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L'annuncio da parte del governo USA che la disoccupazione è
calata dal 9,4% al 9% in gennaio è pura manipolazione statistica
intesa a ingannare i lavoratori per far loro credere che le cose
andranno meglio.
Il governo ammette che, a causa della crescita della
popolazione, ci vogliono 130.000 nuovi posti di lavoro al mese per
accomodare quelli che entrano nella forza lavoro. In gennaio sono
stati creati soltanto 32.000 nuovi posti di lavoro. Tuttavia secondo
le supposizioni la disoccupazione è calata dello 0,4%!
L'amministrazione Obama inneggia a questa magia economica come un
segno che le cose stiano progredendo.
E' un tentativo di calmare le acque quando, di fatto, i
lavoratori, il movimento sindacale, le comunità e i giovani
dovrebbero essere a mobilitarsi in marce per i posti di lavoro nelle
strade dirette verso i municipi, i palazzi statali,
Washington
e i padroni e i banchieri attraverso tutto il paese. E' urgentemente
necessaria la mobilitazione di massa per combattere la sempre più
disperata crisi della disoccupazione, che viene nascosta dalle
stupidaggini statistiche.
Bob Herbert,
il ben noto
editorialista afroamericano del
New York Times,
scrive degli effetti della crisi sui poveri. Mentre fa parte dell'establishment
dei media, nondimeno ha inveito contro le menzogne e l'ipocrisia del
governo riguardo l'economia.
Il 4 febbraio ha scritto: "Ciò di cui gli zeloti dei dati hanno
bisogno è di lasciare le loro stanze chiuse ermeticamente e di
camminare fuori, fare una passeggiata tra i milioni di americani che
stanno male. Dovrebbero parlare con le famiglie che soffrono, che
perdono la casa, dividono una stanza da letto, controllare nei
rifugi per i senza tetto. ...
"Forse gli zeloti dei dati sono inciampati su una soluzione",
ha continuato
Herbert. “Hanno
creato un modello nel quale un numero radicalmente insufficiente di
posti di lavoro ha avuto come risultato un brusco declino nella
misura ufficiale della disoccupazione. Se questa tendenza può essere
sostenuta, alla fine porteremo giù a zero il tasso dei disoccupati.
La gente soffrirà ancora, ma alla fine sarà raggiunta la piena
occupazione".
4,9 milioni di
'lavoratori mancanti'
Qui alcuni dei fatti omessi dal governo nei suoi comunicati
stampa.
Il tasso di disoccupazione è calcolato sulla base del numero di
occupati paragonato al numero totale di lavoratori che si considera
stiano partecipando alla forza lavoro. Questo è un punto molto
importante da tenere a mente.
"Sorprendentemente, la forza lavoro è tre quarti di un milione
di lavoratori più piccola di quanto era prima che cominciasse la
recessione", ha scritto
Heidi Shierholz,
ricercatore dell'Economic
Policy Institute,
un istituto di ricerca orientato al lavoro. "Ci si sarebbe aspettato
che aumentasse di approssimativamente 4,1 milioni di lavoratori dal
dicembre 2007 al gennaio 2010, data la crescita della popolazione in
età lavorativa durante questo periodo".
(www.epi.org, 4
febbraio)
Così, conclude la
Shierholz
, vi sono 4,9 milioni di "lavoratori mancanti" che non sono entrati
nella forza lavoro o l'hanno lasciata.
Se soltanto metà di questi fossero calcolati come parte della
forza lavoro, il tasso ufficiale di disoccupazione sarebbe salito al
10,5%, secondo la
Shierholz.
Se venissero inclusi tutti, il tasso ammonterebbe al 12%!
I
"lavoratori mancanti" sono senza dubbio in modo sproporzionato neri
e latini, riflettendo la sproporzione nella disoccupazione, che
ufficialmente è il 15,7% per i lavoratori afroamericani e similare
per i lavoratori latini. Ufficialmente la disoccupazione per i
minorenni afroamericani è del 45%.
