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L'articolo che segue è stato sottoposto dal nostro compagno
Ant più di un mese fa. Lo abbiamo pubblicato in
Prospettive Rivoluzionarie 58 senza tentare di
revisionarlo. Da allora che il suo argomento essenziale tiene.
L'economia del Regno Unito ha pubblicizzato cifre di "crescita"
dello 0,2% (si asseriva che il 2% fosse uguale alla stagnazione).
Negli USA la situazione non è affatto migliore dal momento che la
"ripresa senza posti di lavoro" non riesce a generare crescita. La
classe lavoratrice in tutto il pianeta ha di fronte non soltanto un
paio di anni di restrizioni finanziarie ma un decennio di declino
—
a meno che naturalmente ritrovi la propria forza collettiva per
contrattaccare. Pubblichiamo questo come contributo al dibattito.
Il crollo finanziario del settembre 2008 potrebbe segnare un
punto di svolta, un segnale abbastanza improvviso che il "migliore
di tutti i mondi possibili" (così pensavano i neoliberisti) può
ancora provare essere, nonostante il fatto che "non vi è nessuna
alternativa" (ancora un'altra perla dallo stesso campo), piuttosto
lontano dall'utopia che alcuni possano immaginare una tale frase
potrebbe incapsulare. Ma, da allora, le stesse fonti, forse
leggermente mitigate da un elemento di opportunistica retorica
keynesiana e da un accenno di pentimento rispetto a questo o
quell'eccesso, incoraggiano il fedele a credere che il breve suono
acuto sia semplicemente un'aberrazione e che sarà presto ripreso il
normale servizio, nessuna ragione per allarmarsi, le cose diventano
turbolente, le cose vanno meglio, così è e sempre sarà, la vita
continua e non regolate i paraocchi.
Tuttavia, questo scenario niente affatto roseo porta piccola
somiglianza a ciò che noi, la classe lavoratrice, sperimentiamo.
Senza dubbio il punto di svolta del settembre 2008 segna un
cambiamento qualitativo nella nostra condizione di vita, ma non è
per nulla la realtà che
prima di quella data strimpellavamo sempre le nostre arpe in
paradiso.
Questo articolo, forse come tutti gli altri articoli che
pubblichiamo in questa epoca imperialista, l'epoca di guerre e di
rivoluzioni, l'epoca della decomposizione e del parassitismo
capitalista, serve soltanto ad illustrare la validità di una
prospettiva che sta diventando sempre più giustificata, quella
dell'abolizione di un modo obsoleto di produzione e la sua
sostituzione con uno che non è soggetto alle condizioni che
provocano inevitabilmente la devastazione sociale con la quale siamo
fin troppo familiari. Non cerca fondamentalmente di cambiare o di
distruggere il caso rivoluzionario; serve semplicemente per
aggiornare la sua essenza con i dati che fornisce il momento
attuale, dati che confermano la validità dell'originale, non
adulterata prospettiva rivoluzionaria; la momentanea, non eterna,
natura della capacità del capitalismo di fornire un veicolo per il
progresso dell'umanità, l'inevitabile pauperizzazione del
proletariato, le rigide alternative di rivoluzione o rovina comune,
socialismo o barbarie. Ma, oltre la presentazione di percentuali, di
fatti riguardanti disoccupazione, debito, lo scientifico ed il
matematico, l'articolo serve come un promemoria che il movimento
rivoluzionario non è giustificato anche dalle grandi calamità
economiche e dalla ancor più vistosa crisi sociale, economica,
politica, in breve, totale, della società, ma è valido perché il
capitalismo per tutto il suo arco storico è sempre stato basato
sulla estorsione sistematica della classe lavoratrice. La semplice
esistenza di classe è l'estetica della nostra prospettiva
rivoluzionaria ed il miglioramento o il deterioramento delle
condizioni dello schiavo non cambia la sostanza della negazione
assoluta dell'umanità che la schiavitù rappresenta, sotto qualunque
sembianza, sia la diretta proprietà individuale della persona oppure
la dominazione di una borghesia collettiva.
Nondimeno, senza dubbio, l'arsenale sofisticato che la classe
dominante ha sviluppato per mantenere la classe lavoratrice in una
condizione di ignoranza per quanto riguarda la causa delle sue
sofferenze dipende da un certo livello di supporto materiale per gli
sfruttati. E' questo che permette alla classe lavoratrice di
sostenersi e smussa la sua miseria, prevenendo così la lotta totale
per la vita o per la morte che è la rivoluzione. Perciò, la
condizione momentanea dell'economia capitalista comprime molto
decisivamente le forze della rivoluzione, particolarmente la
generalizzazione della coscienza comunista. Come ha affermato
Engels:
La condizione della classe lavoratrice è la base reale ed il
punto di partenza di tutti i movimenti sociali del presente perché
essa è il pinnacolo più elevato e più evidente della miseria sociale
esistente ai nostri giorni(1).
