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Una dimostrazione il 28 maggio contro la distruzione di un
parco per costruire un centro commerciale a Istanbul è diventata un
punto critico per l'attuale ondata di lotta in Turchia. Sebbene il
paese non sia affatto estraneo alla brutalità della polizia, la
crudeltà della polizia contro i dimostranti pacifici al Parco Gezi
ha causato dimostrazioni contro le quali la polizia ha agito ancora
più violentemente. La polizia è stata filmata ad attaccare passanti,
percuoterli a terra e quindi andarsene. Ha sparato granate al gas
lacrimogeno direttamente alle persone e in almeno un caso investire
un dimostrante con un camion per cannone ad acqua.
Gli attuali sviluppi sono un colpo all'immagine della Turchia
come una democrazia modello, un'immagine che agli Stati Uniti ed ai
loro alleati imperialisti piace promuovere di un paese che fa ciò
che gli viene richiesto.
Seguente alla sconfitta delle potenze centrali nella I guerra
mondiale, la Repubblica di Turchia, guidata da
Mustafa Kemal Ataturk,
rimpiazzò l'Impero Ottomano, fino ad allora una potenza coloniale
regionale. Ataturk iniziò molte riforme progressiste e ricevette
aiuti consistenti dall'Unione Sovietica ma era ferocemente
anticomunista, ordinando nel 1921 l'assassinio dell'intera
leadership comunista turca. Come paese che non era mai stato
colonizzato dagli imperialisti europei, la Turchia, membro della
NATO dal 1952, ha un livello di sviluppo maggiore delle ex colonie e
neo-colonie della regione.
Dagli anni '20. la Turchia ha attraversato molti periodi di
governo militare. La forte repressione statale è stata la norma, non
l'eccezione. L'attuale partito di governo, il Partito della
Giustizia e dello Sviluppo, o AKP, è stato costituito nel 2001 e si
considera guidato da principi islamici. Ha guadagnato popolarità
attuando vari programmi di stato sociale simili a quelli di altri
partiti orientati all'Islam in Medio Oriente. Ha vinto le elezioni
del 2001 e con delle vittorie nelle elezioni successive l'AKP è da
allora il partito di governo.
Recep Tayyip
Erdoğan
è il primo
ministro e
Abdullah Gül
il
presidente, entrambe dell'AKP.
L'adozione di politiche neoliberiste
L'abbraccio di politiche economiche neoliberiste della Turchia
precede il governo dell'AKP e risale agli anni '80. Con
privatizzazioni massicce e l'apertura dell'economia alle società
transnazionali, in Turchia lo spartiacque di classe si è allargato.
Questo è particolarmente evidente nella sbalorditiva differenza tra
alcune città metropolitane come
Istanbul
ed Ankara
e gran parte della campagna, che ha visto poco sviluppo. Gli effetti
del catastrofico terremoto del 1999, che ha ucciso 35.000 persone
stimate, hanno sottolineato questo sviluppo ineguale.
L'elezione dell'AKP non è stata accettata volentieri da gran parte
dell'establishment politico,
che la vedeva come una minaccia alla storia secolare della Turchia.
Ma altre parti della classe dominante videro l'AKP come un mezzo per
ridurre le contraddizioni tra la maggioranza della popolazione
lavoratrice della Turchia e l'elite nelle grandi città, che
correvano per emulare culturalmente l'occidente.
Approssimativamente un quarto della popolazione della Turchia è
di nazionalità curda, fino a 20 milioni di persone. Mentre la
propaganda USA versa lacrime di coccodrillo per la popolazione curda
in paesi che prende a bersaglio per il cambio di regime—Ira e Siria,
ed Iraq prima dell'invasione del 2003—la
popolazione maggiore di curdi vive di fatto in Turchia. E i militari
turchi li reprimono
duramente da decenni. Il bombardamento di villaggi curdi è
stato un fatto normale, una pratica che è continuata inesorabile
sotto l'AKP.
