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Storia della "guerra segreta" USA-NATO alla Siria: Daraa marzo 2011

Un'altra insurrezione islamista

del Prof. Tim Anderson

Global Research, 29 novembre 2015

 

 

Il testo seguente è il Capitolo IV del libro di prossima pubblicazione del professor Anderson intitolato The Dirty War on Syria, Global Research Publishers, Montreal, 2016.

"Fino al settembre 2011 il movimento di protesta in Siria era in modo schiacciante pacifico"- Human Rights Watch, marzo 2012, Washington

"A quelle manifestazioni ho visto dall'inizio dimostranti armati ... sono stati i primi a sparare sulla polizia. Molto spesso la violenza delle forze di sicurezza avviene in risposta alla brutale violenza degli insorti armati"il defunto Padre Frans Van der Lugt, gennaio 2012, Homs Siria

"La pretesa che l'opposizione armata al governo sia iniziata soltanto di recente è una totale menzogna. Le uccisioni di soldati, poliziotti e civili, spesso nelle più brutali circostanze, continua praticamente dal principio". – Professor Jeremy Salt, ottobre 2011, Ankara Turchia

Sul conflitto siriano è iniziata una duplice storia, all'inizio delle violenze armate nel 2011, nella città meridionale di confine di Daraa. La prima storia proviene da testimoni indipendenti in Siria, come il defunto Padre Frans Van der Lugt a Homs. Affermano che degli uomini armati hanno infiltrato le iniziali dimostrazioni di riforma politica per sparare sia a poliziotti che a civili. Le violenze sono venute da islamisti settari. La seconda proviene dai gruppi islamisti ('ribelli') e dai loro sostenitori occidentali. Asseriscono che vi è stata violenza 'indiscriminata' delle forze di sicurezza siriane per reprimere adunate politiche e che i 'ribelli' sono nati da un movimento politico secolare di riforma.

Tuttavia, lo studio accurato delle prove indipendenti dimostra che la storia dei 'ribelli' appoggiati da Washington, mentre assai diffusa, è stata parte di una strategia per delegittimare il governo siriano, con lo scopo di fomentare un 'cambio di regime'. Per comprendere ciò è necessario osservare che, prima dell'insurrezione armata del marzo 2011 di sono state delle spedizioni di armi dall'Arabia Saudita agli islamisti della moschea di Oman. E' inoltre utile esaminare la prima insurrezione della Fratellanza Musulmana a Hama nel 1982, a causa dei miti paralleli che sono cresciuti da entrambe le insurrezioni.

I servizi segreti USA (DIA 1982) ed il defunto scrittore britannico Patrick Seale (1988) danno delle descrizioni indipendenti ci quello che è accaduto a Hama. Dopo anni di attacchi violenti, settari della Fratellanza Musulmana della Siria, per la metà degli anni '80 il presidente siriano Hafez al Assad aveva 'spezzato la schiena' della loro ribellione settaria, che mirava ad imporre uno stato islamico salafita. Venne svelato un complotto per un finale colpo di stato e la Fratellanza 'si sentì pressata ad avviare' un'insurrezione nella sua roccaforte di Hama. Seale descrive l'inizio delle violenze in questo modo:

Alle 2 della notte del 2-3 febbraio 1982 un'unità dell'esercito che perlustrava la città vecchia cadde in un'imboscata. Dei tiratori scelti dalla cima dei tetti uccisero forse una dozzina di soldati ... [Il capo della Fratellanza] Abu Bakr [Umar Jawwad] diede l'ordine per un'insurrezione generale ... centinaia di combattenti islamisti si sollevarono .. . per il mattino circa settanta baathisti di primo piano erano stati massacrati ed i guerriglieri trionfanti dichiararono 'liberata' la città (Seale 1988: 332).

Tuttavia l'esercito rispose con un'enorme forza di circa 12.000 uomini e la battaglia infuriò per tre settimane. Fu una guerra civile appoggiata dall'estero, con alcune diserzioni dall'esercito. Seale continua:

Mentre la marea volse lentamente a favore del governo, i guerriglieri ripiegarono nei vecchi quartieri ... dopo pesanti bombardamenti e che entrarono commandos ed in parte irregolari sostenuti da carri armati ... molti civili furono massacrati nel prolungato rastrellamento, interi distretti rasi al suolo (Seale 1988: 333).

