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La dittatura del capitale finanziario: Grecia e Ucraina

13 giugno 2015

 

Mentre la Grecia barcolla sull'orlo della bancarotta, i funzionari dell'Unione Europea stringono il cappio sul paese indebitato.

Stanno domandando che la Grecia rimborsi i suoi debiti e che tagli ulteriormente le pensioni come precondizione per nuovi prestiti. Hanno risposto al breve ritardo di Syriza nel rimborsare 300 milioni di euro minacciando di tagliare il credito alla Grecia e di spingere nella bancarotta lo stato ed il sistema finanziario. Questo potrebbe costringere la Grecia a reintrodurre la propria valuta nazionale per allontanare il crollo delle sue banche e persino mettere in moto la dissoluzione della valuta dell'euro e della stessa UE.

Berlino sta adottando un "approccio non compromissorio, 'prendi o lascia'", ha scritto ieri il Financial Times, citando un funzionario della zona euro che ha affermato che "L'unica risposta che cerca dai greci è che dicano 'si'".

Mentre il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea sono usciti in segno di disapprovazione dai colloqui con i funzionari greci, Donald Tusk, ex primo ministro polacco ed attuale presidente del Consiglio Europeo, ha dichiarato che "ora abbiamo bisogno di decisioni, non di negoziati".

E' istruttivo paragonare il trattamento della Grecia con quello di un altro paese fallito, l'Ucraina. Nella stessa edizione dell'articolo che citava i funzionari europei sulla Grecia, il Financial Times ha un editoriale che richiede una politica diametralmente opposta in Ucraina, chiedendo ai creditori di condonare gran parte del suo debito.

I creditori dell'Ucraina, scrive il Financial Times, hanno l'"obbligazione morale di acconsentire ad una ristrutturazione che riduca il debito dell'Ucraina a livelli sostenibili". Se i creditori dell'Ucraina si rifiutano di raggiungere un accordo, dichiara il quotidiano, "l'Ucraina ha il diritto di sollevare la possibilità di dichiarare una moratoria del servizio del debito". Vale a dire, il governo di Kiev avrebbe ragione a ritardare i pagamenti dei creditori, come ha fatto per breve tempo la Grecia, o persino di cancellarli del tutto.

Perché la voce giornalistica del capitale finanziario europeo evoca con un certo lirismo una "obbligazione morale" per aiutare il regime di Kiev anche mentre non rallenta lo strangolamento finanziario della Grecia?

"Evitare il crollo greco è vitale per la stabilità della zona euro, ma la sua importanza strategica è resa insignificante da quella dell'Ucraina", spiega il Financial Times. Indicando il ruolo del regime di Kiev nel combattere una "guerra per procura" in Ucraina orientale contro la vicina Russia, il quotidiano aggiunge che "Su una questione di tale dimensione geopolitica, agli interessi finanziari privati non può essere permesso di dettare la politica pubblica".

Dietro la palese contraddizione nel trattamento della Grecia e dell'Ucraina si trovano gli interessi di classe reazionari del capitale finanziario nelle potenze imperialiste di primo piano, che vengono perseguiti con crudele determinazione.

Il regime di estrema destra ucraino è un ingranaggio chiave della campagna di Washington e della NATO per un vasto rafforzamento militare attraverso l'Europa che minaccia una guerra totale contro la Russia. E'stato installato con un putsch, guidato da milizie fasciste, sponsorizzato da USA e UE, per servire come strumento di una spinta imperialista per costringere Mosca ad accettare uno stato semicoloniale.

Mentre intraprende una sanguinosa guerra civile contro forze pro-russe in Ucraina orientale, il governo di Kiev sta riducendo drasticamente i posti di lavoro ed i sussidi per i servizi, riabilitando l'eredità delle forze ucraine collaborazioniste dei nazisti della II Guerra Mondiale e proibendo la menzione pubblica della Rivoluzione d'Ottobre e del comunismo. I governi imperialisti sono ben consapevoli che se a Kiev venissero porti miliardi di euro, l'intera somma sarà spesa per la guerra. Non un centesimo andrà ai lavoratori ucraini.

