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La crisi del 2008 e le lezioni della storia

di Nick Beams
15
settembre 2016

 

 

Ad otto anni dall'inizio della crisi finanziaria scatenata dal crollo di Lehman Brothers, il cui anniversario capita oggi, anche nei circoli dominanti vi è la crescente realizzazione che l'economia capitalista globale non abbia nessuna prospettiva di ritornare a condizioni pre-crisi.

In tutte le maggiori economie, gli investimenti, l'elemento chiave della crescita capitalista, restano a livelli storicamente bassi, la crescita del commercio mondiale è rallentata considerevolmente, tra la crescita di misure protezionistiche, la produttività è calata ovunque, per la maggioranza dei lavoratori i redditi reali rimangono stagnanti, persino al di sotto dei livelli di un decennio fa, la disuguaglianza sociale ha raggiunto livelli storicamente senza precedenti e la prospettiva di un risveglio causato dalla Cina e dagli altri mercati emergenti è crollata.

Le politiche perseguite dalle maggiori banche centralitassi d'interesse ultra-bassi ed il pompaggio di trilioni di dollari nel sistema finanziario globalenon sono riuscite a produrre nessuna reale ripresa economica. Al contrario, hanno creato una bolla finanziaria come non si era mai vista nella storia economica, riflessa dal fatto che il prezzo dei titoli di stato è così alto che $13 trilioni di valore di titoli vengono scambiati a rendimenti negativi, creando le condizioni per un altro crollo ancora più grave di quello del 2008.

I soli beneficiari sono stati gli speculatori e gli investitori finanziari, le cui attività criminali hanno contribuito a scatenare la crisi, accumulando ricchezza a livelli mai visti prima con soltanto 62 miliardari che possiedono più ricchezza di metà della popolazione mondiale messa insieme.

Fatti e cifre confermano l'analisi compiuta all'epoca dal World Socialist Web Site che la crisi finanziaria non era un evento economico congiunturale ma un crollo proprio alle fondamenta dell'economia capitalista globale.

La forma immediata è stata una crisi finanziaria. Ma come è quasi invariabilmente il caso, la sua forma di apparizione è stata l'espressione esteriore di processi più profondi, radicati proprio nelle fondamenta dell'economia capitalista stessa.

La crisi del 2008 ha avuto le sue origini nell'intero sviluppo antecedente del sistema capitalista del profitto, risalendo al primo grande crollo che esplose nella forma della I Guerra Mondiale nel 1914.

La guerra non è stata semplicemente il risultato di decisioni politiche, calcoli errati e sbagli da parte dei politici capitalistimolto meno di incidenti come l'assassinio dell'arciduca austriaco Ferdinando a Sarajevo il 28 giugno 2014.

E' stata il risultato della contraddizione tra la crescita dell'economia mondiale agli inizi del 20° secolola prima fase di quella che ora chiamiamo globalizzazioneed il sistema dello stao-nazione, combinato con il principio di una grande crisi economica nel 1913 mentre ognuna delle principali potenze capitaliste combatteva per il dominio globale.

La guerra mondiale introdusse 30 anni di stagnazione economica, la Grande Depressione, disoccupazione di massa, forme fasciste ed autoritarie di governo, che portarono ad un'altra conflagrazione imperialistala II Guerra Mondialeancora più devastante della prima.

Il capitalismo non è sopravvissuto attraverso alcuna forza intrinseca o perché avesse ancora da giocare un ruolo storico progressistaquell'epoca è terminata con la barbarie scatenata dalla I Guerra Mondiale e da tutto ciò che seguìma perché le lotte rivoluzionarie della classe lavoratrice per rovesciarlo sono state tradite dalle sue leadership staliniste e socialdemocratiche.

Sulla base di questi tradimenti e della sua vittoria militare nella II Guerra Mondiale, culminante nell'utilizzo della bomba atomica, l'imperialismo americano è stato in grado di ristrutturare l'economia mondiale, dando luogo alla crescita economica post-bellica degli anni '50 e '60.

Ma non importa quanto grande, la sua potenza economica e militare non è stata in grado di superare le contraddizioni del sistema capitalista sul quale presiedeva. Quelle contraddizioni sono riemerse nella forma di un calo del tasso di profitto negli anni '60, dell'indebolimento della posizione competitiva del capitalismo americano con l'ascesa economica di Germania e Giappone, del collasso del sistema monetario post-bellico nel 1971 con l'abolizione del sostegno dell'oro dal dollaro USA nell'agosto del 1971 e dal principio di una profonda recessione nel 1974–75.

Le contraddizioni in aggravamento dell'economia capitalista hanno trovato la loro espressione nella lotta di classe sotto la forma di un'ondata rivoluzionaria della classe lavoratrice, a cominciare con lo sciopero generale di tre settimane del maggio-giugno 1968 in Francia e che si estese tra i principali paesi capitalisti fino al 1975. Tuttavia, ancora una volta, la borghesia è stata in grado di restare in sella a causa del tradimento della classe lavoratrice da parte delle sue leadership staliniste, socialdemocratiche e dei sindacati, con la complicità ed  il favoreggiamento delle tendenze revisioniste pabloite che avevano ripudiato il programma rivoluzionario della Quarta Internazionale.