Due mesi più tardi un rapporto dei servizi segreti USA affermava: 'Le perdite totali per l'episodio di Hama ammontano probabilmente a circa 2.000. Questo comprende da 300 a 400 membri stimati dell''Apparato Segreto' d'elite della Fratellanza Musulmana (DIA 1982: 7).

Seale riconosce che anche l'esercito subì pesanti perdite. Allo stesso tempo, 'un gran numero morì nella caccia agli armati ... i simpatizzanti del governo stimano solo 3.000 ed i critici almeno 20.000 ... una cifra tra 5.000 e 10.000 potrebbe essere vicina alla verità'. Egli aggiunge:

'I guerriglieri erano degli avversari formidabili. Possedevano una fortuna in valuta estera ... [e] non meno di 15.000 mitragliatrici (Seale 1988: 335). Successive descrizioni della Fratellanza Musulmana hanno gonfiato le cifre, arrivando fino a '40.000 civili', tentando così di nascondere la sua insurrezione ed i massacri settari sostenendo che Hafez al Assad aveva eseguito un 'massacro di civili' (per es. Nassar 2014). L'allora presidente siriano incolpò una cospirazione su larga scala per l'insurrezione di Hama. Seale osserva che Hafez 'non era paranoico', poiché furono catturate molte armi USA e l'appoggio straniero era arrivato da diversi collaboratori degli USA: re Hussein di Giordania, le milizie cristiane libanesi (i 'Guardiani del cedro' allineati agli israeliani) e Saddam Hussein in Iraq (Seale 1988: 336-337).

L'insurrezione di Hama ci aiuta a comprendere le violenze di Daraa perché  nel 2011, ancora una volta, abbiamo visto islamisti armati utilizzare sparatorie dai tetti contro poliziotti e funzionari governativi, implicare le forze armate, soltanto per lamentarsi di 'massacro di civili' quando loro ed i loro collaboratori hanno subito l'attacco dell'esercito. Sebbene gli USA, attraverso i loro alleati, abbiano giocato una parte importante nell'insurrezione di Hama, quando era tutto finito, l'intelligence americana osservò in modo distaccato che: 'i siriani sono dei pragmatici che non vogliono un governo della Fratellanza Musulmana' (DIA 1982: vii).

Nel caso di Daraa e degli attacchi mossi a Homs ed alle aree circostanti nell'aprile 2011, lo scopo chiaramente dichiarato era ancora una volta di rovesciare il governo secolare ovvero il regime degli 'Alawi infedeli'. La linea del fronte dei collaboratori degli USA sono stati Arabia Saudita e Qatar quindi Turchia. Il capo della Fratellanza Musulmana, Muhammad Riyad Al-Shaqfa, il 28 marzo pubblicò una dichiarazione che non lasciava alcun dubbio che lo scopo del gruppo era settario. Il nemico era 'il regime secolare' ed i membri della Fratellanza 'devono assicurarsi che la rivoluzione sarà islamica pura e ch nessun'altra setta dovrebbe avere una quota del credito dopo il suo successo' (Al-Shaqfa 2011). Mentre minimizza il ruolo iniziale della Fratellanza, Sheikho conferma che 'ha colpito sopra il suo peso reale sul terreno durante l'insurrezione ... [a causa del] sostegno di Turchia e Qatar' ed alla sua capacità organizzativa generale (Sheikho 2013). Al tempo nel 2012 c'era un 'Consiglio Militare Supremo dell'Esercito Libero Siriano' (più un condotto per armi che qualche sorta di comando di esercito), che si diceva essere per due terzi dominato dalla Fratellanza Musulmana (Draitser 2012). Altri gruppi salafiti islamisti si unirono rapidamente a questa "Rivoluzione Siriana'. Un rapporto dell'intelligence USA dell'agosto 2012, contrariamente alle dichiarazioni pubbliche di Washington su 'ribelli moderati' affermava:

I salafiti, la Fratellanza Musulmana ed AQI [Al Qaeda in Iraq, più tardi ISIS] sono le forze principali che conducono la ribellione in Siria ... AQI ha sostenuto l'opposizione siriana dal principio, sia ideologicamente che attraverso i media (DIA 2012).

