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Ad otto anni dall'inizio della crisi finanziaria scatenata dal
crollo di
Lehman Brothers,
il cui anniversario capita oggi, anche nei circoli dominanti vi è la
crescente realizzazione che l'economia capitalista globale non abbia
nessuna prospettiva di ritornare a condizioni pre-crisi.
In tutte le maggiori economie, gli investimenti, l'elemento chiave
della crescita capitalista, restano a livelli storicamente bassi, la
crescita del commercio mondiale è rallentata considerevolmente, tra la
crescita di misure protezionistiche, la produttività è calata ovunque,
per la maggioranza dei lavoratori i redditi reali rimangono stagnanti,
persino al di sotto dei livelli di un decennio fa, la disuguaglianza
sociale ha raggiunto livelli storicamente senza precedenti e la
prospettiva di un risveglio causato dalla Cina e dagli altri mercati
emergenti è crollata.
Le politiche perseguite dalle maggiori banche centrali—tassi
d'interesse ultra-bassi ed il pompaggio di trilioni di dollari nel
sistema finanziario globale—non
sono riuscite a produrre nessuna reale ripresa economica. Al
contrario, hanno creato una bolla finanziaria
come non si era mai vista nella storia economica, riflessa dal fatto che
il prezzo dei titoli di stato è così alto che $13 trilioni di valore di
titoli vengono scambiati a rendimenti negativi, creando le condizioni
per un altro crollo ancora più grave di quello del 2008.
I soli beneficiari sono stati gli speculatori e gli investitori
finanziari, le cui attività criminali hanno contribuito a scatenare la
crisi, accumulando ricchezza a livelli mai visti prima con soltanto 62
miliardari che possiedono più ricchezza di metà della popolazione
mondiale messa insieme.
Fatti e cifre confermano l'analisi compiuta all'epoca dal
World Socialist Web Site
che la crisi finanziaria non
era un evento economico congiunturale ma un crollo proprio alle
fondamenta dell'economia capitalista globale.
La forma immediata è stata una crisi finanziaria. Ma come è quasi
invariabilmente il caso, la sua forma di apparizione è stata
l'espressione esteriore di processi più profondi, radicati proprio nelle
fondamenta dell'economia capitalista stessa.
La crisi del 2008 ha avuto le sue origini nell'intero sviluppo
antecedente del sistema capitalista del profitto, risalendo al primo
grande crollo che esplose nella forma della I Guerra Mondiale nel 1914.
La guerra non è stata semplicemente il risultato di decisioni
politiche, calcoli errati e sbagli da parte dei politici capitalisti—molto meno di incidenti come
l'assassinio dell'arciduca austriaco Ferdinando a Sarajevo il 28 giugno
2014.
E' stata il risultato della contraddizione tra la crescita
dell'economia mondiale agli inizi del 20° secolo—la prima fase di quella che ora
chiamiamo globalizzazione—ed il sistema dello
stao-nazione, combinato con il principio di una grande crisi
economica nel 1913 mentre ognuna delle principali potenze capitaliste
combatteva per il dominio globale.
La guerra mondiale introdusse 30 anni di stagnazione economica, la
Grande Depressione, disoccupazione di massa, forme fasciste ed
autoritarie di governo, che portarono ad un'altra conflagrazione
imperialista—la II Guerra Mondiale—ancora più devastante della
prima.
Il capitalismo non è sopravvissuto attraverso alcuna forza
intrinseca o perché avesse ancora da giocare un ruolo storico
progressista—quell'epoca è terminata con la
barbarie scatenata dalla I Guerra Mondiale e da tutto ciò che seguì—ma perché le lotte
rivoluzionarie della classe lavoratrice per rovesciarlo sono state
tradite dalle sue
leadership staliniste e
socialdemocratiche.
Sulla base di questi tradimenti e della sua vittoria militare nella
II Guerra Mondiale, culminante nell'utilizzo della bomba atomica,
l'imperialismo americano è stato in grado di ristrutturare l'economia
mondiale, dando luogo alla crescita economica post-bellica degli anni
'50 e '60.
Ma non importa quanto grande, la sua potenza economica e militare
non è stata in grado di superare le contraddizioni del sistema
capitalista sul quale presiedeva. Quelle contraddizioni sono riemerse
nella forma di un calo del tasso di profitto negli anni '60,
dell'indebolimento della posizione competitiva del capitalismo americano
con l'ascesa economica di Germania e Giappone, del collasso del sistema
monetario post-bellico nel 1971 con l'abolizione del sostegno dell'oro
dal dollaro USA nell'agosto del 1971 e dal principio di una profonda
recessione nel
1974–75.
Le contraddizioni in aggravamento dell'economia capitalista hanno
trovato la loro espressione nella lotta di classe sotto la forma di
un'ondata rivoluzionaria della classe lavoratrice, a cominciare con lo
sciopero generale di tre settimane del maggio-giugno 1968 in Francia e
che si estese tra i principali paesi capitalisti fino al 1975. Tuttavia,
ancora una volta, la borghesia è stata in grado di restare in sella a
causa del tradimento della classe lavoratrice da parte delle sue
leadership staliniste, socialdemocratiche e dei sindacati, con la
complicità ed il favoreggiamento delle tendenze revisioniste
pabloite che avevano ripudiato il programma rivoluzionario della Quarta
Internazionale.
