|
Il testo seguente è il Capitolo IV del libro di prossima
pubblicazione del professor
Anderson intitolato
The Dirty War on Syria, Global Research Publishers,
Montreal, 2016.
"Fino al settembre 2011 il movimento di protesta in Siria era
in modo schiacciante pacifico"- Human Rights Watch,
marzo 2012, Washington
"A quelle manifestazioni ho visto dall'inizio dimostranti
armati ... sono stati i primi a sparare sulla polizia. Molto spesso la
violenza delle forze di sicurezza avviene in risposta alla brutale
violenza degli insorti armati"–il
defunto Padre
Frans Van der Lugt,
gennaio
2012, Homs Siria
"La pretesa che l'opposizione armata al governo sia iniziata
soltanto di recente è una totale menzogna. Le uccisioni di soldati,
poliziotti e civili, spesso nelle più brutali circostanze, continua
praticamente dal principio".
– Professor Jeremy Salt,
ottobre
2011, Ankara Turchia
Sul conflitto siriano è iniziata una duplice storia, all'inizio
delle violenze armate nel 2011, nella città meridionale di confine di
Daraa. La prima storia proviene da testimoni indipendenti in Siria, come
il defunto Padre
Frans Van der
Lugt
a Homs.
Affermano che degli uomini armati hanno infiltrato le iniziali
dimostrazioni di riforma politica per sparare sia a poliziotti che a
civili. Le violenze sono venute da islamisti settari. La seconda
proviene dai gruppi islamisti ('ribelli') e dai loro sostenitori
occidentali. Asseriscono che vi è stata violenza 'indiscriminata' delle
forze di sicurezza siriane per reprimere adunate politiche e che i
'ribelli' sono nati da un movimento politico secolare di riforma.
Tuttavia, lo studio accurato delle prove indipendenti dimostra che
la storia dei 'ribelli' appoggiati da
Washington, mentre assai
diffusa, è stata parte di una strategia per delegittimare il governo
siriano, con lo scopo di fomentare un 'cambio di regime'.
Per comprendere ciò è necessario osservare che, prima dell'insurrezione
armata del marzo 2011 di sono state delle spedizioni di armi dall'Arabia
Saudita agli islamisti della moschea di Oman. E' inoltre utile esaminare
la prima insurrezione della Fratellanza Musulmana a Hama nel 1982, a
causa dei miti paralleli che sono cresciuti da entrambe le insurrezioni.
I servizi segreti USA
(DIA 1982) ed il defunto
scrittore britannico
Patrick Seale
(1988)
danno delle
descrizioni indipendenti ci quello che è accaduto a Hama. Dopo anni di
attacchi violenti, settari della Fratellanza Musulmana della Siria, per
la metà degli anni '80 il presidente siriano
Hafez al Assad aveva 'spezzato
la schiena' della loro ribellione settaria, che mirava ad imporre uno
stato islamico salafita. Venne svelato un complotto per un finale colpo
di stato e la Fratellanza 'si sentì pressata ad avviare' un'insurrezione
nella sua roccaforte di Hama. Seale descrive l'inizio delle violenze in
questo modo:
Alle 2 della notte del 2-3 febbraio 1982 un'unità dell'esercito che
perlustrava la città vecchia cadde in un'imboscata. Dei tiratori scelti
dalla cima dei tetti uccisero forse una dozzina di soldati ... [Il capo
della Fratellanza]
Abu Bakr [Umar Jawwad]
diede l'ordine per
un'insurrezione generale ...
centinaia di combattenti islamisti si sollevarono .. . per il
mattino circa settanta baathisti di primo piano erano stati massacrati
ed i guerriglieri trionfanti dichiararono 'liberata' la città
(Seale 1988: 332).
Tuttavia l'esercito rispose con un'enorme forza di circa 12.000
uomini e la battaglia infuriò per tre settimane. Fu una guerra civile
appoggiata dall'estero, con alcune diserzioni dall'esercito. Seale
continua:
Mentre la marea volse lentamente a favore del governo, i
guerriglieri ripiegarono nei vecchi quartieri ... dopo pesanti
bombardamenti e che entrarono commandos ed in parte irregolari sostenuti
da carri armati ... molti civili furono massacrati nel prolungato
rastrellamento, interi distretti rasi al suolo
(Seale 1988: 333).
Due mesi più tardi un rapporto dei servizi segreti USA affermava:
'Le perdite totali per l'episodio di Hama ammontano probabilmente a
circa 2.000. Questo comprende da 300 a 400 membri stimati dell''Apparato
Segreto' d'elite della Fratellanza Musulmana
(DIA 1982: 7).
Seale riconosce che anche l'esercito subì pesanti perdite. Allo
stesso tempo, 'un gran numero morì nella caccia agli armati ... i
simpatizzanti del governo stimano solo 3.000 ed i critici almeno 20.000
... una cifra tra 5.000 e 10.000 potrebbe essere vicina alla verità'.
Egli aggiunge:
'I guerriglieri erano degli avversari formidabili. Possedevano una
fortuna in valuta estera ... [e] non meno di 15.000 mitragliatrici
(Seale 1988:
335).