Non vi è nessuna simile considerazione geostrategica quando si tratta del regime in Grecia. I funzionari della UE conoscono troppo bene i leader del partito di governo della Grecia, Syriza (Coalizione della Sinistra Radicale), per pensare a loro come ad una minaccia rivoluzionaria. Tuttavia, Syriza è stata eletta sulla base di un'ampia opposizione popolare a sei anni di austerità della UE ed ai tradizionali partiti di governo del paese che hanno implementato tagli selvaggi.

In relazione alla Grecia le banche europee stanno cercando di chiarire che non tollereranno nessuna concessione all'opposizione popolare all'austerità. Il saccheggio di miliardi di euro dai lavoratori continuerà, ad ogni costo.

L'esperienza dei cinque mesi dall'elezione di Syriza in gennaio contiene delle lezioni critiche per la classe lavoratrice greca ed internazionale. Ha giustificato l'avvertimento del Comitato Internazionale della Quarta Internazionale (ICFI) che soltanto la lotta per unificare la classe lavoratrice a livello internazionale e mobilitarla in una lotta rivoluzionaria contro il capitalismo offre una strada in avanti.

Syriza ha assunto il potere sostenendo che poteva raggiungersi un accordo con la UE e che le rimostranze dei lavoratori greci potevano essere soddisfatte all'interno della struttura del capitalismo, dell'imperialismo e dell'Unione Europea. Nella misura in cui Syriza aveva un piano per modificare in qualche modo l'agenda di austerità della UE, era per sfruttare le tensioni tra Berlino, la potenza di guida che promuove la politica di austerità della UE, Washington e le altre capitali europee che preferiscono una politica monetaria più stimolante.

Non ha fatto nessun appello alla rabbia esplosiva contro l'austerità che si rafforza nella classe lavoratrice in Germania, Gran Bretagna, Francia, attraverso l'Europa e negli USA. Invece, si è allineata con la politica estera di imperialismo, declinando di porre il veto alle sanzioni della UE contro la Russia e ha abbandonato cinicamente le sue promesse elettorali per capovolgere l'austerità, firmando entro poche settimane dall'assunzione della carica l'impegno di tenere fede ai precedenti accordi di austerità UE della Grecia.

A Syriza non ci è voluto affatto tempo per dimostrare la bancarotta della sua prospettiva antimarxista, radicata negli interessi dei settori più privilegiati della classe medio-alta. Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia non hanno mosso un dito per aiutare la Grecia. Syriza si è rapidamente rivelata come uno strumento politico per la subordinazione della classe lavoratrice ad un ordine sociale fallito.

I tagli continueranno a scendere giù sulla classe lavoratrice greca, i cui livelli di vita vengono spinti indietro di decenni. Visitando giovedì Berlino, il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis ha chiarito l'impegno del suo governo persino a nuove concessioni alle banche europee. Ha richiesto "chirurgia" per tagliare le pensioni dei greci, affermando che "Abbiamo bisogno di trovare dei modi per eliminare i prepensionamenti, di fondere i fondi pensione, di ridurre i loro costi operativi, di muoverci da un sistema insostenibile ad uno sostenibile, razionalmente e gradualmente".

Nel frattempo, la spinta alla guerra imperialista contro la Russia continua ad intensificarsi, con funzionari USA e NATO che organizzano esercitazioni militari attraverso l'Europa orientale e che minacciano attacchi missilistici preventivi contro la Russia. La guerra mondiale è ancora più gravemente nell'agenda politica.

Ciò che è a rischio è il futuro non soltanto della Grecia, ma di tutta l'Europa e del mondo intero. La sopravvivenza del capitalismo e dell'ordine mondiale imperialista che fa sorgere pone dei pericoli imminenti alla classe lavoratrice ed alla stessa civiltà umana.

Questa prospettiva è alla base della lotta dell'ICFI per formare delle sezioni nei paesi attraverso l'Europa che combatteranno per mobilitare la classe lavoratrice per il rovesciamento del capitalismo e la costituzione degli Stati Uniti Socialisti d'Europa.

Alex Lantier