Nel febbraio 2011 in Siria c'era agitazione popolare, fino ad un certo punto influenzata dagli eventi in Egitto e Tunisia. Vi erano manifestazioni antigovernative e pro-governative ed un movimento genuino di riforma politica che da diversi anni agitava contro la corruzione ed il monopolio del Partito Ba’ath. Un rapporto del 2005 si riferiva a 'una schiera di movimenti di riforma che lentamente si organizzavano sotto la superficie' (Ghadry 2005) ed effettivamente le 'molte facce' di un'opposizione siriana, gran parte di essa non islamista, agitavano da circa lo stesso tempo (Sayyid Rasas 2013). Questi gruppi di opposizione politica meritano attenzione, in un'altra discussione (vedi Capitolo 5). Tuttavia, soltanto un settore di quella opposizione, la Fratellanza Musulmana ed altri salafiti, era collegata alle violenze che scoppiarono a Daraa. Iniziarono grandi dimostrazioni antigovernative, che sono state affrontate da enormi dimostrazioni pro-governative. All'inizio di marzo a Daraa furono arrestati alcuni adolescenti per dei graffiti che erano stati copiati da 'il popolo vuole rovesciare il regime' del Nord Africa. E' stato riferito che furono abusati dalla polizia locale , intervenne il presidente Bashar al Assad, il governatore locale fu licenziato e gli adolescenti furono rilasciati (Abouzeid 2011).

Tuttavia l'insurrezione islamista era in moto, prendendo copertura sotto le manifestazioni di strada. L'11 marzo, diversi giorno prima che scoppiassero le violenze a Daraa, vi furono dei rapporti che le forze siriane avevano sequestrato 'una grande spedizione di armi ed esplosivi e visori notturni ... in un camion dall'Iraq'. Il camion venne fermato all'attraversamento meridionale di Tanaf, vicino alla Giordania. L'agenzia di notizie del governo siriano SANA affermò che le armi erano intese 'per l'utilizzo in azioni che interessano la sicurezza interna della Siria e per spargere tensione e caos'. Le fotografie mostravano 'dozzine di granate e pistole come pure fucili e cartucciere'. L'autista dichiarò che le armi erano state caricate a Baghdad e di essere stato pagato $5.000 per consegnarle in Siria (Reuters 2011). Nonostante questa intercettazione, le armi raggiunsero Daraa, una città di confine di circa 150.000 abitanti. Qui è dove divergono le storie dei 'ribelli degli occidentali' e quelle degli indipendenti e divergono drammaticamente. L'unanimità dei media occidentali è che i dimostranti bruciarono e devastarono uffici governativi e quindi 'le forze di provinciali di sicurezza aprirono il fuoco sui marcianti, uccidendone diversi' (Abouzeid 2011). Dopo questo, i 'dimostranti' organizzarono manifestazioni davanti alla moschea di al-Omari, ma vennero a loro volta attaccati.

Il governo siriano, d'altra parte, ha dichiarato che ci sono stati degli attacchi non provocati alle forze di sicurezza, che hanno ucciso poliziotti e civili, assieme all'incendio di uffici governativi. Vi è stata la convalida straniera di questa descrizione. Mentre il suo titolo incolpava le forze di sicurezza per l'uccisione di 'dimostranti', il britannico Daily Mail (2011) mostrava immagini di pistole, fucili AK47 e bombe a mano che le forze di sicurezza avevano ritrovato dopo l'assalto alla moschea di al-Omari. Il giornale sottolineò i rapporti su 'una banda armata' che aveva aperto il fuoco su un'ambulanza, uccidendo 'un medico, un paramedico ed un poliziotto'. I canali dei media nei paesi vicini riportarono dell'uccisione di poliziotti siriani il 17-18 marzo. Il 21 marzo un rapporto di notizie libanese osservò che 'Sette poliziotti sono stati uccisi durante scontri tra le forze di sicurezza ed i dimostranti in Siria' (YaLibnan 2011), mentre un rapporto del Notiziario Nazionale di Israele dichiarava 'Sette poliziotti ed almeno quattro dimostranti sono stati uccisi in Siria ... ed il quartier generale del partito Ba’ath ed il tribunale sono stati incendiati (Queenan 2011). Questi poliziotti erano stati presi di mira da cecchini sui tetti.

