Il regime coloniale di Washington per Baghdad

di Peter Symonds

7 aprile 2003

 

Mentre la brutale invasione dell'Iraq guidata dagli USA è alla terza settimana, una squadra di centinaia di funzionari principalmente USA si è sistemata in ville di lusso lungo la spiaggia appena a sud di Kuwait city per prepararsi a prendere le redini del potere a Baghdad. L'esatta composizione dell'"autorità ad interim dell'Iraq" ed i tempi della sua presentazione sono oggetto di aspra lotta nell'amministrazione Bush. Ma non vi è alcun dubbio delle sue caratteristiche politiche: sarà un regime neocoloniale che applicherà i diktat di Washington.

L'amministrazione Bush sta portando avanti i suoi piani per la nuova autorità con scarso riguardo dell'opinione dei suoi più stretti alleati militari, Gran Bretagna ed Australia, per non parlare di quella degli altri governi. Dopo l'invasione dell'Afghanistan gli USA furono cauti nell'ottenere la benedizione ufficiale delle Nazioni Unite per installare il loro burattino Hamid Karzai e la sua amministrazione a Kabul. Nel caso dell'Iraq, Washington ha chiaramente indicato che ogni ruolo per l'ONU sarà quello voluto dagli americani.

Secondo un articolo del Washington Post del 2 aprile il regime che sta aspettando in Kuwait è "quasi esclusivamente americano", ex od attuali funzionari del Pentagono, del Dipartimento di Stato e di altri enti, compresi il Tesoro, l'USAID ed il Corpo dei Genieri dell'Esercito. Esso include "una manciata di diplomatici britannici ed australiani ed un piccolo gruppo di esuli iracheni", e ci si aspetta che l'ONU "giochi qualche parte nell'equazione".

Il gruppo è guidato dal generale a tre stelle in pensione Jay Garner, che dirige l'Ufficio Ricostruzione e Affari Umanitari (ORHA) istituito in gennaio dal Pentagono. La squadra funziona come un'aggiunta alla forza d'invasione e Garner risponde direttamente al comandante del Central Command USA, Generale Tommy Franks, incaricato delle operazioni militari. I funzionari di estrema destra che dirigono il Pentagono, neoconservatori come il Segretario della Difesa Donald Rumsfeld, il Vicesegretario alla Difesa Paul Wolfowitz e Richard Perle, fino a poco tempo fa capo dell'Ufficio Politica della Difesa, hanno giocato un importante ruolo nel selezionare il personale.

Garner ha strette relazioni con i cd "neoconservatori" e condivide le loro idee, in particolare il loro sostegno la regime di destra del Likud in Israele. E' stato in Israele nel 1998 con gli auspici di un gruppo di pressione pro Israele, il Jewish Institute for National Security Affairs (JINSA), specializzato nell'organizzare viaggi simili per ufficiali in pensione per farli incontrare con politici e funzionari israeliani.

Nel 2000 Garner ha messo il suo nome su una dichiarazione sponsorizzata dal JINSA che dichiara che Israele ha esercitato una "notevole limitazione" di fronte alla violenza "orchestrata dall'Autorità Palestinese". Essa dichiarava che "Un Israele forte è un'attività sulla pianificatori militari ed i leader politici americani possono contare". Consiglieri passati ed attuali  del JINSA sono il Vicepresidente Richard Cheney, Perle ed il Sottosegretario alla Difesa Douglas Feith, che gioca anche un ruolo preminente nell'organizzare l'autorità ad interim irachena.

L'ex direttore della CIA James Woolsey è attualmente consigliere del JINSA e figura anche con preminenza in altri gruppi di pressione repubblicani di estrema destra come il Comitato per la liberazione dell'Iraq, costituito lo scorso novembre per premere per l'azione militare. Woolsey è stato indicato come capo del Ministero dell'Informazione di Baghdad. Sebbene la proposta possa essere respinta per essere una ammissione troppo trasparente del potere americano, viene considerato per altre posizioni.

Altre figure sono Michael Mobbs, che è strettamente allineato a Perle e che lavorava nello stesso studio legale come il Sottosegretario alla Difesa Feith. Mobbs è noto come l'avvocato del Pentagono che ha difeso il caso dello spogliare i prigionieri di guerra presi in Afghanistan dei loro diritti democratici e di detenerli indefinitamente a Guantanamo, Cuba. Viene anche considerato per prendere la completa direzione dell'amministrazione civile irachena.

