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La costruzione europea è stata concepita allo scopo di perpetuare
il liberismo economico senza costrizione. Come si espresse
Giscard d’Estaing
dopo la firma del trattato di
Mastricht
(1992):
"il socialismo è ora illegale". Questa costruzione è stata
dall'inizio non democratica; essa priva i parlamenti eletti di
qualsiasi speranza di avere il permesso di muoversi dai diktat della
burocrazia non eletta di Bruxelles. Con l'emergere dei monopoli
finanziarizzati globalizzati, l'Unione Europea è diventata lo strumento
dell'esclusivo potere economico e politico di piccole oligarchie.
Tuttavia questo sistema liberale estremo non è fattibile. Il suo
unico movente è di perpetuare la concentrazione infinita della ricchezza
e del potere. Al costo di continua austerità per le maggioranze, di
deterioramento dei servizi pubblici, di deficit finanziari crescenti e
persino di stagnazione. L'eccezione (oggi la Germania) può rimanere così
a condizione che gli altri accettino il loro triste destino. Lo slogan
"fate come la Germania" non ha senso; non può essere riprodotta.
Le elezioni europee del maggio 2014 riflettono il rifiuto di
"questa" Europa da parte delle maggioranze, anche se la gente non era
consapevole che "un'altra Europa" non è possibile. Più della metà
delle'elettorato si è astenuta, più del 70% in Europa Orientale; il 20%
ha votato per partiti eurofobici di estrema destra che hanno vinto in
Gran Bretagna e Francia; il 6% ha votato per la sinistra radicale. Ma in
realtà la maggioranza formale di coloro che hanno votato ha ancora
espresso la sua ingenua fiducia di una possibile riforma del sistema,
una riforma che la costituzione europea rende impossibile.
Il voto all'ultra-destra è pericoloso, certamente. Come di solito i
fascisti non indirizzano la loro critica a coloro che sono responsabili
del disastro, cioè i monopoli; trasferiscono i dibattiti ad altre aree
ed incolpano un capro espiatorio, cioè gli immigrati! Ma questa triste
vittoria è per buona parte il risultato della mancanza di audacia della
sinistra radicale nella sua critica del sistema europeo e nelle proposte
per il cambiamento. Ha irrigato l'illusione della pia speranza di una
riforma.
Nel mio libro "L'implosione del capitalismo contemporaneo"
(2012)
ho disegnato le linee di questa drammatica deriva
dell'Europa indietro agli anni '30. Avremmo avuto una piccola Europa
"tedesca", con le semicolonie dell'Europa Orientale; la Francia che
sceglie un atteggiamento da
Vichy e che accetta di collegarsi ad essa (ma resta possibile un
successivo rifiuto gollista); la Gran Bretagna più distante che mai dai
problemi europei, accrescendo la sua integrazione nel sistema atlantico
dominato dagli USA; l'Italia e la Spagna che esitano tra la
sottomissione a Berlino o guardare verso Londra. Le elezioni europee
esprimono un passo avanti in quella direzione.
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