Persino in queste circostanze il governo siriano esortava alla limitazione e tentava di rispondere al movimento di riforma politica. Il consigliere del presidente Assad, Dr Bouthaina Shaaban, ad una conferenza stampa raccontò che il presidente aveva ordinato 'non dovranno essere sparati proiettili veri, anche se la polizia, le forze di sicurezza o funzionai dello stato vengono uccisi'. Assad propose di rivolgersi alle richieste politiche, come la registrazione dei partiti politici, rimuovendo le norme di emergenza e permettendo maggiore libertà ai media (al-Khalidi 2011). Neanche nulla di questo sembrava interessare o dissuadere gli islamisti.

Diversi rapporti, inclusi rapporti video, hanno osservato cecchini sui tetti che sparavano alle folle ed ai poliziotti, durante i funerali di quelli già uccisi. E' stato affermato essere 'non chiaro chi stesse sparando a chi' (Al Jazeera 2011a), poiché 'un gruppo armato sconosciuto sulle cime dei tetti sparava ai dimostranti ed alle forze di sicurezza' Maktabi 2011). Tuttavia Al Jazeera (2011b), posseduta dalla monarchia del Qatar, subito suggerì energicamente che i tiratori scelti erano filogovernativi. 'Il presidente Bashar al Assad ha inviato migliaia di soldati siriani ed il loro armamento pesante a Daraa per un'operazione che il regime non vuole che nessuno al mondo veda', diciarò il canale del Qatar. Tuttavia il suggerimento di Al Jazeera che cecchini segreti filogovernativi stessero uccidendo 'soldati ed in ugual misura dimostranti' era illogica e fuori sequela. Le forze armate arrivarono a Daraa precisamente perché erano stati colpiti ed uccisi dei poliziotti.

L'Arabia Saudita, un alleato regionale chiave degli USA, aveva armato e finanziato le sette estremiste salafite sunnite per muoverle contro il governo secolare. Il funzionario saudita Anwar Al-Eshki più tardi confermò alla televisione BBC che il suo paese aveva mandato armi a Daraa ed alla moschea di al-Omari (Truth Syria 2012). Dall'esilio in Arabia Saudita, il salafita sceicco Adnan Arour chiamava alla guerra santa contro i musulmani liberali alawiti, che si diceva fossero dominati dal governo siriano: 'per Allah tritureremo [gli alawiti] in macinatori e daremo da mangiare la loro carne ai cani' (MEMRITV 2011). Lo scopo dei salafiti era uno stato teocratico o califfato. Lo slogan genocida 'Cristiani a Beirut, Alawiti alla tomba' diventò assai diffuso, un fatto riportato dai media nordamericani già nel maggio 2011 (per es. Blanford 2011). Gli islamisti della brigata Farouq dell'FSA avrebbero presto agito in base a queste minacce (Crimi 2012). L'analista canadese Michel Chossudovsky (2011) osservò: "Lo spiegamento di forze armate inclusi carri armati a Daraa [era] diretto contro un'insurrezione armata organizzata, che era attiva al confine fin da 17-18 marzo".

