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Mentre la Grecia barcolla sull'orlo della bancarotta, i funzionari
dell'Unione Europea stringono il cappio sul paese indebitato.
Stanno domandando che la Grecia rimborsi i suoi debiti e che tagli
ulteriormente le pensioni come precondizione per nuovi prestiti. Hanno
risposto al breve ritardo di Syriza nel rimborsare 300 milioni di euro
minacciando di tagliare il credito alla Grecia e di spingere nella
bancarotta lo stato ed il sistema finanziario. Questo potrebbe
costringere la Grecia a reintrodurre la propria valuta nazionale per
allontanare il crollo delle sue banche e persino mettere in moto la
dissoluzione della valuta dell'euro e della stessa UE.
Berlino sta adottando un "approccio non compromissorio, 'prendi o
lascia'", ha scritto ieri il
Financial Times,
citando un funzionario della zona euro che ha affermato che
"L'unica risposta che cerca dai greci è che dicano 'si'".
Mentre il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale
Europea sono usciti in segno di disapprovazione dai colloqui con i
funzionari greci,
Donald Tusk,
ex primo ministro polacco ed attuale presidente del Consiglio Europeo,
ha dichiarato che "ora abbiamo bisogno di decisioni, non di negoziati".
E' istruttivo paragonare il trattamento della Grecia con quello di
un altro paese fallito, l'Ucraina. Nella stessa edizione dell'articolo
che citava i funzionari europei sulla Grecia, il
Financial Times ha
un editoriale che richiede una politica diametralmente opposta in
Ucraina, chiedendo ai creditori di condonare gran parte del suo debito.
I creditori dell'Ucraina, scrive il
Financial Times,
hanno l'"obbligazione morale di acconsentire ad una
ristrutturazione che riduca il debito dell'Ucraina a livelli
sostenibili". Se i creditori dell'Ucraina si rifiutano di raggiungere un
accordo, dichiara il quotidiano, "l'Ucraina ha il diritto di sollevare
la possibilità di dichiarare una moratoria del servizio del debito".
Vale a dire, il governo di Kiev avrebbe ragione a ritardare i pagamenti
dei creditori, come ha fatto per breve tempo la Grecia, o persino di
cancellarli del tutto.
Perché la voce giornalistica del capitale finanziario europeo evoca
con un certo lirismo una "obbligazione morale" per aiutare il regime di
Kiev anche mentre non rallenta lo strangolamento finanziario della
Grecia?
"Evitare il crollo greco è vitale per la stabilità della zona euro,
ma la sua importanza strategica è resa insignificante da quella
dell'Ucraina", spiega il
Financial Times.
Indicando il ruolo del regime di Kiev nel combattere una "guerra
per procura" in Ucraina orientale contro la vicina Russia, il quotidiano
aggiunge che "Su una questione di tale dimensione geopolitica, agli
interessi finanziari privati non può essere permesso di dettare la
politica pubblica".
Dietro la palese contraddizione nel trattamento della Grecia e
dell'Ucraina si trovano gli interessi di classe reazionari del capitale
finanziario nelle potenze imperialiste di primo piano, che vengono
perseguiti con crudele determinazione.
Il regime di estrema destra ucraino è un ingranaggio chiave della
campagna di
Washington
e della NATO per un vasto
rafforzamento militare attraverso l'Europa che minaccia una guerra
totale contro la Russia. E'stato installato con un
putsch, guidato da milizie fasciste,
sponsorizzato da USA e UE, per servire come
strumento di una spinta imperialista per costringere Mosca ad
accettare uno stato semicoloniale.
Mentre intraprende una sanguinosa guerra civile contro forze
pro-russe in Ucraina orientale, il governo di Kiev sta riducendo
drasticamente i posti di lavoro ed i sussidi per i servizi, riabilitando
l'eredità delle forze ucraine collaborazioniste dei nazisti della II
Guerra Mondiale e proibendo la menzione pubblica della Rivoluzione
d'Ottobre e del comunismo. I governi imperialisti sono ben consapevoli
che se a Kiev venissero porti miliardi di euro, l'intera somma sarà
spesa per la guerra. Non un centesimo andrà ai lavoratori ucraini.
