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Il capitalismo, la guerra ed il collasso della democrazia

di Tom Carter
22
aprile 2015

 

Il primo decennio e mezzo del 21° secolo conferma che il militarismo ed il bellicismo vanno di pari passo con gli attacchi ai diritti democratici ed allo sviluppo dello stato di polizia. Questo stesso periodo ha testimoniato un'implacabile offensiva contro la classe lavoratrice, risultante nell'arricchimento di un ceto ristretto di super-ricchi al mondo con strabilianti somme di denaro.

Le esperienze di questo periodo sottolineano il fatto che la lotta per difendere i diritti democratici e migliorare le condizioni materiali e sociali della classe lavoratrice è legata inseparabilmente con la lotta contro la guerra imperialista.

Da nessuna parte ciò è più chiaro che negli Stati Uniti, il centro dell'imperialismo mondiale. Con la loro maschera democratica a brandelli e le loro infrastrutture economiche e sociali in stato di avanzata decomposizione, gli Stati Uniti somigliano sempre più ad uno stato presidio, contrassegnato da incarcerazione di massa, endemica brutalità poliziesca, onnipresente sorveglianza e da un sempre più massiccio e dominante apparato militare-servizi segreti.

Il collasso della democrazia

Il 21° secolo si è aperto con la rottura decisiva da parte della classe dominante americana di ciò che restava delle sue tradizioni democratiche. Nel 2000, la Corte Suprema ha ordinato allo stato della Florida di smettere di contare i voti e ha installato come presidente George W. Bush. Non vi è stata nessuna opposizione del Partito Democratico o di ogni altro settore dell'establishment politico e dei media a questa palese sconfessione del diritto di voto ed dei diritti democratici in generale. Che il furto delle elezioni del 2000 fosse una pietra miliare nella disintegrazione della democrazia americana è stato indicato dagli individui che la classe dominante americana ha scelto per fornire di personale il suo nuovo governo--un appello di arci-reazionari, inclusi Dick Cheney, Paul Wolfowitz, Donald Rumsfeld e John Bolton.

L'anno seguente, l'amministrazione Bush ha inaugurato la cosiddetta "guerra al terrorismo", istituendo una nuova struttura politica di "stato di emergenza" che è rimasta in ordine fino ad oggi. Dal principio, la guerra al terrorismo non era nient'altro che un falso pretesto per l'implementazione di un'agenda interna antidemocratica e di una politica estera militarista. Dall'inizio, ha avuto il pieno sostegno di entrambe i partiti democratico e repubblicano.

Il lancio della guerra al terrorismo è stato seguito da uno sbarramento di legislazione antidemocratica che comprendeva il PATRIOT Act. Nel frattempo, l'amministrazione Bush ha ripudiato espressamente il diritto internazionale, inclusa le Convenzioni di Ginevra e ha autorizzato segretamente il rapimento, la detenzione e la tortura degli individui presi di mira senza accuse o processo. Termini e frasi come "rendition", "interrogatorio intensificato", “Abu Ghraib” e “waterboarding”, tra gli altri, sono entrati nel lessico ufficiale.

La guerra al terrorismo ha coinciso con un incremento massiccio dell'apparato repressivo dello stato all'interno degli USA. Il Dipartimento della Sicurezza Interna è stato istituito nel 2002 e da allora è servito come una conduttura attraverso la quale sono smistati miliardi di dollari nei dipartimenti di polizia locali, trasformandoli in forze paramilitari occupanti che sono piene di armamento militare.

In seguito all'attentato alla Maratona di Boston nel 2013, queste forze paramilitari hanno partecipato al giro di prova di "isolamento" da stato di polizia di un'intera città, con la regola della legge totalmente sospesa mentre la polizia armata pesantemente conduceva perquisizioni  di abitazioni senza mandato attraverso interi quartieri.