Dopo quei primi pochi giorni a Daraa l'uccisione delle forze di sicurezza siriane continuò, ma andò largamente non riportata fuori della Siria. Nondimeno, l'analista indipendente Sharmine Narwani all'inizio del 2012 e di nuovo a metà del 2014 scrisse della portata di queste uccisioni. Un'imboscata e massacro di soldati avvenne alla fine di marzo o inizio di aprile vicino a Daraa. Un convoglio dell'esercito venne fermato da una chiazza di petrolio nella strada della valle tra Daraa al-Mahata e Daraa al-Balad ed i camion furono mitragliati. Le stime sui soldati morti, da fonti del governo e dell'opposizione, variavano tra 18 e 60. A Daraa affermarono che queste uccisioni non venivano riportate perché: 'A quel tempo, il governo non voleva mostrare di essere debole e l'opposizione non voleva mostrare di essere armata'. Il blogger antigoverno siriano Nizar Nayouf registrò che questo massacro ebbe luogo nell'ultima settimana di marzo. Un altro scrittore antigovernativo, Rami Abdul Rahman (con sede in Inghilterra e che si definiva 'Osservatorio siriano sui diritti umani') affermò:

'E' stato il 1° aprile e circa 18 o 19 uomini delle forze di sicurezza ... furono uccisi' (Narwani 2014). Il vice ministro degli esteri Faisal Mikdad, lui stesso residente a Daraa, confermò che: 'questo incidente è stato nascosto dal governo ... come tentativo di non provocare ostilità o di non sollevare emozioni e di calmare le cose - per non incoraggiare ogni tentativo di infiammare le emozioni che potrebbe portare all'intensificazione della situazione' (Narwani 2014).

Tuttavia il significato di negare le uccisioni di antigovernativi armati è stato che, nei media occidentali, tutti i morti sono stati riportati come (a) vittime dell'esercito e (b) civili. Per ben più di sei mesi, quando un conteggio dei morti era menzionato nei media internazionali, era considerato accettabile suggerire che questi fossero tutti 'dimostranti' uccisi dall'esercito siriano. Per esempio, un rapporto Reuters del 24 marzo affermava che il principale ospedale di Daraa aveva ricevuto 'i cadaveri di almeno 37 dimostranti uccisi mercoledì' (Khalidi 2011). Osservare che tutti i morti erano diventati 'dimostranti', nonostante rapporti iniziali sull'uccisione di molti poliziotti e sanitari.

Il 25 aprile pure vicino a Daraa furono uccisi con le mitragliatrici altri diciannove soldati. La Narwani ha ottenuto i loro nomi e dettagli dal Ministero della Difesa siriano e ha corroborato questi dettagli con un altro documento di una fonte non governativa. Per tutto aprile del 2011, ha calcolato che furono uccisi 80-90 soldati siriani 'da tiratori sconosciuti in diverse aree attraverso la Siria' (Narwani 2014). Ha continuato confutando le pretese che i soldati uccisi fossero dei 'disertori', uccisi dall'esercito siriano per essersi rifiutati di sparare sui civili. Human Rights Watch, riferendosi ad interviste con 50 'attivisti' non nominati, sostenne che i soldati uccisi a quel tempo erano tutti dei 'disertori', assassinati dall'esercito (HRW 2011b). Tuttavia i funerali di ufficiali leali, mostrati a quell'epoca su internet, erano chiari. Persino Rami Abdul Rahman (l'OSDU), desideroso di incolpare l'esercito di uccidere civili, affermò che 'questo gioco di dire che l'esercito uccide disertori perché se ne vanno - non l'ho mai accettato' (Narwani 2014). Nondimeno i rapporti molto caricati erano confusionari.

La violenza si diffuse a nord, con l'assistenza di combattenti islamisti dal Libano, che raggiunsero Baniyas e le zone attorno a Homs. Il 10 aprile nove soldati furono uccisi in un'imboscata ad un autobus a Baniyas. Il 17 aprile a Homs generale  Abdo Khodr al-Tallawi fu ucciso con i suoi due figli ed un nipote ed il comandante siriano Iyad Kamel Harfoush fu abbattuto vicino alla sua casa. Due giorni dopo, il colonnello fuori servizio Mohammad Abdo Khadour venne ucciso nella sua automobile (Narwani 2014). Il commentatore nordamericano Joshua Landis (2011a) riferì la morte del cugino di sua moglie, uno dei soldati a Baniyas. Questi non furono i soli morti ma li menziono perché la maggior parte dei canali dei media occidentali mantengono fino ad oggi l'invenzione che non vi sia stata nessuna insurrezione islamista e che i 'dimostranti pacifici' non hanno preso le armi fino al settembre del 2011.