Successive
descrizioni della Fratellanza Musulmana hanno gonfiato le cifre,
arrivando fino a '40.000 civili', tentando così di nascondere la sua
insurrezione ed i massacri settari
sostenendo che
Hafez al Assad aveva eseguito
un 'massacro di civili'
(per es. Nassar 2014).
L'allora presidente siriano incolpò una cospirazione su larga scala
per l'insurrezione di Hama. Seale osserva che Hafez 'non era paranoico',
poiché furono catturate molte armi USA e l'appoggio straniero era
arrivato da diversi collaboratori degli USA: re Hussein di Giordania, le
milizie cristiane libanesi (i 'Guardiani del cedro' allineati agli
israeliani) e
Saddam Hussein in
Iraq (Seale 1988: 336-337).
L'insurrezione di Hama ci aiuta a comprendere le violenze di Daraa
perché
nel 2011, ancora una volta, abbiamo visto
islamisti armati utilizzare sparatorie dai tetti contro poliziotti e
funzionari governativi, implicare le forze armate, soltanto per
lamentarsi di 'massacro di civili' quando loro ed i loro collaboratori
hanno subito l'attacco dell'esercito. Sebbene gli USA, attraverso i loro
alleati, abbiano giocato una parte importante nell'insurrezione di Hama,
quando era tutto finito, l'intelligence americana osservò in modo
distaccato che: 'i siriani sono dei pragmatici che non vogliono un
governo della Fratellanza Musulmana'
(DIA 1982: vii).
Nel caso di Daraa e degli attacchi mossi a Homs ed alle aree
circostanti nell'aprile 2011, lo scopo chiaramente dichiarato era ancora
una volta di rovesciare il governo secolare ovvero il regime degli 'Alawi
infedeli'. La linea del fronte dei collaboratori degli USA sono stati
Arabia Saudita e Qatar quindi Turchia. Il capo della Fratellanza
Musulmana,
Muhammad Riyad Al-Shaqfa, il 28 marzo
pubblicò una dichiarazione che non lasciava alcun dubbio che lo
scopo del gruppo era settario. Il nemico era 'il regime secolare' ed i
membri della Fratellanza 'devono assicurarsi che la rivoluzione sarà
islamica pura e ch
nessun'altra setta dovrebbe avere una quota del credito dopo il suo
successo'
(Al-Shaqfa 2011).
Mentre minimizza il ruolo iniziale della Fratellanza,
Sheikho conferma che
'ha colpito sopra il suo peso reale sul terreno durante
l'insurrezione ... [a causa del] sostegno di Turchia e Qatar' ed alla
sua capacità organizzativa generale
(Sheikho 2013). Al tempo nel
2012 c'era un 'Consiglio Militare Supremo dell'Esercito Libero Siriano'
(più un condotto per armi che qualche sorta di comando di esercito), che
si diceva essere per due terzi dominato dalla Fratellanza Musulmana
(Draitser 2012).
Altri gruppi
salafiti islamisti si unirono rapidamente a questa "Rivoluzione
Siriana'. Un rapporto dell'intelligence USA dell'agosto
2012, contrariamente alle dichiarazioni pubbliche di
Washington su 'ribelli
moderati' affermava:
I salafiti, la
Fratellanza Musulmana ed AQI
[Al Qaeda in Iraq,
più tardi ISIS] sono le
forze principali che conducono la ribellione in Siria ... AQI ha
sostenuto l'opposizione siriana dal principio, sia ideologicamente che
attraverso i media
(DIA 2012).
Nel febbraio 2011 in Siria c'era agitazione popolare, fino ad un
certo punto influenzata dagli eventi in Egitto e Tunisia. Vi erano
manifestazioni antigovernative e pro-governative ed un movimento genuino
di riforma politica che da diversi anni agitava contro la corruzione ed
il monopolio del Partito
Ba’ath. Un
rapporto del 2005 si riferiva a 'una schiera di movimenti di riforma che
lentamente si organizzavano sotto la superficie'
(Ghadry 2005) ed
effettivamente le 'molte facce' di un'opposizione siriana, gran parte di
essa non islamista, agitavano da circa lo stesso tempo
(Sayyid Rasas
2013).
Questi gruppi di opposizione politica meritano attenzione, in
un'altra discussione (vedi Capitolo 5). Tuttavia, soltanto un settore di
quella opposizione, la
Fratellanza Musulmana ed altri salafiti, era collegata alle
violenze che scoppiarono a Daraa. Iniziarono grandi dimostrazioni
antigovernative, che sono state affrontate da enormi dimostrazioni
pro-governative. All'inizio di marzo a Daraa furono arrestati alcuni
adolescenti per dei graffiti che erano stati copiati da 'il popolo vuole
rovesciare il regime' del Nord Africa. E' stato riferito che furono
abusati dalla polizia locale , intervenne il presidente
Bashar al Assad, il governatore
locale fu licenziato e gli adolescenti furono rilasciati
(Abouzeid
2011).
