I Democratici si prostrano mentre Bush e i generali

promettono che la guerra in Iraq continuerà per anni

di Patrick Martin
13 settembre 2007

 

Le udienze trasmesse in TV sulla guerra in Iraq davanti alle commissioni del Senato e della Camera hanno dimostrato due fatti politici: l'amministrazione Bush ed il Pentagono progettano di continuare indefinitamente la guerra in Iraq ed i leader del Partito Democratico, sia al Congresso che nella campagna presidenziale, non intendono far nulla per fermarli.

Durante due giorni di deposizioni, il gen. David Petraeus e l'ambasciatore Ryan Crocker hanno difeso il piano dell'amministrazione per abbassare gradualmente la "ondata" di 30.000 soldati in Iraq nei prossimi 10 mesi, riportando il totale delle forze di occupazione USA al livello di 130.000 che perdurava durante i primi tre anni della guerra. Bush rivelerà formalmente la proposta in un discorso alla TV nazionale giovedì notte.

Sia Petraeus che Crocker si sono ripetutamente rifiutati di stabilire qualsiasi limite alla durata dell'occupazione USA dell'Iraq altri che il raggiungimento del "successo". Sono stati echeggiati da numerosi altri portavoce dell'imperialismo americano.

* Mercoledì, il segretario di stato Condoleezza Rice ha detto che "siamo all'inizio di un lungo processo... quella che il presidente ha chiamato molto tempo fa una sfida generazionale".

* Martedì, il generale a riposo John Abizaid, che comandava il Comando Centrale USA ed era al comando generale delle operazioni militari sia in Iraq che in Afghanistan dal 2003 agli inizi di questo anno, in un'intervista all'Associated Press ha detto: "Penso che in termini di tempo, l'Iraq si stabilizzerà nei prossimi tre o cinque anni. Ciò significa che dobbiamo adeguare la nostra presenza secondo la situazione della sicurezza".

* Martedì anche l'Istituto della Pace USA, il think tank finanziato dal Congresso che ha sponsorizzato il bipartisan Iraq Study Group, ha pubblicato un rapporto che suggerisce un simile periodo di tempo per l'occupazione USA, stimando che ci vorrebbero tre anni prima che le forze irachene siano in grado di prendersi il ruolo principale nella sicurezza dell'Iraq e cinque anni prima che possa essere completato un trasferimento di autorità.

* Stephen Biddle del Consiglio per le Relazioni Estere, che fa parte di una commissione consultiva per il generale Petraeus, ha raccontato alla pubblicazione online Slate che "la strategia in Iraq richiederebbe la presenza di all'incirca 100.000 soldati americani per 20 anni", ed anche allora il risultato sarebbe "una scommessa azzardata".

Dopo aver trasmesso il suo discorso televisivo giovedì notte per giustificare la continua occupazione USA, Bush andrà alla base navale di Quantico, Virginia, per un discorso sull'Iraq il venerdì. Anche il vicepresidente Cheney parlerà ad un pubblico militare alla base aerea di MacDill in Florida, quartier generale del Comando Centrale USA.

Anticipatamente al discorso, la leadership dei Democratici al Congresso ha dichiarato la propria opposizione al piano della Casa Bianca, mentre rendeva chiaro che non avrebbe preso nessuna azione per fermare effettivamente il bagno di sangue in Iraq.

Il leader della maggioranza al Senato Harry Reid ha dichiarato: "Questo per me è inaccettabile, è inaccettabile per il popolo americano". Ha detto che il piano di Bush "non è né una riduzione né un cambiamento della missione dei quali abbiamo bisogno. Il suo piano è poco più dello stesso".

Reid si è appellato pubblicamente ai Repubblicani del Senato perché si oppongano al piano, menzionando la necessità di 60 voti per sconfiggere l'ostruzionismo o di 67 voti per ignorare un veto presidenziale. "E' ora di cambiare", ha detto. "E' la guerra del presidente. A questo punto appare pure chiaro che è anche la guerra dei Repubblicani al Senato".

La presidentessa della Camera Nancy Pelosi, dopo avere incontrato Bush alla Casa Bianca, ha rilasciato una dichiarazione che "La politica del presidente Bush annunciata dal generale Petraeus è una via per altri 10 anni di guerra in Iraq".

Ha continuato: "La testimonianza al Congresso del generale Petraeus ha disegnato una linea chiara: il ridispiegamento non è un'opzione; l'unica opzione dell'amministrazione è la guerra infinita in Iraq".

Contrariamente a queste dichiarazioni, la continuazione indefinita della guerra in Iraq non è l'"unica opzione" soltanto per l'amministrazione Bush. E' la politica di unanimità dell'intera elite dominante americana, sebbene occasionalmente mascherata dall'atteggiamento pacifista del caucus "Fuori dall'Iraq" alla Camera dei Rappresentanti e dalle promesse di "porre fine alla guerra" da parte dei fiduciosi candidati presidenziali Democratici.