Il diplomatico Barbara Bodine e due generali in pensione, Buck Walters e Bruce Moore, sono stati selezionati per gestire tre regioni amministrative, con sede a Baghdad, Bassora e la città dell'Iraq settentrionale Mossul rispettivamente. Robert Reilly, ex capo della Voice of America, collabora con gli esuli iracheni nello sviluppare le trasmissioni della propaganda. Diversi esperti del Tesoro USA discutono su come sia meglio rimpiazzare, temporaneamente, l'attuale valuta irachena con il dollaro USA.

Le ambizioni di Washington a Baghdad sono abbastanza evidenti. Il 3 aprile il Washington Post riportava di un piano per installare un importante dirigente petrolifero americano a sovrintendere all'industria petrolifera irachena. "Gli esperti iracheni ora fuori del paese verrebbero reclutati per gestire le future vendite di petrolio. Fonti dell'industria hanno detto che l'ex alto dirigente della Shell Oil Co Philip J. Carroll è il candidato principale a dirigere la produzione".

Le corporations americane stanno avidamente anticipando possibilità di profittare, non solamente nell'industria petrolifera ma anche con i contratti per la ricostruzione ed in altri aspetti dell'economia irachena. Un recente articolo della rivista Fortune offriva una mielosa lode delle credenziali imprenditoriali di Garner. L'ex generale ha stretti collegamenti con l'industria della difesa USA. E' stato presidente della SY Coleman, un contraente della difesa coinvolto nello spiegamento dei missili Patriot e che ha aiutato Israele a sviluppare il suo sistema missilistico Arrow.

Fortune approvando citava le osservazioni di Ariel Cohen del thinktank conservatore American Heritage Foundation. Cohen dichiarava che ci vorrà qualcuno con serie conoscenze imprenditoriali "per introdurre un sistema capitalista dove vi è stato un socialismo a controllo centrale sin dagli anni '60". Cohen, un ideologo di destra che considera "socialismo" ogni impresa gestita dallo stato od ogni restrizione al profitto privato, è tra coloro che spingono per la privatizzazione in massa dell'Iraq, per aprire la strada agli investimenti delle corporations USA perché prendano il controllo delle aree più profittevoli dell'economia irachena, particolarmente l'industria petrolifera.

Aspre critiche

La chiara preparazione di Washington ad assumere il potere politico a Baghdad e prendere il controllo delle riserve di petrolio dell'Iraq ha provocato aspre critiche tra i suoi rivali europei ed anche tra i suoi stretti alleati nel Golfo Persico. L'elite di governo in Arabia Saudita e negli altri stati del Golfo temono che, oltre a destabilizzare politicamente la regione, un'amministrazione USA a Baghdad sfrutterà il petrolio iracheno per minare il sistema delle quote di produzione dell'OPEC e sostanzialmente per ridurre il prezzo del petrolio.

Il piano USA per l'industria petrolifera irachena si scontra direttamente contro il precedente programma "cibo per petrolio" dell'ONU e la legge internazionale, in poche parole, è una rapina alla luce del sole. L'exe funzionari dell'energia di Clinton David Goldwyn ha spiegato cautamente al Washington Post: "Non credo che gli USA abbiano il potere legale in base alla legge internazionale di prendere e vendere il petrolio iracheno senza una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza. E' estremamente dubbio che ogni seria compagnia petrolifera acquisti il petrolio senza un chiaro titolo".

La Francia, la Germania ed altre potenze europee stanno premendo perché l'ONU giochi un ruolo centrale nel rimodellare l'Iraq e diriga l'industria petrolifera in particolare. Tale mossa si incrocia con i tentativi USA di istituire il proprio monopolio del potere economico e politico a Baghdad. Washington comunque ha candidamente ignorato questi appelli. Il Segretario di Stato USA Colin Powell, che la settimana scorsa era a Bruxelles per la riunione della NATO, non ha raggiunto nessun accordo con le sue controparti europee. "Coi comprendiamo che l'ONU deve avere un ruolo. La natura di quel ruolo e come verrà impiegato rimangono da vedere" ha commentato.

Nei circoli dirigenti europei Powell è stato visto come contrappeso a Rumsfeld e ad altri funzionari della linea dura del Pentagono. In realtà, le acute dispute tra il Dipartimento della Difesa e quello di Stato degli USA riportate dai media americani hanno un carattere puramente tattico, con Powell ed altri diplomatici che cercano di smorzare le critiche ai piani USA in Europa ed in Medio Oriente. I commenti di Powell rendono chiaro che l'amministrazione Bush al completo vede ogni ruolo dell'ONU in Iraq come un ruolo di facciata.