Nessun posto di
lavoro per i tre quarti dei disoccupati
Una misura più fondamentale della crisi è che, anche se tutti i
posti di lavoro disponibili fossero riempiti domani, non vi
sarebbero posti di lavoro sufficienti per più di tre quarti dei
lavoratori disoccupati. Il numero totale delle opportunità di posti
di lavoro a dicembre era di 3,1 milioni. Il numero ufficiale dei
disoccupati era di 14,5 milioni. Il rapporto di lavoratori
disoccupati per posti di lavoro era di 4,7 a 1.
(www.epi.org, 8
febbraio)
La
Shierholz
dimostra che nei
18 mesi della
oltremodo anemica ripresa dopo la recessione del 2000-2001, vi
erano 62,6 milioni di opportunità di posti di lavoro. Ma nei primi
18 mesi della ripresa capitalista dalla crisi del
2007-2008,
vi erano soltanto 51,1 milioni di
opportunità di posti di lavoro. Oggi le
opportunità di posti di lavoro sono il 18% più basse di otto anni
fa, nonostante un significativo incremento della popolazione dal
2002.
La
Shierholz
conclude che le
statistiche governative mostrano che dal dicembre 2007 al febbraio
2010 sono stati perduti 8,7 milioni
di posti di lavoro. Undici mesi più tardi, erano stati creati 1
milione di posti di lavoro
—
intendendo una perdita netta di 7,7 milioni. Ma, in aggiunta a
questo, erano necessari 3,7 milioni
di posti aggiuntivi per la
popolazione in età lavorativa che è entrata nella forza lavoro. In
altre parole, l'economia capitalista ha bisogno di altri 11,4
milioni di posti di lavoro soltanto per tornare al livello di
disoccupazione del 5% di prima che la crisi colpisse.
Opinione di un
miliardario preoccupato
Dall'altra parte dello spartiacque di classe, ascoltate
Mortimer
Zuckerman,
immobiliarista
miliardario, editore e direttore della rivista di destra
“U.S. News &
World Report”. Con
una ricchezza di $2,8 miliardi,
Zuckerman è 147° nella
lista di Forbes delle 400 persone più ricche degli USA. In un
articolo intitolato "La Grande Recessione dei posti di lavoro",
questa figura della classe dominante ha scritto:
"Non vi è alcuna vita nel nostro mercato del lavoro.
Ufficialmente la recessione è terminata nel giugno 2009, la Grande
Recessione dei posti di lavoro continua velocemente. Da quando il
governo ha iniziato a misurare il ciclo economico non vi è una
profonda recessione segnata da tali alti livelli di disoccupazione e
sottoccupazione e seguiti da una simile anemica crescita dei posti
di lavoro. Più posti di lavoro sono stati perduti nella recessione
del 2007-09 che nelle quattro precedenti recessioni combinate
— è questa volta
rimpiazzarli è un affare dolorosamente lento".
(www.usnews.com,
11 febbraio)
Continua
Zuckerman: "Mentre la
cifra
della disoccupazione dei titoli è giù, il numero degli 'addetti
a margine' è aumentato di 300.000 e il declino del tasso dal 9,4 al
9% è principalmente perché questi lavoratori hanno soltanto lasciato
il mercato. Ma non hanno lasciato la vita negli USA".
Inoltre,
Zuckerman rileva che dei
900.000 a 1 milione di posti di lavoro che si pretende siano stati
creati nel 2010, diverse centinaia di migliaia erano lavori statali
precari, come quelli che raccolgono dati per il censimento.
Indica numerose questioni che considera cruciali. Tra loro:
•
Il numero di posti di lavoro a tempo pieno è giù di all'incirca
10 milioni (sua cifra).
•
Il numero di disoccupati a lungo termine, più di 27 settimane,
è il più alto da quando vengono tenuti i dati.
•
Un terzo dei nuovi posti di lavoro nello scorso anno sono stati
da servizi di assistenza precari che "riflettono che le imprese
cercano di tagliare i costi delle indennità dell'occupazione a tempo
pieno e di utilizzare assunzioni appena in tempo e assunzioni
part-time per migliorare il risultato". (Questo da un miliardario
che è pienamente consapevole del suo risultato).
•
La paga oraria reale è calata nei primi quattro trimestri da
quando la recessione è terminata ufficialmente, invece della tipica
crescita del 2,5% durante i primi quattro trimestri dopo le ultime
10 recessioni.
•
I governi statali e locali, che contano per il 15% di tutti i
posti di lavoro, sono in "modalità riduzione dimensioni".