Al Jazeera, il principale canale dei media del Medio Oriente che appoggia la Fratellanza Musulmana, ha oscurato questi attacchi, come pure il rinforzo fornito da stranieri armati. L'ex giornalista di Al Jazeera Ali Hashem è stato uno dei molti che hanno dato le dimissioni dalla stazione posseduta dal Qatar (RT 2012), lamentandosi del profondo pregiudizio sulla sua rappresentazione delle violenze in Siria. Hashem aveva delle riprese di uomini armati che arrivavano dal Libano, ma queste sono state censurate dai suoi dirigenti del Qatar. 'In una lettera di dimissioni raccontavo agli alti dirigenti ... che era come nulla stesse accadendo in Siria'. Pensava che la 'rivoluzione libica' sia stata il punto di svolta di Al Jazeera, che ha segnato la fine della sua reputazione di gruppo dei media credibile (Hashem 2012).

I provocatori erano all'opera. Più tardi il jihadista tunisino ‘Abu Qusay’ ammise di essere stato un prominente 'ribelle siriano' incaricato di 'distruggere e profanare moschee sunnite', includendo scarabocchiare il graffito 'Non c'è altro Dio che Bashar’, una blasfemia per i musulmani devoti. Di questo venne poi data la colpa all'esercito siriano, con lo scopo di creare defezioni di sunniti dall'esercito. ‘Abu Qusay’ fu intervistato da giornalisti stranieri che dal suo accento non notarono che non era siriano (Eretz Zen 2014).

Anche il giornalista USA Nir Rosen, i cui rapporti erano generalmente critici del governo siriano, attaccò il consenso occidentale sulle violenze iniziali:

La questione dei disertori è una distrazione. La resistenza armata iniziò molto tempo prima che iniziassero le diserzioni ... Ogni giorno l'opposizione da una cifra dei morti, solitamente senza nessuna spiegazione ... Molti di quelli riportati uccisi erano di fatto combattenti dell'opposizione morti ma .... descritti nei rapporti come civili innocenti uccisi dalle forze di sicurezza ... ed ogni giorno anche dei membri dell'esercito siriano, delle forze di sicurezza ... venivano uccisi da combattenti anti-regime (Rosen 2012).

Per delegittimare il governo siriano ('Il Regime') e l'esercito siriano ('i lealisti di Assad') veniva giocata una partita di linguaggio e numeri che suggeriva che erano loro responsabili di tutte le violenze. Proprio mentre le forze della NATO bombardavano la Libia con lo scopo di rovesciare il governo libico, i funzionari USA iniziarono a richiedere che il presidente Assad si dimettesse. La Brookings Institution (Shaikh 2011) asserì che il presidente aveva 'perso la legittimità per restare al potere in Siria'. I senatori USA John McCain, Lindsay Graham e Joe Lieberman dichiararono che era tempo 'di allinearci inequivocabilmente con il popolo siriano nelle sue richiesta pacifica di un governo democratico' (FOX News 2011). Era svelata un'altra campagna di 'cambio di regime'.

In giugno, il segretario di stato Hilary Clinton respinse l'idea che fossero all'opera 'istigatori stranieri', affermando che 'la vasta maggioranza delle vittime sono stati civili disarmati' (Clinton 2011). Di fatto, come la Clinton sapeva molto bene, i suoi alleati sauditi proprio dal principio avevano armato gli estremisti. Anche la sua asserzione sulle vittime era sbagliata. Le Nazioni Unite (che più tardi avrebbero abbandonato questa conta delle vittime) stimarono da diverse fonti che, per l'inizio del 2012, vi erano più di 5.000 morti e quelle morti neil primo anno di conflitto comprendevano 478 poliziotti e 2.091 delle forze armate e delle forze di sicurezza (OHCHR 2012: 2; Narwani 2014). Vale a dire che nel primo anno più della metà delle vittime erano quelli delle forze di sicurezza. Questo calcolo indipendente non si riflesse nei rapporti dei media occidentali. I gruppi occidentali, come Human Rights Watch, assieme agli opinionisti USA (per es. Allaf 2012) continuarono a sostenere, persino dopo l'iniziale sconfitta della settaria Farouq-FSA a Homs e ben nel 2012, che le forze di sicurezza stavano massacrando 'dimostranti disarmati', che il popolo siriano 'non aveva altra scelta' che prendere le armi e che questo 'movimento di protesta' era stato 'in modo schiacciante pacifico fino al settembre del 2011' (HRW 2011a, HRW 2012). Le prove sopra citate dimostrano che questa storia era completamente falsa.

