Tempo di crisi per il capitalismo

 ovvero come il passato ritorna

a tormentare il presente

di William Bowles • Venerdì 5 Maggio 2006

 

I computer sono strumenti meravigliosi—talvolta. Un paio di giorni fa iniziai a scrivere questo pezzo ed involontariamente gettai via il dannato oggetto, con i backup e tutto il resto! Non possedendo una memoria fotografica, fui costretto a cercare di ricostruire il mio componimento originale, il che è francamente impossibile e, in ogni caso, pareva inutile tentare di ricostruire ciò che era stato perduto.

Cercare di ricostruire il passato non è confinato ai miei files perduti. Dalla controrivoluzione di Thatcher/Reagan degli anni '70, il capitalismo sta cercando di ristabilire la 'gloria' perduta dell'imperialismo del 19° secolo, quando la 'diplomazia delle cannoniere' era un deterrente sufficiente a tenere al loro posto i 'nativi'.

Non così oggi. Oggi, il 'nemico' è, come dicono loro, all'interno ed all'esterno con milioni in più che martellano alle porte di Babilonia, chiedendo la loro giusta quota di quello che gli è stato rubato nei secoli.

Ciò che cominciò cinquecento anni fa con i conquistadores, i commercianti di spezie, i trafficanti di schiavi—sui quali era fondata la ricchezza che lanciò la rivoluzione industriale—arriva in casa in maniera estrema.

Così anche il mondo sviluppato si mette al sicuro, o prova a farlo, proprio come è stato per cinquecento anni, totalmente dipendente dai vasti eserciti di spodestati per la ricchezza che estrae dalle loro risorse e dal loro lavoro.

La globalizzazione del capitale ha solamente amplificato le contraddizioni mentre lotta per mantenere il tasso di profitto esportando produzione ed attraverso l'esproprio delle risorse con la forza bruta, della quale l'Iraq è l'esempio più ovvio e fondamentale del tentativo di far tornare l'orologio indietro ad un'epoca precedente.

Finora questo ha incontrato resistenza da parte di forze che pure cercano di far tornare indietro l'orologio, i cosiddetti fondamentalisti che in definitiva hanno poco da offrire eccetto il loro tipo di reazione ma che in primo luogo fanno proprio il gioco dell'imperialismo e con ogni probabilità è una diretta creazione delle macchinazioni imperialiste, per esempio Osama bin Laden, ‘Abu Musab al-Zarqawi’ e la 'rete del terrorismo internazionale'.

In tutti i casi, sostengo che questa non è nulla più che una fase attraverso la quale passeremo e si può arguire che è già passata. Viene tenuta vive solamente dalla guerra di propaganda che l'occidente sta facendo mentre cerca di deviare l'attenzione lontano dalla vera lotta che viene fatta dagli espropriati del pianeta.

Il gigante addormentato si sta svegliando ancora una volta dopo le sconfitte culminate nella fine della Guerra Fredda. Le lezioni sono state imparate e si sta aprendo un periodo interamente nuovo di lotta, perché, a differenza delle lotte dell'era della Guerra Fredda, l'imperialismo è allungato al punto di rottura.

Due forze si stanno combinando per sfidare il potere del capitale: il vasto esercito di popoli sradicati, costretti con le politiche economiche del mondo capitalista a trovare lavoro altrove che nelle loro terre natie ed i paesi dove si trovano le risorse dalle quali il mondo capitalista è completamente dipendente.

Quindi, sostengo che la 'guerra al terrorismo' e la guerra agli immigrati 'illegali' non sono un caso, entrambe sono il prodotto di politiche economiche messe in moto con la cosiddetta agenda neoliberista, il risultato della quale è stato l'impoverimento di milioni di persone in tutto il mondo.

E le tattiche che vengono usate per combattere la 'guerra al terrorismo' sono in modo non sorprendente le stesse che vengono usate per combattere le 'orde aliene' persino all'accusa, del tutto non provata, che gli 'alieni illegali' sono in realtà dei terroristi mascherati o, quasi così male, delle bande di trafficanti di persone.

