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Ieri, appena due settimane dopo che gli attacchi terroristici del
13 novembre hanno ucciso 130 persone e portato alla chiusura di grandi
settori di Parigi attorno a Piazza della Repubblica, nelle strade della
città è di nuovo scoppiata la violenza. Con 120.000 soldati e forze di
polizia schierate attraverso la Francia e non meno di 6.300 poliziotti e
polizia paramilitare antisommossa nel solo centro di Parigi,
Piazza della Repubblica è stata di nuovo bloccata da un massiccio
cordone di polizia.
Tuttavia, il bersaglio di questo spiegamento,
tenuto sotto lo stato di emergenza imposto dopo gli attacchi del 13
novembre dal governo del Partito Socialista (PS) del presidente
François Hollande
non era un gruppo di combattenti leali allo Stato Islamico
in Iraq and Siria
(ISIS).
Piuttosto, era una protesta sociale interna montata da gruppi ecologisti
contro il vertice ecologista
COP-21
che si apre oggi a Parigi.
Lo stato di emergenza proibisce tutte le forme di protesta
pubbliche per tre mesi e la polizia ha sfruttato prontamente questo
bando in vigore per organizzare una brutale repressione su una folla di
diverse migliaia di persone.
Piazza della Repubblica, che aveva visto delle veglie per le
vittime degli attacchi del 13 novembre ed appelli ufficiali all'unità
nazionale, è stata riempita di gas lacrimogeno mentre la polizia sparava
proiettili di gomma su dimostranti pacifici.
Citando atti di violenza da parte di un gruppo di 80 dimostranti
mascherati, la polizia ha quindi proceduto all'arresto di 280
dimostranti, detenendone 174.
Persino prima delle proteste, la polizia aveva usato i suoi poteri
d'emergenza per porre agli arresti domiciliari senza processo due
dozzine di attivisti ecologisti. Ciò fa parte di una più ampia
repressione attraverso la Francia dal 13 novembre che ha visto mettere
agli arresti domiciliari più 100 persone non identificate.
La repressione delle proteste va di pari passo con il più vasto
terrorizzare il pubblico da parte dello stato. Chiunque vada nelle strade
viene subito affrontato da uomini che indossano armature antiproiettile
e portano fucili d'assalto.
I gruppi imprenditoriali hanno già richiesto che i datori di lavoro
utilizzino lo stato d'emergenza per controllare i luoghi di lavoro e per
denunciare alla polizia i lavoratori "radicalizzati".
Il
World Socialist Web Site ha
ripetutamente avvertito che le misure da stato di polizia implementate a
livello internazionale dal 2001 sotto la rubrica della
"guerra al terrore" erano l'espressione di un fondamentale crollo della
democrazia. Chiunque pensava che queste fossero delle parole vuote
dovrebbe esaminare ciò che è accaduto in Francia dagli attacchi
terroristici del 13 novembre.
Si dovrebbero chiamare le cose con il loro nome: quella che viene
installata in Francia è una dittatura di stato di polizia. A causa delle
attività di una manciata di persone che hanno attuato gli attacchi del
13 novembre, le proteste sociali sono state bandite completamente; la
polizia ha ricevuto poteri arbitrari per eseguire perquisizioni e
sequestri e lo stato si è dato enormi poteri di detenere i singoli e di
dissolvere organizzazioni. Inoltre, il PS mira a rendere permanente
questo stato delle cose con l'approvazione di un emendamento
costituzionale.
L'organizzazione multipartitica dell'establishment politico della borghesia ed il
mantenimento, almeno per il momento, delle consuetudini formali di
elezioni non sono affatto un ostacolo alla
conversione della Francia in uno stato di polizia. Come dimostrano
i voti praticamente unanimi nell'Assemblea Nazionale francese a favore
dello stato di emergenza e dell'aumento dei bombardamenti in Siria,
queste politiche godono del sostegno di tutte le istituzioni dello stato
e di tutti i partiti politici, comprese le organizzazioni nominalmente
di "sinistra".
Né è emersa qualche critica dagli
establishment di governo a livello
internazionale sulla deriva in accelerazione verso un
governo autoritario in Francia. Piuttosto, mentre
Washington dirige lo spionaggio della
National Security Agency
sul popolo americano e Berlino
e
Tokio spolverano i loro piani per remitalizzare la politica estera
davanti all'opposizione del pubblico, tutte le grandi potenze
imperialiste stanno osservando gli eventi in Francia e preparando le
loro versioni di queste misure.
La crisi politica sta portando allo scoperto l'assenza di qualsiasi
sostenitore della democrazia borghese nella classe capitalista. La forza
motrice dietro all'assalto del PS ai diritti democratici non sono gli
attacchi terroristici delle forze di opposizione islamiste in Siria, che
in ogni caso servono l'agenda delle potenze imperialiste del cambio di
regime contro il presidente siriano
Bashar al-Assad.
Piuttosto, è l'estrema polarizzazione sociale tra l'aristocrazia
finanziaria dei super-ricchi e le vaste masse di lavoratori sempre più
sfruttati ed impoveriti. Le politiche di austerità perseguite nel corso
di sette anni della più devastante crisi capitalista globale dagli anni
'30 hanno gettato decine di milioni di persone nella disoccupazione e
fatto a brandelli i programmi sociali essenziali da una parte all'altra
d'Europa.
Soltanto un mese prima degli attacchi di Parigi, la borghesia
francese è rimasta stordita ed atterrita quando i lavoratori dell'Air France hanno affrontato gli alti
dirigenti ed i burocrati dei sindacati che progettano licenziamenti di
massa e strappato la camicia a due dirigenti dell'Air France—un atto che ha
ricevuto vasto sostegno tra i lavoratori attraverso la Francia e
l'Europa.
L'ampia opposizione popolare all'austerità ed alla guerra
imperialista non può trovare nessuna espressione nell'establishment politico, che vede con
ostilità e paura i sentimenti della vasta maggioranza della
popolazione. Secondo queste condizioni, la base sociale della democrazia
borghese sta collassando. La dinamica politica di questo processo è
stata descritta otto decenni fa, all'epoca dell'ascesa del fascismo
europeo, dal grande rivoluzionario russo
Leon Trotsky:
"Per analogia con l'ingegneria elettrica, la democrazia potrebbe
definirsi come un sistema di interruttori di sicurezza e di interruttori
di circuito di protezione contro i sovraccarichi della lotta nazionale o
sociale. Nessun periodo della storia umana è stato—neppure
lontanamente—così sovraccarico di
antagonismi come il nostro. Il sovraccarico delle linee
avviene sempre più di frequente in punti differenti della rete elettrica
europea. Sotto l'impatto delle contraddizioni di classe ed
internazionali che sono estremamente cariche, gli interruttori di
sicurezza della democrazia si incendiano o esplodono. E' essenzialmente
questo ciò che rappresenta la dittatura", scrisse
Trotsky.
Oggi, come durante le grandi lotte del 20° secolo, stanno
aumentando
le tensioni di classe
che sovraccaricano gli interruttori di circuito della democrazia
borghese.
Per la democrazia e per i diritti democratici resta un potente
sostenitore: la classe lavoratrice. Il fatto che le tensioni di classe
che si accumulano portino a simili drastici attacchi ai diritti
democratici è, comunque, una forte indicazione del carattere
rivoluzionario della situazione e della necessità urgente di una lotta
anticapitalista basata su una prospettiva rivoluzionaria, socialista.
Alex Lantier
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