Tutti e tre i più importanti candidati presidenziali Democratici—la senatrice Hillary Clinton, il senatore Barack Obama e l'ex senatore John Edwards—hanno promesso di ritirare le truppe da combattimento USA prima o poi nel 2008. Questa promessa è utile a scopi elettorali, poiché collocano le loro campagne per attrarre il sentimento contro la guerra.

Allo stesso tempo, tutti e tre sono impegnati a mantenere l'occupazione militare USA dell'Iraq, camuffata come "addestramento" delle forze irachene o per combattere il "terrorismo", più o meno indefinitamente, se dovessero vincere le elezioni del novembre 2008 e costituire una amministrazione Democratica nel gennaio 2009. La Clinton una volta lasciò intendere che il suo obiettivo era il ritiro di tutte le truppe americane dall'Iraq per la fine del suo primo mandato—cioè gennaio 2013, nel caso in cui l'occupazione USA si sarebbe protratta per quasi dieci anni.

Non vi è nessuna ragione per prendere nemmeno questa promessa seriamente, dal momento che il Partito Democratico resta immutabilmente impegnato nella difesa degli interessi imperialisti americani nel Golfo Persico, fonte di gran parte del petrolio mondiale, come anche in Asia Centrale.

Ciò è stato sottolineato nella lunga interrogazione di Petraeus e Crocker alle udienze della Commissione Forze Armate del Senato, arrivate fino a martedì sera. Una serie di senatori Democratici, quasi tutti i quali hanno votato per la risoluzione di autorizzazione alla guerra nell'ottobre 2002, criticato la condotta della guerra di Bush in Iraq come una diversione dalla lotta contro al Qaeda o uno spreco di risorse che dovrebbero essere utilizzate per occuparsi di problemi più pressanti, come l'Iran.

Tutti i senatori hanno accettato l'intelaiatura sostanziale della guerra presentata da Petraeus e Crocker—quella che il problema in Iraq è la crescita del conflitto settario e l'incapacità dei leader politici iracheni di arrivare ad una definizione politica. Il punto basso dell'udienza è arrivato quando il senatore Edward Kennedy, leader di vecchia data dell'ala liberal del Partito Democratico, ha riassunto il tentativo dei Democratici "critici" della guerra per scaricare la colpa della devastazione del paese sugli iracheni stessi, dicendo: "Insinuerei che la leadership politica irachena sta tenendo in ostaggio i soldati e le soldatesse americani in Iraq".

Non vi è stato nessun accenno che la causa fondamentale del bagno di sangue è l'occupazione USA—una parola che è stata pronunciata solamente una volta nel corso delle cinque ore dell'udienza.

L'abbraccio gli interessi imperialisti degli USA è stato ricapitolato dal senatore Evan Bayh, un Democratico dell'Indiana, che ha detto a Petraeus e Crocker: "Noi tutti vogliamo avere successo in Iraq. Noi tutti speriamo che questi segni che indicate si realizzino..."

Chi sono questi "noi"? Decine di milioni nel popolo americano e la grande maggioranza dei popoli del mondo, riconoscono che la guerra in Iraq non è un errore o una "politica non riuscita" come la ha presentata Hillary Clinton, ma un criminale atto di aggressione. I sinceri oppositori della guerra in Iraq non si augurano in "successo" di questo crimine, ma chiedono la sua fine immediata ed incondizionata.

Non è il caso, come affermano i Democratici al Congresso, che porrebbero fine alla guerra se potessero ma mancano dei voti. Un semplice rifiuto di fornire ulteriori finanziamenti o l'autorizzazione alla guerra—un'azione che non richiede né ignorare l'ostruzionismo al Senato né un veto di Bush—sarebbero sufficienti. Ma la presidentessa della Camera Nancy Pelosi ha respinto tale linea di condotta persino prima di entrare in carica.

Quando si sono dovuti impegnare in un'azione lo scorso maggio, i Democratici di entrambe Camera e Senato hanno approvato circa 200 milioni di dollari di finanziamento di emergenza per continuare la guerra oltre il 30 settembre. Una nuova legge di finanziamento, stimato in più di 200 milioni di dollari, verrà presto introdotta ed alla fine riceverà la stessa approvazione incondizionata bipartisan, nel nome del "sostenere le truppe"—cioè rendere possibile a Bush, Cheney & Co. di ucciderne di più.

I Democratici non metteranno fine alla guerra perché, nonostante la loro occasionale posa pacifista, appoggiano l'aggressione militare e l'occupazione dell'amministrazione Bush e progettano di continuarle nell'eventualità che un Democratico conquisti la Casa Bianca nel 2008. Come ha detto la Pelosi in un'intervista alla televisione ABC prima della sua udienza con Bush mercoledì: "Cerco sempre di trovare un terreno comune con il presidente".