Molto come i suoi predecessori, il governo dell'AKP ha seguito
strettamente il modello economico neoliberista. Ha tentato di creare
un'aura di indipendenza attorno alla politica estera della Turchia,
come il forte rimprovero di Israele dopo che questi ha massacrato
nove attivisti in una missione umanitaria a Gaza nel giugno 2010.
Tutti i nove attivisti uccisi da Israele in acque internazionali
erano turchi, uno era con la doppia nazionalità USA-turca.
Tuttavia, parecchio come il resto dei suoi dati, la politica
estera dell'AKP ha differito soltanto superficialmente da quella
delle precedenti amministrazioni. In nulla questo è stato più
evidente che nell'approccio della Turchia al conflitto in Siria. La
Turchia era abituata ad avere buone relazioni con il suo vicino. Ma
poco tempo dopo che nel febbraio 2011 è iniziato il conflitto
siriano, gli Stati Uniti ed i loro soci minori hanno visto ciò come
un'opportunità per il cambio di regime, una politica che
perseguivano da lungo tempo.
La Turchia non è stata soltanto un sostenitore dell'opposizione in
Siria, è stata una forza di primo piano nell'organizzare una
leadership politica filo-imperialista—in
particolare la componente della Fratellanza Musulmana sostenuta dai
ricchi governanti del
Qatar—e ha giocato
un ruolo chiave nel fornire supporto logistico al cosiddetto
Esercito Siriano Libero. L'FSA utilizza il suolo della Turchia nelle
zone che confinano con la Siria come terreno di organizzazione, dove
bande armate dell'FSA vagano liberamente ed attraversano il confine
a piacimento.
Ciò che per molti ha intensificato la frustrazione è il fatto
che la ribellione sta portando la violenza nella stessa Turchia, per
mano di organizzazioni ribelli wahabbite come il Fronte
Al Nusrah. Quelli che
una volta erano
bombardamenti occasionali e colpi sporadici di battaglie sul
confine sono diventati autobombe e l'arresto di combattenti di
Al Nusrah dalla Siria
che erano in possesso del letale gas nervino Sarin, che
presumibilmente doveva essere utilizzato dai ribelli nella città
turca di Adana.
Attraverso la Turchia vi sono state grandi manifestazioni in
opposizione alla sistemazione
dell'FSA
da parte del governo ed al suo sostegno attivo
all'opposizione siriana.
Le attuali manifestazioni sono in parte una continuazione del
forte movimento di massa di opposizione al coinvolgimento diretto
della Turchia negli affari della Siria, una politica alla quale è
contraria gran parte della popolazione turca. L'11 maggio
vi sono state delle grandi esplosioni nella città turca di
Reyhanli, vicino al
confine siriano, che hanno ucciso
circa 100 civili turchi. Analogo a casi precedenti di vittime
turche della guerra civile siriana, il governo di
Erdoğan ha incolpato
delle uccisioni il governo siriano. Tuttavia, le prove suggerivano
fortemente che le esplosioni fossero opera di elementi
dell'FSA, non del governo siriano.
Oggi la crepa nella società tra religiosità e secolarismo
deriva dal governo dell'AKP. Per molte persone, l'AKP rappresenta
forte crescita economica e rinascita della Turchia come potenza
regionale. L'AKP è anche riuscito a placare e calmare i disordini
nel
Kurdistan.
Comunque, l'opinione ha iniziato a deteriorarsi, poiché il
governo
Erdoğan
si è schierato dalla parte della ribellione siriana a cominciare dal
2012, ha introdotto leggi sul controllo degli alcoolici e ha
attaccato i diritti riproduttivi delle donne, tutto con poco
dibattito pubblico.
Il principale partito di opposizione in Turchia, il Partito
Repubblicano del Popolo (CHP), ha le sue origini come uno dei primi
partiti in Turchia, essendo la creazione dei kemalisti. E' una
organizzazione secolare, nazionalista liberale e socialdemocratica.
Il primo ministro
Erdoğan ha accusato
il partito di
alimentare le tensioni in Turchia per vantaggio politico.
Tuttavia, le forze in gioco in Turchia sono molto più ampie e
molto meno nitide che semplicemente una lotta tra due partiti della
classe dominante. Il sentimento di secolarismo è una tendenza vasta
e profonda. Anche la sinistra politica (socialisti, comunisti) è
piuttosto grande, sebbene divisa, ed attiva nel paese.
