Raging Bull-shit

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Morte lenta: l'assassinio silenzioso della democrazia europea

05/01/2014 di Don Quijones

 

Come sta chiaramente facendosi evidente a sempre più persone attraverso il vecchio continente, l'Unione Europea è crivellata da errori e difetti fatali. Il principale tra loro è la valuta singola che, piuttosto che servire come trampolino per il dominio globale dell'Unione, potrebbe bene essere la sua rovina definitiva.

Un altro enorme problema della UE è la sua grave mancanza di trasparenza. Incredibile come può sembrare, negli ultimi 20 anni l'Unione non ha superato un singolo controllo. Effettivamente, così oscuro è lo stato delle sue finanze che nel 2002 Marta Andreasen, il primo contabile professionista che abbia mai servito come Capo Contabile della Commissione, si è rifiutata di dare l'approvazione dei conti del 2001 dell'organizzazione, citando preoccupazioni che il sistema dei conti della UE era "aperto alla frode". Dopo avere reso pubblico le sue preoccupazioni, la Andreasen è stata sospesa e più tardi licenziata dalla Commissione.

Tuttavia, l'errore strutturale di gran lunga maggiore e certamente più pericoloso della UE è il suo spalancato deficit democratico. Per parafrasare Nigel Farage, il parlamentare europeo anti UE in modo stridente, la UE non è fondamentalmente non democratica, è fondamentalmente antidemocratica.

Mentre Farage può venire trattato come poco più che un eccentrico giullare di corte dalla vasta maggioranza dei media mainstream sia nel Regno Unito che sul continente le sue idee guadagnano velocemente terreno tra gli elettori. Come ha osservato l'editorialista del Daily Telegraph Peter Oborne in un'affascinante recensione del libro Ruling the Void: The Hollowing of Western Democracy dello scomparso Peter Mair, i partiti antieuropei sono in crescita ovunque in Europa:

"In Francia, i sondaggi suggeriscono che l'antisemita Front National, che equipara gli immigrati illegali a 'bande organizzate di criminali', otterrà più voti dei partiti dei principali partiti. Il Front National ha unito le forze con l'anti-islamico in modo virulento Geert Wilders in Olanda, che promette di reclamare 'come controllare le nostre frontiere, il nostro denaro, la nostra economia, la nostra valuta'. E' probabile che in maggio in Gran Bretagna vincerà l'Ukip".

Morte lenta

La crescita del sentimento anti-UE non dovrebbe per nulla sorprendere data l'impunità con la quale le istituzioni europee hanno umiliato la vita ed i diritti dei cittadini europei. Da quando come conseguenza della crisi finanziaria si è tolta la maschera di benevolenza, la UE ha compiuto uno dei più audaci e spietati colpi di stato della storia moderna e senza sparare un singolo colpo!

Invece di utilizzare i tradizionali mezzi di guerra ha impiegato forme molto più sottili ma in molte maniere non meno brutali di guerra economica per realizzare i suoi scopi. E quegli scopi sono ora cristallini: indebolire lentamente, quasi impercettibilmente, le istituzioni dello stato nazione al punto di dipendenza totale da Bruxelles e quindi soppiantarle con le istituzioni della UE. E' l'equivalente finanziario della morte lenta.

Come nota il Transnational Institute nel suo documento di studio Privatising Europe: Using the Crisis to Entrench Neoliberalism“, la fosca ironia è che "una crisi economica che molti hanno proclamato come la 'morte del neoliberismo' sia invece stata utilizzata per rafforzare il neoliberismo".

Prevedibilmente, in questo processo la privatizzazione ha giocato un ruolo centrale, nonostante il fatto che i fondi fin qui raccolti dalle aste di stato rappresentino una misera frazione dell'eccezionale debito pubblico di ciascun paese. Tuttavia, questo piccolo dettaglio insignificante, non ha dissuaso la Troika dal richiedere la svendita di praticamente tutti i beni e le imprese di proprietà pubblica in Grecia, come pure molti in Spagna, Portogallo, Irlanda ed Italia.

In Grecia sotto il martello sono i servizi pubblici del gas, i trasporti ed i servizi postali, le autostrade, gli aeroporti, i grandi porti regionali e persino l'impianto idrico del paese tutto sarà svenduto a delle multinazionali per centesimi di euro. Anche le isole e gli edifici pubblici sono stati messi in vendita.

Questo nonostante i trattati della UE che dichiarano che la Commissione è presumibilmente "neutrale" sulla questione della proprietà pubblica o privata delle imprese e nonostante il fatto che il denaro raccolto metterà appena una tacca nell'ora impagabile debito pubblico della Grecia. Tuttavia, ciò che farà è di favorire il fine della UE di svuotare lo stato greco.

E non è soltanto in Grecia che è sotto minaccia il funzionamento basilare della democrazia nazionale. Da quando è iniziata la frenesia da salvataggio della UE i primi ministri di Irlanda, Portogallo e Spagna sono ora poco più che dei direttori di filiale della Banca Centrale Europea e della Goldman Sachs.

