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Standard and Poor’s declassa il debito
USA, per il mondo le borse turbinano,
Sarkozy
e la Merkel
effettuano ancora un
altro vano vertice, le economie cinese e giapponese sembrano
preoccupanti. I commentatori seri si preoccupano della recessione
globale, di un altro crollo bancario, della dissoluzione
dell'eurozona e dei programmi di austerità che peggiorano soltanto
le cose.
A
Nouriel Roubini,
celebre docente alla
Stern School of
Business della NYU questo mese
è stato chiesto:
“Il capitalismo è condannato?”. La sua risposta: forse.
La crisi del capitalismo che è esplosa a metà del 2007 entra
ora nel suo quinto anno. E' scaturita da debiti eccessivi delle
famiglie ed imprese (specialmente imprese finanziarie) USA che i
loro sottostanti redditi e ricchezze non potevano sostenere.
Fondamentale per la crisi è stata la stagnazione del salario reale
dalla metà degli anni '70. Come il costo del Sogno Americano
continuava a salire mentre i salari reali non salivano, le famiglie
prendevano in prestito (mutui, carte di credito, prestiti a studenti
e per automobili). I debiti si sono accumulati sulla base di salari
reali stagnanti. Questa insostenibile bolla del credito è scoppiata
nel 2007. Da allora nulla ha attenuato o alleviato
significativamente questa fondamentale contraddizione. Con l'alta
disoccupazione, i redditi da salario totali sono calati e scorrerà
poco credito addizionale a lavoratori già sovraindebitati. La crisi
si aggrava mente la domanda USA rimane zoppicante.
Dagli anni '70, le banche, le compagnie di assicurazione e gli
hedge funds hanno inventato nuove
speculazioni sul debito crescente delle famiglie USA (titoli
garantiti da beni,
credit default swaps,
ecc.).
Queste speculazioni finanziarie erano ancora più redditizie
degli altissimi profitti delle società non finanziarie che potevano
mantenere piatti i salari reali dei loro lavoratori anche se la
crescente produttività dava loro sempre più prodotto per lavoratore
a queste società. Gli enormi profitti speculativi spinsero i
finanzieri a prendere in prestito in una spirale auto-rinforzante
sempre di più rimossa dai debiti delle famiglie sulla quale era
basata. Quando questa base è crollata poiché milioni di lavoratori
USA non potevano più sostenere i loro debiti, così lo sono anche le
speculazioni finanziarie su di essa costruite.
La ricchezza ed il potere accumulati dall'industria finanziaria
dagli anni '70 ha assicurato massicci salvataggi finanziati dal
governo dopo che la crisi ha colpito. Dalla metà del 2009 i ricuperi
erano in moto per le banche, le compagnie di assicurazione e le
maggiori società in bancarotta. Ma nessun ricupero è stato fornito
per i salari reali, per i declinanti sussidi al lavoro, per
l'eccesso di debiti delle famiglie, per i calanti servizi pubblici
–
né per i disoccupati o per coloro ai quali è stata sequestrata
la casa.
Salvando le loro industrie finanziarie private, gli USA e gli
altri stati hanno rilevato (nazionalizzato) i debiti irredimibili di
quel settore e speculazioni guastate. Per farlo i governi hanno
preso in prestito, aggiungendo quindi in maniera massiccia ai debiti
nazionali. La "ripresa" per i mercati finanziari ha aggirato la
massa del popolo. Le classi lavoratrici economicamente depresse e
gli stati sempre più indebitati ora si combinano per distruggere
anche la ripresa dei finanzieri.
La scia di politiche economiche fallite che minano un
capitalismo disfunzionale espone molteplici assurdità. Per il 2007
il debito crescente delle famiglie si era combinato con salari
stagnanti per far crollare il mercato immobiliare USA, aumentare la
disoccupazione, congelare il credito, paralizzare le finanze statali
e locali e così via. Come la domanda di beni e servizi si
restringeva velocemente, le imprese ed i ricchi hanno cessato di
investire nella produzione. I loro fondi investibili operavano a
velocità minima e questo ha soltanto aggravato la crisi. Il mercato
capitalista autoregolamentato ed efficiente si è dimostrato essere
il mito che i suoi critici avevano deriso. Nondimeno, il sistema di
mercato ha rapidamente diffuso la crisi degli USA all'Europa ed
oltre.