Sebbene la borghesia sia stata in grado di ristabilire il proprio dominio, tutte le contraddizioni economiche che avevano determinato la fine della crescita post-bellica sono rimaste. Con i governi Reagan e Thatcher che giocavano i ruolo principale, è riuscita a superarle attraverso una massiccia ristrutturazione dell'economia mondiale. Nelle principali economie sono stati distrutti interi settori dell'industria ed è stata intrapresa la spinta a ripristinare i tassi di profitto attraverso l'assalto incessante alla condizione sociale della classe lavoratrice, attacchi facilitati ad ogni stadio dai sindacati e dai partiti socialdemocratici.

Gli apparati stalinisti hanno giocato un ruolo chiave attraverso la liquidazione dell'URSS e la restaurazione del capitalismo in Cina, aprendo la strada al saccheggio delle sue risorse ed al lavoro a basso costo.

Dagli inizi degli anni '90, l'iniezione di fonti fresche di plusvalore nelle arterie sclerotiche del capitale globale ha fornito un incremento ai profitti. Ma non vi è stato nessun ritorno alle condizioni della crescita post-bellica. Al contrario, le crescenti pressioni sul tasso di profitto hanno significato che a cominciare dal crollo della borsa valori USA dell'ottobre 1987 il capitale mondiale è diventato sempre più dipendente dall'iniezione di denaro a buon mercato per mantenere il suo equilibrio.

Per il 1997–98 i tassi di profitto iniziarono a calare e l'accumulazione assunse forme ancora più parassitarie come visto nell'emergere della bolla delle dot.com e della "contabilità creativa" di imprese come Enron, il cui crollo nel 2001 è stato, a quel punto, il maggiore della storia aziendale.

Negli anni che portavano al 2008, il giudizio era che il capitale aveva superato le sue contraddizioni. Questo è stato il periodo della "grande moderazione". Persino quando comparvero segni di avvertimento essi vennero rigettati. Il presidente Clinton sventolò da parte la crisi economica asiatica del 1997-98, che portò devastazione in quella regione, come un semplice "piccolo guasto" sulla strada della globalizzazione e nel 2007 il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke insistette che la crisi emergente dei prestiti immobiliari  sub-prime avrebbe avuto effetti minimi sul sistema finanziario nel complesso.

Sembrava che l'economia mondiale avesse un colore roseo poiché nel 2006 il Fondo Monetario Internazionale riportò i livelli più alti di crescita in tre decenni. Ma era come il colore che marca le guance di una vittima di tubercolosi. Il 15 settembre 2008 le leggi dell'economia capitalista si asserirono nel modo predetto da Karl Marx, come fa la gravità quando una casa crolla, fracassandosi attorno alle nostre orecchie.

Una delle caratteristiche più significative di ogni crisi è ciò che emerge da essa. E qui il risultato è chiaro. In ogni paese la classe lavoratrice affronta un assalto interminabile ai suoi livelli di vita ed alle sue condizioni sociali per pagare il fallimento del sistema del profitto.

Il sistema finanziario non è stato riassestato, il parassitismo e la speculazione sono diventati ancora più pronunciati, le stesse pratiche criminali che hanno contribuito a scatenare il crollo del 2008 stanno continuando e le politiche delle elite finanziarie stanno creando le condizioni per un altro disastro.

Nei mesi seguenti al crollo, i governi delle principali potenze capitaliste si impegnarono a cooperazione e collaborazionealla feroce lotta di tutti contro tutti che contrassegnò gli anni '30 e che portò alla guerra non sarebbe stato permesso di ritornare. Quegli impegni sono stati da lungo tempo spazzati via con il protezionismo ed il nazionalismo economico crescenti.

La tendenza più significativa è la spinta alla guerra come ciascuna delle grandi potenze, con l'imperialismo degli Stati Uniti che gioca il ruolo di comando, si prepara ad utilizzare mezzi militari per mantenere la propria posizione. Questi preparativi sono accompagnati, come lo sono stati in passato, da attacchi in aggravamento ai diritti democratici e con lo sviluppo di forme di governo ancora più autoritarie.

La storia rivela che le classi dominanti non hanno nessuna via d'uscita dal crollo del loro sistema a meno che depressione, privazione sociale e guerraminacciando proprio la continuazione della civiltà umananon siano considerate una "soluzione".

Ed allo stesso modo la storia indica il compito indifferibile che è di fronte alla classe lavoratrice internazionalela costruzione di un partito rivoluzionario per guidare le lotte emergenti della classe lavoratrice per rovesciare il superato sistema del profitto ed istituire una società ed un'economia internazionale socialista.