Verso la fine del suo pezzo,
Zuckerman da piena
attenzione alle sue preoccupazioni.
"Le tendenze a lungo termine sono accelerate in modi deprimenti
per il lavoratore americano. Vi è più delocalizzazione all'estero,
più automatizzazione, più conversione di posti di lavoro a tempo
pieno in precari e appalti e un salario medio stagnante. Le
tecnologie dell'informazione avanzano rapidamente, raddoppiando ogni
paio d'anni e vengono sempre più impiegate per eliminare posti di
lavoro di tutti i tipi.
"Questo sottolinea il lato negativo delle tecnologie che
avanzano, che assieme alla globalizzazione sono state le forze
principali di salari che si riducono e di opportunità che
diminuiscono, specialmente per quei posti di lavoro che sono
fondamentalmente di routine e di natura ripetitiva. Il rischio che
delle macchine semi-intelligenti possano distruggere così tanti
posti di lavoro, che questa tendenza possa letteralmente
destabilizzare l'intera società è una delle sfide maggiori che i
governi hanno di fronte in tutti i paesi mentre cercano di trovare
lavoro per milioni di diplomati che entrano in un mercato del lavoro
che non ha nulla per loro".
Sentiamolo ancora: "potrebbe letteralmente destabilizzare l'intera
società". Questo suona moltissimo come se
Zuckerman tema una rivolta
stile Egitto se il capitalismo continua lungo la sua attuale rotta.
Ripresa senza
posti di lavoro
& legge
dell'accumulazione capitalista di Marx
Queste conclusioni sono completamente in armonia all'analisi
del capitalismo di
Karl Marx. Nella sua opera
epocale, "Il capitale",
Marx ha dimostrato
che mentre il capitale cresce sempre più grande,
diventa sempre più produttivo e ha relativamente meno bisogno
di lavoro. Di conseguenza, crea un esercito di riserva sempre
crescente di disoccupati. Questo è trattato in "La legge generale
dell'accumulazione capitalista" nel volume I. La legge descritta da
Marx ora si manifesta violentemente.
I dati teoricamente e praticamente importanti per la classe
lavoratrice sono il fatto che la ripresa capitalista
— vale a dire, la
ripresa di affari e profitti per i capitalisti
— ha raggiunto lo
stadio di espansione economica.
Nel quarto trimestre del 2010, l'economia capitalista è
cresciuta a un tasso del 3,2%. Questo è un miglioramento sul
trimestre precedente. Ma, in maniera più importante, il prodotto
interno lordo, ovvero la somma di tutti i beni e servizi prodotti,
ha raggiunto $13,38 trilioni, un nuovo record e più alto del picco
nell'ultimo rialzo. Ma i posti di lavoro non sono
— ripeto, non sono — ritornati.
Piuttosto, l'economia capitalista sta crescendo e i posti di
lavoro stanno scomparendo; i lavoratori disoccupati stanno
scomparendo dalle statistiche; la sofferenza di massa sta aumentando
sotto la superficie e la situazione reale non viene riferita. Il
capitalismo ha raggiunto un punto al quale il mercato del lavoro si
contrae mentre il capitale aumenta. Questo crea una crisi permanente
e severa per le masse e per il sistema stesso.
Per la classe lavoratrice e per gli oppressi negli USA l'unica
via d'uscita da questa crisi è di seguire le orme delle masse
egiziane che hanno rovesciato il loro dittatore, Hosni Mubarak.
Uno slogan molto
comune durante quella ribellione era "Basta"!
Qui i lavoratori non ce la fanno più con la disoccupazione, i
sequestri e gli sfratti, con l'aumento dei ritmi di produzione, con
la perdita di salari e indennità, con i licenziamenti, con la fame e
la povertà. Siamo stanchi del razzismo, del sessismo, del fanatismo
anti
LGBTQ, degli attacchi
verbali violenti agli immigrati, della brutalità della polizia,
dell'incarcerazione, della guerra, dell'occupazione e
dell'intervento. I lavoratori sono stanchi di vedere i banchieri
prendere centinaia di miliardi mentre noi dobbiamo soltanto cercare
di sopravvivere.
Contrattaccare contro il capitalismo è l'unica cosa rimasta da
fare.
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