Washington ha relegato anche i vari gruppi d'opposizione e di esuli iracheni ad un ruolo secondario. Il gruppo di Garner in Kuwait ha solamente una manciata di esuli iracheni che attualmente lavora al loro fianco. Secondo un articolo del Times di Londra la squadra pianifica di assumere circa 100 "iracheni liberi" perché agiscano da consiglieri ai funzionari USA sovrintendenti ai ministeri di Baghdad. Verrà formato anche un consiglio consultivo iracheno senza poteri.

L'evidente carattere dei progetti di Washington in Iraq ha provocato l'opposizione dei gruppi in esilio, alcuni dei quali sono da anni nel libro paga degli USA. Persino Ahmad Chalabi, il favorito dei neoconservatori del Pentagono, si è sentito obbligato a prendere pubblicamente le distanze dalle proposte dell'amministrazione USA a Baghdad. Ha chiesto un'amministrazione transitoria a guida irachena, una mossa sostenuta dal suo Iraqi National Congress (INC) e da diversi altri gruppi d'opposizione.

Allo stesso tempo Chalabi non sarà lasciato ai margini. Un articolo del Guardian riportava che il Vicesegretario alla Difesa Paul Wolfowitz stava spingendo perché Chalabi avesse un posto di consigliere al ministero delle finanze iracheno. Chalabi, un banchiere d'investimenti che è stato condannato per truffa in Giordania, condivide le idee pro Israele della destra del Pentagono. Wolfowitz sta anche premendo perché Salem, il nipote di Chalabi, ed altri stretti associati dell'INC abbiano posti chiave nel nuovo regime.

Un altro esule iracheno, Adnan Pachachi, 79 anni, ex ministro degli esteri iracheno, è recentemente emerso come sfidante di Chalabi nell'Iraq del dopo Hussein. E' vissuto negli Emirati Arabi Uniti ed ha servito come consigliere di quel governo da quando è andato in esilio alla fine degli anni '60 dopo che il partito Ba'ath aveva preso il potere. E' stato incoraggiato a giocare un ruolo nell'Iraq postbellico dall'ambasciatore speciale USA presso l'opposizione irachena Zalmay Khalilzad ed ha presenziato ha Forum Economico Mondiale a Davos in Svizzera in Gennaio.

Pachachi ha rifiutato di unirsi a Chalabi ed all'INC ed ha convocato la propria conferenza di 300 esuli iracheni alla fine di marzo a Londra. I presenti hanno rigettato i tentativi di imporre un'amministrazione USA a Baghdad e passato una risoluzione che chiede l'istituzione di un'autorità provvisoria in collaborazione con l'ONU. Come Chalabi, Pachachi non ha disaccordi di fondo con l'invasione USA o l'installazione di un regime neocoloniale. Sta ovviamente cercando di guadagnare sostegno in Europa ed anche negli stati del Golfo, che cercano di usare l'ONU per ottenere un ruolo maggiore nell'Iraq postbellico e dividersi le sue spoglie. 

Comunque, tutti i segnali puntano al fatto che l'amministrazione Bush intende spingersi in avanti con la dichiarazione di un'autorità ad interim irachena a sotto controllo USA senza riguardi per le obiezioni internazionali, ed il più presto possibile. Il Washington Post venerdì scorso riportava che Rumsfeld ha inviato delle note al Presidente Bush raccomandando che l'autorità venga proclamata velocemente ed istituita nell'Iraq meridionale, persino prima che siano cadute Baghdad ed altre città irachene. La ragione è chiara: una tale mossa precluderebbe efficacemente ogni dibattito all'ONU ed altrove su chi detterà gli affari in Iraq.

Sebbene Garner abbia pubblicamente dichiarato che il suo ruolo in Iraq sarà breve, limitato ad appena 90 giorni, nessuno crede seriamente che gli USA lasceranno il controllo. Come un membro della sua squadra ha detto ai media "Alcuni di noi qui sono arrivati a pensare che sarà un'operazione di tre o quattro mesi. Ora è chiaro che staremo qui, ed alla fine a Baghdad, per molto più di quello che ci aspettavamo".

Nel frattempo, centinaia di funzionari USA aspettano la chiamata nelle loro ville di lusso vicino a Kuwait City, disegnando piani dettagliati e cercando di rimediare alla loro ignoranza collettiva della storia dell'Iraq e del suo popolo. Come ha descritto la situazione il Washington Post "Ora che la guerra va più a lungo di quanto eravamo portati a pensare, vi è molta più calma e tempo per leggere. Poche di queste persone sono esperti dell'Iraq. Ma alcuni sono arrivati armati di libri ed articoli sulla storia dell'Iraq. I capitoli sugli errori del governo [coloniale] britannico sono ben sottolineati".

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