Nel frattempo, avverte il Transnational Institute, il Semestre Europeo assicura che tutti i piani di bilancio degli stati membri siano esaminati attentamente dalla Commissione e dal Consiglio prima di essere esaminati dai parlamenti nazionali. Le raccomandazioni hanno incluso riforme sulle pensioni che riducono i pensionamenti anticipati e taglino i relativi bilanci della sicurezza sociale.

Il Fiscal Compact, che è entrato in vigore il 1° gennaio 2013, concede un potere decisionale ancora maggiore alla Commissione Europea ed al Consiglio Europeo sui deficit degli stati membri. I severi requisiti di deficit costringono gli stati membri ad implementare l'austerità durante la crisi e nel corso di un periodo più lungo. Queste regole di bilancio vincolanti saranno attuate in leggi nazionali e l'omissione nel farlo può risultare in sanzioni finanziarie.

Il risultato inevitabile è che delle decisioni che influiscono in modo viscerale nella vita di 500 milioni di elettori ora sono prese da burocrati anonimi ed irresponsabili piuttosto che da politici responsabili verso i loro elettori. Come mette in evidenza Oborne, "per un orribile paradosso, l'Unione Europea, fondata nell'epoca postbellica come un modo per evitare un ritorno al fascismo, è da allora mutata in modo da annullare essa stessa la democrazia".

L'impero non imperiale

Naturalmente, nulla di questo è avvenuto per caso. Anche prima che la crisi iniziasse, le ambizioni imperiali dell'elite eurocratica erano evidenti almeno per coloro che osavano guardare. In una conferenza stampa nel 2007 Manuel Barroso proclamò fieramente, in realtà con compiacimento, l'istituzione del primo "impero non imperiale" di sempre (vedi qui il video):

"Solitamente gli imperi venivano creati tramite la forza, con un centro che imponeva (sic) un diktat, vale a dire, la sua volontà agli altri. Ma ora abbiamo quello che alcuni autori hanno chiamato un 'impero non imperiale'. Abbiamo per dimensione 27 paesi che hanno deciso di operare completamente assieme, di combinare la loro sovranità".

Quello che Barroso ha trascurato di menzionare è stato che i popoli di Francia ed Olanda avevano già duramente rifiutato la nozione di "combinare la loro sovranità"nei rispettivi referendum sulla costituzione UE. La risposta della UE è stata un presagio delle cose a venire: una commissione di rappresentanti non eletti ha redatto di nuovo la costituzione in un nuovo trattato, facendovi scivolare dentro furtivamente i punti più controversi come emendamenti. Nessun referendum di ripetizione si è tenuto in Francia o in Olanda e quando il solo paese che ha proposto un referendum sul nuovo trattato, l'Irlanda, lo ha respinto con una maggioranza schiacciante, le è stato detto in termini non dubbi di tornare indietro alle urne finché otteneva la giusta risposta.

L'attacco di gran lunga più audace della UE contro la democrazia dello stato nazione ha avuto luogo nel 2011, quando nello spazio di soltanto alcune settimane ha deciso sostituire i governi eletti di entrambe Grecia ed Italia con dei regimi tecnocratici diretti da ex commissari europei altamente collegati e, per giunta, ex consiglieri internazionali di Goldman Sachs — Mario Monti nel caso dell'Italia e Lucas Papademos nel caso della Grecia. Come osservò all'epoca, il parlamentare conservatore britannico, il vero volto del progetto europeo era improvvisamente lì per tutti da vedere:

"Gli apparatcik di Bruxelles trattano direttamente con apparatcik di Atene e Roma. Il popolo è completamente tagliato fuori, i suoi rappresentanti eletti messi ai margini. Le luci si stanno spegnendo in tutta Europa".

Nulla di questo naturalmente sarebbe possibile se non fosse per il completo fallimento della moderna democrazia dello stato nazione non soltanto in Europa, ma attorno al globo. Come ha scritto Mair nel primo paragrafo del suo libro, sebbene i partiti politici stessi rimangano, "sono diventati così sconnessi dalla società più ampia e perseguono una forma di competizione che è così priva di significato che non sembrano più capaci di sostenere la democrazia nella sua forma attuale".

Le elite europee hanno sfruttato in modo dispotico questa crisi della democrazia e le risultanti disaffezione ed apatia dell'elettore per custodire gelosamente un nuovo sistema di governo di burocrati, banchieri, tecnocrati e lobbisti (come ho riferito in Full Steam Ahead For the EU Gravy Train, Bruxelles è dimora della seconda maggiore industria di lobby del mondo, appena dietro a Washington). Se mai, possiamo aspettarci che questa tendenza nel 2014 acceleri come gli eurocrati cercano di consolidare il loro colpo di stato attraverso l'imposizione di una unione bancaria e fiscale in tutta la UE. Una volta che ciò viene compiuto, la ricerca del santo graal dell'unione politica completa comincerà sul serio.

Se la UE è in grado di tirare questo colpo di grazia definitivo nel suo colpo di stato lungo decenni dipenderà da due fattori vitali: la sua capacità di continuare ad impedire che la realtà economica si scontri con i mercati finanziari e la propensione di centinaia di milioni di europei di venire raggruppati e rinchiusi in una nuova età di tecnocrazia.