a revolutionary socialist organization
Le origini più profonde della crisi economica
di Shamus Cooke
27 maggio 2009
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Per tutto l'orrore che la crisi economica globale ha provocato a così tante persone, una conseguenza progressista è emersa: molte di queste persone stanno diventando politicamente consapevoli — ricercando informazioni per meglio comprendere il loro sistema politico ed economico. Vogliono sapere come mai le cose sono andate in questo modo e cosa si può fare per questo. Sfortunatamente, molte delle analisi risultanti si sono concentrate troppo poco sulle vere cause e troppo su astratti dettagli finanziari ed altre conseguenze di problemi economici più profondi. Quindi, la spiegazione tipica della crisi economica suona come segue: le regole finanziarie dell'era della depressione sono state gettate da parte ed alle banche è stato permesso di unirsi in nuove istituzioni che poi hanno inventato dei modi per trasformare i debiti in attività, che sono state puntate via in borsa al ritmo di trilioni di dollari. Il che è tutto vero. Comunque, quello che manca è perché. Perché successivi governi hanno permesso che le regole fossero abbattute? E ancora più importante, perché l'intero establishment politico ha acconsentito che queste regole dovessero scomparire? Una importante statistica può contribuire a fornire una certa comprensione: mentre nel 1970 il settore produttivo era due volte maggiore del settore finanziario del PIL degli USA, da allora queste cifre si sono invertite — ora il settore finanziario è il 21% del PIL, mentre quello manifatturiero è solamente il 12% e si sta contraendo. Perché il settore finanziario è cresciuto mentre quello manifatturiero è calato? E come sono i due collegati? Gli investitori (i capitalisti) sono diventati sempre più frustrati dal produrre realmente le cose; i profitti non sono proprio ciò che erano. Questo perché i fabbricanti — sotto il capitalismo — devono competere con altri sul mercato mondiale nel vendere le loro merci, e l'unico modo per vincere questa competizione è di avere i prezzi più bassi, esigendo anche che si possieda il macchinario più aggiornato e costoso. L'enorme investimento in macchinario che ci vuole per vincere questa competizione ha un effetto contrario sui profitti — maggiore il reinvestimento in macchinario, minore il contante portato a casa dai padroni. Questo porta gli investitori più astuti nella sfera finanziaria, dove si è magicamente in grado di spostare in giro il denaro e fare enormi profitti...apparentemente dal nulla. Ma questo tipo di stregoneria monetaria ha i suoi limiti. Il denaro, compreso correttamente, è semplicemente un mezzo per scambiare beni e servizi, non possedendo nessuna esistenza indipendente al di fuori di questo scopo. Ma questo è proprio quel che è accaduto durante la crescita ora andata in fumo — il denaro ha assunto una vita propria. Sono stati creati dal nulla dei nuovi "strumenti" finanziari (denaro), senza nessun evidente legame con la realtà. Ma di fatto vi era un collegamento: mutui, prestiti per automobili ed a studenti ed altri tipi di debiti sono stati "confezionati" assieme in modi complessi, mandati in giro per il mondo e venduti come attività. Nessuno sapeva realmente cosa stesse acquistando ma gli veniva detto che era un affare sicuro. Questa gigantesca, confusa bolla di debiti deve ancora essere sgonfiata completamente. E questo è proprio ciò che è una bolla finanziaria: denaro separato dai prodotti reali. Questo fenomeno di prendere debiti e separarli dalla loro fonte ha una storia lunga e redditizia, di fatto tanto vecchia quanto il capitalismo. Su questo Marx ha affermato: "Tali crisi [monetaria] avvengono soltanto quando sono stati pienamente sviluppati la catena dei pagamenti che si allunga sempre ed un sistema artificiale di sistemarli". (Il Capitale, Volume III) Suona familiare? Marx comprese intimamente l'importante ruolo che il credito gioca sotto il capitalismo e come un eccesso di esso avvenga automaticamente, portando alla fine alla crisi. Questo perché il mercato capitalista ha dei limiti definiti, che i capitalisti cercano continuamente di oltrepassare. Il limite maggiore è che i salari, che possono acquistare soltanto tante merci. Ma vengono prodotte sempre più merci di quante ne possono essere acquistate, specialmente quando i salari vengono costantemente spinti in basso per incrementare i profitti. Il credito è la temporanea panacea che pare colmare questo divario — più grande cresce il divario tra salari e prodotti fabbricati, più debito è necessario per sfuggire ad una recessione, ovvero ad una sovrapproduzione. E' per questo che durante la crescita i tassi d'interesse sono stati mantenuti innaturalmente bassi, provocando un'ondata di marea di debiti. Non soltanto le persone comuni sono state incoraggiate a accettare un grande ammontare di debito nello stesso modo da parte delle società e del governo, hanno avuto bisogno di denaro supplementare per compensare i loro salari stagnanti o calanti. L'illusione che un simile ovvio schema piramidale potesse continuare per sempre è stata condivisa da praticamente tutti i membri del sistema bipartitico USA. E' difficile capire bene un'accusa più grande di stupidità ed avidità. Perché da questa crisi venga fuori qualcosa di buono, devono essere apprese delle lezioni. Altrimenti, continueremo a ripetere lo stesso ciclo di crescita e recessione che ha dominato l'economia capitalista sin dai giorni di Marx. Questo significa accettare che non possiamo semplicemente regolare la nostra via d'uscita dalla crisi. Credito e debito non hanno causato la recessione; sono stati semplicemente i sintomi della sua venuta. Il male si trova nella sovrapproduzione, che capita naturalmente in un sistema economico che produce beni soltanto per un mercato. Ora che la bolla creditizia è stata infranta, la classe dei padroni capitalisti sta cercando di scaricare i suoi prodotti fabbricati in eccesso in un altro modo. Un metodo classico di fare questo è la guerra, dove il mercato di un paese sconfitto viene sfruttato dalle aziende del vincitore all'interno dei suoi confini. La guerra e le crisi economiche sono fenomeni strettamente collegati, entrambe i quali richiedono una prospettiva anticapitalista per combatterli. Un sistema dove beni e servizi siano prodotti per il bisogno sociale, sotto il controllo democratico del popolo, non è utopistico, ma un'assoluta necessità se il mondo deve progredire dopo questo periodo sempre più turbolento.
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