THE INTERNATIONALISTS

Internationalist Communist Tendency

 

La crisi è terminale, la "ripresa" è un'illusione

1° agosto 2011

 

L'articolo che segue è stato sottoposto dal nostro compagno Ant più di un mese fa. Lo abbiamo pubblicato in Prospettive Rivoluzionarie 58 senza tentare di revisionarlo. Da allora che il suo argomento essenziale tiene. L'economia del Regno Unito ha pubblicizzato cifre di "crescita" dello 0,2% (si asseriva che il 2% fosse uguale alla stagnazione). Negli USA la situazione non è affatto migliore dal momento che la "ripresa senza posti di lavoro" non riesce a generare crescita. La classe lavoratrice in tutto il pianeta ha di fronte non soltanto un paio di anni di restrizioni finanziarie ma un decennio di declino a meno che naturalmente ritrovi la propria forza collettiva per contrattaccare. Pubblichiamo questo come contributo al dibattito.

Il crollo finanziario del settembre 2008 potrebbe segnare un punto di svolta, un segnale abbastanza improvviso che il "migliore di tutti i mondi possibili" (così pensavano i neoliberisti) può ancora provare essere, nonostante il fatto che "non vi è nessuna alternativa" (ancora un'altra perla dallo stesso campo), piuttosto lontano dall'utopia che alcuni possano immaginare una tale frase potrebbe incapsulare. Ma, da allora, le stesse fonti, forse leggermente mitigate da un elemento di opportunistica retorica keynesiana e da un accenno di pentimento rispetto a questo o quell'eccesso, incoraggiano il fedele a credere che il breve suono acuto sia semplicemente un'aberrazione e che sarà presto ripreso il normale servizio, nessuna ragione per allarmarsi, le cose diventano turbolente, le cose vanno meglio, così è e sempre sarà, la vita continua e non regolate i paraocchi.

Tuttavia, questo scenario niente affatto roseo porta piccola somiglianza a ciò che noi, la classe lavoratrice, sperimentiamo. Senza dubbio il punto di svolta del settembre 2008 segna un cambiamento qualitativo nella nostra condizione di vita, ma non è per nulla la realtà che prima di quella data strimpellavamo sempre le nostre arpe in paradiso.

La premessa

Questo articolo, forse come tutti gli altri articoli che pubblichiamo in questa epoca imperialista, l'epoca di guerre e di rivoluzioni, l'epoca della decomposizione e del parassitismo capitalista, serve soltanto ad illustrare la validità di una prospettiva che sta diventando sempre più giustificata, quella dell'abolizione di un modo obsoleto di produzione e la sua sostituzione con uno che non è soggetto alle condizioni che provocano inevitabilmente la devastazione sociale con la quale siamo fin troppo familiari. Non cerca fondamentalmente di cambiare o di distruggere il caso rivoluzionario; serve semplicemente per aggiornare la sua essenza con i dati che fornisce il momento attuale, dati che confermano la validità dell'originale, non adulterata prospettiva rivoluzionaria; la momentanea, non eterna, natura della capacità del capitalismo di fornire un veicolo per il progresso dell'umanità, l'inevitabile pauperizzazione del proletariato, le rigide alternative di rivoluzione o rovina comune, socialismo o barbarie. Ma, oltre la presentazione di percentuali, di fatti riguardanti disoccupazione, debito, lo scientifico ed il matematico, l'articolo serve come un promemoria che il movimento rivoluzionario non è giustificato anche dalle grandi calamità economiche e dalla ancor più vistosa crisi sociale, economica, politica, in breve, totale, della società, ma è valido perché il capitalismo per tutto il suo arco storico è sempre stato basato sulla estorsione sistematica della classe lavoratrice. La semplice esistenza di classe è l'estetica della nostra prospettiva rivoluzionaria ed il miglioramento o il deterioramento delle condizioni dello schiavo non cambia la sostanza della negazione assoluta dell'umanità che la schiavitù rappresenta, sotto qualunque sembianza, sia la diretta proprietà individuale della persona oppure la dominazione di una borghesia collettiva.

