Professor Richard D. Wolff

 

 

Deficit, debiti e crisi in aggravamento

di Richard Wolff.

PubBLICATO IL 18 AGOSTO 2011

 

Standard and Poor’s declassa il debito USA, per il mondo le borse turbinano, Sarkozy e la Merkel effettuano ancora un altro vano vertice, le economie cinese e giapponese sembrano preoccupanti. I commentatori seri si preoccupano della recessione globale, di un altro crollo bancario, della dissoluzione dell'eurozona e dei programmi di austerità che peggiorano soltanto le cose. A Nouriel Roubini, celebre docente alla Stern School of Business della NYU questo mese è stato chiesto: Il capitalismo è condannato?. La sua risposta: forse.

La crisi del capitalismo che è esplosa a metà del 2007 entra ora nel suo quinto anno. E' scaturita da debiti eccessivi delle famiglie ed imprese (specialmente imprese finanziarie) USA che i loro sottostanti redditi e ricchezze non potevano sostenere. Fondamentale per la crisi è stata la stagnazione del salario reale dalla metà degli anni '70. Come il costo del Sogno Americano continuava a salire mentre i salari reali non salivano, le famiglie prendevano in prestito (mutui, carte di credito, prestiti a studenti e per automobili). I debiti si sono accumulati sulla base di salari reali stagnanti. Questa insostenibile bolla del credito è scoppiata nel 2007. Da allora nulla ha attenuato o alleviato significativamente questa fondamentale contraddizione. Con l'alta disoccupazione, i redditi da salario totali sono calati e scorrerà poco credito addizionale a lavoratori già sovraindebitati. La crisi si aggrava mente la domanda USA rimane zoppicante.

Dagli anni '70, le banche, le compagnie di assicurazione e gli hedge funds hanno inventato nuove speculazioni sul debito crescente delle famiglie USA (titoli garantiti da beni, credit default swaps, ecc.). Queste speculazioni finanziarie erano ancora più redditizie degli altissimi profitti delle società non finanziarie che potevano mantenere piatti i salari reali dei loro lavoratori anche se la crescente produttività dava loro sempre più prodotto per lavoratore a queste società. Gli enormi profitti speculativi spinsero i finanzieri a prendere in prestito in una spirale auto-rinforzante sempre di più rimossa dai debiti delle famiglie sulla quale era basata. Quando questa base è crollata poiché milioni di lavoratori USA non potevano più sostenere i loro debiti, così lo sono anche le speculazioni finanziarie su di essa costruite.

La ricchezza ed il potere accumulati dall'industria finanziaria dagli anni '70 ha assicurato massicci salvataggi finanziati dal governo dopo che la crisi ha colpito. Dalla metà del 2009 i ricuperi erano in moto per le banche, le compagnie di assicurazione e le maggiori società in bancarotta. Ma nessun ricupero è stato fornito per i salari reali, per i declinanti sussidi al lavoro, per l'eccesso di debiti delle famiglie, per i calanti servizi pubblici né per i disoccupati o per coloro ai quali è stata sequestrata la casa.

Salvando le loro industrie finanziarie private, gli USA e gli altri stati hanno rilevato (nazionalizzato) i debiti irredimibili di quel settore e speculazioni guastate. Per farlo i governi hanno preso in prestito, aggiungendo quindi in maniera massiccia ai debiti nazionali. La "ripresa" per i mercati finanziari ha aggirato la massa del popolo. Le classi lavoratrici economicamente depresse e gli stati sempre più indebitati ora si combinano per distruggere anche la ripresa dei finanzieri.

La scia di politiche economiche fallite che minano un capitalismo disfunzionale espone molteplici assurdità. Per il 2007 il debito crescente delle famiglie si era combinato con salari stagnanti per far crollare il mercato immobiliare USA, aumentare la disoccupazione, congelare il credito, paralizzare le finanze statali e locali e così via. Come la domanda di beni e servizi si restringeva velocemente, le imprese ed i ricchi hanno cessato di investire nella produzione. I loro fondi investibili operavano a velocità minima e questo ha soltanto aggravato la crisi. Il mercato capitalista autoregolamentato ed efficiente si è dimostrato essere il mito che i suoi critici avevano deriso. Nondimeno, il sistema di mercato ha rapidamente diffuso la crisi degli USA all'Europa ed oltre.