Tuttavia l'insurrezione islamista era in moto, prendendo copertura
sotto le manifestazioni di strada. L'11 marzo, diversi giorno prima che
scoppiassero le violenze a Daraa, vi furono dei rapporti che le forze
siriane avevano sequestrato 'una grande spedizione di armi ed esplosivi
e visori notturni ... in un camion dall'Iraq'. Il camion venne fermato
all'attraversamento meridionale di Tanaf, vicino alla Giordania.
L'agenzia di notizie del governo siriano SANA affermò che le armi erano
intese 'per l'utilizzo in azioni che interessano la sicurezza interna
della Siria e per spargere tensione e caos'. Le fotografie mostravano
'dozzine di granate e pistole come pure fucili e cartucciere'. L'autista
dichiarò che le armi erano state caricate a Baghdad e di essere stato
pagato $5.000 per consegnarle in Siria
(Reuters 2011).
Nonostante
questa intercettazione, le armi raggiunsero Daraa, una città di confine
di circa 150.000 abitanti. Qui è dove divergono le storie dei 'ribelli
degli occidentali' e quelle degli indipendenti e divergono
drammaticamente. L'unanimità dei media occidentali è che i dimostranti
bruciarono e devastarono uffici governativi e quindi 'le forze di
provinciali di sicurezza aprirono il fuoco sui marcianti, uccidendone
diversi'
(Abouzeid 2011). Dopo questo, i
'dimostranti' organizzarono manifestazioni
davanti alla moschea di
al-Omari, ma vennero a
loro volta attaccati.
Il governo siriano, d'altra parte, ha dichiarato che ci sono stati
degli attacchi non provocati alle forze di sicurezza, che hanno ucciso
poliziotti e civili, assieme all'incendio di uffici governativi. Vi è
stata la convalida straniera di questa descrizione. Mentre il suo titolo
incolpava le forze di sicurezza per l'uccisione di 'dimostranti', il
britannico
Daily Mail (2011)
mostrava immagini
di pistole, fucili AK47 e bombe a mano che le forze di sicurezza avevano
ritrovato dopo l'assalto alla moschea di al-Omari. Il giornale sottolineò
i rapporti su 'una banda armata' che aveva aperto il fuoco su
un'ambulanza, uccidendo 'un medico, un paramedico ed un poliziotto'. I
canali dei media nei paesi vicini riportarono dell'uccisione di
poliziotti siriani il 17-18 marzo. Il 21 marzo un rapporto di notizie
libanese osservò che 'Sette poliziotti sono stati uccisi durante scontri
tra le forze di sicurezza ed i dimostranti in Siria'
(YaLibnan 2011),
mentre un
rapporto del Notiziario Nazionale di Israele dichiarava 'Sette
poliziotti ed almeno quattro dimostranti sono stati uccisi in Siria ...
ed il quartier generale del partito
Ba’ath ed il
tribunale sono stati incendiati
(Queenan 2011).
Questi poliziotti
erano stati presi di mira da cecchini sui tetti.
Persino in queste circostanze il governo siriano esortava alla
limitazione e tentava di rispondere al movimento di riforma politica. Il
consigliere del presidente Assad,
Dr Bouthaina Shaaban,
ad una conferenza
stampa raccontò che il presidente aveva ordinato 'non dovranno essere
sparati proiettili veri, anche se la polizia, le forze di sicurezza o
funzionai dello stato vengono uccisi'. Assad propose di rivolgersi alle
richieste politiche, come la registrazione dei partiti politici,
rimuovendo le norme di emergenza e permettendo maggiore libertà ai media
(al-Khalidi
2011). Neanche nulla di
questo sembrava interessare o dissuadere gli islamisti.
Diversi rapporti, inclusi rapporti video, hanno osservato cecchini
sui tetti che sparavano alle folle ed ai poliziotti, durante i funerali
di quelli già uccisi. E' stato affermato essere 'non chiaro chi stesse
sparando a chi'
(Al Jazeera
2011a), poiché 'un
gruppo armato sconosciuto sulle cime dei tetti sparava ai dimostranti ed
alle forze di sicurezza'
Maktabi 2011).
Tuttavia
Al Jazeera
(2011b), posseduta dalla
monarchia del Qatar, subito suggerì energicamente che
i tiratori scelti erano filogovernativi. 'Il presidente
Bashar al Assad ha inviato
migliaia di soldati siriani ed il loro armamento pesante a Daraa per
un'operazione che il regime non vuole che nessuno al mondo veda',
diciarò il canale del Qatar. Tuttavia il suggerimento di
Al Jazeera che cecchini
segreti filogovernativi stessero uccidendo 'soldati ed in ugual misura
dimostranti' era illogica e
fuori sequela. Le forze armate arrivarono a Daraa precisamente
perché erano stati colpiti ed uccisi dei poliziotti.
L'Arabia Saudita, un alleato regionale chiave degli USA, aveva
armato e finanziato le sette estremiste salafite sunnite per muoverle
contro il governo secolare. Il funzionario saudita
Anwar Al-Eshki più tardi
confermò alla televisione BBC che il suo paese aveva mandato
armi a Daraa ed alla moschea di al-Omari
(Truth Syria
2012).