Nondimeno, senza dubbio, l'arsenale sofisticato che la classe dominante ha sviluppato per mantenere la classe lavoratrice in una condizione di ignoranza per quanto riguarda la causa delle sue sofferenze dipende da un certo livello di supporto materiale per gli sfruttati. E' questo che permette alla classe lavoratrice di sostenersi e smussa la sua miseria, prevenendo così la lotta totale per la vita o per la morte che è la rivoluzione. Perciò, la condizione momentanea dell'economia capitalista comprime molto decisivamente le forze della rivoluzione, particolarmente la generalizzazione della coscienza comunista. Come ha affermato Engels:

La condizione della classe lavoratrice è la base reale ed il punto di partenza di tutti i movimenti sociali del presente perché essa è il pinnacolo più elevato e più evidente della miseria sociale esistente ai nostri giorni(1).

Anche se la realtà è che il capitalismo, avendo procurato una base materiale per la costruzione del socialismo, ora e da più di un secolo non ha niente altro per contribuire al beneficio dell'umanità ed è veramente decadente nel senso che avendo esaurito la sua utilità storica e mantenendosi come un ostacolo per un futuro senza classi, la classe lavoratrice in generale non vede necessariamente questo ma è condotta giù per il sentiero dell'"aspirazione", del sogno americano, del miglioramento graduale ma incessante, di riforma e di un domani più luminoso. Tutto ciò richiede un capitalismo sufficientemente dinamico per sostenerlo. Ed in questo momento nel tempo, un'asse essenziale nella propaganda della classe dominante, il narcotico calmante che riduce il lavoratore ad un ombra atomizzata, ad un anemico ospite impotente del parassita capitalista, è che la ripresa è qui, oppure appena dietro l'angolo o qualche altra frottola simile che deve essere sostenuta in presenza di una realtà che difficilmente potrebbe essere più contraddittoria. Il fatto è che il capitalismo è in crisi terminale e che la classe lavoratrice non avrà nessuna opzione che di rivoltarsi e combattere. La "ripresa" è una finzione e l'inganno della classe dominante deve essere esposto. Il nostro compito non sarà di portare i lavoratori a impegnarsi nella lotta, è difficilmente concepibile che semplicemente permetteranno alla classe dominante di degradarli all'impoverimento assoluto senza uno scontro. Neppure questa è una vuota profezia, le lotte massicce sono già cominciate. Al momento in cui scrivo, enormi movimenti in Grecia e Spagna stanno inviando onde d'urto attraverso l'edificio capitalista. Il Regno Unito vede le agitazioni di rivolta su vasta scala mentre centinaia di migliaia di lavoratori incontrano simultaneamente con i loro volti la stessa porta sbattuta, disoccupazione, tagli salariali, tagli alle pensioni. Il nostro compito è di presentare un'alternativa al vicolo cieco capitalista.

Una crisi storica

Il crollo finanziario del 2008 non è arrivato fuori dall'etere. E' stato il risultato diretto di decenni di crisi capitalista che è venuta prima di esso. E questa era parte di un ciclo ancora più lungo. Il tallone di Achille del capitalismo, la causa delle sue crisi, è la sua incapacità di generare tassi di profitto che permettano la crescita del capitale. A causa della sua natura competitiva, il capitalismo è costretto a seguire la strada più produttiva possibile e nel farlo mina le proprie fondamenta. Sempre meno lavoratori sono in grado di processare sempre più materiali a causa della spinta ad utilizzare le tecniche e le macchine più produttive, portando all'automazione, ai robot. Tuttavia, poiché soltanto lo sfruttamento del lavoro vivente fornisce al capitalismo una fonte sfruttabile di profitto, ciò significa che un investimento sempre maggiore genera un margine di profitto relativamente sempre declinante: quindi il capitalista è obbligato ad alzare il tasso di sfruttamento o ad affondare. Le guerre mondiali sono l'espressione finale di questa competizione, di questo tentativo da parte dei capitalisti di mantenere la redditività dominando il pianeta, l'accesso alle materie prime, la manodopera a basso costo ed i mercati a spese dei rivali sgominati.

Due guerre mondiali sono servite a mettere per qualche tempo una pausa alla crisi, ma la crisi ritorna sempre, paradossalmente proprio il frutto delle dinamiche e dell'efficienza che gli apologeti del capitalismo citano come sua giustificazione. Ancora una volta, l'incapacità di produrre proficuamente ha portato si al crollo di molte imprese capitaliste, l'esodo di masse di capitale per costruire una massiccia bolla speculativa che è scoppiata nel 2008, ma ciò è stato il culmine di un processo storico ed in nessun modo un'aberrazione. Il capitalismo florido nato nella rivoluzione manifatturiera inglese ha ceduto il passo a Crisi I Guerra Mondiale Ripresa Crisi II Guerra Mondiale Ripresa Crisi, questa è la breve storia del capitalismo ed il modello si porterà ancora a compimento se permesso una terza guerra mondiale non è fuori dall'agenda.

