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Il primo decennio e mezzo del 21° secolo conferma che il
militarismo ed il bellicismo vanno di pari passo con gli attacchi ai
diritti democratici ed allo sviluppo dello stato di polizia. Questo
stesso periodo ha testimoniato un'implacabile offensiva contro la classe
lavoratrice, risultante nell'arricchimento di un ceto ristretto di
super-ricchi al mondo con strabilianti somme di denaro.
Le esperienze di questo periodo sottolineano il fatto che la lotta
per difendere i diritti democratici e migliorare le condizioni materiali
e sociali della classe lavoratrice è legata inseparabilmente con la
lotta contro la guerra imperialista.
Da nessuna parte ciò è più chiaro che negli Stati Uniti, il centro
dell'imperialismo mondiale. Con la loro maschera democratica a brandelli
e le loro infrastrutture economiche e sociali in stato di avanzata
decomposizione, gli Stati Uniti somigliano sempre più ad uno stato
presidio, contrassegnato da incarcerazione di massa, endemica brutalità
poliziesca, onnipresente sorveglianza e da un sempre più massiccio e
dominante apparato militare-servizi segreti.
Il collasso della democrazia
Il 21° secolo si è aperto con la rottura decisiva da parte della
classe dominante americana di ciò che restava delle sue tradizioni
democratiche. Nel 2000, la Corte Suprema ha ordinato allo stato della
Florida di smettere di contare i voti e ha installato come presidente
George W. Bush.
Non vi è stata nessuna opposizione del Partito Democratico o di
ogni altro settore dell'establishment politico e dei media
a questa palese sconfessione del diritto di voto ed dei diritti
democratici in generale. Che il furto delle elezioni del 2000 fosse una
pietra miliare nella disintegrazione della democrazia americana è stato
indicato dagli individui che la classe dominante americana ha scelto per
fornire di personale il suo nuovo governo--un appello di
arci-reazionari, inclusi
Dick Cheney, Paul Wolfowitz, Donald
Rumsfeld
e John Bolton.
L'anno seguente, l'amministrazione Bush ha inaugurato la cosiddetta
"guerra al terrorismo", istituendo una nuova struttura politica di
"stato di emergenza" che è rimasta in ordine fino ad oggi. Dal
principio, la
guerra al terrorismo non era nient'altro che un falso pretesto per
l'implementazione di un'agenda interna antidemocratica e di una politica
estera militarista. Dall'inizio, ha avuto il pieno sostegno di entrambe
i partiti democratico e repubblicano.
Il lancio della
guerra al terrorismo è stato seguito da uno sbarramento di
legislazione antidemocratica che comprendeva il
PATRIOT Act. Nel frattempo,
l'amministrazione Bush ha
ripudiato espressamente il diritto internazionale, inclusa le
Convenzioni di Ginevra e ha autorizzato segretamente il rapimento, la
detenzione e la tortura degli individui presi di mira senza accuse o
processo. Termini e frasi come "rendition",
"interrogatorio intensificato",
“Abu Ghraib”
e “waterboarding”, tra gli altri,
sono entrati nel lessico ufficiale.
La
guerra al terrorismo ha coinciso con un incremento massiccio
dell'apparato repressivo dello stato all'interno degli USA. Il
Dipartimento della Sicurezza Interna è stato istituito nel 2002 e da
allora è servito come una conduttura attraverso la quale sono smistati
miliardi di dollari nei dipartimenti di polizia locali, trasformandoli
in forze paramilitari occupanti che sono piene di armamento militare.
In seguito all'attentato alla Maratona di Boston nel 2013, queste
forze paramilitari hanno partecipato al giro di prova di "isolamento" da
stato di polizia di un'intera città, con la regola della legge
totalmente sospesa mentre la polizia armata pesantemente conduceva
perquisizioni
di abitazioni
senza mandato attraverso interi quartieri.
La militarizzazione della polizia viene riflessa dall'epidemia di
uccisioni poliziesche. Attualmente la polizia uccide una media di
attorno a tre persone al giorno ed il numero dei morti continua a
montare. Quest'anno, finora la polizia ha ucciso più di 300 persone. Al
tasso attuale, il numero dei morti raggiungerà i 1.100 per la fine
dell'anno.