Anche se la realtà è che il capitalismo, avendo procurato una
base materiale per la costruzione del socialismo, ora e da più di un
secolo non ha niente altro per contribuire al beneficio dell'umanità
ed è veramente decadente nel senso che avendo esaurito la sua
utilità storica e mantenendosi come un ostacolo per un futuro senza
classi, la classe lavoratrice in generale non vede necessariamente
questo ma è condotta giù per il sentiero dell'"aspirazione", del
sogno americano, del miglioramento graduale ma incessante, di
riforma e di un domani più luminoso. Tutto ciò richiede un
capitalismo sufficientemente dinamico per sostenerlo. Ed in questo
momento nel tempo, un'asse essenziale nella propaganda della classe
dominante, il narcotico calmante che riduce il lavoratore ad un
ombra atomizzata, ad un anemico ospite impotente del parassita
capitalista, è che la ripresa è qui, oppure appena dietro l'angolo o
qualche altra frottola
simile che deve essere sostenuta in presenza di una realtà che
difficilmente potrebbe essere più contraddittoria. Il fatto è che il
capitalismo è in crisi terminale e che la classe lavoratrice non
avrà nessuna opzione che di rivoltarsi e combattere. La "ripresa" è
una finzione e l'inganno della classe dominante deve essere esposto.
Il nostro compito non sarà di portare i lavoratori a impegnarsi
nella lotta, è difficilmente concepibile che semplicemente
permetteranno alla classe dominante di degradarli all'impoverimento
assoluto senza uno scontro. Neppure questa è una vuota profezia, le
lotte massicce sono già cominciate. Al momento in cui scrivo, enormi
movimenti in Grecia e Spagna stanno inviando onde d'urto attraverso
l'edificio capitalista. Il Regno Unito vede le agitazioni di rivolta
su vasta scala mentre centinaia di migliaia di lavoratori incontrano
simultaneamente con i loro volti la stessa porta sbattuta,
disoccupazione, tagli salariali, tagli alle pensioni. Il nostro
compito è di presentare un'alternativa al vicolo cieco capitalista.
Il crollo finanziario del 2008 non è arrivato fuori dall'etere.
E' stato il risultato diretto di decenni di crisi capitalista che è
venuta prima di esso. E questa era parte di un ciclo ancora più
lungo. Il tallone di Achille del capitalismo, la causa delle sue
crisi, è la sua incapacità di generare tassi di profitto che
permettano la crescita del capitale. A causa della sua natura
competitiva, il capitalismo è costretto a seguire la strada più
produttiva possibile e nel farlo mina le proprie fondamenta. Sempre
meno lavoratori sono in grado di processare sempre più materiali a
causa della spinta ad utilizzare le tecniche e le macchine più
produttive, portando all'automazione, ai robot. Tuttavia, poiché
soltanto lo sfruttamento del lavoro vivente fornisce al capitalismo
una fonte sfruttabile di profitto, ciò significa che un investimento
sempre maggiore genera un margine di profitto relativamente sempre
declinante: quindi il capitalista è obbligato ad alzare il tasso di
sfruttamento o ad affondare. Le guerre mondiali sono l'espressione
finale di questa competizione, di questo tentativo da parte dei
capitalisti di mantenere la redditività dominando il pianeta,
l'accesso alle materie prime, la manodopera a basso costo ed i
mercati a spese dei rivali sgominati.
Due guerre mondiali sono servite a mettere per qualche tempo
una pausa alla crisi, ma la crisi ritorna sempre, paradossalmente
proprio il frutto delle dinamiche e dell'efficienza che gli
apologeti del capitalismo citano come sua giustificazione. Ancora
una volta, l'incapacità di produrre proficuamente ha portato si al
crollo di molte imprese capitaliste, l'esodo di masse di capitale
per costruire una massiccia bolla speculativa che è scoppiata nel
2008, ma ciò è stato il culmine di un processo storico ed in nessun
modo un'aberrazione. Il capitalismo florido nato nella rivoluzione
manifatturiera inglese ha ceduto il passo a Crisi
— I Guerra Mondiale
—
Ripresa
—
Crisi
—
II Guerra Mondiale
—
Ripresa
—
Crisi, questa è la breve storia del capitalismo ed il modello si
porterà ancora a compimento se permesso
—
una terza guerra mondiale non è fuori dall'agenda.
