IRAQ: Il ritornello della 'guerra civile' nasconde

il programma USA delle squadre della morte

Doug Lorimer

 

Il 3 settembre, il consigliere per la sicurezza nazionale iracheno Mouwafak al Rubaie ha raccontato ai giornalisti che il presunto secondo in comando del piccolo gruppo al Qaeda in Iraq, Hamed Jumaa Farid, era stato arrestato pochi giorni prima nella parte nord orientale di Baghdad. Rubaie ha detto che era il capo più importante del gruppo dopo Abu Ayyub al Masri, che si ritiene abbia preso il controllo dopo che il 7 giugno un attacco aereo USA uccise Abu Musab al Zarqawi.

Rubaie ha detto che Saeedi era "direttamente responsabile" per l'attentato del 22 febbraio alla moschea della Cupola D'Oro di Samarra, a nord di Baghdad. Questo attacco, riferì l'Associated Press, fece iniziare il settario spargimento di sangue tra musulmani sciiti e sunniti spingendo l'Iraq verso la guerra civile".

La moschea era un simbolo di cooperazione tra le due principali sette musulmane in Iraq — una moschea a guida sunnita che alloggiava il santuario sciita di Askari.

Il 23 febbraio il Washington Post riportava che "dei testimoni hanno detto che i commando del ministero dell'interno e la polizia irachena isolavano con un cordone il tempio prima che avvenisse l'esplosione". Un residente che viveva vicino alla moschea ha raccontato al Post: “Stavo lasciando la mia casa per andare al lavoro alle 6, ma i commando [della polizia] non me lo hanno permesso ed hanno detto che era stato ordinato il coprifuoco. Circa un'ora più tardi abbiamo sentito le esplosioni".

Entro poche ore, i funzionari USA a Baghdad hanno incolpato dell'attentato degli insorti sunniti "vestiti come commando della polizia" — che è come ha riferito il fatto il New York Times del giorno successivo.

Incolpare dell'attentato alla moschea gli "insorti sunniti" ha fornito ai collaborazionisti di Washington nell'establishment politico-religioso sciita un pretesto per risvegliare l'ostilità verso i sunniti iracheni, che sono stati la principale base sociale del movimento di resistenza guerrigliero contro le forze di occupazione.

Il Grand'Ayatollah Ali Sistani, massima autorità religiosa sciita in Iraq, per esempio, il 22 febbraio pubblicò una dichiarazione che chiamava gli sciiti a proteste di strada. Decine di migliaia di sciiti scesero in strada, giurando vendetta. Entro poche ore, 168 moschee sunnite erano state danneggiate.

Più tardi quel giorno, l'ecclesiastico iracheno Moqtada al Sadr, un esplicito oppositore sciita dell'occupazione a guida USA, lesse un messaggio sulla TV Aljazeera biasimando gli attacchi alle moschee sciite e sunnite. Avvertì che vi era "un piano degli occupanti per fare scoppiare una guerra settaria".

Una settimana più tardi l'ambasciatore USA Zalmay Khalilzad accusò la milizia dell'Esercito Mahdi di Sadr di eseguire un'ondata di uccisioni di sunniti in seguito all'attentato alla moschea. Il Los Angeles Times del 7 marzo riferì che Khalilzad affermava che "gli USA non possono far altro che mantenere una forte presenza in Iraq — oppure rischiare un conflitto regionale nel quale gli arabi erano dalla parte dei sunniti e gli iraniani appoggiavano gli sciiti".

Da allora, il mantra di "una guerra civile settaria" di sciiti contro sunniti ha dominato i resoconti dei media corporativi occidentali sull'Iraq, nonostante le cifre del Pentagono dimostrino che il 90% degli "attacchi degli insorti" abbiano come obiettivo le truppe di occupazione e le forze di sicurezza irachene controllate dagli USA.

Il ritornello avviato da Khalilzad di "guerra civile settaria" ha confortevolmente terminato ogni esame serio nei media corporativi delle affermazioni, fatte dai sunniti nell'anno che ha preceduto l'attentato di Samarra, che le unità di polizia paramilitari del ministero dell'interno iracheno, guidate da "consiglieri" USA, eseguivano un programma su vasta scala di sequestri, torture ed esecuzioni extragiudiziarie di sospetti sostenitori della resistenza.

In quelle rare occasioni nelle quali da allora i media occidentali hanno riferito delle attività di queste squadre della morte, il ruolo dei loro istruttori e "consiglieri" USA non è mai stato esaminato.

