Dare l'allarme

La corte mondiale demolisce il diritto internazionale

di Nebojsa Malic, 23 luglio 2010  

ANTIWAR.COM 

 

La decisione della Corte Internazionale di Giustizia, resa pubblica il 22 luglio, che la dichiarazione unilaterale d'indipendenza da parte del governo provvisorio del Kosovo "non ha violato nessuna norma applicabile del diritto internazionale" è stata entrambe prevedibile e sbalorditiva.

Prevedibile, perché la sezione della CIG che ha considerato il caso comprendeva giudici da nove paesi che avevano già riconosciuto la "repubblica indipendente del Kosovo". Mentre nel dicembre 2009 iniziavano le discussioni, il presidente Hisashi Owada si lasciò sfuggire persino che la decisione sarebbe stata vaga il che all'epoca venne interpretato come la conferma che la corte si trovava sotto una tremenda pressione politica.

Sbalorditiva, perché la vera decisione (PDF) — che la dichiarazione "non ha violato il diritto internazionale in generale, la risoluzione 1244 (1999) del Consiglio di Sicurezza o l'ordinamento costituzionale" è stata raggiunta con l'inganno.

Sofisma e gioco di prestigio

La questione davanti al tribunale, fondata sulla richiesta del governo serbo all'Assemblea Generale dell'0NU  nell'ottobre 2008, era se le Istituzioni Provvisorie di Autogoverno (PISG) avevano agito legalmente quando hanno dichiarato l'indipendenza nel febbraio 2008. La risposta era intuitivamente ovvia: il governo provvisorio, istituito dall'UNMIK in base ai provvedimenti della risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, non aveva un simile potere.

In questa opinione dissenziente (PDF), il giudice Mohammed Bennouna del Marocco cita la dichiarazione di Michael Steiner, allora viceré del Kosovo, del novembre 2002:

"Il Kosovo è sotto l'autorità della Risoluzione 1244 (1999) del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Né Belgrado né Pristina possono giudicare prematuramente il futuro status del Kosovo. Il suo status futuro è aperto e verrà deciso dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Qualsiasi dichiarazione unilaterale in qualunque forma che non sia approvata dal Consiglio di Sicurezza non ha nessun effetto legale sul futuro status del Kosovo".

Qui non vi è nessuna ambiguità. Salvo che il Consiglio di Sicurezza non approvi la risoluzione di status, semplicemente non può essere legale. Il governo provvisorio albanese è stato costituito dall'UNMIK, nei termini della 1244 e perciò doveva attendersi a quelle norme e leggi. Non lo ha fatto. Ha chiaramente oltrepassato la propria autorità e le sue azioni non potevano essere legali. Così come potrebbe la CIG decretare altrimenti?

Un altro giudice dissenziente, Abdul Koroma della Sierra Leone spiega (PDF):

"L'opinione di maggioranza evita questo risultato con una specie di gioco di prestigio giudiziario, raggiungendo la conclusione frettolosa che gli "autori" della dichiarazione unilaterale di indipendenza non agivano come Istituzioni Provvisorie di Autogoverno del Kosovo, ma piuttosto come i diretti rappresentanti del popolo del Kosovo e quindi non erano soggetti all'ordinamento costituzionale ed alle regole dell'UNMIK. Questa conclusione semplicemente non può essere corretta ..."

Quale ragione vi è qui in diritto, se si può aggirarla semplicemente chiamandosi diversamente?

Bennouna chiama il ragionamento della maggioranza "nella migliore delle ipotesi un sofisma" e conclude:

"...non importa se gli autori della dichiarazione di indipendenza siano considerati oppure no essere dei membri dell'Assemblea del Kosovo; in nessun caso erano autorizzati ad adottare una dichiarazione che contravviene all'ordinamento costituzionale ed alla risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza andando contro al regime legale per l'amministrazione del Kosovo stabilito dalle Nazioni Unite".

Subito dopo avere letto questi pareri dissenzienti, come pure quelli del vicepresidente Tomka (PDF) e del giudice Skotnikov (PDF), è difficile concludere che la CIG abbia raggiunto la sua decisione in buona fede.

Una situazione problematica

La Serbia ha già respinto il verdetto e ha ripetuto che non avrebbe "mai" riconosciuto la separazione della provincia. Gli albanesi del Kosovo stanno celebrando quella che considerano una grande vittoria. Un giorno prima della decisione, il vicepresidente Biden ha reiterato il sostegno degli USA ai loro protetti e ora Washington chiede altri riconoscimenti. Comunque, non vi è nessuna indicazione che alcuno dei cinque membri della UE che ancora si rifiutano di riconoscere il Kosovo come indipendente siano disposti a cambiare opinione. Nonostante alcune congetture in occidente che la Russia potrebbe gettare la Serbia sotto un bus a favore del riconoscimento per l'Ossetia del Sud e l'Abkhazia, la risposta ufficiale russa è stata critica del verdetto della CIG.