Quindi, la causa sottostante alla crisi finanziaria è stata e
rimane il cancro incurabile dell'economia produttiva reale. Le
contraddizioni interne del capitalismo, come descritte da Marx, sono
ripetutamente negate dagli apologeti della classe dominante ad ogni
ripresa temporanea basata sulla devastazione della guerra mondiale.
In breve, la tendenza a declinare dei tassi di profitto che i
capitalisti non possono impedire, che non ha nessuna cura al di
fuori della distruzione massiccia del capitale e della popolazione,
che sta soffocando l'intero pianeta e ponendo un anello di fuoco
attorno ai due avversari storici, la borghesia ed il proletariato,
che proprio per la loro sopravvivenza sono costretti ad afferrarsi
l'un l'altro per la gola ed a stringere a morte.
La ripresa è una finzione. La verità è la crisi terminale del
capitalismo, a meno che ci si preoccupi di speculare che vi potrà
essere un altro ciclo di accumulazione dopo una terza guerra
mondiale. I numeri della borghesia illustrano questa tempesta
perfetta, anche se difficilmente possono essere accettate come
vangelo. Per esempio, l'ultimo rapporto
Global Economic Prospects
della Banca Mondiale (7 giugno 2011), prevede un rallentamento della
crescita economica ovunque eccetto nell'Africa sub-sahariana per
quest'anno ed il prossimo. La banca prevede che l'economia
mondiale quest'anno si espanderà di soltanto il 3,2%, persino meno
del misero 3,8% per il 2010. Tale crescita semplicemente non curerà
la massa dei disoccupati, dei giovani senza futuro, la peggiorerà.
Tale crescita (se avviene) vedrà in peggiori condizioni la classe
lavoratrice. Ciò è illustrato specialmente dal caso del giocatore
numero 1 nell'arena imperialista-gli USA. Si suppone che l'economia
degli USA quest'anno cresca soltanto del 2,6% e che continui a
rimanere proprio come minimo sotto il 3% fino al 2013. Considerate
che ciò richiede un tasso di crescita sostenuta di almeno il 3% per
ridurre il tasso di disoccupazione ufficiale quasi a due cifre degli
USA. Ripresa? Per i disoccupati? Per i lavoratori? Negli USA, la
ripresa presunta che è cominciata nel giugno 2009 è servita soltanto
ad accelerare la tendenza nella parte calante del reddito nazionale
dei lavoratori che è iniziata negli anni '80. E non è soltanto il
vecchio grasso Zio Sam che non può stare al passo con i nuovi
ragazzini al blocco. Ancora peggio, la Banca Mondiale ritiene che il
tasso di crescita dei paesi in via di sviluppo come Cina, India,
Brasile, sia destinato a scendere al 6,3% fino al 2013, un punto
percentuale pieno sotto il tasso di crescita del 2010. Questi sono i
paesi che sono stati in grado di procurare un minimo di ottimismo
nella capacità dell'economia mondiale di crescere dal crollo
finanziario nei paesi avanzati. In paesi dove le condizioni dei
proletari sono già esageratamente cattive e sono ora destinate a
peggiorare come lo sono ovunque, dalle metropoli alla periferia, la
ripresa è una finzione.
Nonostante
sia stata provata ogni strada, il sospiro di sollievo per una breve
stasi nell'ascesa delle cifre ufficiali della disoccupazione, poche
oscillazioni qui e là, è stato raggiunto il punto al quale vengono
echeggiate dai cosiddetti
mainstream
le terribili predizioni della stampa marxista. I commentatori
possono sostenere che il corso attuale è la strada per il giorno del
giudizio come un pretesto per scatenare un olocausto contro la
classe lavoratrice nel tentativo di salvare il sistema. Per esempio,
Lawrence Summers,
che fino all'ultima parte del 2010 è stato il direttore del
Consiglio Economico Nazionale di Obama dichiara che tra il 2010 ed
il 2011 la crescita economica degli USA è stata in media meno
dell'1% annuo, simile a quella del Giappone "nel periodo dello
scoppio della sua bolla".
(2)
Ugualmente pessimistico, domenica in un'intervista al programma
della televisione NBC
‘Meet the Press’,
il segretario al Tesoro
Timothy Geithner
si è trattenuto un poco sullo stato attuale dell'economia degli USA.