Dall'esilio in
Arabia Saudita, il salafita sceicco
Adnan Arour chiamava alla
guerra santa contro i musulmani liberali alawiti, che si diceva fossero
dominati dal governo siriano: 'per Allah tritureremo [gli
alawiti] in macinatori e daremo da mangiare la loro carne ai cani'
(MEMRITV 2011).
Lo scopo dei
salafiti era uno stato teocratico o califfato. Lo slogan genocida
'Cristiani a Beirut, Alawiti alla
tomba' diventò assai diffuso, un fatto riportato dai media
nordamericani già nel maggio 2011
(per es. Blanford 2011).
Gli islamisti della brigata
Farouq dell'FSA
avrebbero presto agito
in base a queste minacce
(Crimi 2012). L'analista
canadese
Michel Chossudovsky
(2011)
osservò: "Lo
spiegamento di forze armate inclusi carri armati a Daraa [era] diretto
contro un'insurrezione armata organizzata, che era attiva al confine fin
da 17-18 marzo".
Dopo quei primi pochi giorni a Daraa l'uccisione delle forze di
sicurezza siriane continuò, ma andò largamente non riportata fuori della
Siria. Nondimeno, l'analista indipendente
Sharmine Narwani
all'inizio del 2012
e di nuovo a metà del 2014 scrisse della portata di queste uccisioni.
Un'imboscata e massacro di soldati avvenne alla fine di marzo o inizio
di aprile vicino a Daraa. Un convoglio dell'esercito venne fermato da
una chiazza di petrolio nella strada della valle tra
Daraa al-Mahata
e Daraa al-Balad
ed i camion furono mitragliati. Le stime sui soldati morti, da
fonti del governo e dell'opposizione, variavano tra 18 e 60. A Daraa
affermarono che queste uccisioni non venivano riportate perché: 'A quel
tempo, il governo non voleva mostrare di essere debole e l'opposizione
non voleva mostrare di essere armata'. Il blogger antigoverno siriano
Nizar
Nayouf registrò che
questo massacro ebbe luogo nell'ultima settimana di marzo. Un altro
scrittore antigovernativo,
Rami Abdul Rahman (con sede in
Inghilterra e che si definiva 'Osservatorio siriano sui diritti umani')
affermò:
'E' stato il 1° aprile e circa 18 o 19 uomini delle forze di
sicurezza ... furono uccisi'
(Narwani 2014).
Il vice ministro
degli esteri
Faisal Mikdad, lui stesso
residente a Daraa, confermò che: 'questo incidente è stato
nascosto dal governo ... come tentativo di non provocare ostilità o di
non sollevare emozioni e di calmare le cose - per non incoraggiare ogni
tentativo di infiammare le emozioni che potrebbe portare
all'intensificazione della situazione'
(Narwani 2014).
Tuttavia il significato di negare le uccisioni di antigovernativi
armati è stato che, nei media occidentali, tutti i morti sono stati
riportati come (a) vittime dell'esercito e (b) civili. Per ben più di
sei mesi, quando un conteggio dei morti era menzionato nei media
internazionali, era considerato accettabile suggerire che questi fossero
tutti 'dimostranti' uccisi dall'esercito siriano. Per esempio, un
rapporto Reuters del 24 marzo affermava che il principale ospedale di
Daraa aveva ricevuto 'i cadaveri di almeno 37 dimostranti uccisi
mercoledì'
(Khalidi 2011). Osservare che
tutti i morti erano diventati 'dimostranti', nonostante rapporti
iniziali sull'uccisione di molti poliziotti e sanitari.
Il 25 aprile pure vicino a Daraa furono uccisi con le
mitragliatrici altri diciannove soldati.
La
Narwani ha ottenuto i
loro nomi e dettagli dal Ministero della Difesa siriano e ha corroborato
questi dettagli con un altro documento di una fonte non governativa. Per
tutto aprile del 2011, ha calcolato che furono uccisi 80-90
soldati siriani 'da tiratori sconosciuti in diverse aree attraverso la
Siria'
(Narwani 2014).
Ha continuato confutando le pretese che i soldati uccisi fossero
dei 'disertori', uccisi dall'esercito siriano per essersi rifiutati di
sparare sui civili.
Human Rights
Watch,
riferendosi ad
interviste con 50 'attivisti' non nominati, sostenne che i soldati
uccisi a quel tempo erano tutti dei 'disertori', assassinati
dall'esercito
(HRW 2011b).
Tuttavia i
funerali di ufficiali leali, mostrati a quell'epoca su internet,
erano chiari. Persino
Rami
Abdul Rahman (l'OSDU),
desideroso di incolpare l'esercito di uccidere civili,
affermò che 'questo gioco di dire che l'esercito uccide disertori
perché se ne vanno - non l'ho mai accettato'
(Narwani 2014). Nondimeno
i rapporti molto caricati erano confusionari.