Mentre nel 2008 divampava la crisi, i governi hanno scongelato i mercati del credito versando denaro in banche e compagnie di assicurazione barcollanti. I governi hanno stampato e creato nuova moneta per pagare per parte di queste politiche, per coprire l'altra parte da cui i governi hanno preso in prestito. I creditori degli stati comprendevano le banche e le compagnie di assicurazione che avevano salvato. Gli stati hanno anche preso in prestito dalle società e dai ricchi individui che si erano rifiutati di investire nella produzione di beni e servizi e avevano perciò peggiorato la crisi. Le assurdità di queste "politiche economiche" (e la loro evidente ingiustizia) provocano una decisa risata magari solo per trattenersi dal piangere.

Ma, aspettate, le costose assurdità si ingrossano. Le banche e le altre società finanziarie che prestano ai governi si sono preoccupate dei livelli di debito nazionale crescenti velocemente. La situazione degli USA è particolarmente preoccupante ed è culminata questo mese nel declassamento di Standard and Poor’s. Dopo tutto, negli anni '90 Washington ha goduto di avanzi di bilancio. Ma poi i massicci tagli fiscali  di Bush dell'ultimo decennio, le molteplici guerre e quindi i salvataggi post 2007 hanno fatto esplodere il debito nazionale USA. I politici che hanno votato per tutte queste azioni per far crollare il bilancio ora utilizzano il debito nazionale risultante per giustificare il taglio della spesa statale sulla massa del popolo.

I creditori sanno dalla storia che i governi provocano le agitazioni politiche con livelli di debito alti e crescenti. Il costo degli interessi sul debito nazionale rischia di deviare le entrate fiscali per soddisfare i creditori piuttosto che per fornire servizi pubblici ai contribuenti. Dopo quattro anni di crisi economica, le popolazioni potrebbero non accettare servizi statali ridotti mentre una quantità maggiore delle loro imposte scorre in pagamenti di interessi alle banche, alle compagnie di assicurazione e ad altre imprese finanziarie che incolpano della crisi. Potrebbero insorgere quando i leader tagliano le pensioni, l'assicurazione sanitaria ecc. "perché il nostro paese deve ridurre i suoi deficit di bilancio ed il debito".

Questi rischi hanno spinto le società di valutazione a declassare il debito di ancora più "paesi industriali avanzati". I declassamenti manifestano i pericoli storici di questa crisi globale capitalista. Riflettono le assurdità e le contraddizioni delle inefficaci politiche del gocciolamento (neoliberiste, n.d.r.) perseguite dai governi dal 2007.

In tutta Europa ed USA, tutti i tipi di campagne cercano di impedire o di deflettere la consapevolezza di questa crisi sistemica del capitalismo (quando la sua politica ed economia si indeboliscono più che rafforzarsi l'un l'altra). Alcune mirano a ridefinire la crisi in termini nazionalisti. Per esempio, la classe lavoratrice tedesca viene indotta ad incolpare delle difficoltà economiche e/o delle politiche di austerità del loro governo alle classi lavoratrici greca e portoghese e/o ai programmi dello stato sociale dei loro governi. Altre campagne trovano altri capri espiatori: sono candidati "l'industria finanziaria", "i banchieri" oppure, ancora più strettamente, la "banca centrale". Il governatore del Texas Perry, che ora corre per presidente, ha ristretto i capri espiatori giù ad un solo uomo, il presidente della Federal Reserve.

Un'altra diversione dal vedere questa come una crisi sistemica del capitalismo asserisce che le grandi economie "emergenti" Cina, India, Brasile e così via  – stanno scampando o persino invertendo la crisi. Tuttavia, la loro profonda dipendenza dal commercio e dai flussi di capitale con gli USA e l'Europa dovrebbe dileguare le fantasie sul loro sviluppo indipendente o le super fantasie che il loro sviluppo rianimerà gli USA e l'Europa. Sempre più vittime di questa crisi si rendono conto delle radici storiche e delle contraddizioni sistemiche che la aggravano. Le richieste di cambiamento, organizzate e disorganizzate, superficiali e sistemiche, continuano a formarsi, sebbene irregolarmente, per il mondo.

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