In risposta alla domanda 'quando pensa che partirà realmente una
ripresa che sembri una ripresa'? la sua risposta è stata
insolitamente onesta: Oh, penso che ci vorrà ancora molto tempo.
Questa è un'economia molto rigida. E penso che per molta gente sarà
molto dura, più dura di qualunque cosa che ora ha provato nella sua
vita, per del tempo che ancora deve arrivare.
Oppure, per esempio, il professor
Nouriel Roubini
di
New York
che ha etichettato i deficit fiscali negli USA, un
rallentamento in Cina, i default sul debito europei e la stagnazione
in Giappone ad una "tempesta perfetta". Al momento in cui scrivo,
l'"impensabile" precedentemente riservato agli "estremisti", pare
essere chiaramente nei limiti della prospettiva della borghesia. La
Grecia, avendo ricevuto 110 miliardi di euro in cambio di austerità,
minaccia il default, il ciclo di austerità da salvataggio e di
ulteriore crisi economica si moltiplica, dopo la Grecia, Irlanda e
Portogallo, particolarmente la Spagna è sull'orlo del salvataggio,
tenendosi stretta al bordo affondando i suoi cittadini nella
miseria.
Il vero pericolo è che la Spagna, che sta già starnutendo,
potrebbe scendere in un caso completo di 'influenza' del debito. Sta
già lottando con costi che salgono a spirale per prendere in
prestito mentre le sue banche sono oppresse da mutui collegati a
prezzi delle abitazioni che precipitano di valore quotidianamente.
"Se dovessimo vedere la Spagna cominciare ad andare a spirale
più in basso, allora ciò farebbe sembrare i crolli di tre anni fa
come un picnic", sostiene
Jeremy Cook,
economista capo a
World First.
Berlino: FC0.BE News
Ma questi scenari di crisi finanziaria e di default sono
insignificanti a confronto degli effetti di un default degli USA.
Precisamente un simile "impensabile" scenario viene considerato,
molto seriamente.
Esta semana, el presidente de la Reserva Federal, el banco central
estadounidense, Ben Bernanke, aseguró que la reputación crediticia
del país está en peligro.
BBC Mundo
Questa settimana, il presidente della
Federal Reserve
degli USA ha dichiarato che la reputazione del credito del paese è
in pericolo.
L'investitore
Stanley Druckenmiller,
un vecchio alleato del famoso
George Soros,
recentemente ha raccontato al
Wall Street Journal
che una sospensione dei pagamenti "non sarebbe catastrofica".
L'opinione soggettiva dell'autore di questo articolo suppone che la
validità di questa dichiarazione si fonderebbe sulla definizione di
catastrofica, ma nella storia futura di decesso del capitalismo, è
difficile sostenere che un simile evento, il primo nella storia
degli USA
(3),
non sarebbe una pietra miliare significativa.
Ma, piuttosto del rischio di accusa di essere dei fantasiosi
osservatori di sfera di cristallo, guardiamo alcune prove concrete
in relazione allo stato attuale del capitalismo. Certamente abbiamo
toccato il colossale debito degli USA dove milioni di persone sono
minacciate di indigenza assoluta mentre vengono tolti i sussidi alla
disoccupazione in una situazione dove i posti di lavoro
semplicemente non esistono, abbiamo menzionato la crescita
declinante delle cosiddette economie emergenti o in via di sviluppo,
la miseria della Grecia e della Spagna in questo momento è su tutti
i mass media, con cifre del 40% di disoccupazione giovanile e via
dicendo. Forse un'istantanea della situazione del Regno Unito
potrebbe aggiungere un aspetto emotivo alle percentuali ed ai
numeri, degno della compilazione di ingiustizie di Engels in "La
condizione della classe operaia in Inghilterra", che dovrebbe
servire come un proiettile alla testa di questa storia di fantasia
della ripresa, di germogli verdi e di nuove aurore, di fatto
all'intero edificio del capitalismo, dato che la nostra umanità non
è stata ancora corrosa totalmente:
Nel Regno Unito un numero crescente di bambini vivono in
estrema povertà a causa degli enormi incrementi nel costo
dell'energia, del petrolio e del cibo, secondo una preminente
associazione di beneficenza.
Save the Children
sostiene che il numero è salito a 1,6 milioni, con
290.000 a Londra.
Il costo crescente della vita ed una lenta ripresa economica ha
lasciato migliaia di famiglie a lottare per pagare persino gli
alimenti essenziali.