La violenza si diffuse a nord, con l'assistenza di combattenti
islamisti dal Libano, che raggiunsero
Baniyas e le zone
attorno a Homs. Il 10 aprile nove soldati furono uccisi in un'imboscata
ad un autobus a
Baniyas. Il 17 aprile a
Homs generale
Abdo
Khodr al-Tallawi fu ucciso con i
suoi due figli ed un nipote ed il comandante siriano
Iyad Kamel Harfoush
fu abbattuto
vicino alla sua casa. Due giorni dopo, il colonnello fuori servizio
Mohammad Abdo Khadour venne ucciso
nella sua automobile
(Narwani 2014). Il commentatore
nordamericano
Joshua Landis
(2011a)
riferì la morte
del cugino di sua moglie, uno dei soldati a Baniyas. Questi non furono i
soli morti ma li menziono perché la maggior parte dei canali dei media
occidentali mantengono fino ad oggi l'invenzione che non vi
sia stata nessuna insurrezione islamista e che i 'dimostranti pacifici'
non hanno preso le armi fino al settembre del 2011.
Al Jazeera,
il principale
canale dei media del Medio Oriente che appoggia la Fratellanza
Musulmana, ha oscurato questi attacchi, come pure il rinforzo fornito da
stranieri armati. L'ex giornalista di
Al Jazeera
Ali Hashem è stato uno dei
molti che hanno dato le dimissioni dalla stazione posseduta dal Qatar
(RT 2012),
lamentandosi del
profondo pregiudizio sulla sua rappresentazione delle violenze in Siria.
Hashem aveva delle
riprese di uomini armati che arrivavano dal Libano, ma queste sono state
censurate dai suoi dirigenti del Qatar. 'In una lettera di dimissioni
raccontavo agli alti dirigenti ... che era come nulla stesse accadendo
in Siria'. Pensava che la 'rivoluzione libica' sia stata il punto di
svolta di
Al Jazeera,
che ha segnato la
fine della sua reputazione di gruppo dei media credibile
(Hashem 2012).
I provocatori erano all'opera. Più tardi il jihadista tunisino
‘Abu Qusay’ ammise di essere
stato un prominente 'ribelle siriano' incaricato di 'distruggere e
profanare moschee sunnite',
includendo scarabocchiare il graffito 'Non c'è altro Dio che
Bashar’,
una blasfemia per i musulmani devoti. Di questo venne poi data la colpa
all'esercito siriano, con lo scopo di creare defezioni di sunniti
dall'esercito.
‘Abu Qusay’
fu intervistato
da giornalisti stranieri che dal suo accento non notarono che non era
siriano
(Eretz Zen 2014).
Anche il giornalista USA
Nir Rosen, i cui rapporti
erano generalmente critici del governo siriano,
attaccò il consenso occidentale sulle violenze iniziali:
La questione dei disertori è una distrazione. La resistenza armata
iniziò molto tempo prima che iniziassero le diserzioni ... Ogni giorno
l'opposizione da una cifra dei morti, solitamente senza nessuna
spiegazione ... Molti di quelli riportati uccisi erano di fatto
combattenti dell'opposizione morti ma .... descritti nei rapporti come
civili innocenti uccisi dalle forze di sicurezza ... ed ogni giorno
anche dei membri dell'esercito siriano, delle forze di sicurezza ...
venivano uccisi da combattenti anti-regime
(Rosen 2012).
Per delegittimare il governo siriano ('Il Regime')
e l'esercito siriano ('i lealisti di Assad') veniva
giocata una partita di linguaggio e numeri che suggeriva che erano loro
responsabili di tutte le violenze. Proprio mentre le forze della NATO
bombardavano la Libia con lo scopo di rovesciare il governo libico, i
funzionari USA iniziarono a richiedere che il presidente Assad si
dimettesse. La
Brookings
Institution (Shaikh 2011)
asserì che il
presidente aveva 'perso la legittimità per restare al potere in Siria'.
I senatori USA
John McCain,
Lindsay Graham
e Joe Lieberman
dichiararono che era tempo 'di allinearci inequivocabilmente con il
popolo siriano nelle sue richiesta pacifica di un governo democratico'
(FOX News 2011).
Era svelata un'altra campagna di 'cambio di regime'.
In giugno, il segretario di stato
Hilary Clinton respinse l'idea
che fossero all'opera 'istigatori stranieri', affermando che 'la vasta
maggioranza delle vittime sono stati civili disarmati'
(Clinton 2011).
Di fatto, come la
Clinton sapeva molto bene, i suoi alleati sauditi proprio dal principio
avevano armato gli estremisti. Anche la sua asserzione sulle vittime era
sbagliata. Le Nazioni Unite (che più tardi avrebbero abbandonato questa
conta delle vittime) stimarono da diverse fonti che, per l'inizio del
2012, vi erano più di 5.000 morti e quelle morti neil primo anno di
conflitto comprendevano 478 poliziotti e 2.091 delle forze armate e
delle forze di sicurezza
(OHCHR 2012: 2; Narwani
2014).
