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Guerra di classe in Europa

4 aprile 2013

 

 

Le misure punitive imposte a Cipro segnano un aggravamento qualitativo dell'offensiva della guerra di classe della borghesia europea.

Secondo i termini dettati dalla troikal'Unione Europea (UE), la Banca Centrale Europea (BCE) e il Fondo Monetario Internazionaleil prestito del salvataggio bancario di €10 miliardi è legato a distruggere le basi economiche della vita sulla piccola isola del Mediterraneo. Le sue banche principali vengono chiuse o pesantemente ristrutturate, con tagli di capelli di fino al 60% sui depositi sopra €100.000, per rimborsare la BCE.

Che questa sia un'operazione di saccheggio da parte dei settori più potenti del capitale finanziario viene reso evidente dalla bozza filtrata "memorandum d'intendimento" tra il governo cipriota e la troika.

Contrassegnato "sensibile", stabilisce che Cipro deve attuare "riforme strutturali" immediate, comprendenti l'aumento dell'età pensionabile, la drastica riduzione di posti di lavoro del settore pubblico, vaste privatizzazioni e un "piano d'introduzione" per lo sfruttamento e l'"organizzazione di mercato" delle risorse energetiche naturali del paese.

Inoltre deve istituire "un sistema di indicizzazione salariale proporzionato" alla "competitività dell'economia". In conformità a condizioni nelle quali il PIL di Cipro è previsto calare fino al 25% e la disoccupazione a raddoppiare nei prossimi due anni, questo significa tagli salariali feroci.

Cosa spiega questa criminalità politica da parte dell'elite dominante? Le sue ragioni sono state disposte da Maria Damanaki, Commissario Europeo per la Grecia in un'intervista alla radio FM To Vima mentre cominciava a rivelarsi la crisi a Cipro.

"La strategia della Commissione Europea nel corso dell'anno e mezzo o due passati è stata di ridurre il costo del lavoro in tutti i paesi europei allo scopo di migliorare la competitività delle imprese europee sui rivali dell'Europa orientale e dell'Asia", ha dichiarato.

Questo programma di fondo è alla base dei salvataggi socialmente distruttivi che la UE ha imposto a Cipro, alla Grecia e ai paesi per tutta Europa. Se la UE è disposta a devastare paesi interi, è perché la sua agenda fondamentale è di far ritornare le masse dei lavoratori europei alla povertà, in nome di assicurare la competitività del capitale europeo contro i suoi rivali internazionali.

L'implicazione del riferimento casuale della Damanaki al bisogno di competere contro Cina ed Europa orientale è il ritorno della classe lavoratrice europea a condizioni non viste dagli anni '30, in modo da ingrassare i profitti dell'aristocrazia finanziaria europea.

In Cina, il salario minimo ufficiale mensile varia per provincia da €60 a €200. Ma l'Europa orientale non è molto indietro, con il minimo mensile stabilito a €157 in Romania, €159 in Bulgaria, crescente a €312 nella Repubblica Ceca e a €377 in Polonia.

Questi tassi di salario da livello di povertà sono il diretto risultato della "terapia shock" portata a termine in Europa orientale negli anni '90, seguita al crollo dell'Unione Sovietica e dei suoi stati satelliti.

Aprendo la strada in Germania Est per mezzo della Treuhand—l'agenzia della privatizzazione diretta da confidenti selezionati con cura dalle principali imprese e banche della Germaniale infrastrutture industriali e sociali di questi paesi sono state chiuse o svendute a prezzi super-scontati.

Con milioni di disoccupati, la regione è stata trasformata in una riserva di lavoro a buon mercato per le società transnazionali che si sono precipitate ad aprire bottega. Ora, l'intera borghesia europea sta utilizzando la crisi economica globale per istituire il "modello" europeo orientale come la nuova normale per tutto il continente.

All'incirca 20 anni dopo la liquidazione dell'Unione Sovietica, l'elite dominante non compie nessuna finzione che il risultato finale non sarà la prosperità crescente in una "Europa sociale". Invece, i diritti dei lavoratori sono condannati come un ostacolo alla competitività del capitale europeo che devono essere brutalmente abbattuti in una corsa verso il fondo.

Interi paesi vengono dichiarati l'equivalente di "stati falliti", le loro economie saccheggiate e la disoccupazione spinta su in modo da raggiungere i livelli di super-sfruttamento trovati in Bulgaria.

Come ha riportato lo scorso anno Foreign Policy.com tedesco, "In Grecia, l'agenzia statale di promozione del commercio estero 'Commercio ed investimenti della Germania' (GTAI) agisce come 'consulente' per il 'Fondo di Sviluppo delle Risorse Ellenico' (HRADF) che, dalla fine di marzo, possiede tutti i titoli di proprietà dei beni dello stato greco e sta preparando la loro vendita".

Ha scritto che "Modellato secondo la Treuhand tedesca", il HRADF sta "beneficiando della 'esperienza tedesca nel processo di privatizzazione e ristrutturazione degli stati tedeschi formati di recente", secondo il ministro dell'economia tedesco".

Questo stesso modello, che riguarda piani per zone economiche speciali, agenzie di privatizzazione e radicali riforme del lavoro e tagli allo stato sociale, viene introdotto in Spagna, Portogallo e altrove.

Come risultato, il Conference Board, un gruppo di consultazione, in gennaio ha riferito che il costo del lavoro unitarioche considera come rilevanti i diritti sociali dei lavoratori, come pensioni e indennitàin questi paesi tra il 2011 ed il 2012 era "precipitato", e di quasi il 10% in Grecia.

Questo è soltanto l'inizio. In Grecia, dove il salario minimo lo scorso anno è stato tagliato del 25% a €510 al mese per quelli sotto i 25 anni e a €740 per gli altri, i leader imprenditoriali domandano apertamente riduzioni a €250 al mese.

E' questa spinta a distruggere i salari e le condizioni dei lavoratori che spiega la spietatezza con la quale la UE ha trattato Cipro. E' inteso come un avvertimento da parte dell'elite dominante europea che non si fermerà davanti a nulla per realizzare i suoi scopi.

Che si senta libera di agire con impunità è responsabilità dei sindacati e dei gruppi della pseudo-sinistra, come SYRIZA in Grecia, che funzionano come i più stridenti difensori politici della UE e soffocano l'opposizione politica nella classe lavoratrice. Queste organizzazioni, che rappresentano uno strato privilegiato della classe medio alta, hanno un interesse acquisito a permettere al capitale europeo di avere la meglio contro i suoi rivali.

La controrivoluzione sociale in moto in Europa può essere sconfitta soltanto attraverso i metodi della lotta di classe. Tutto dipende dallo sviluppo di un'offensiva continentale unita contro la UE, i suoi governi costituenti ed i loro apologeti politici nella lotta per gli Stati Uniti Socialisti d'Europa.

Julie Hyland