Pochissime persone si preoccuperanno mai di leggere le centinaia di pagine dell'opinione di maggioranza, le opinioni separate di diversi giudici di minoranza oppure i dissensi. La vasta maggioranza degli abitanti del mondo prenderanno al valore facciale i rapporti dei media che "la dichiarazione del Kosovo è stata dichiarata legale".

Nei due anni passati, l'impero ed i suoi servitori hanno sostenuto con fiducia che anche se la CIG decideva contro di loro, la decisione sarebbe stata "consultiva e non vincolante". Nondimeno si sono dimenticati del dettaglio e la considerano come completa e totale giustificazione delle loro pretese.

Tuttavia per tutte queste acrobazie verbali, la CIG non è proprio andata a fondo del problema sul se il caso per l'indipendenza degli albanesi avesse qualsiasi valore. Quello che ha fatto, comunque, è stato aprire una scatola di vermi sulle secessioni in tutto il mondo. Un anziano funzionario dell'ONU ha dichiarato alla Reuters che la decisione "sarà letta in molte capitali non sulla base del caso del Kosovo stesso ma delle implicazioni generali per ciascun paese".

E non soltanto in posti come Slovacchia, Spagna o Cipro. Daniel Miller, presidente del Movimento Nazionalista del Texas (TNM) oggi ha acclamato alla decisione affermando:

"Gli Stati Uniti ed altri paesi europei hanno riconosciuto il diritto alla secessione unilaterale di qualunque stato, rendendo quindi qualsiasi opposizione violenta ad uno stato che si separa insostenibile ed ingiustificata".

Cambiare i principi

Questo è certamente ciò che gli sponsor dello "stato indipendente del Kosovo" a Washington e Bruxelles non avevano in mente. Infatti, dal primo istante hanno insistito che il Kosovo era un caso sui generis, una situazione speciale unica che non avrebbe costituito nessun precedente, così il resto del mondo non aveva affatto ragione di preoccuparsi. Comunque, quando si demolisce il diritto, non vi è veramente alcun precedente o norma, quanto a questo. Tutto diventa sui generis ed il "principio" dominante è qualunque cosa che funzioni al momento.

Le terre dei Balcani sono il primo esempio di questo sviluppo orwelliano. Nel 1991, gli USA e le capitali europee hanno inizialmente sostenuto l'integrità della Jugoslavia, soltanto per fare dietro front ed appoggiare la secessione della Slovenia e della Croazia basate sul diritto di autodeterminazione. La secessione della Croazia e della Bosnia-Herzegovina — incontestata dalla Serbia in linea di principio, deve essere notato ha prodotto un problema dei suoi, circa 2 milioni di serbi che non volevano separarsi dalla Jugoslavia, così si sono separati loro stessi. Comunque, a questo punto, americani ed europei hanno cominciato a sostenere fermamente che l'integrità della Croazia e della Bosnia superava il diritto dei serbi all'autodeterminazione. Tuttavia, quando si trattò del Kosovo, il "principio" è ancora cambiato, così i diritti degli albanesi del Kosovo hanno superato l'integrità della Serbia!

Come già nel 2007 si espresse Doug Bandow, "Se vi è stato un tema coerente nella posizione USA, è stato che i serbi dovessero perdere".

I tentativi di mettere in evidenza l'incoerenza sono stati messi in disparte dai pianificatori politici imperiali come una futile ricerca per "il ragionamento perfetto, che non corrisponde alla realtà sul terreno". Vale a dire la "realtà" voluta in essere dall'impero.

Nemmeno la CIG è stata immune da questa logica relativistica. Già nel 1999, si è rifiutata di ascoltare il caso della Jugoslavia contro la NATO, affermando che Belgrado non aveva nessuna capacità di stare in giudizio. Ma nel 2006 decise che la Serbia aveva la capacità di stare in giudizio per esservi stata chiamata dalla Bosnia indietro nel 1993! Quel caso, incidentalmente, terminò con la Serbia prosciolta da tutte le accuse, che potrebbe essere stato il motivo per il quale Belgrado ha posto così tanta fiducia nella CIG quando si è strattato del Kosovo.

Arroganza e Nemesi

La creazione di uno stato "indipendente" in Kosovo da parte dell'Impero è un processo in corso dal 1998 o forse persino da prima. Lungo la strada ha richiesto molti cambiamenti coercitivi della realtà, il più evidente è stato la guerra del 1999 e l'occupazione della provincia. La decisione della CIG di questa settimana arriva un vicino secondo. Realmente convinti della loro capacità di rimodellare il mondo con la loro forza di volontà, i pianificatori politici imperiali hanno dimenticato che le idee e le azioni hanno conseguenze. Come notato in questo articolo del dicembre 2009, "Una cosa è dileggiare la legge con impunità. E' proprio un'altra chiamare legale tale comportamento".

Tuttavia questo è esattamente quello che ha fatto per l'impero la decisione della CIG. Quali forze possano essere state scatenate dalla decisione di giovedì lo dirà soltanto il tempo. Ma la legge delle conseguenze non volute ed il senso di ironia radicato nella storia umana suggeriscono che la vampa di ritorno non sarà nient'altro che spettacolare.