Non vi è nessuna simile considerazione geostrategica quando si
tratta del regime in Grecia. I funzionari della UE conoscono troppo bene
i leader del partito di governo della Grecia, Syriza (Coalizione della
Sinistra Radicale), per pensare a loro come ad una minaccia
rivoluzionaria. Tuttavia, Syriza è stata eletta sulla base di un'ampia
opposizione popolare a sei anni di austerità della UE ed ai tradizionali
partiti di governo del paese che hanno implementato tagli selvaggi.
In relazione alla Grecia le banche europee stanno cercando di
chiarire che non tollereranno nessuna concessione all'opposizione
popolare all'austerità. Il saccheggio di miliardi di euro dai lavoratori
continuerà, ad ogni costo.
L'esperienza dei cinque mesi dall'elezione di
Syriza in gennaio contiene delle
lezioni critiche per la classe lavoratrice greca ed internazionale.
Ha giustificato l'avvertimento del Comitato Internazionale della
Quarta Internazionale
(ICFI)
che soltanto la lotta per unificare la classe lavoratrice a livello
internazionale e mobilitarla in una lotta rivoluzionaria contro il
capitalismo offre una strada in avanti.
Syriza
ha assunto il potere sostenendo
che poteva raggiungersi un accordo con la UE e che le rimostranze dei
lavoratori greci potevano essere soddisfatte all'interno della struttura
del capitalismo, dell'imperialismo e dell'Unione Europea. Nella misura
in cui
Syriza aveva un piano per modificare
in qualche modo l'agenda di austerità della UE, era per sfruttare le
tensioni tra Berlino, la potenza di guida che promuove la politica di
austerità della UE,
Washington e le altre capitali europee
che preferiscono una politica monetaria più stimolante.
Non ha fatto nessun appello alla rabbia esplosiva contro
l'austerità che si rafforza nella classe lavoratrice in Germania, Gran
Bretagna, Francia, attraverso l'Europa e negli USA. Invece, si è
allineata con la politica estera di imperialismo, declinando di porre il
veto alle sanzioni della UE contro la Russia e ha abbandonato
cinicamente le sue promesse elettorali per capovolgere l'austerità,
firmando entro poche settimane dall'assunzione della carica l'impegno di
tenere fede ai precedenti accordi di austerità UE della Grecia.
A
Syriza non ci è voluto affatto tempo
per dimostrare la bancarotta della sua prospettiva antimarxista,
radicata negli interessi dei settori più privilegiati della classe
medio-alta. Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia non hanno
mosso un dito per aiutare la Grecia. Syriza si è rapidamente rivelata
come uno strumento politico per la subordinazione della classe
lavoratrice ad un ordine sociale fallito.
I tagli continueranno a scendere giù sulla classe lavoratrice
greca, i cui livelli di vita vengono spinti indietro di decenni.
Visitando giovedì Berlino, il ministro delle finanze greco
Yanis
Varoufakis ha chiarito l'impegno del suo
governo persino a nuove concessioni alle banche europee. Ha richiesto
"chirurgia" per tagliare le pensioni dei greci, affermando che "Abbiamo
bisogno di trovare dei modi per eliminare i prepensionamenti, di fondere
i fondi pensione, di ridurre i loro costi operativi, di muoverci da un
sistema insostenibile ad uno sostenibile, razionalmente e gradualmente".
Nel frattempo, la spinta alla guerra imperialista contro la Russia
continua ad intensificarsi, con funzionari USA e NATO che organizzano
esercitazioni militari attraverso l'Europa orientale e che minacciano
attacchi missilistici preventivi contro la Russia. La guerra mondiale è
ancora più gravemente nell'agenda politica.
Ciò che è a rischio è il futuro non soltanto della Grecia, ma di
tutta l'Europa e del mondo intero. La sopravvivenza del capitalismo e
dell'ordine mondiale imperialista che fa sorgere pone dei pericoli
imminenti alla classe lavoratrice ed alla stessa civiltà umana.
Questa prospettiva è alla base della lotta dell'ICFI per formare
delle sezioni nei paesi attraverso l'Europa che combatteranno per
mobilitare la classe lavoratrice per il rovesciamento del capitalismo e
la costituzione degli Stati Uniti Socialisti d'Europa.
Alex Lantier
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