un'opportunità. Ha sfruttato prontamente la sommossa in Libia come mezzo per avanzare gli stessi interessi francesi in Nord Africa che erano stati in precedenza bloccati dalla Germania. Il 10 marzo, Sarkozy è diventato il primo capo di stato a riconoscere il Consiglio Nazionale Transitorio con base a Bengasi come governo libico e ha quindi fatto pressione per una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che gli permettesse di andare in guerra contro Gheddafi.

Mentre portava avanti questo gioco, Sarkozy sapeva di poter contare sulla fraternità dei partiti della pseudo-sinistracome il Partito Socialista, il Nuovo Partito Anti-Capitalista e le organizzazioni dei Verdi, per beatificare una guerra imperialista come un'esercitazione umanitaria nel proteggere vittime civili. Con la loro tipica combinazione di stupidità e di falsità, questi partiti obbligati, hanno rivelato il loro ruolo come ingranaggi fidati della macchina della propaganda imperialista.

Comunque, è difficile credere che i governi occidentali possano essere stati completamente ciechi delle più ampie implicazioni storiche delle loro azioni. Per la Gran Bretagna, ha incoraggiato l'ambizione di Sarkozy allo scopo di distogliere la Francia dai suoi legami con la Germania e per indebolire l'influenza politica di Berlino. Washington, acconsentendo all'assalto della Francia alla Libia, ha calcolato che non dovrà lottare con l'opposizione di Parigi a future operazioni militari americane. Il fronte comune di quella che l'ex segretario alla difesa Rumsfeld derideva come "Vecchia Europa" si è separato. Comunque, non si deve dare per scontato che Obama abbia riflettuto a fondo pienamente delle implicazioni del suo appoggio ai progetti di Sarkozy. Partecipando ad una guerra opposta pubblicamente da Berlino, Washington ha quasi ripudiato la sua politica lunga decenni di mantenere l'unità politica e militare dell'Europa occidentale. Sta esacerbando le tensioni intereuropee su un continente già lacerato da conflitti sulle politiche economiche. Come è accaduto in passato, la Germaniatemendo di essere stata superata in astuzia ed isolata dai suoi avversari storicicercherà altri mezzi per proteggere i propri interessi. Ancora una volta, Washington ha messo in moto eventi che avranno delle conseguenze disastrose.

La guerra in Libia non è che una mossa su una scacchiera imperialista globale. Ma i guerrafondai non stanno giocando con pezzi di legno, ma con le vite di milioni di persone in Libia e per tutto il mondo. Con il suo impatto di vasta portata sull'intera stabilità geopolitica dell'ordine capitalista internazionale, la guerra prepara la scena per dei conflitti molto più ampie e più devastanti.

Alex Lantier e David North