Il ruolo
della sinistra
La sinistra turca, più considerevolmente il Partito Comunista
Turco, o TKP, si oppone attivamente al coinvolgimento della Turchia
nell'intervento della NATO nel conflitto siriano. In gennaio, il TKP
ha persino assalito il cancello di un porto dove venivano scaricati
dei sistemi missilistici Patriot per l'installazione lungo la
frontiera con la Siria. L'organizzazione anti-imperialista è stata
coerente e militante.
Il TKP ha giocato un ruolo attivo nell'organizzare le attuali
proteste e quelle di maggio. Diversamente dai partiti di opposizione
dell'establishment e da parti della leadership militare, la cui
critica dell'AKP si impernia solamente attorno a questioni tattiche
e superficiali, la sinistra turca ed altre forze anti-imperialiste
lottano contro uno stato che protegge i suoi atti contro i
lavoratori, filo-imperialisti con una facciata islamica.
Uno sciopero generale proclamato per il 5 giugno viene
organizzato dal DSK (Confederazione dei Sindacati Rivoluzionari),
dal KESK (Confederazione dei Sindacati dei Lavoratori Pubblici),
dall'Egitim-Sen (Sindacato dei
Lavoratori dell'Istruzione e dei Servizi), dal TMMOB (Sindacato
delle Camere degli Ingegneri e degli Architetti Turchi) e dal TTB
(Associazione Medici Turchi). Gli ultimi rapporti sono che anche il
Turk-IS, la maggiore
confederazione sindacale del paese, vi prende parte.
Questo dimostra che i settori organizzati della classe
lavoratrice stanno ora venendo coinvolti nella lotta su scala
massiccia. Lo sciopero stesso, mentre collegato con questioni
economiche, viene anche dichiarato come un avvertimento contro il
governo, richiedendo che smetta di reprimere le manifestazioni.
Le forze
armate turche
Una considerevole forza in gioco, sebbene una che al momento è
relativamente tranquilla, sono i militari turchi. I militari sono
visti da alcuni come la salvaguardia del secolarismo del paese. Sono
stati anche coinvolti in diversi colpi di stato, più di recente nel
1980. Nel 2008, nel governo sono riemersi i timori di un colpo di
stato e hanno portato all'arresto di dozzine di generali e di
giornalisti sulla base che stessero tramando un colpo di stato.
Questo caso ha provocato in aprile un piccolo tumulto a palazzo
di giustizia in collegamento con una dimostrazione a sostegno dei
giornalisti e dei generali, organizzato principalmente dal CHP. I
militari rispondono alle proteste in corso in modi divergenti. A
Istanbul, i soldati sono stati visti dare protezioni per il viso ai
dimostranti e delle semplici maschere antigas, mentre nella capitale
del paese,
Ankara,
i militari
lavorano con la polizia nell'attaccare le proteste.
La battaglia
per la democrazia
Molte persone che non si sono unite alle proteste sosterranno
che è assurdo lottare tanto per un parco e per alcuni alberi. Ma per
la maggioranza di quelli nelle strade, quella questione è servita
soltanto come l'accensione per qualcosa di molto più significativo e
profondo—la battaglia
per una democrazia autentica in Turchia.
Il livello della repressione poliziesca dimostra ancora una
volta che la democrazia borghese—vale a dire
la democrazia con al potere la classe capitalista—ha poca
tolleranza per il dissenso che minaccia il dominio di quella classe
dominante. Ma la resistenza popolare che porta alla conquista del
potere da parte della classe lavoratrice e dei suoi alleati è il
modo nel qual la battaglia per la democrazia può alla fine essere
vinta, in Turchia ed altrove.
Mentre la lotta in Turchia continua, il Partito per il
Socialismo e la Liberazione estende il nostro sostegno e la nostra
solidarietà al popolo della Turchia. Come passa il tempo, tenteremo
di fornire delle analisi aggiuntive della lotta in continuo
cambiamento lì.
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