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La battaglia per la democrazia in Turchia

La rivolta di massa frantuma l'immagine del paese come modello

di Mazda Majidi e John Hershey

5 GIUGNO 2013

 

Una dimostrazione il 28 maggio contro la distruzione di un parco per costruire un centro commerciale a Istanbul è diventata un punto critico per l'attuale ondata di lotta in Turchia. Sebbene il paese non sia affatto estraneo alla brutalità della polizia, la crudeltà della polizia contro i dimostranti pacifici al Parco Gezi ha causato dimostrazioni contro le quali la polizia ha agito ancora più violentemente. La polizia è stata filmata ad attaccare passanti, percuoterli a terra e quindi andarsene. Ha sparato granate al gas lacrimogeno direttamente alle persone e in almeno un caso investire un dimostrante con un camion per cannone ad acqua.

Gli attuali sviluppi sono un colpo all'immagine della Turchia come una democrazia modello, un'immagine che agli Stati Uniti ed ai loro alleati imperialisti piace promuovere di un paese che fa ciò che gli viene richiesto.

Seguente alla sconfitta delle potenze centrali nella I guerra mondiale, la Repubblica di Turchia, guidata da Mustafa Kemal Ataturk, rimpiazzò l'Impero Ottomano, fino ad allora una potenza coloniale regionale. Ataturk iniziò molte riforme progressiste e ricevette aiuti consistenti dall'Unione Sovietica ma era ferocemente anticomunista, ordinando nel 1921 l'assassinio dell'intera leadership comunista turca. Come paese che non era mai stato colonizzato dagli imperialisti europei, la Turchia, membro della NATO dal 1952, ha un livello di sviluppo maggiore delle ex colonie e neo-colonie della regione.

Dagli anni '20. la Turchia ha attraversato molti periodi di governo militare. La forte repressione statale è stata la norma, non l'eccezione. L'attuale partito di governo, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo, o AKP, è stato costituito nel 2001 e si considera guidato da principi islamici. Ha guadagnato popolarità attuando vari programmi di stato sociale simili a quelli di altri partiti orientati all'Islam in Medio Oriente. Ha vinto le elezioni del 2001 e con delle vittorie nelle elezioni successive l'AKP è da allora il partito di governo. Recep Tayyip Erdoğan è il primo ministro e Abdullah Gül il presidente, entrambe dell'AKP.

L'adozione di politiche neoliberiste

L'abbraccio di politiche economiche neoliberiste della Turchia precede il governo dell'AKP e risale agli anni '80. Con privatizzazioni massicce e l'apertura dell'economia alle società transnazionali, in Turchia lo spartiacque di classe si è allargato. Questo è particolarmente evidente nella sbalorditiva differenza tra alcune città metropolitane come Istanbul ed Ankara e gran parte della campagna, che ha visto poco sviluppo. Gli effetti del catastrofico terremoto del 1999, che ha ucciso 35.000 persone stimate, hanno sottolineato questo sviluppo ineguale.

L'elezione dell'AKP non è stata accettata volentieri da gran parte dell'establishment politico, che la vedeva come una minaccia alla storia secolare della Turchia. Ma altre parti della classe dominante videro l'AKP come un mezzo per ridurre le contraddizioni tra la maggioranza della popolazione lavoratrice della Turchia e l'elite nelle grandi città, che correvano per emulare culturalmente l'occidente.

Approssimativamente un quarto della popolazione della Turchia è di nazionalità curda, fino a 20 milioni di persone. Mentre la propaganda USA versa lacrime di coccodrillo per la popolazione curda in paesi che prende a bersaglio per il cambio di regimeIra e Siria, ed Iraq prima dell'invasione del 2003la popolazione maggiore di curdi vive di fatto in Turchia. E i militari turchi li reprimono duramente da decenni. Il bombardamento di villaggi curdi è stato un fatto normale, una pratica che è continuata inesorabile sotto l'AKP.

