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Verso la disintegrazione dell'Unione Europea?

25 maggio, le elezioni europee; un passo verso l'implosione della UE

di Samir Amin

Global Research, 3 giugno 2014

 

La costruzione europea è stata concepita allo scopo di perpetuare il liberismo economico senza costrizione. Come si espresse Giscard d’Estaing dopo la firma del trattato di Mastricht (1992): "il socialismo è ora illegale". Questa costruzione è stata dall'inizio non democratica; essa priva i parlamenti eletti di qualsiasi speranza di avere il permesso di muoversi dai diktat della burocrazia non eletta di Bruxelles. Con l'emergere dei monopoli finanziarizzati globalizzati, l'Unione Europea è diventata lo strumento dell'esclusivo potere economico e politico di piccole oligarchie.

Tuttavia questo sistema liberale estremo non è fattibile. Il suo unico movente è di perpetuare la concentrazione infinita della ricchezza e del potere. Al costo di continua austerità per le maggioranze, di deterioramento dei servizi pubblici, di deficit finanziari crescenti e persino di stagnazione. L'eccezione (oggi la Germania) può rimanere così a condizione che gli altri accettino il loro triste destino. Lo slogan "fate come la Germania" non ha senso; non può essere riprodotta.

Le elezioni europee del maggio 2014 riflettono il rifiuto di "questa" Europa da parte delle maggioranze, anche se la gente non era consapevole che "un'altra Europa" non è possibile. Più della metà delle'elettorato si è astenuta, più del 70% in Europa Orientale; il 20% ha votato per partiti eurofobici di estrema destra che hanno vinto in Gran Bretagna e Francia; il 6% ha votato per la sinistra radicale. Ma in realtà la maggioranza formale di coloro che hanno votato ha ancora espresso la sua ingenua fiducia di una possibile riforma del sistema, una riforma che la costituzione europea rende impossibile.

Il voto all'ultra-destra è pericoloso, certamente. Come di solito i fascisti non indirizzano la loro critica a coloro che sono responsabili del disastro, cioè i monopoli; trasferiscono i dibattiti ad altre aree ed incolpano un capro espiatorio, cioè gli immigrati! Ma questa triste vittoria è per buona parte il risultato della mancanza di audacia della sinistra radicale nella sua critica del sistema europeo e nelle proposte per il cambiamento. Ha irrigato l'illusione della pia speranza di una riforma.

Nel mio libro "L'implosione del capitalismo contemporaneo" (2012)  ho disegnato le linee di questa drammatica deriva dell'Europa indietro agli anni '30. Avremmo avuto una piccola Europa "tedesca", con le semicolonie dell'Europa Orientale; la Francia che sceglie un atteggiamento da Vichy e che accetta di collegarsi ad essa (ma resta possibile un successivo rifiuto gollista); la Gran Bretagna più distante che mai dai problemi europei, accrescendo la sua integrazione nel sistema atlantico dominato dagli USA; l'Italia e la Spagna che esitano tra la sottomissione a Berlino o guardare verso Londra. Le elezioni europee esprimono un passo avanti in quella direzione.