Vale a dire che
nel primo anno più della metà delle vittime erano quelli
delle forze di sicurezza. Questo calcolo indipendente non si riflesse
nei rapporti dei media occidentali. I gruppi occidentali, come
Human Rights
Watch,
assieme agli
opinionisti USA
(per es. Allaf 2012)
continuarono a sostenere, persino dopo l'iniziale sconfitta della
settaria
Farouq-FSA a Homs
e ben nel 2012, che le forze di sicurezza stavano massacrando
'dimostranti disarmati', che il popolo siriano 'non aveva altra scelta'
che prendere le armi e che questo 'movimento di protesta' era stato 'in
modo schiacciante pacifico fino al settembre del 2011'
(HRW 2011a, HRW
2012).
Le prove sopra
citate dimostrano che
questa storia era completamente falsa.
Infatti, il movimento politico di riforma era stato spinto via
dalle strade dagli armati salafiti-islamisti, durante i mesi di marzo ed
aprile. Per anni i gruppi di opposizione si erano mobilitati contro la
corruzione ed il monopolio del Partito
Ba’ath.
Tuttavia la maggior parte non voleva la distruzione di quello che era
uno stato socialmente inclusivo anche se autoritario e la maggior parte
era contro entrambe la violenza settaria ed il coinvolgimento di potenze
straniere. Appoggiava la protezione delle minoranze della Siria, la
condizione relativamente elevata delle donne e l'istruzione e
l'assistenza sanitaria gratuite del paese, mentre era contraria alle
reti corrotte ed alla temuta polizia politica
(Wikstrom 2011; Otrakji
2012).
In giugno la reporter
Hala Jaber (2011)
osservò che
circa cinquemila persone parteciparono ad una manifestazione a
Ma’arrat al-Numan,
una piccola città
del nordest della Siria, tra Aleppo e Hama.
Afferma che la settimana precedente erano stati uccisi diversi
'dimostranti' mentre cercavano di bloccare la strada tra Damasco ed
Aleppo. Dopo alcuni negoziati che ridussero le forze di sicurezza nella
città, 'degli uomini con grosse barbe in automobili e
pick-up senza targa' con
'fucili e lanciarazzi' iniziarono a sparare sul numero ridotto di forze
di sicurezza. Fu inviato un elicottero militare a supporto delle forze
di sicurezza. Dopo questo scontro 'quattro poliziotti e 12 dei loro
attaccanti erano morti o stavano morendo. Altri 20 poliziotti erano
feriti'. Gli agenti che scamparono al combattimento furono nascosti da
alcuni anziani delle tribù che avevano partecipato alla manifestazione
originaria. Quando il venerdì seguente si svolse la successiva 'manifestazione
per la democrazia', 'affluirono soltanto 350 persone', principalmente
uomini giovani ed alcuni militanti barbuti
(Jaber 2011). Cinquemila
dimostranti erano ridotti a 350 dopo gli attacchi manifesti dei
salafisti.
Dopo mesi di manipolazione dei media, che nascondevano
l'insurrezione islamista, dei siriani come
Samer al Akhras, un giovane uomo
di una famiglia sunnita, che era abituato a guardare
Al Jazeera perché la
preferiva alla TV di stato, si convinse ad appoggiare il governo
siriano. Vedeva di persona la falsificazione dei rapporti di
Al Jazeera ed alla fine di
giugno 2011 scrisse:
Sono un cittadino siriano ed un essere umano. Dopo 4 mesi della
vostra libertà fasulla ... Dite manifestazioni pacifiche e sparate ai
nostri cittadini. Da oggi ... Sono [adesso] un sergente della riserva
dell'esercito. Se prendo qualcuno ... di qualsiasi organizzazione
terrorista che operi sul campo in Siria vi sparerò come voi sparate a
noi. Questa è la nostra terra, non la vostra, gli schiavi della libertà
fasulla americana
(al Akhras 2011).