Molto come i suoi predecessori, il governo dell'AKP ha seguito strettamente il modello economico neoliberista. Ha tentato di creare un'aura di indipendenza attorno alla politica estera della Turchia, come il forte rimprovero di Israele dopo che questi ha massacrato nove attivisti in una missione umanitaria a Gaza nel giugno 2010. Tutti i nove attivisti uccisi da Israele in acque internazionali erano turchi, uno era con la doppia nazionalità USA-turca.

Tuttavia, parecchio come il resto dei suoi dati, la politica estera dell'AKP ha differito soltanto superficialmente da quella delle precedenti amministrazioni. In nulla questo è stato più evidente che nell'approccio della Turchia al conflitto in Siria. La Turchia era abituata ad avere buone relazioni con il suo vicino. Ma poco tempo dopo che nel febbraio 2011 è iniziato il conflitto siriano, gli Stati Uniti ed i loro soci minori hanno visto ciò come un'opportunità per il cambio di regime, una politica che perseguivano da lungo tempo.

La Turchia non è stata soltanto un sostenitore dell'opposizione in Siria, è stata una forza di primo piano nell'organizzare una leadership politica filo-imperialistain particolare la componente della Fratellanza Musulmana sostenuta dai ricchi governanti del Qatar—e ha giocato un ruolo chiave nel fornire supporto logistico al cosiddetto Esercito Siriano Libero. L'FSA utilizza il suolo della Turchia nelle zone che confinano con la Siria come terreno di organizzazione, dove bande armate dell'FSA vagano liberamente ed attraversano il confine a piacimento.

Ciò che per molti ha intensificato la frustrazione è il fatto che la ribellione sta portando la violenza nella stessa Turchia, per mano di organizzazioni ribelli wahabbite come il Fronte Al Nusrah. Quelli che una volta erano bombardamenti occasionali e colpi sporadici di battaglie sul confine sono diventati autobombe e l'arresto di combattenti di Al Nusrah dalla Siria che erano in possesso del letale gas nervino Sarin, che presumibilmente doveva essere utilizzato dai ribelli nella città turca di Adana.

Attraverso la Turchia vi sono state grandi manifestazioni in opposizione alla sistemazione dell'FSA  da parte del governo ed al suo sostegno attivo all'opposizione siriana.

Le attuali manifestazioni sono in parte una continuazione del forte movimento di massa di opposizione al coinvolgimento diretto della Turchia negli affari della Siria, una politica alla quale è contraria gran parte della popolazione turca. L'11 maggio vi sono state delle grandi esplosioni nella città turca di Reyhanli, vicino al confine siriano, che hanno ucciso circa 100 civili turchi. Analogo a casi precedenti di vittime turche della guerra civile siriana, il governo di Erdoğan ha incolpato delle uccisioni il governo siriano. Tuttavia, le prove suggerivano fortemente che le esplosioni fossero opera di elementi dell'FSA, non del governo siriano.

Oggi la crepa nella società tra religiosità e secolarismo deriva dal governo dell'AKP. Per molte persone, l'AKP rappresenta forte crescita economica e rinascita della Turchia come potenza regionale. L'AKP è anche riuscito a placare e calmare i disordini nel Kurdistan. Comunque, l'opinione ha iniziato a deteriorarsi, poiché il governo Erdoğan si è schierato dalla parte della ribellione siriana a cominciare dal 2012, ha introdotto leggi sul controllo degli alcoolici e ha attaccato i diritti riproduttivi delle donne, tutto con poco dibattito pubblico.

Il principale partito di opposizione in Turchia, il Partito Repubblicano del Popolo (CHP), ha le sue origini come uno dei primi partiti in Turchia, essendo la creazione dei kemalisti. E' una organizzazione secolare, nazionalista liberale e socialdemocratica. Il primo ministro Erdoğan ha accusato il partito di alimentare le tensioni in Turchia per vantaggio politico.