Mentre nel 2008 divampava la crisi, i governi hanno scongelato
i mercati del credito versando denaro in banche e compagnie di
assicurazione barcollanti. I governi hanno stampato e creato nuova
moneta per pagare per parte di queste politiche, per coprire l'altra
parte da cui i governi hanno preso in prestito. I creditori degli
stati comprendevano le
banche e le compagnie di assicurazione che avevano salvato. Gli
stati hanno anche preso in prestito dalle società e dai ricchi
individui che si erano rifiutati di investire nella produzione di
beni e servizi e avevano perciò peggiorato la crisi. Le assurdità di
queste "politiche economiche" (e la loro evidente ingiustizia)
provocano una decisa risata magari solo per trattenersi dal
piangere.
Ma, aspettate, le costose assurdità si ingrossano. Le banche e
le altre società finanziarie che prestano ai governi si sono
preoccupate dei livelli di debito nazionale crescenti velocemente.
La situazione degli USA è particolarmente preoccupante ed è
culminata questo mese nel declassamento di
Standard and Poor’s. Dopo tutto, negli
anni '90
Washington ha goduto di avanzi
di bilancio. Ma poi i massicci tagli fiscali
di Bush dell'ultimo decennio, le molteplici guerre e quindi i
salvataggi post 2007 hanno fatto esplodere il debito nazionale USA.
I politici che hanno votato per tutte queste azioni per far crollare
il bilancio ora utilizzano il debito nazionale risultante per
giustificare il taglio della spesa statale sulla massa del popolo.
I creditori sanno dalla storia che i governi provocano le
agitazioni politiche con livelli di debito alti e crescenti. Il
costo degli interessi sul debito nazionale rischia di deviare le
entrate fiscali per soddisfare i creditori piuttosto che per fornire
servizi pubblici ai contribuenti. Dopo quattro anni di crisi
economica, le popolazioni potrebbero non accettare servizi statali
ridotti mentre una quantità maggiore delle loro imposte scorre in
pagamenti di interessi alle banche, alle compagnie di assicurazione
e ad altre imprese finanziarie che incolpano della crisi. Potrebbero
insorgere quando i leader tagliano le pensioni, l'assicurazione
sanitaria ecc. "perché il nostro paese deve ridurre i suoi deficit
di bilancio ed il debito".
Questi rischi hanno spinto le società di valutazione a
declassare il debito di ancora più "paesi industriali avanzati". I
declassamenti manifestano i pericoli storici di questa crisi globale
capitalista. Riflettono le assurdità e le contraddizioni delle
inefficaci politiche del gocciolamento (neoliberiste, n.d.r.)
perseguite dai governi dal 2007.
In tutta Europa ed USA, tutti i tipi di campagne cercano di
impedire o di deflettere la consapevolezza di questa crisi sistemica
del capitalismo (quando la sua politica ed economia si indeboliscono
più che rafforzarsi l'un l'altra). Alcune mirano a ridefinire la
crisi in termini nazionalisti. Per esempio, la classe lavoratrice
tedesca viene indotta ad incolpare delle difficoltà economiche e/o
delle politiche di austerità del loro governo alle classi
lavoratrici greca e portoghese e/o ai programmi dello stato sociale
dei loro governi. Altre campagne trovano altri capri espiatori: sono
candidati "l'industria finanziaria", "i banchieri" oppure, ancora
più strettamente, la "banca centrale". Il governatore del Texas
Perry, che ora corre per presidente, ha ristretto i capri espiatori
giù ad un solo uomo, il presidente della
Federal Reserve.
Un'altra diversione dal vedere questa come una crisi sistemica
del capitalismo asserisce che le grandi economie "emergenti" –
Cina, India, Brasile e
così via
–
stanno scampando o
persino invertendo la crisi. Tuttavia, la loro profonda
dipendenza dal commercio e dai flussi di capitale con gli USA e
l'Europa dovrebbe dileguare le fantasie sul loro sviluppo
indipendente o le super fantasie che il loro sviluppo rianimerà gli
USA e l'Europa. Sempre più vittime di questa crisi si rendono conto
delle radici storiche e delle contraddizioni sistemiche che la
aggravano. Le richieste di cambiamento, organizzate e
disorganizzate, superficiali e sistemiche, continuano a formarsi,
sebbene irregolarmente, per il mondo.
Il permesso di ripubblicare gli scritti ed i video del
professor Wolff è concessa su base individuale. Prego contattare
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