Quindi, la causa sottostante alla crisi finanziaria è stata e rimane il cancro incurabile dell'economia produttiva reale. Le contraddizioni interne del capitalismo, come descritte da Marx, sono ripetutamente negate dagli apologeti della classe dominante ad ogni ripresa temporanea basata sulla devastazione della guerra mondiale. In breve, la tendenza a declinare dei tassi di profitto che i capitalisti non possono impedire, che non ha nessuna cura al di fuori della distruzione massiccia del capitale e della popolazione, che sta soffocando l'intero pianeta e ponendo un anello di fuoco attorno ai due avversari storici, la borghesia ed il proletariato, che proprio per la loro sopravvivenza sono costretti ad afferrarsi l'un l'altro per la gola ed a stringere a morte.

Quale ripresa?

La ripresa è una finzione. La verità è la crisi terminale del capitalismo, a meno che ci si preoccupi di speculare che vi potrà essere un altro ciclo di accumulazione dopo una terza guerra mondiale. I numeri della borghesia illustrano questa tempesta perfetta, anche se difficilmente possono essere accettate come vangelo. Per esempio, l'ultimo rapporto Global Economic Prospects della Banca Mondiale (7 giugno 2011), prevede un rallentamento della crescita economica ovunque eccetto nell'Africa sub-sahariana per quest'anno ed il prossimo. La banca prevede che l'economia mondiale quest'anno si espanderà di soltanto il 3,2%, persino meno del misero 3,8% per il 2010. Tale crescita semplicemente non curerà la massa dei disoccupati, dei giovani senza futuro, la peggiorerà. Tale crescita (se avviene) vedrà in peggiori condizioni la classe lavoratrice. Ciò è illustrato specialmente dal caso del giocatore numero 1 nell'arena imperialista-gli USA. Si suppone che l'economia degli USA quest'anno cresca soltanto del 2,6% e che continui a rimanere proprio come minimo sotto il 3% fino al 2013. Considerate che ciò richiede un tasso di crescita sostenuta di almeno il 3% per ridurre il tasso di disoccupazione ufficiale quasi a due cifre degli USA. Ripresa? Per i disoccupati? Per i lavoratori? Negli USA, la ripresa presunta che è cominciata nel giugno 2009 è servita soltanto ad accelerare la tendenza nella parte calante del reddito nazionale dei lavoratori che è iniziata negli anni '80. E non è soltanto il vecchio grasso Zio Sam che non può stare al passo con i nuovi ragazzini al blocco. Ancora peggio, la Banca Mondiale ritiene che il tasso di crescita dei paesi in via di sviluppo come Cina, India, Brasile, sia destinato a scendere al 6,3% fino al 2013, un punto percentuale pieno sotto il tasso di crescita del 2010. Questi sono i paesi che sono stati in grado di procurare un minimo di ottimismo nella capacità dell'economia mondiale di crescere dal crollo finanziario nei paesi avanzati. In paesi dove le condizioni dei proletari sono già esageratamente cattive e sono ora destinate a peggiorare come lo sono ovunque, dalle metropoli alla periferia, la ripresa è una finzione.

Nonostante sia stata provata ogni strada, il sospiro di sollievo per una breve stasi nell'ascesa delle cifre ufficiali della disoccupazione, poche oscillazioni qui e là, è stato raggiunto il punto al quale vengono echeggiate dai cosiddetti mainstream le terribili predizioni della stampa marxista. I commentatori possono sostenere che il corso attuale è la strada per il giorno del giudizio come un pretesto per scatenare un olocausto contro la classe lavoratrice nel tentativo di salvare il sistema. Per esempio, Lawrence Summers, che fino all'ultima parte del 2010 è stato il direttore del Consiglio Economico Nazionale di Obama dichiara che tra il 2010 ed il 2011 la crescita economica degli USA è stata in media meno dell'1% annuo, simile a quella del Giappone "nel periodo dello scoppio della sua bolla". (2) Ugualmente pessimistico, domenica in un'intervista al programma della televisione NBC ‘Meet the Press’, il segretario al Tesoro Timothy Geithner si è trattenuto un poco sullo stato attuale dell'economia degli USA. In risposta alla domanda 'quando pensa che partirà realmente una ripresa che sembri una ripresa'? la sua risposta è stata insolitamente onesta: Oh, penso che ci vorrà ancora molto tempo. Questa è un'economia molto rigida. E penso che per molta gente sarà molto dura, più dura di qualunque cosa che ora ha provato nella sua vita, per del tempo che ancora deve arrivare.

