|
Le misure punitive imposte a Cipro segnano un aggravamento
qualitativo dell'offensiva della guerra di classe della borghesia
europea.
Secondo i termini dettati dalla troika—l'Unione Europea (UE), la Banca Centrale Europea (BCE) e il Fondo Monetario
Internazionale—il prestito del salvataggio bancario di €10 miliardi è legato a distruggere
le basi economiche della vita sulla piccola isola del Mediterraneo.
Le sue banche principali vengono chiuse o pesantemente
ristrutturate, con tagli di capelli di fino al 60% sui depositi
sopra €100.000, per rimborsare la BCE.
Che questa sia un'operazione di saccheggio da parte dei settori
più potenti del capitale finanziario viene reso evidente dalla bozza
filtrata "memorandum d'intendimento" tra il governo cipriota e la
troika.
Contrassegnato "sensibile", stabilisce che Cipro deve attuare
"riforme strutturali" immediate, comprendenti l'aumento dell'età
pensionabile, la drastica riduzione di posti di lavoro del settore
pubblico, vaste privatizzazioni e un "piano d'introduzione" per lo
sfruttamento e l'"organizzazione di mercato" delle risorse
energetiche naturali del paese.
Inoltre deve istituire "un sistema di indicizzazione salariale
proporzionato" alla "competitività dell'economia". In conformità a
condizioni nelle quali il PIL di Cipro è previsto calare fino al 25%
e la disoccupazione a raddoppiare nei prossimi due anni, questo
significa tagli salariali feroci.
Cosa spiega questa criminalità politica da parte dell'elite
dominante? Le sue ragioni sono state disposte da
Maria Damanaki, Commissario Europeo per la Grecia in un'intervista alla radio FM
To Vima
mentre cominciava a rivelarsi la crisi a Cipro.
"La strategia della Commissione Europea nel corso dell'anno e
mezzo o due passati è stata di ridurre il costo del lavoro in tutti
i paesi europei allo scopo di migliorare la competitività delle
imprese europee sui rivali dell'Europa orientale e dell'Asia", ha
dichiarato.
Questo programma di fondo è alla base dei salvataggi
socialmente distruttivi che la UE ha imposto a Cipro, alla Grecia e
ai paesi per tutta Europa. Se la UE è disposta a devastare paesi
interi, è perché la sua agenda fondamentale è di far ritornare le
masse dei lavoratori europei alla povertà, in nome di assicurare la
competitività del capitale europeo contro i suoi rivali
internazionali.
L'implicazione del riferimento casuale della
Damanaki al bisogno di competere contro Cina ed Europa orientale è il ritorno della
classe lavoratrice europea a condizioni non viste dagli
anni '30, in modo da ingrassare i profitti dell'aristocrazia
finanziaria europea.
In Cina, il salario minimo ufficiale mensile varia per
provincia da €60 a €200. Ma l'Europa orientale non è molto indietro,
con il minimo mensile stabilito a
€157 in Romania, €159 in Bulgaria, crescente a €312 nella Repubblica Ceca e a €377 in Polonia.
Questi tassi di salario da livello di povertà sono il diretto
risultato della "terapia
shock"
portata a termine in Europa orientale negli anni '90, seguita
al crollo dell'Unione Sovietica e dei suoi stati satelliti.
Aprendo la strada in Germania Est per mezzo della
Treuhand—l'agenzia della privatizzazione diretta da
confidenti selezionati con cura dalle principali imprese e
banche della Germania—le infrastrutture industriali e sociali di questi paesi sono state chiuse o
svendute a prezzi super-scontati.
Con milioni di disoccupati, la regione è stata trasformata in
una riserva di lavoro a buon mercato per le società transnazionali
che si sono precipitate ad aprire bottega. Ora, l'intera borghesia
europea sta utilizzando la crisi economica globale per istituire il
"modello" europeo orientale come la nuova normale per tutto il
continente.
All'incirca 20 anni dopo la liquidazione dell'Unione Sovietica,
l'elite dominante non compie nessuna finzione che il risultato
finale non sarà la prosperità crescente in una "Europa sociale".
Invece, i diritti dei lavoratori sono condannati come un ostacolo
alla competitività del capitale europeo che devono essere
brutalmente abbattuti in una corsa verso il fondo.
Interi paesi vengono dichiarati l'equivalente di "stati
falliti", le loro economie saccheggiate e la disoccupazione spinta
su in modo da raggiungere i livelli di super-sfruttamento trovati in
Bulgaria.
Come ha riportato lo scorso anno
Foreign Policy.com tedesco, "In Grecia, l'agenzia statale di promozione del commercio estero
'Commercio ed investimenti della Germania' (GTAI) agisce come
'consulente' per il 'Fondo di Sviluppo delle Risorse Ellenico'
(HRADF) che, dalla fine di marzo,
possiede tutti i titoli di proprietà dei beni dello stato greco
e sta preparando la loro vendita".
Ha scritto che "Modellato secondo la
Treuhand tedesca", il
HRADF sta "beneficiando della 'esperienza tedesca nel processo di privatizzazione
e ristrutturazione
degli stati tedeschi formati di recente", secondo il ministro
dell'economia tedesco".
Questo stesso modello, che riguarda piani per zone
economiche speciali, agenzie di privatizzazione e radicali riforme
del lavoro e tagli allo stato sociale, viene introdotto in Spagna,
Portogallo e altrove.
Come risultato, il
Conference Board, un gruppo di consultazione, in gennaio ha riferito che il costo del lavoro
unitario—che considera come rilevanti i diritti sociali dei lavoratori, come pensioni
e indennità—in questi paesi tra il 2011 ed il 2012 era "precipitato", e di quasi il 10%
in Grecia.
Questo è soltanto l'inizio. In Grecia, dove il salario minimo
lo scorso anno è stato tagliato del 25% a €510 al mese per quelli
sotto i 25 anni e a €740 per gli altri, i leader imprenditoriali
domandano apertamente riduzioni a €250 al mese.
E' questa spinta a distruggere i salari e le condizioni dei
lavoratori che spiega la spietatezza con la quale la UE ha trattato
Cipro. E' inteso come un avvertimento da parte dell'elite dominante
europea che non si fermerà davanti a nulla per realizzare i suoi
scopi.
Che si senta libera di agire con impunità è responsabilità dei
sindacati e dei gruppi della pseudo-sinistra, come
SYRIZA in Grecia, che funzionano come
i più stridenti difensori politici della UE e soffocano
l'opposizione politica nella classe lavoratrice. Queste
organizzazioni, che rappresentano uno strato privilegiato della
classe medio alta, hanno un interesse acquisito a permettere al
capitale europeo di avere la meglio contro i suoi rivali.
La controrivoluzione sociale in moto in Europa può essere
sconfitta soltanto attraverso i metodi della lotta di classe. Tutto
dipende dallo sviluppo di un'offensiva continentale unita contro la
UE, i suoi governi costituenti ed i loro apologeti politici nella
lotta per gli Stati Uniti Socialisti d'Europa.
Julie Hyland
|