La militarizzazione della polizia viene riflessa dall'epidemia di uccisioni poliziesche. Attualmente la polizia uccide una media di attorno a tre persone al giorno ed il numero dei morti continua a montare. Quest'anno, finora la polizia ha ucciso più di 300 persone. Al tasso attuale, il numero dei morti raggiungerà i 1.100 per la fine dell'anno.

Il governo USA--in flagrante violazione della costituzione--ha edificato uno stato di sorveglianza storicamente senza precedenti. La portata illimitata delle operazioni di spionaggio interno americano è stata riassunta in una diapositiva di presentazione interna svelata dall'informatore della NSA Edward Snowden. La diapositiva portava il titolo: "Raccogliete tutto, processate tutto, associate tutto, fiutate tutto, conoscete tutto".

Il collasso della democrazia borghese negli USA è accelerato con l'inaugurazione di Barack Obama nel 2008. L'amministrazione Obama sarà forse meglio ricordata per il suo sfrontato programma di "assassini mirati".

In procedimenti segreti noti come "Martedì del terrorismo", basati su accuse segrete e su prove segrete, il presidente ordina assassini extragiudiziali con droni senza accuse o processo. Almeno quattro cittadini USA sono già stati assassinati in questo programma ed il ministro della giustizia di Obama, Eric Holder, si è espressamente rifiutato di escludere assassini sul suolo degli USA.

Secondo i legali dell'amministrazione Obama, il presidente ha l'autorità per firmare il mandato di morte di qualunque persona, dovunque nel mondo, su asserzione gratuita non revisionabile del presidente stesso. Non si può immaginare una violazione più chiara di entrambe la lettera e lo spirito della Carta dei Diritti, che nel Quinto Emendamento prevede che nessuna persona "sarà privata della vita... sen giusto processo di legge".

Diritti democratici, giusto processo, la Carta dei Diritti, la regola della legge--è difficile emettere queste frasi con un volto onesto in riferimento all'America del 21° secolo.

Più di 23 milioni di individui negli USA sono dietro le sbarre, al costo di più di $60 miliardi ogni anno. Nel frattempo, l'establishment politico americano è permeato di corruzione e criminalità. I criminali di guerra ed i loro complici, torturatori, assassini, criminali di Wall Street ed assassini in divisa con distintivo operano con impunità al di fuori della legge.

La guerra

Il collasso della democrazia borghese è proceduto assieme ad una parallela esplosione del militarismo americano.

Il lancio della guerra al terrorismo ha coinciso con l'invasione dell'Afghanistan nel 2001, con un'occupazione che è risultata in decine di migliaia di morti e che ad oggi continua. Nel marzo del 2003, gli Stati Uniti hanno invaso l'Iraq sulla base di menzogne su "armi di distruzioni di massa". Dopo una dozzina di anni di occupazione, il paese è stato completamente devastato, con un numero di morti forse eccedente il milione.

Con l'inaugurazione di Obama nel 2008 è arrivato il "perno sull'Asia", una politica diplomatica e militare aggressiva che cerca di accerchiare la Cina con basi militari ed alleanze, infiamma le tensioni regionali e provocare alla fine una grande guerra.

Con progressivamente meno pubblica discussione, la campagna dell'America per la dominazione mondiale si è ampliata a comprendere interventi in Libia, Siria, Pakistan, Somalia, Yemen ed altrove. Secondo un calcolo, lo scorso anno le forze americane erano schierate in 133 paesi, il 70% dei paesi al mondo.

L'America è permanentemente in guerra. Difficilmente nel mondo vi è un conflitto che non si possa rintracciare, in tutto o in parte, all'imperialismo americano.

Nel febbraio del 2014, le tensioni internazionali sono state infiammate ancora di più da un colpo di stato appoggiato dagli americani e dagli europei in Ucraina, che è stato guidato da elementi dell'ultra-destra e fascisti, facendo piombare il paese nella guerra civile. Il golpe è stato accompagnato dal tintinnare di sciabole diretto contro la Russia sulla stampa americana ed europea.