Il governo USA--in flagrante violazione della costituzione--ha
edificato uno stato di sorveglianza storicamente senza precedenti. La
portata illimitata delle operazioni di spionaggio interno americano è
stata riassunta in una diapositiva di presentazione interna svelata
dall'informatore della NSA
Edward Snowden.
La diapositiva portava il
titolo: "Raccogliete tutto, processate tutto, associate
tutto, fiutate tutto, conoscete tutto".
Il collasso della democrazia borghese negli USA è accelerato con
l'inaugurazione di
Barack Obama
nel 2008.
L'amministrazione Obama sarà forse meglio ricordata per il suo
sfrontato programma di "assassini mirati".
In procedimenti segreti noti come "Martedì del terrorismo", basati
su accuse segrete e su prove segrete, il presidente ordina assassini
extragiudiziali con droni senza accuse o processo. Almeno quattro
cittadini USA sono già stati assassinati in questo programma ed il
ministro della giustizia di Obama,
Eric Holder,
si è espressamente rifiutato di
escludere assassini sul suolo degli USA.
Secondo i legali dell'amministrazione Obama, il presidente ha
l'autorità per firmare il mandato di morte di qualunque persona,
dovunque nel mondo, su asserzione gratuita non revisionabile del
presidente stesso. Non si può immaginare una violazione più chiara di
entrambe la lettera e lo spirito della Carta dei Diritti, che nel Quinto
Emendamento prevede che nessuna persona "sarà privata della vita... sen
giusto processo di legge".
Diritti democratici,
giusto processo, la
Carta dei Diritti, la regola della legge--è difficile emettere
queste frasi con un volto onesto in riferimento all'America del 21°
secolo.
Più di 23 milioni di individui negli USA sono dietro le sbarre, al
costo di più di $60 miliardi ogni anno. Nel frattempo, l'establishment politico americano è permeato
di corruzione e criminalità. I criminali di guerra ed i loro complici,
torturatori, assassini, criminali di
Wall Street ed assassini in divisa con
distintivo operano con impunità al di fuori della legge.
La guerra
Il collasso della democrazia borghese è proceduto assieme ad una
parallela esplosione del militarismo americano.
Il lancio della
guerra al terrorismo ha coinciso con l'invasione dell'Afghanistan
nel 2001,
con un'occupazione che è risultata in decine di migliaia di morti e
che ad oggi continua. Nel marzo del 2003, gli Stati Uniti hanno invaso
l'Iraq sulla base di menzogne su "armi di distruzioni di massa". Dopo
una dozzina di anni di occupazione, il paese è stato completamente
devastato, con un numero di morti forse eccedente il milione.
Con l'inaugurazione di Obama nel 2008 è arrivato il "perno
sull'Asia", una politica diplomatica e militare aggressiva che cerca di
accerchiare la Cina con basi militari ed alleanze, infiamma le tensioni
regionali e provocare alla fine una grande guerra.
Con progressivamente meno pubblica discussione, la campagna
dell'America per la dominazione mondiale si è ampliata a comprendere
interventi in Libia, Siria, Pakistan, Somalia, Yemen ed altrove. Secondo
un calcolo, lo scorso anno le forze americane erano schierate in 133
paesi, il 70% dei paesi al mondo.
L'America è permanentemente in guerra. Difficilmente nel mondo vi è
un conflitto che non si possa rintracciare, in tutto o in parte,
all'imperialismo americano.
Nel febbraio del 2014, le tensioni internazionali sono state
infiammate ancora di più da un colpo di stato appoggiato dagli americani
e dagli europei in Ucraina, che è stato guidato da elementi
dell'ultra-destra e fascisti, facendo piombare il paese nella guerra
civile. Il golpe è stato accompagnato dal tintinnare di sciabole diretto
contro la Russia sulla stampa americana ed europea.