Riferimanti:
Abouzeid, Rania (2011) ‘Syria’s Revolt, how graffiti
stirred an uprising’, Time, 22
marzo
Al Akhras, Samer (2011) ‘Syrian Citizen’, Facebook, 25
giugno, online:
https://www.facebook.com/notes/sam-al-akhras/syrian-citizen/241770845834062?pnref=story
Al Jazeera (2011a) ‘Nine killed at Syria funeral
processions’, 23
aprile, online:
http://www.aljazeera.com/news/middleeast/2011/04/20114231169587270.html
Al Jazeera (2011b) ‘Deraa: A city under a dark siege’,
28
aprile, online:
http://www.aljazeera.com/indepth/features/2011/04/2011427215943692865.html
Al-Shaqfa, Muhammad Riyad (2011) ‘Muslim Brotherhood
Statement about the so-called ‘Syrian Revolution’’,
Supervisore generale della Fratellanza Musulmana
siriana,
dichiarazione del 28
marzo, online a:
http://truthsyria.wordpress.com/2012/02/12/muslim-brotherhood-statement-about-the-so-called-syrian-revolution/
Allaf, Rime (2012) ‘This Time, Assad Has Overreached’,
NYT, 5
dicembre, online:
http://www.nytimes.com/roomfordebate/2012/02/06/is-assads-time-running-out/this-time-assad-has-overreached
Blanford, Nicholas (2011) ‘Assad regime may be gaining
upper hand in Syria’, Christian Science Monitor, 13
maggio, online:
http://www.csmonitor.com/World/Middle-East/2011/0513/Assad-regime-may-be-gaining-upper-hand-in-Syria
Chossudovsky, Michel (2011) ‘Syria: who is behind the
protest movement? Fabricating a pretext for US-NATO ‘Humanitarian
Intervention’’, Global Research, 3
maggio, online:
http://www.globalresearch.ca/syria-who-is-behind-the-protest-movement-fabricating-a-pretext-for-a-us-nato-humanitarian-intervention/24591
Clinton, Hilary (2011) ‘There is No Going Back in
Syria’, US Department of State, 17
giugno, online:
http://www.state.gov/secretary/20092013clinton/rm/2011/06/166495.htm
Maktabi, Rima (2011) ‘Reports of funeral, police
shootings raise tensions in Syria’, CNN, 5
aprile, online:
http://edition.cnn.com/2011/WORLD/meast/04/05/syria.unrest/
Crimi, Frank (2012) ‘Ethnic Cleansing of Syrian
Christians’, Frontpagemag, 29
marzo, online:
http://www.frontpagemag.com/2012/frank-crimi/ethnic-cleansing-of-syrian-christians/
Daily Mail (2011) ‘Nine protesters killed after
security forces open fire by Syrian mosque’, 24
marzo
DIA (1982) ‘Syria: Muslim Brotherhood Pressure
Intensifies’, Defence Intelligence Agency (USA),
maggio, online:
https://syria360.files.wordpress.com/2013/11/dia-syria-muslimbrotherhoodpressureintensifies-2.pdf
DIA (2012) ‘Department of Defence Information Report,
Not Finally Evaluated Intelligence, Country: Iraq’, Defence Intelligence
Agency,
agosto, 14-L-0552/DIA/297-293, Levant report, online a:
http://levantreport.com/2015/05/19/2012-defense-intelligence-agency-document-west-will-facilitate-rise-of-islamic-state-in-order-to-isolate-the-syrian-regime/
Draitser, Eric (2012) ‘Unmasking the Muslim
Brotherhood: Syria, Egypt and beyond’, Global Research, 12 December,
online:
http://www.globalresearch.ca/unmasking-the-muslim-brotherhood-syria-egypt-and-beyond/5315406
Eretz Zen (2014) ‘Tunisian Jihadist Admits: We
Destroyed & Desecrated Mosques in Syria to Cause Defections in Army’,
Youtube Interview, 16
marzo, online:
https://www.youtube.com/watch?v=fQ8awN8GLAk
FOX News (2011) ‘Obama Under Pressure to Call for
Syrian Leader’s Ouster’, 29
aprile, online:
http://www.foxnews.com/politics/2011/04/29/obama-pressure-syrian-leaders-ouster/
Ghadry, Farid N. (2005) ‘Syrian Reform: What Lies
Beneath’, Middle East Quarterly, Vol 12 No 1, Winter, online:
http://www.meforum.org/683/syrian-reform-what-lies-beneath
Haidar, Ali (2013) intervista con questo autore, Damasco
28
dicembre. [Ali Haidar era presidente del
Partito Nazionale Sociale siriano(SSNP), un rivale secolare del Partito Ba’ath Party.
Nel 2012
il presidente Bashar al Assad lo ha incorporato nel governo siriano come ministro
della riconciliazione].
Hashem, Ali (2012) ‘Al Jazeera Journalist Explains
Resignation over Syria and Bahrain Coverage’, The Real News, 20
marzo,
online:
http://therealnews.com/t2/index.php?option=com_content&task=view&id=31&Itemid=74&jumival=8106
HRW (2011a) ‘We’ve never seen such horror: crimes
against humanity by Syrian Security Forces’, Human Rights Watch,
giugno,
online:
http://www.hrw.org/reports/2011/06/01/we-ve-never-seen-such-horror-0
HRW (2011b) Syria: Defectors Describe Orders to Shoot
Unarmed Protesters’, Human Rights watch, Washington, 9
luglio, online:
http://www.hrw.org/news/2011/07/09/syria-defectors-describe-orders-shoot-unarmed-protesters
HRW (2012) ‘Open Letter to the Leaders of the Syrian
Opposition, Human Rights Watch, Washington, 20
marzo, online:
http://www.hrw.org/news/2012/03/20/open-letter-leaders-syrian-opposition
Jaber, Hala (2011) ‘Syria caught in crossfire of
extremists’, Sunday Times, 26
giugno, online:
http://www.thesundaytimes.co.uk/sto/news/world_news/Middle_East/article657138.ece
Khalidi, Suleiman (2011) ‘Thousands chant ‘freedom’
despite Assad reform offer’, Reuters, 24
marzo, online:
http://www.reuters.com/article/2011/03/24/us-syria-idUSTRE72N2MC20110324
Landis, Joshua (2011a) ‘The Revolution Strikes Home:
Yasir Qash`ur, my wife’s cousin, killed in Banyas’, Syria Comment, 11
aprile, online:
http://www.joshualandis.com/blog/the-revolution-strikes-home-yasir-qashur-my-wifes-cousin-killed-in-banyas/
Landis, Joshua (2011b) ‘Syria’s Opposition Faces an
Uncertain Future’, Syria Comment, 26
giugno, online:
http://www.joshualandis.com/blog/syrias-opposition-faces-an-uncertain-future/
MEMRITV (2011) ‘Syrian Sunni Cleric Threatens: “We
Shall Mince [The Alawites] in Meat Grinders”‘, YouTube, 13
luglio, online:
https://www.youtube.com/watch?v=Bwz8i3osHww
Nassar, Jessy (2014) ‘Hama: A rebirth from the ashes?’