Sebbene la borghesia sia stata in grado di ristabilire il proprio
dominio, tutte le contraddizioni economiche che avevano determinato la
fine della crescita post-bellica sono rimaste. Con i governi
Reagan
e Thatcher che
giocavano i ruolo principale, è riuscita a superarle attraverso una
massiccia ristrutturazione dell'economia mondiale. Nelle principali
economie sono stati distrutti interi settori dell'industria ed è stata
intrapresa la spinta a ripristinare i tassi di profitto attraverso
l'assalto incessante alla condizione sociale della classe lavoratrice,
attacchi facilitati ad ogni stadio dai sindacati e dai partiti
socialdemocratici.
Gli apparati stalinisti hanno giocato un ruolo chiave attraverso la
liquidazione dell'URSS e la restaurazione del capitalismo in Cina,
aprendo la strada al saccheggio delle sue risorse ed al lavoro a basso
costo.
Dagli inizi degli anni '90, l'iniezione di fonti fresche di
plusvalore nelle arterie sclerotiche del capitale globale ha fornito un
incremento ai profitti. Ma non vi è stato nessun ritorno alle condizioni
della crescita post-bellica. Al contrario, le crescenti pressioni sul
tasso di profitto hanno significato che a cominciare dal crollo della
borsa valori USA dell'ottobre 1987 il capitale mondiale è diventato
sempre più dipendente dall'iniezione di denaro a buon mercato per
mantenere il suo equilibrio.
Per il
1997–98 i tassi di profitto iniziarono
a calare e l'accumulazione assunse forme ancora più parassitarie come
visto nell'emergere della bolla delle dot.com e della "contabilità
creativa" di imprese come Enron, il cui crollo nel 2001 è stato, a quel
punto, il maggiore della storia aziendale.
Negli anni che portavano al 2008, il giudizio era che il capitale
aveva superato le sue contraddizioni. Questo è stato il periodo della
"grande moderazione". Persino quando comparvero segni di avvertimento
essi vennero rigettati. Il presidente Clinton sventolò da parte la crisi
economica asiatica del 1997-98, che portò devastazione in quella
regione, come un semplice "piccolo guasto" sulla strada della
globalizzazione e nel 2007 il presidente della
Federal Reserve Ben Bernanke
insistette che la crisi emergente dei prestiti immobiliari
sub-prime
avrebbe avuto effetti minimi sul sistema finanziario nel complesso.
Sembrava che l'economia mondiale avesse un colore roseo poiché nel
2006 il Fondo Monetario Internazionale riportò i livelli più alti di
crescita in tre decenni. Ma era come il colore che marca le guance di
una vittima di tubercolosi. Il 15 settembre 2008 le leggi dell'economia
capitalista si asserirono nel modo predetto da
Karl Marx,
come fa la gravità quando una
casa crolla, fracassandosi attorno alle nostre orecchie.
Una delle caratteristiche più significative di ogni crisi è ciò che
emerge da essa. E qui il risultato è chiaro. In ogni paese la classe
lavoratrice affronta un assalto interminabile ai suoi livelli di vita ed
alle sue condizioni sociali per pagare il fallimento del sistema del
profitto.
Il sistema finanziario non è stato riassestato, il parassitismo e
la speculazione sono diventati ancora più pronunciati, le stesse
pratiche criminali che hanno contribuito a scatenare il crollo del 2008
stanno continuando e le politiche delle elite finanziarie stanno creando
le condizioni per un altro disastro.
Nei mesi seguenti al crollo, i governi delle principali potenze
capitaliste si impegnarono a cooperazione e collaborazione—alla feroce lotta di tutti
contro tutti che contrassegnò gli anni '30 e che
portò alla guerra
non sarebbe stato permesso di ritornare. Quegli impegni sono stati
da lungo tempo spazzati via con il protezionismo ed il nazionalismo
economico crescenti.
La tendenza più significativa è la spinta alla guerra come ciascuna
delle grandi potenze, con l'imperialismo degli Stati Uniti che gioca il
ruolo di comando, si prepara ad utilizzare mezzi militari per mantenere
la propria posizione. Questi preparativi sono accompagnati, come lo sono
stati in passato, da attacchi in aggravamento ai diritti democratici e
con lo sviluppo di forme di governo ancora più autoritarie.
La storia rivela che le classi dominanti non hanno nessuna via
d'uscita dal crollo del loro sistema a meno che depressione, privazione
sociale e guerra—minacciando proprio la
continuazione della civiltà umana—non siano
considerate una "soluzione".
Ed allo stesso modo la storia indica il compito indifferibile che è
di fronte alla classe lavoratrice internazionale—la costruzione di un partito
rivoluzionario per guidare le lotte emergenti della classe lavoratrice
per rovesciare il superato sistema del profitto ed istituire
una società ed un'economia internazionale socialista.
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