Oppure, per esempio, il professor Nouriel Roubini di New York che ha etichettato i deficit fiscali negli USA, un rallentamento in Cina, i default sul debito europei e la stagnazione in Giappone ad una "tempesta perfetta". Al momento in cui scrivo, l'"impensabile" precedentemente riservato agli "estremisti", pare essere chiaramente nei limiti della prospettiva della borghesia. La Grecia, avendo ricevuto 110 miliardi di euro in cambio di austerità, minaccia il default, il ciclo di austerità da salvataggio e di ulteriore crisi economica si moltiplica, dopo la Grecia, Irlanda e Portogallo, particolarmente la Spagna è sull'orlo del salvataggio, tenendosi stretta al bordo affondando i suoi cittadini nella miseria.

Il vero pericolo è che la Spagna, che sta già starnutendo, potrebbe scendere in un caso completo di 'influenza' del debito. Sta già lottando con costi che salgono a spirale per prendere in prestito mentre le sue banche sono oppresse da mutui collegati a prezzi delle abitazioni che precipitano di valore quotidianamente.

"Se dovessimo vedere la Spagna cominciare ad andare a spirale più in basso, allora ciò farebbe sembrare i crolli di tre anni fa come un picnic", sostiene Jeremy Cook, economista capo a World First.

Berlino: FC0.BE News

Ma questi scenari di crisi finanziaria e di default sono insignificanti a confronto degli effetti di un default degli USA. Precisamente un simile "impensabile" scenario viene considerato, molto seriamente.

Esta semana, el presidente de la Reserva Federal, el banco central estadounidense, Ben Bernanke, aseguró que la reputación crediticia del país está en peligro.

BBC Mundo

Questa settimana, il presidente della Federal Reserve degli USA ha dichiarato che la reputazione del credito del paese è in pericolo.

L'investitore Stanley Druckenmiller, un vecchio alleato del famoso George Soros, recentemente ha raccontato al Wall Street Journal che una sospensione dei pagamenti "non sarebbe catastrofica". L'opinione soggettiva dell'autore di questo articolo suppone che la validità di questa dichiarazione si fonderebbe sulla definizione di catastrofica, ma nella storia futura di decesso del capitalismo, è difficile sostenere che un simile evento, il primo nella storia degli USA (3), non sarebbe una pietra miliare significativa.

Indici di povertà

Ma, piuttosto del rischio di accusa di essere dei fantasiosi osservatori di sfera di cristallo, guardiamo alcune prove concrete in relazione allo stato attuale del capitalismo. Certamente abbiamo toccato il colossale debito degli USA dove milioni di persone sono minacciate di indigenza assoluta mentre vengono tolti i sussidi alla disoccupazione in una situazione dove i posti di lavoro semplicemente non esistono, abbiamo menzionato la crescita declinante delle cosiddette economie emergenti o in via di sviluppo, la miseria della Grecia e della Spagna in questo momento è su tutti i mass media, con cifre del 40% di disoccupazione giovanile e via dicendo. Forse un'istantanea della situazione del Regno Unito potrebbe aggiungere un aspetto emotivo alle percentuali ed ai numeri, degno della compilazione di ingiustizie di Engels in "La condizione della classe operaia in Inghilterra", che dovrebbe servire come un proiettile alla testa di questa storia di fantasia della ripresa, di germogli verdi e di nuove aurore, di fatto all'intero edificio del capitalismo, dato che la nostra umanità non è stata ancora corrosa totalmente:

Nel Regno Unito un numero crescente di bambini vivono in estrema povertà a causa degli enormi incrementi nel costo dell'energia, del petrolio e del cibo, secondo una preminente associazione di beneficenza.

Save the Children sostiene che il numero è salito a 1,6 milioni, con 290.000 a Londra.