Tuttavia, le forze in gioco in Turchia sono molto più ampie e molto meno nitide che semplicemente una lotta tra due partiti della classe dominante. Il sentimento di secolarismo è una tendenza vasta e profonda. Anche la sinistra politica (socialisti, comunisti) è piuttosto grande, sebbene divisa, ed attiva nel paese.

Il ruolo della sinistra

La sinistra turca, più considerevolmente il Partito Comunista Turco, o TKP, si oppone attivamente al coinvolgimento della Turchia nell'intervento della NATO nel conflitto siriano. In gennaio, il TKP ha persino assalito il cancello di un porto dove venivano scaricati dei sistemi missilistici Patriot per l'installazione lungo la frontiera con la Siria. L'organizzazione anti-imperialista è stata coerente e militante.

Il TKP ha giocato un ruolo attivo nell'organizzare le attuali proteste e quelle di maggio. Diversamente dai partiti di opposizione dell'establishment e da parti della leadership militare, la cui critica dell'AKP si impernia solamente attorno a questioni tattiche e superficiali, la sinistra turca ed altre forze anti-imperialiste lottano contro uno stato che protegge i suoi atti contro i lavoratori, filo-imperialisti con una facciata islamica.

Uno sciopero generale proclamato per il 5 giugno viene organizzato dal DSK (Confederazione dei Sindacati Rivoluzionari), dal KESK (Confederazione dei Sindacati dei Lavoratori Pubblici), dall'Egitim-Sen (Sindacato dei Lavoratori dell'Istruzione e dei Servizi), dal TMMOB (Sindacato delle Camere degli Ingegneri e degli Architetti Turchi) e dal TTB (Associazione Medici Turchi). Gli ultimi rapporti sono che anche il Turk-IS, la maggiore confederazione sindacale del paese, vi prende parte.

Questo dimostra che i settori organizzati della classe lavoratrice stanno ora venendo coinvolti nella lotta su scala massiccia. Lo sciopero stesso, mentre collegato con questioni economiche, viene anche dichiarato come un avvertimento contro il governo, richiedendo che smetta di reprimere le manifestazioni.

Le forze armate turche

Una considerevole forza in gioco, sebbene una che al momento è relativamente tranquilla, sono i militari turchi. I militari sono visti da alcuni come la salvaguardia del secolarismo del paese. Sono stati anche coinvolti in diversi colpi di stato, più di recente nel 1980. Nel 2008, nel governo sono riemersi i timori di un colpo di stato e hanno portato all'arresto di dozzine di generali e di giornalisti sulla base che stessero tramando un colpo di stato.

Questo caso ha provocato in aprile un piccolo tumulto a palazzo di giustizia in collegamento con una dimostrazione a sostegno dei giornalisti e dei generali, organizzato principalmente dal CHP. I militari rispondono alle proteste in corso in modi divergenti. A Istanbul, i soldati sono stati visti dare protezioni per il viso ai dimostranti e delle semplici maschere antigas, mentre nella capitale del paese, Ankara, i militari lavorano con la polizia nell'attaccare le proteste.

La battaglia per la democrazia

Molte persone che non si sono unite alle proteste sosterranno che è assurdo lottare tanto per un parco e per alcuni alberi. Ma per la maggioranza di quelli nelle strade, quella questione è servita soltanto come l'accensione per qualcosa di molto più significativo e profondola battaglia per una democrazia autentica in Turchia.

Il livello della repressione poliziesca dimostra ancora una volta che la democrazia borghesevale a dire la democrazia con al potere la classe capitalistaha poca tolleranza per il dissenso che minaccia il dominio di quella classe dominante. Ma la resistenza popolare che porta alla conquista del potere da parte della classe lavoratrice e dei suoi alleati è il modo nel qual la battaglia per la democrazia può alla fine essere vinta, in Turchia ed altrove.

Mentre la lotta in Turchia continua, il Partito per il Socialismo e la Liberazione estende il nostro sostegno e la nostra solidarietà al popolo della Turchia. Come passa il tempo, tenteremo di fornire delle analisi aggiuntive della lotta in continuo cambiamento lì.