E' anche vero che come con la 'guerra alla droga', criminalizzare gli immigrati è risultato nella creazione di bande che trafficano in persone. Dovete veramente chiedervi se la gente al governo ha tutte le rotelle a posto finché vi accorgete che la politica di criminalizzare intere classi di persone ha profonde radici ideologiche che si estendono indietro nei secoli con i pregiudizi di una classe dominante che considera proprio tanto tutti gli altri come inerentemente (leggi geneticamente) inferiori.

Aggiungete a questo l''effetto capro espiatorio', quando si tratta di spostare la colpa da un sistema folle e da coloro che lo guidano su delle vittime essenzialmente indifese del sistema stesso!

Non è un'esagerazione dire che il moderno stato capitalista ha criminalizzato in primo luogo tutto quello della cui creazione è stato responsabile, eccetto quei prodotti che sono intrinseci alla profittabilità del capitalismo, i farmaceutici, l'alcol e, naturalmente, i prodotti di consumo.

Un risultato è stato la creazione di una vasta impresa mondiale che ha il vantaggio supplementare di prendere due piccioni con una fava, perché le leggi che sono state emanate per tentare di piegare il traffico in un modo o nell'altro vengono utilizzate anche per limitare i nostri diritti democratici. Tutto molto pulito ed ordinato.

Notate pure che la privatizzazione dei servizi statali, dalle prigioni ai cosiddetti centri di riabilitazione per assuefatti di un tipo o di un altro, forniscono ancora un altro incentivo per criminalizzare ogni sorta di comportamento umano, includendo adesso l'essere semplicemente giovani e venire trovati a vagabondare attorno a luoghi pubblici senza acquistare nulla come motivo per essere lì.

Vi è del metodo nella follia del capitalismo, in fin dei conti ciò che conta è il denaro, molto denaro che si fa con la criminalizzazione delle persone. Quello che abbiamo è veramente un capitalismo gangster che tiene la popolazione sotto riscatto mettendo efficacemente al bando ogni e tutte le attività che non sono imposte dallo stato.

E' uno scenario alquanto spaventoso ma pare che sia uno scenario che viene ora messo in discussione da coloro che hanno meno da perdere, gli spossessati sia all'interno che all'esterno. All'esterno in regioni come l'America Latina, certamente proprio la prima espressione di quello che senza dubbio si trasformerà in un movimento globale di resistenza e dall'interno, gli eserciti di lavoratori a basso costo importati legalmente od illegalmente per fare il lavoro sporco, di fronte al quale i locali storcono il naso.

E sono più che semplici segni o presagi di cose in arrivo, sono già qui dalle periferie delle città francesi ai barrios della Bolivia e, persino più eccezionalmente, nella pancia della stessa bestia, gli US of A, dove letteralmente milioni di persone sono scese nelle strade a protestare contro la loro imminente criminalizzazione da parte dei gangsters che dirigono il capitalismo USA.

La questione è posta al resto di noi: da che parte stiamo? Ci alleeremo agli spossessati o staremo con la reazione come molti fecero negli anni '30 e sostennero i nazisti nella speranza di potere rimanere attaccati alle nostre posizioni di privilegio? I paralleli sono più che simbolici ed i pericoli ugualmente grandi.

I milioni di spossessati sono il tallone di Achille del capitalismo? Sembra in qualche modo inverosimile, dopo tutto, essi posseggono poco in termini di armi o eserciti ma si stanno accorgendo che le risorse che hanno sotto i piedi sono una leva potente proprio come gli eserciti invisibili che puliscono gli uffici, servono il cibo, cambiano i pannolini ai bambini ed incollano tutte quelle scarpe Nike assieme sono un'armata di un ordine completamente differente che può colpire proprio al cuore dell'impero, dove fa più male, nelle tasche delle aziende.