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La repressione poliziesca a Parigi e le deriva verso la dittatura in Francia

30 novembre 2015

 

 

Ieri, appena due settimane dopo che gli attacchi terroristici del 13 novembre hanno ucciso 130 persone e portato alla chiusura di grandi settori di Parigi attorno a Piazza della Repubblica, nelle strade della città è di nuovo scoppiata la violenza. Con 120.000 soldati e forze di polizia schierate attraverso la Francia e non meno di 6.300 poliziotti e polizia paramilitare antisommossa nel solo centro di Parigi, Piazza della Repubblica è stata di nuovo bloccata da un massiccio cordone di polizia.

Tuttavia, il bersaglio di questo spiegamento, tenuto sotto lo stato di emergenza imposto dopo gli attacchi del 13 novembre dal governo del Partito Socialista (PS) del presidente François Hollande non era un gruppo di combattenti leali allo Stato Islamico in Iraq and Siria (ISIS). Piuttosto, era una protesta sociale interna montata da gruppi ecologisti contro il vertice ecologista  COP-21 che si apre oggi a Parigi.

Lo stato di emergenza proibisce tutte le forme di protesta pubbliche per tre mesi e la polizia ha sfruttato prontamente questo bando in vigore per organizzare una brutale repressione su una folla di diverse migliaia di persone. Piazza della Repubblica, che aveva visto delle veglie per le vittime degli attacchi del 13 novembre ed appelli ufficiali all'unità nazionale, è stata riempita di gas lacrimogeno mentre la polizia sparava proiettili di gomma su dimostranti pacifici.

Citando atti di violenza da parte di un gruppo di 80 dimostranti mascherati, la polizia ha quindi proceduto all'arresto di 280 dimostranti, detenendone 174.

Persino prima delle proteste, la polizia aveva usato i suoi poteri d'emergenza per porre agli arresti domiciliari senza processo due dozzine di attivisti ecologisti. Ciò fa parte di una più ampia repressione attraverso la Francia dal 13 novembre che ha visto mettere agli arresti domiciliari più 100 persone non identificate.

La repressione delle proteste va di pari passo con il più vasto terrorizzare il pubblico da parte dello stato. Chiunque vada nelle strade viene subito affrontato da uomini che indossano armature antiproiettile e portano fucili d'assalto.

I gruppi imprenditoriali hanno già richiesto che i datori di lavoro utilizzino lo stato d'emergenza per controllare i luoghi di lavoro e per denunciare alla polizia i lavoratori "radicalizzati".

Il World Socialist Web Site ha ripetutamente avvertito che le misure da stato di polizia implementate a livello internazionale dal 2001 sotto la rubrica della "guerra al terrore" erano l'espressione di un fondamentale crollo della democrazia. Chiunque pensava che queste fossero delle parole vuote dovrebbe esaminare ciò che è accaduto in Francia dagli attacchi terroristici del 13 novembre.

Si dovrebbero chiamare le cose con il loro nome: quella che viene installata in Francia è una dittatura di stato di polizia. A causa delle attività di una manciata di persone che hanno attuato gli attacchi del 13 novembre, le proteste sociali sono state bandite completamente; la polizia ha ricevuto poteri arbitrari per eseguire perquisizioni e sequestri e lo stato si è dato enormi poteri di detenere i singoli e di dissolvere organizzazioni. Inoltre, il PS mira a rendere permanente questo stato delle cose con l'approvazione di un emendamento costituzionale.

L'organizzazione multipartitica dell'establishment politico della borghesia ed il mantenimento, almeno per il momento, delle consuetudini formali di elezioni non sono affatto un ostacolo alla conversione della Francia in uno stato di polizia. Come dimostrano i voti praticamente unanimi nell'Assemblea Nazionale francese a favore dello stato di emergenza e dell'aumento dei bombardamenti in Siria, queste politiche godono del sostegno di tutte le istituzioni dello stato e di tutti i partiti politici, comprese le organizzazioni nominalmente di "sinistra".

Né è emersa qualche critica dagli establishment di governo a livello internazionale sulla deriva in accelerazione verso un governo autoritario in Francia. Piuttosto, mentre Washington dirige lo spionaggio della National Security Agency sul popolo americano e Berlino e Tokio spolverano i loro piani per remitalizzare la politica estera davanti all'opposizione del pubblico, tutte le grandi potenze imperialiste stanno osservando gli eventi in Francia e preparando le loro versioni di queste misure.

La crisi politica sta portando allo scoperto l'assenza di qualsiasi sostenitore della democrazia borghese nella classe capitalista. La forza motrice dietro all'assalto del PS ai diritti democratici non sono gli attacchi terroristici delle forze di opposizione islamiste in Siria, che in ogni caso servono l'agenda delle potenze imperialiste del cambio di regime contro il presidente siriano Bashar al-Assad.

Piuttosto, è l'estrema polarizzazione sociale tra l'aristocrazia finanziaria dei super-ricchi e le vaste masse di lavoratori sempre più sfruttati ed impoveriti. Le politiche di austerità perseguite nel corso di sette anni della più devastante crisi capitalista globale dagli anni '30 hanno gettato decine di milioni di persone nella disoccupazione e fatto a brandelli i programmi sociali essenziali da una parte all'altra d'Europa.

Soltanto un mese prima degli attacchi di Parigi, la borghesia francese è rimasta stordita ed atterrita quando i lavoratori dell'Air France hanno affrontato gli alti dirigenti ed i burocrati dei sindacati che progettano licenziamenti di massa e strappato la camicia a due dirigenti dell'Air Franceun atto che ha ricevuto vasto sostegno tra i lavoratori attraverso la Francia e l'Europa.

L'ampia opposizione popolare all'austerità ed alla guerra imperialista non può trovare nessuna espressione nell'establishment politico, che vede con ostilità e paura i sentimenti della vasta maggioranza della popolazione. Secondo queste condizioni, la base sociale della democrazia borghese sta collassando. La dinamica politica di questo processo è stata descritta otto decenni fa, all'epoca dell'ascesa del fascismo europeo, dal grande rivoluzionario russo Leon Trotsky:

"Per analogia con l'ingegneria elettrica, la democrazia potrebbe definirsi come un sistema di interruttori di sicurezza e di interruttori di circuito di protezione contro i sovraccarichi della lotta nazionale o sociale. Nessun periodo della storia umana è statoneppure lontanamentecosì sovraccarico di antagonismi come il nostro. Il sovraccarico delle linee avviene sempre più di frequente in punti differenti della rete elettrica europea. Sotto l'impatto delle contraddizioni di classe ed internazionali che sono estremamente cariche, gli interruttori di sicurezza della democrazia si incendiano o esplodono. E' essenzialmente questo ciò che rappresenta la dittatura", scrisse Trotsky.

Oggi, come durante le grandi lotte del 20° secolo, stanno aumentando le tensioni di classe che sovraccaricano gli interruttori di circuito della democrazia borghese.

Per la democrazia e per i diritti democratici resta un potente sostenitore: la classe lavoratrice. Il fatto che le tensioni di classe che si accumulano portino a simili drastici attacchi ai diritti democratici è, comunque, una forte indicazione del carattere rivoluzionario della situazione e della necessità urgente di una lotta anticapitalista basata su una prospettiva rivoluzionaria, socialista.

Alex Lantier