Per esempio, il New York Times del 22 maggio riportava che si ritiene che nell'agosto del 2005 una brigata di commando della polizia abbia rapito ed ucciso 36 sunniti a Baghdad settentrionale. Sebbene fosse stato emesso da parte di un giudice un mandato di cattura per omicidio nei confronti del comandante dell'unità, "il mandato d'arresto non è mai stato eseguito, secondo i protocolli del processo".

Un portavoce della "Squadra di addestramento di assistenza della polizia civile" di Baghdad ha raccontato al quotidiano che i consiglieri militari USA erano "assegnati lo scorso agosto alla Brigata Vulcano, ma che non erano a conoscenza delle accuse riguardanti il massacro di Huriya o del mandato d'arresto in sospeso". A quanto pare la dichiarazione del portavoce per il NYT è stata sufficiente.

Solamente poche settimane prima dell'attentato di Samarra, il generale William Boykin, vice sottosegretario USA alla difesa per l'intelligence, confermò l'esattezza delle affermazioni che gli USA conducevano un programma di squadre della morte.

Il NYT del 4 febbraio riferiva che a Boykin “venne chiesto se il governo avesse dovuto ristabilire un programma per identificare ed assassinare avversari specifici, come l'Operazione Phoenix, condotta dalla CIA in Vietnam", con la quale le squadre della morte organizzate dagli USA uccisero almeno 26.000 civili vietnamiti tra il gennaio 1968 e l'agosto 1972.

"Enfatizzando che dava la sua opinione personale, il generale Boykin ha detto che le forze militari convenzionali dell'America e le sue squadre di Operazioni Speciali in Iraq ed in Afghanistan stavano 'facendo proprio un buon lavoro di quel tipo proprio ora'".

"Penso che stiamo facendo ciò che il programma Phoenix era progettato per fare, senza tutta quella segretezza", ha aggiunto Boykin.

Dall'aprile del 2004, la DynCorp International è stata il principale "contraente militare privato" che ha fornito addestramento alla polizia irachena reclutata dagli USA. Il Chicago Tribune del 13 maggio 2002 riferiva che "dati pubblici dimostrano che la DynCorp, che assume ex militari delle Forze Speciali ed operatori della CIA e li riappalta al governo, è collegata ad almeno 50 società affiliate e satelliti in tutti gli USA ed in tutto il mondo".

Nel luglio 2004 la United Press International riportò che attraverso contratti con il Dipartimento di Stato e con il Pentagono, che contano per il 98% del suo fatturato, la DynCorp “implementa per procura la politica estera" ed il suo personale della sicurezza "è completamente esente da pene criminali".

Il sito web della DynCorp vanta che per "più di 50 anni" alla società "sono affidate importanti responsabilità per mantenere al sicuro e pronto il nostro personale militare, per aiutare a lottare contro il flusso di narcotici illegali verso gli Stati Uniti, aiutare a proteggere i diplomatici americani ed importanti leader stranieri ed addestrare la polizia ed i militari in paesi critici per gli interessi degli USA".

Comunque, i media corporativi raramente riferiscono del collegamento tra questa società di facciata della CIA, la polizia irachena e l'ondata di esecuzioni extragiudiziarie che dal 2004 sono regolarmente montate.

Una rara eccezione è stato il NYT del 22 maggio, che riferiva che è stato dopo che il dipendente della DynCorp Jon Villanova “è arrivato la scorsa primavera a Bassora per collaborare a formare una forza di polizia nell'Iraq meridionale che i corpi cominciarono ad accatastarsi. Venti o più civili iracheni vennero trascinati dalle loro case, sparati alla testa e scaricati nelle strade.

"Le prove puntavano proprio ad alcune delle persone che lui e la sua squadra di consiglieri di polizia stranieri stavano sforzandosi di addestrare: un grappolo di ufficiali anziani che operavano da una stazione di polizia chiamata Jamiat.

"Ma i funzionari locali resistettero ai tentativi di perseguire gli ufficiali. All'epoca nella quale i funzionari di Baghdad intervennero nove mesi più tardi, la corruzione a Bassora era divenuta così grave che l'unità affari interni di 135 membri, istituita per mantenere l'ordine nella polizia, operava come una cerchia di ricattatori, rapitori ed assassini, hanno detto funzionari americani ed iracheni".

Da Green Left Weekly, 13 settembre 2006.