Infatti, il movimento politico di riforma era stato spinto via dalle strade dagli armati salafiti-islamisti, durante i mesi di marzo ed aprile. Per anni i gruppi di opposizione si erano mobilitati contro la corruzione ed il monopolio del Partito Ba’ath. Tuttavia la maggior parte non voleva la distruzione di quello che era uno stato socialmente inclusivo anche se autoritario e la maggior parte era contro entrambe la violenza settaria ed il coinvolgimento di potenze straniere. Appoggiava la protezione delle minoranze della Siria, la condizione relativamente elevata delle donne e l'istruzione e l'assistenza sanitaria gratuite del paese, mentre era contraria alle reti corrotte ed alla temuta polizia politica (Wikstrom 2011; Otrakji 2012).

In giugno la reporter Hala Jaber (2011) osservò che circa cinquemila persone parteciparono ad una manifestazione a Ma’arrat al-Numan, una piccola città del nordest della Siria, tra Aleppo e Hama. Afferma che la settimana precedente erano stati uccisi diversi 'dimostranti' mentre cercavano di bloccare la strada tra Damasco ed Aleppo. Dopo alcuni negoziati che ridussero le forze di sicurezza nella città, 'degli uomini con grosse barbe in automobili e pick-up senza targa' con 'fucili e lanciarazzi' iniziarono a sparare sul numero ridotto di forze di sicurezza. Fu inviato un elicottero militare a supporto delle forze di sicurezza. Dopo questo scontro 'quattro poliziotti e 12 dei loro attaccanti erano morti o stavano morendo. Altri 20 poliziotti erano feriti'. Gli agenti che scamparono al combattimento furono nascosti da alcuni anziani delle tribù che avevano partecipato alla manifestazione originaria. Quando il venerdì seguente si svolse la successiva 'manifestazione per la democrazia', 'affluirono soltanto 350 persone', principalmente uomini giovani ed alcuni militanti barbuti (Jaber 2011). Cinquemila dimostranti erano ridotti a 350 dopo gli attacchi manifesti dei salafisti.

Dopo mesi di manipolazione dei media, che nascondevano l'insurrezione islamista, dei siriani come Samer al Akhras, un giovane uomo di una famiglia sunnita, che era abituato a guardare Al Jazeera perché la preferiva alla TV di stato, si convinse ad appoggiare il governo siriano. Vedeva di persona la falsificazione dei rapporti di Al Jazeera ed alla fine di giugno 2011 scrisse:

Sono un cittadino siriano ed un essere umano. Dopo 4 mesi della vostra libertà fasulla ... Dite manifestazioni pacifiche e sparate ai nostri cittadini. Da oggi ... Sono [adesso] un sergente della riserva dell'esercito. Se prendo qualcuno ... di qualsiasi organizzazione terrorista che operi sul campo in Siria vi sparerò come voi sparate a noi. Questa è la nostra terra, non la vostra, gli schiavi della libertà fasulla americana (al Akhras 2011).

