Sfida alle draconiane politiche di austerità economica.

L'Europa è matura per la rivoluzione?

di Michael Werbowski

Global Research, 6 marzo 2013

 

La domanda può non sembrare così inverosimile, poiché gli eventi recenti hanno dimostrato che ora il vecchio continente è di fronte (da quando la crisi finanziaria ha colpito per la prima volta nel 2008) con le più gravi fratture sociali di sempre che hanno portato a instabilità politica in ampliamento.

Per tutta la UE, paesi come Italia, Portogallo, Grecia, Irlanda, Spagna e l'ultimo stato minacciato da una crisi bancaria o da un "tracollo finanziario", che è Cipro, barcollano tutti sull'orlo di un abisso economico. Cosa affligge tutti questi stati della zona euro? E' la draconiana politica di austerità. Questi rimedi a bassa o nessuna crescita imposti da funzionari non eletti hanno portato alla caduta di governi nei cosiddetti "paesi del nucleo" della UE compresa ora l'Italia. Sono emersi dei nuovi attori per dare un colpo alla logora elite. Il fenomeno politico Beppe Grillo ha mandato un alto assordante messaggio all'establishment.

L'austerità, con aggiunti profondi tagli sociali, strette salariali e infinite "riforme strutturali", nella cabina elettorale è stata respinta in maniera massiccia. Il satirico diventato politico, non soltanto ha fornito un poco del tanto necessario diversivo comico a una popolazione profondamente scontenta, ma ha anche dato sfogo alla rabbia o alla inveterata frustrazione verso il governo tecnocratico uscente di Mario Monti. Come conseguenza delle elezioni nazionali, l'Italia sembra destinata a tornare indietro all'era di coalizioni di breve durata e di instabilità cronica che hanno caratterizzato la vita politica del paese negli anni del dopoguerra. Ma molto più preoccupante per i "commissari" di Bruxelles è ciò che sta avvenendo nei Balcani. Di là potremmo stare vedendo l'inizio di una rivoluzione guidata realmente dalla "società civile", tuttavia non così pacifica.

Primavera dei Balcani?

Gli eventi in Bulgaria riflettono quelli della primavera araba? La violenza in Nord Africa ha attraversato il Mediterraneo tramite la Grecia alla Bulgaria? Si, effettivamente lo ha fatto. Gli scontri tra polizia e dimostranti in posti come Varna e Sofia (scatenati da costi dell'energia crescenti, salari stagnanti ecc.) hanno scosso la regione allo stesso grado di quelli in Egitto e Tunisia. E, come in Nord Africa, il governo di Sofia è caduto velocemente come conseguenza dell'agitazione popolare.

La morte in Bulgaria questa settimana di Plamen Goranov a causa dell'autoimmolazione non è diversa dalle azioni di protesta di Mohamed Bonazizi, il venditore ambulante tunisino il cui atto disperato ha avviato massicce manifestazioni nel suo paese, che si sono più tardi sparse per tutto il Maghreb. Qualsiasi somiglianza vi possa essere tra questi eventi drammatici nella storia, l'atto suicida tuttavia simbolico di un uomo a Varna ha incendiato un'altra polveriera in un'altra parte altamente volatile del mondo che sono i Balcani; un'area che, come sappiamo tutti, è stata il punto di esplosione di un conflitto che ha acceso lo scoppio della prima guerra mondiale e che è stato anche la scena della guerra nella ex Jugoslavia. Entrambe le guerre hanno modificato per sempre il volto geopolitico dell'Europa.

Ossimoro: il premio per la pace della UE in tempi di grande tensione sociale, economica e politica sul continente

Dove porterà questa crescente agitazione popolare è difficile dire. Ma una cosa sembra certa: la UE è minacciata da instabilità in espansione non soltanto negli stati del nucleo, ma anche in quelli alla sua periferia. Vale a dire che l'instabilità si è sparsa oltre l'eurozona anche agli stati che non fanno parte dell'eurozona; ovvero alla Bulgaria, uno degli stati più nuovi ma anche uno dei suoi più poveri. Vi è là un cocktail esplosivo di terribile povertà, molto estesa corruzione e criminalità noto come "mafianomics", che caratterizza entrambe il paese e la regione. Questo non è utile. Ma allora nemmeno le politiche della troika: UE, FMI e Banca Centrale Europea. Queste politiche, concepite a Bruxelles, Washington e Francoforte, stanno destabilizzando non più soltanto il Mediterraneo, ma anche l'Europa e i Balcani. Il ventre molle dell'Europa è in fiamme. Quanto tempo ci vorrà prima che la conflagrazione raggiunga il nucleo interno della UE: vale a dire Francia e quindi Germania?

Le proteste sociali in allargamento contro l'austerità porteranno a una rivoluzione in tutto il continente come fecero nel 1848? Forse no, ma la UE è minacciata di frammentazione permanente in blocchi composti di stati "che hanno e che non hanno" che è reminiscente dell'Europa prebellica e prerivoluzionaria. Una prospettiva davvero sgradevole per un'istituzione che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2012.