Consideriamo che almeno un quarto dei bambini delle scuole
elementari britanniche sono da minoranze etniche, sarebbe una
questione interessante sbrogliare i fili della povertà e
dell'etnicità, ma vi sono pochi dubbi che questo specifico gruppo di
bambini affronti la parte del leone dell'estrema povertà infantile.
Per esempio:
All'interno delle famiglie nere o britanniche nere, il 48% dei
bambini vivono in povertà. Questa cresce al 63% nelle famiglie
pakistane e del Bangladesh in confronto al 27% dei bambini bianchi.
La mancanza di lavoro è uno dei motori chiave per tassi di
povertà più alti per alcuni gruppi di minoranze etniche. Il tasso
totale di occupazione del Regno Unito, il 70,5% degli adulti in età
lavorativa, cala al 59,7% quando si guarda agli adulti in età
lavorativa dai gruppi etnici di minoranza.
Il risultato educativo è un fattore importante nei tassi di
povertà tra i gruppi di minoranze etniche. Il divario nel risultato
tra gli allievi bianchi ed i loro compagni di scuola pakistani ed
afrocaraibici è quasi raddoppiato dalla fine degli anni '80.
Anche i tassi di povertà nel lavoro sono più alti
—
il 54% dei bambini di famiglie di lavoratori del Pakistan e del
Bangladesh sono in povertà in confronto al 12% dei bambini
bianchi
(4).
E mentre esaminiamo il fenomeno, diamo un breve sguardo alla
misura su scala globale;
Degli stimati 2,2 miliardi di bambini in tutto il mondo, circa
1 miliardo, o ogni secondo bambino, vivono in povertà. Degli 1,9
miliardi di bambini nei paesi in via di sviluppo, 640 milioni sono
senza un riparo adeguato; 400 milioni sono senza accesso all'acqua
potabile; 270 milioni non hanno nessun accesso all'assistenza
sanitaria. Nel 2003, 10,6 milioni di bambini sono morti prima di
raggiungere l'età di cinque anni, che è l'equivalente del totale
della popolazione infantile di Francia, Germania, Grecia e Italia.
1,4 milioni muoiono ogni anno per la mancanza di accesso all'acqua
potabile e di igiene adeguata mentre 2,2 milioni muoiono ogni anno a
causa della mancanza di immunizzazione.
en.wikipedia.org
La ripresa è una fantasia
La ripresa è una fantasia. La crisi può soltanto continuare a
devastare la vita degli sfruttati; non ha nessuna via d'uscita a
parte l'orrore di una guerra imperialista generalizzata o
un'abolizione rivoluzionaria del capitalismo. In questo senso è
terminale. Quanto a lungo può trascinarsi, lasciando una scia di
catastrofi, non possiamo affermarlo, ma possiamo asserire che
qualunque ripresa non sarà nella sfera delle condizioni dei
proletari, proprio il contrario. La crisi è indurita nelle piccole
menti e nei piccoli corpi dei bambini, un'altra generazione di
giovani senza lavoro, di lavoratori che affrontano ancora più
sfruttamento, una guerra di logoramento su qualsiasi aspetto
immaginabile delle condizioni della classe lavoratrice che ha
cominciato a raggiungere un punto dove è insopportabile, portando le
masse nelle strade, svolgendo nella sua interezza
la prospettiva marxista;
Al contrario, il lavoratore moderno, invece di sollevarsi con
il processo dell'industria, scende sempre più a fondo sotto le
condizioni d'esistenza della propria classe. Diventa un indigente,
ed il pauperismo si sviluppa più rapidamente della popolazione e
della ricchezza. E qui diventa evidente che la borghesia non è più
adatta ad essere la classe dominante nella società e ad imporre le
proprie condizioni di esistenza sulla società come legge principale.
E' inadatta a governare perché è incapace di assicurare un'esistenza
al suo schiavo all'interno di questa schiavitù, perché non può fare
a meno di lasciarlo affondare in tale stato, perche deve
alimentarlo, invece di essere da lui alimentata. La società non può
più esistere sotto questa borghesia, in altre parole, la sua
esistenza non è più compatibile con la società.
Marx/Engels,
Manifesto
del Partito Comunista,
1848
Ant
(1) Prefazione,
The Condition of the Working Class in England, 1845. F. Engels.
(2) 13 giugno in
entrambe il
Washington Post
ed il
Financial Times
(3)
bbc.co.uk
(4)
barnardos.org.uk
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