Riferimanti:

Abouzeid, Rania (2011) ‘Syria’s Revolt, how graffiti stirred an uprising’, Time, 22 marzo

Al Akhras, Samer (2011) ‘Syrian Citizen’, Facebook, 25 giugno, online: https://www.facebook.com/notes/sam-al-akhras/syrian-citizen/241770845834062?pnref=story

Al Jazeera (2011a) ‘Nine killed at Syria funeral processions’, 23 aprile, online: http://www.aljazeera.com/news/middleeast/2011/04/20114231169587270.html

Al Jazeera (2011b) ‘Deraa: A city under a dark siege’, 28 aprile, online: http://www.aljazeera.com/indepth/features/2011/04/2011427215943692865.html

Al-Shaqfa, Muhammad Riyad (2011) ‘Muslim Brotherhood Statement about the so-called ‘Syrian Revolution’’, Supervisore generale della Fratellanza Musulmana siriana, dichiarazione del 28 marzo, online a: http://truthsyria.wordpress.com/2012/02/12/muslim-brotherhood-statement-about-the-so-called-syrian-revolution/

Allaf, Rime (2012) ‘This Time, Assad Has Overreached’, NYT, 5 dicembre, online: http://www.nytimes.com/roomfordebate/2012/02/06/is-assads-time-running-out/this-time-assad-has-overreached

Blanford, Nicholas (2011) ‘Assad regime may be gaining upper hand in Syria’, Christian Science Monitor, 13 maggio, online: http://www.csmonitor.com/World/Middle-East/2011/0513/Assad-regime-may-be-gaining-upper-hand-in-Syria

Chossudovsky, Michel (2011) ‘Syria: who is behind the protest movement? Fabricating a pretext for US-NATO ‘Humanitarian Intervention’’, Global Research, 3 maggio, online: http://www.globalresearch.ca/syria-who-is-behind-the-protest-movement-fabricating-a-pretext-for-a-us-nato-humanitarian-intervention/24591

Clinton, Hilary (2011) ‘There is No Going Back in Syria’, US Department of State, 17 giugno, online: http://www.state.gov/secretary/20092013clinton/rm/2011/06/166495.htm

Maktabi, Rima (2011) ‘Reports of funeral, police shootings raise tensions in Syria’, CNN, 5 aprile, online: http://edition.cnn.com/2011/WORLD/meast/04/05/syria.unrest/

Crimi, Frank (2012) ‘Ethnic Cleansing of Syrian Christians’, Frontpagemag, 29 marzo, online: http://www.frontpagemag.com/2012/frank-crimi/ethnic-cleansing-of-syrian-christians/

Daily Mail (2011) ‘Nine protesters killed after security forces open fire by Syrian mosque’, 24 marzo

DIA (1982) ‘Syria: Muslim Brotherhood Pressure Intensifies’, Defence Intelligence Agency (USA), maggio, online: https://syria360.files.wordpress.com/2013/11/dia-syria-muslimbrotherhoodpressureintensifies-2.pdf

DIA (2012) ‘Department of Defence Information Report, Not Finally Evaluated Intelligence, Country: Iraq’, Defence Intelligence Agency, agosto, 14-L-0552/DIA/297-293, Levant report, online a: http://levantreport.com/2015/05/19/2012-defense-intelligence-agency-document-west-will-facilitate-rise-of-islamic-state-in-order-to-isolate-the-syrian-regime/

Draitser, Eric (2012) ‘Unmasking the Muslim Brotherhood: Syria, Egypt and beyond’, Global Research, 12 December, online: http://www.globalresearch.ca/unmasking-the-muslim-brotherhood-syria-egypt-and-beyond/5315406

Eretz Zen (2014) ‘Tunisian Jihadist Admits: We Destroyed & Desecrated Mosques in Syria to Cause Defections in Army’, Youtube Interview, 16 marzo, online: https://www.youtube.com/watch?v=fQ8awN8GLAk

FOX News (2011) ‘Obama Under Pressure to Call for Syrian Leader’s Ouster’, 29 aprile, online: http://www.foxnews.com/politics/2011/04/29/obama-pressure-syrian-leaders-ouster/

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Il Dr Tim Anderson è professore incaricato anziano di Economia Politica all'Università di Sydney. Compie ricerche e scrive di sviluppo, diritti ed autodeterminazione in America Latina, Asia-Pacifico e Medio Oriente. Ha pubblicato molte dozzine di capitoli ed articoli in una gamma di libri e periodici accademici. Il suo ultimo libro è stato Land and Livelihoods in Papua New Guinea (2015).

La fonte originale di questo articolo è Global Research

Copyright © Prof. Tim Anderson, Global Research, 2015