L' establishment politica USA dice con enfasi
locuzioni come "libertà" e "democrazia", ma se si vuole realmente sapere
dove sta l'America, si deve soltanto esaminare il suo sostegno per le
tendenze apertamente pro-naziste in ucraina, come pure il suo appoggia
alla dittatura militare in Egitto ed alla monarchia assolutista in
Arabia Saudita.
La spinta dell'America alla dominazione mondiale la porta
inevitabilmente in conflitto con rivali come la Russia e la Cina e pone
un chiaro pericolo di una Terza Guerra Mondiale che coinvolge stati con
armi nucleari. Gli USA stanno effettuando esercitazioni alle frontiere
russe e hanno fornito garanzie di sostegno militare agli stati
dell'Europa orientale nel caso di conflitto militare con la Russia. Per
prendere in prestito un avvertimento che
Trotsky
spiccò alla vigilia della
Seconda Guerra Mondiale, "una catastrofe minaccia l'intera cultura
dell'umanità".
Il capitalismo
La spinta alla guerra e verso uno stato di polizia coincide con un
drammatico incremento della disuguaglianza sociale negli USA ed in tutto
il mondo. Secondo un rapporto di gennaio dell'organizzazione di
beneficenza
Oxfam, l'1% della
gente più ricca del mondo ora possiede il 48% della ricchezza globale,
lasciando che soltanto il 52% sia condiviso tra l'altro 99% della
popolazione mondiale. Ci si aspetta che il prossimo anno la quota
dell'1% più ricco raggiunga più del 50%.
La ricchezza delle 80 persone più ricche al mondo uguaglia la
ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale, ovvero 3,5
miliardi di persone. Tra il
2009
ed il 2014 questi 80
individui più ricchi hanno raddoppiato la loro ricchezza, mentre la
ricchezza della metà più povera era inferiore nel 2014 di quanto lo
fosse nel 2009.
Negli USA, l'1% della popolazione in cima ha accumulato il 95% di
tutti i guadagni di reddito dal 2009.
La democrazia è incompatibile con tali livelli di disuguaglianza.
Negli Stati Uniti gli interessi dei super-ricchi
dominano tutta la vita ufficiale, compresi i partiti politici ed i
media. Gli interessi della vasta maggioranza della popolazione vengono
sistematicamente esclusi.
La storia dei quindici anni passati non è una serie di incidenti
casuali. La correlazione tra la guerra, il collasso della democrazia e
la disuguaglianza sociale che si allarga non è semplicemente fortuita.
Invece, questi fenomeni interrelati hanno le loro radici in condizioni
oggettive e possono essere rintracciate negli interessi divergenti di
classe sociali differenti e tra rivali imperialisti.
Il militarismo, il bellicismo e la reazione politica e sociale sono
le politiche della classe capitalista, che cerca di mettersi al
sicuro e di arricchirsi attraverso la violenza oltremare e di reprimere
e dividere l'opposizione alle sue politiche impopolari all'interno. Gli
interessi oggettivi della classe lavoratrice internazionale
sono l'opposto: la difesa e l'espansione della democrazia, la pace, il
progresso, l'eliminazione delle frontiere nazionali e la
riorganizzazione socialista della società.
Una soluzione permanente affronta il problema alle radici. La lotta
contro la guerra, per difendere i diritti democratici e per
l'uguaglianza sociale richiede una lotta per rimpiazzare il
capitalismo con il socialismo, vale a dire, rimpiazzare una società
basata sui profitti e gli interessi di pochissimi con una società
globale basata sui bisogni e le aspirazioni di tutti. Questa lotta, a
sua volta, richiede la mobilitazione e la partecipazione consapevole
della classe lavoratrice a livello internazionale, come pure una
leadership
permeata delle tradizioni e delle esperienze del movimento dei
lavoratori del secolo e mezzo passato.
Il 3 maggio, il Comitato Internazionale della Quarta
Internazionale, che rappresenta il movimento mondiale fondato nel 1938
da
Leon Trotsky, terrà
un raduno del 1° Maggio online. I lavoratori, gli studenti, i giovani e
tutti coloro che sono interessati in questa prospettiva dovrebbero fare
progetti per assistervi.
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