Middle East Monitor, 11
luglio, online:
https://www.middleeastmonitor.com/articles/middle-east/12703-hama-a-rebirth-from-the-ashes
Narwani, Sharmine (2012) ‘Questioning the Syrian
“Casualty List”, 28
febbraio, online:
http://english.al-akhbar.com/content/questioning-syrian-%E2%80%9Ccasualty-list%E2%80%9D
Narwani, Sharmine (2014) Syria: The hidden massacre,
RT, 7
maggio, online:
http://rt.com/op-edge/157412-syria-hidden-massacre-2011/
OHCHR (2012) ‘Periodic Update’, Independent
International Commission of Inquiry established pursuant to resolution
A/HRC/S – 17/1 and extended through resolution A/HRC/Res/19/22, 24
maggio,
online:
http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/CoISyria/PeriodicUpdate24May2012.pdf
Otrakji, Camille (2012) ‘The Real Bashar al Assad’,
Conflicts Forum, 2
aprile, online:
http://www.conflictsforum.org/2012/the-real-bashar-al-assad/
Queenan, Gavriel (2011) ‘Syria: Seven Police Killed,
Buildings torched in protests’, Israel National News, Arutz Sheva, 21 marzo
Reuters (2011) ‘Syria says seizes weapons smuggled from
Iraq’, 11
marzo, online:
http://www.reuters.com/article/2011/03/11/us-syria-iraq-idUSTRE72A3MI20110311?hc_location=ufi
Rosen, Nir (2012) ‘Q&A: Nir Rosen on Syria’s armed
opposition’, Al Jazeera, 13
febbraio, online:
http://www.aljazeera.com/indepth/features/2012/02/201221315020166516.html
RT (2012) ‘Al Jazeera exodus: Channel losing staff over
‘bias’’, 12
marzo, online:
http://rt.com/news/al-jazeera-loses-staff-335/
Salt, Jeremy (2011) Truth and Falsehood in Syria, The
Palestine Chronicle, 5
ottobre, online:
http://palestinechronicle.com/view_article_details.php?id=17159
Sayyid Rasas, Mohammed (2013) ‘From 2005 to 2013: The
Syrian Opposition’s Many Faces’, Al Akhbar, 19
marzo, online:
http://english.al-akhbar.com/node/15287
Shaikh, Salman (2011) ‘In Syria, Assad Must Exit the
Stage’, Brookings Institution, 27
aprile, online:
http://www.brookings.edu/research/opinions/2011/04/27-syria-shaikh
Sheikho, Youssef (2013) ‘The Syrian Opposition’s Muslim
Brotherhood Problem’, Al Akhbar English, 10 aprile, online:
http://english.al-akhbar.com/node/15492
Truth Syria (2012) ‘Syria – Daraa revolution was armed
to the teeth from the very beginning’,
Intervista
BBC
con
Anwar Al-Eshki,
Intervista
YouTube ,
video dell'intervista originariamente caricato il 10
aprile,
ultima versione il 7
novembre, online:
https://www.youtube.com/watch?v=FoGmrWWJ77w
Seale, Patrick (1988) Asad: the struggle for the Middle
East, University of California Press, Berkeley CA
van der Lugt, Frans (2012) ‘Bij defaitisme is niemand
gebaat’, from Homs, 13
gennaio, online:
https://mediawerkgroepsyrie.wordpress.com/2012/01/13/bij-defaitisme-is-niemand-gebaat/
Wikstrom, Cajsa (2011) Syria: ‘A kingdom of silence’,
Al Jazeera, 9
febbraio, online:
http://www.aljazeera.com/indepth/features/2011/02/201129103121562395.html
YaLibnan (2011) ‘7 Syrian policemen killed in Sunday
clashes’, 21
marzo, online:
http://yalibnan.com/2011/03/21/7-syrian-policemen-killed-in-sunday-clashes-report/
Il
Dr Tim Anderson
è
professore incaricato anziano di Economia Politica all'Università di
Sydney. Compie ricerche e scrive di sviluppo, diritti ed
autodeterminazione in America Latina, Asia-Pacifico e Medio Oriente. Ha
pubblicato molte dozzine di capitoli ed articoli in una gamma di libri e
periodici accademici. Il suo ultimo libro è stato
Land and
Livelihoods in Papua New Guinea (2015).
La fonte originale di questo articolo è Global Research
Copyright ©
Prof. Tim
Anderson, Global
Research, 2015
|