L' establishment politica USA dice con enfasi locuzioni come "libertà" e "democrazia", ma se si vuole realmente sapere dove sta l'America, si deve soltanto esaminare il suo sostegno per le tendenze apertamente pro-naziste in ucraina, come pure il suo appoggia alla dittatura militare in Egitto ed alla monarchia assolutista in Arabia Saudita.

La spinta dell'America alla dominazione mondiale la porta inevitabilmente in conflitto con rivali come la Russia e la Cina e pone un chiaro pericolo di una Terza Guerra Mondiale che coinvolge stati con armi nucleari. Gli USA stanno effettuando esercitazioni alle frontiere russe e hanno fornito garanzie di sostegno militare agli stati dell'Europa orientale nel caso di conflitto militare con la Russia. Per prendere in prestito un avvertimento che Trotsky spiccò alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, "una catastrofe minaccia l'intera cultura dell'umanità".

Il capitalismo

La spinta alla guerra e verso uno stato di polizia coincide con un drammatico incremento della disuguaglianza sociale negli USA ed in tutto il mondo. Secondo un rapporto di gennaio dell'organizzazione di beneficenza Oxfam, l'1% della gente più ricca del mondo ora possiede il 48% della ricchezza globale, lasciando che soltanto il 52% sia condiviso tra l'altro 99% della popolazione mondiale. Ci si aspetta che il prossimo anno la quota dell'1% più ricco raggiunga più del 50%.

La ricchezza delle 80 persone più ricche al mondo uguaglia la ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale, ovvero 3,5 miliardi di persone. Tra il 2009 ed il 2014 questi 80 individui più ricchi hanno raddoppiato la loro ricchezza, mentre la ricchezza della metà più povera era inferiore nel 2014 di quanto lo fosse nel 2009.

Negli USA, l'1% della popolazione in cima ha accumulato il 95% di tutti i guadagni di reddito dal 2009.

La democrazia è incompatibile con tali livelli di disuguaglianza. Negli Stati Uniti gli interessi dei super-ricchi dominano tutta la vita ufficiale, compresi i partiti politici ed i media. Gli interessi della vasta maggioranza della popolazione vengono sistematicamente esclusi.

La storia dei quindici anni passati non è una serie di incidenti casuali. La correlazione tra la guerra, il collasso della democrazia e la disuguaglianza sociale che si allarga non è semplicemente fortuita. Invece, questi fenomeni interrelati hanno le loro radici in condizioni oggettive e possono essere rintracciate negli interessi divergenti di classe sociali differenti e tra rivali imperialisti.

Il militarismo, il bellicismo e la reazione politica e sociale sono le politiche della classe capitalista, che cerca di mettersi al sicuro e di arricchirsi attraverso la violenza oltremare e di reprimere e dividere l'opposizione alle sue politiche impopolari all'interno. Gli interessi oggettivi della classe lavoratrice internazionale sono l'opposto: la difesa e l'espansione della democrazia, la pace, il progresso, l'eliminazione delle frontiere nazionali e la riorganizzazione socialista della società.

Una soluzione permanente affronta il problema alle radici. La lotta contro la guerra, per difendere i diritti democratici e per l'uguaglianza sociale richiede una lotta per rimpiazzare il capitalismo con il socialismo, vale a dire, rimpiazzare una società basata sui profitti e gli interessi di pochissimi con una società globale basata sui bisogni e le aspirazioni di tutti. Questa lotta, a sua volta, richiede la mobilitazione e la partecipazione consapevole della classe lavoratrice a livello internazionale, come pure una leadership permeata delle tradizioni e delle esperienze del movimento dei lavoratori del secolo e mezzo passato.

Il 3 maggio, il Comitato Internazionale della Quarta Internazionale, che rappresenta il movimento mondiale fondato nel 1938 da Leon Trotsky, terrà un raduno del 1° Maggio online. I lavoratori, gli studenti, i giovani e tutti coloro che sono interessati in questa prospettiva dovrebbero fare progetti per assistervi.