Il costo crescente della vita ed una lenta ripresa economica ha lasciato migliaia di famiglie a lottare per pagare persino gli alimenti essenziali.

Consideriamo che almeno un quarto dei bambini delle scuole elementari britanniche sono da minoranze etniche, sarebbe una questione interessante sbrogliare i fili della povertà e dell'etnicità, ma vi sono pochi dubbi che questo specifico gruppo di bambini affronti la parte del leone dell'estrema povertà infantile. Per esempio:

All'interno delle famiglie nere o britanniche nere, il 48% dei bambini vivono in povertà. Questa cresce al 63% nelle famiglie pakistane e del Bangladesh in confronto al 27% dei bambini bianchi.

La mancanza di lavoro è uno dei motori chiave per tassi di povertà più alti per alcuni gruppi di minoranze etniche. Il tasso totale di occupazione del Regno Unito, il 70,5% degli adulti in età lavorativa, cala al 59,7% quando si guarda agli adulti in età lavorativa dai gruppi etnici di minoranza.

Il risultato educativo è un fattore importante nei tassi di povertà tra i gruppi di minoranze etniche. Il divario nel risultato tra gli allievi bianchi ed i loro compagni di scuola pakistani ed afrocaraibici è quasi raddoppiato dalla fine degli anni '80.

Anche i tassi di povertà nel lavoro sono più alti il 54% dei bambini di famiglie di lavoratori del Pakistan e del Bangladesh sono in povertà in confronto al 12% dei bambini bianchi (4).

E mentre esaminiamo il fenomeno, diamo un breve sguardo alla misura su scala globale;

Degli stimati 2,2 miliardi di bambini in tutto il mondo, circa 1 miliardo, o ogni secondo bambino, vivono in povertà. Degli 1,9 miliardi di bambini nei paesi in via di sviluppo, 640 milioni sono senza un riparo adeguato; 400 milioni sono senza accesso all'acqua potabile; 270 milioni non hanno nessun accesso all'assistenza sanitaria. Nel 2003, 10,6 milioni di bambini sono morti prima di raggiungere l'età di cinque anni, che è l'equivalente del totale della popolazione infantile di Francia, Germania, Grecia e Italia. 1,4 milioni muoiono ogni anno per la mancanza di accesso all'acqua potabile e di igiene adeguata mentre 2,2 milioni muoiono ogni anno a causa della mancanza di immunizzazione.

en.wikipedia.org

La ripresa è una fantasia

La ripresa è una fantasia. La crisi può soltanto continuare a devastare la vita degli sfruttati; non ha nessuna via d'uscita a parte l'orrore di una guerra imperialista generalizzata o un'abolizione rivoluzionaria del capitalismo. In questo senso è terminale. Quanto a lungo può trascinarsi, lasciando una scia di catastrofi, non possiamo affermarlo, ma possiamo asserire che qualunque ripresa non sarà nella sfera delle condizioni dei proletari, proprio il contrario. La crisi è indurita nelle piccole menti e nei piccoli corpi dei bambini, un'altra generazione di giovani senza lavoro, di lavoratori che affrontano ancora più sfruttamento, una guerra di logoramento su qualsiasi aspetto immaginabile delle condizioni della classe lavoratrice che ha cominciato a raggiungere un punto dove è insopportabile, portando le masse nelle strade, svolgendo nella sua interezza la prospettiva marxista;

Al contrario, il lavoratore moderno, invece di sollevarsi con il processo dell'industria, scende sempre più a fondo sotto le condizioni d'esistenza della propria classe. Diventa un indigente, ed il pauperismo si sviluppa più rapidamente della popolazione e della ricchezza. E qui diventa evidente che la borghesia non è più adatta ad essere la classe dominante nella società e ad imporre le proprie condizioni di esistenza sulla società come legge principale. E' inadatta a governare perché è incapace di assicurare un'esistenza al suo schiavo all'interno di questa schiavitù, perché non può fare a meno di lasciarlo affondare in tale stato, perche deve alimentarlo, invece di essere da lui alimentata. La società non può più esistere sotto questa borghesia, in altre parole, la sua esistenza non è più compatibile con la società.

Marx/Engels, Manifesto del Partito Comunista, 1848

Ant

(1) Prefazione, The Condition of the Working Class in England, 1845. F. Engels.

(2) 13 giugno in entrambe il Washington Post ed il Financial Times

(3) bbc.co.uk

(4) barnardos.org.uk