La crisi si aggrava

di Rob Sewell
Martedì, 26 aprile 2011

Socialist Appeal
 

 

"Una varietà di shock spiacevoli rivoluzione, disastri naturali, prezzi del cibo crescenti e crisi del debito tutti segnali di acque turbolente davanti", ha spiegato il Professor Eswar Prasad della Cornell University. Se queste costituiscono acque turbolente, sarebbe difficile immaginare come sarebbero dei mari agitati. Chiaramente il nostro professore è desideroso di non creare panico tra il suo uditorio.

Ciò che sta descrivendo nei termini più moderati è la situazione turbolenta che il capitalismo affronta su scala mondiale. Dovunque guardiate vi sono sconvolgimento e crisi, dall'Europa al Giappone ed agli Stati Uniti. Questo riflette il malessere universale del capitalismo che lotta per emergere dalla recente crisi. Questa è una conferma delle idee marxiste, che spiegano che il capitalismo è un sistema dominato dalla crisi.

E questa crisi ha ancora una lunga strada da percorrere. Stiamo provando lo stadio successivo nella crisi europea con il proposto salvataggio del Portogallo. Questo è seguito ai salvataggi della Grecia e quindi dell'Irlanda. Ci viene chiesto a tutti di ingoiare tagli massicci alla spesa pubblica. Tutti siamo esposti alla "terapia d'urto" dei piani di austerità dell'FMI, che intaccherà il mercato e produrrà ancora maggiore instabilità. Come risultato della crisi, i governi sono sempre più impopolari. I governi hanno già fallito in Islanda, Portogallo ed Irlanda. La Spagna è chiaramente la prossima con Zapatero che annuncia la sua intenzione di lasciare il comando e ve ne sono altri a seguire.

Anche il risultato delle elezioni generali nella piccola Finlandia sta causando enormi increspature. L'ascesa del partito populista e anti-UE Veri Finlandesi, dovuto principalmente alla rabbia del pubblico per i salvataggi, minaccia il proposto salvataggio per il Portogallo. E' ora probabile che il partito entri nel governo ed è certo che giochi un grosso ruolo nei negoziati. Nella loro posizione anti-UE sono appoggiati dai socialdemocratici. Diversamente da altri paesi, la Finlandia richiede l'approvazione parlamentare per partecipare ai salvataggi. Comunque, la UE può andare avanti soltanto con il sostegno unanime, che ora è in dubbio.

Default

In Grecia, il governo ha lanciato un disperato ed impopolare programma di privatizzazione nella vana speranza di impedire un default statale sul debito. Un simile default ("ristrutturazione") avrebbe conseguenze catastrofiche. "Una ristrutturazione che comprenda un taglio abbastanza grande potrebbe aprire un vaso di Pandora per l'eurozona", ha dichiarato Yannis Stournaras, direttore dello IOBE, un think tank di Atene. "Potrebbe abbattere le banche greche ed avere un effetto contagioso sull'Irlanda, forse anche sul Portogallo".

Nonostante le misure di austerità attuate in Grecia, la crisi è inesorabile. Clemens Fuest, che presiede la commissione tecnica del ministero delle finanze tedesco, ha avvertito che Atene stava andando dalla parte del default. Anche il mercato ha calcolato un default. La probabilità di un default da parte della Grecia è salita al 67%, come dimostrato dai credit swaps. Un mese fa questa probabilità era soltanto il 55% e dimostra la situazione che si deteriora rapidamente. Secondo l'FMI, quest'anno il debito pubblico della Grecia è posizionato per aumentare dal 140% del PIL a più del 150%.

 

L'Irlanda è già stata (ancora una volta) costretta a ricapitalizzare le sue banche di ulteriori 24 miliardi di euro, che significherà ancora maggiore austerità mentre agli irlandesi viene chiesto di dare altro denaro per salvare le banche. Il paese è stato anche declassato di un punto da Standard and Poor, una delle principali agenzie di credito internazionali.

Il governo portoghese ha iniziato dei colloqui con la UE e l'FMI ma il timore che qualsiasi accordo possa disfarsi come risultato delle elezioni finlandesi ha mandato i costi per la richiesta di prestiti del Portogallo ad innalzarsi a nuove quote. Vi sono timori che un accordo non verrà raggiunto prima del 15 giugno per permettere al Portogallo di soddisfare il rimborso del debito di 4,9 miliardi di euro che scade a quella data.

La crisi delle economie periferiche dell'eurozona è stata esacerbata dagli speculatori finanziari che non vedono l'ora di fare soldi da queste difficoltà. Agiscono come iene che cacciano in appostamento la loro preda. Cercano l'economia più debole e speculano contro la sua posizione finanziaria. Quindi operano collettivamente per abbatterla. Quali che siano i guadagni di breve termine, questa intera crisi minaccia di indebolire l'euro.

Questa si stava sviluppando prima del risultato finlandese, che ha semplicemente reso peggiori le cose. Se il contagio si sparge alla Spagna o persino all'Italia, l'intero progetto dell'Unione Europea sarà in pericolo. Quando fu lanciato l'euro nel 1999, abbiamo spiegato che ciò era probabile avesse luogo. Una valuta comune che comprende economie differenti che progrediscono a tassi diversi sarebbe sempre stata instabile. L'unica cosa che l'ha tenuta a galla è stata l'espansione mondiale. Una volta che è giunta al termine, tutte le tensioni all'interno dell'eurozona sarebbero inevitabilmente arrivate alla superficie, come possiamo vedere ora. La Banca Centrale Europea (BCE), che in realtà è sotto il controllo tedesco, ha ora aumentato i tassi d'interesse. Ciò certamente si aggiungerà alle sofferenze delle economie deboli, come quella portoghese, quella irlandese e quella greca.

Paure

L'incertezza del default sovrano e l'inflazione crescente hanno visto gli investitori capitalisti precipitarsi in investimenti più sicuri, mandando il prezzo dell'oro a livelli record di più di $1.500 l'oncia. Nel 1971 era $35 l'oncia! Con il sistematico indebolimento del dollaro per mezzo dell'alleggerimento quantitativo (stampare denaro) e la paura che gli USA possano perdere la loro valutazione di tripla A, il dollaro è stato spinto a un nuovo prezzo minimo.

Il potenziale declassamento della valutazione del credito degli USA ha introdotto anche un nuovo elemento di incertezza nelle fondamenta della finanza globale. L'azione di Standard and Poor è stata il primo di questi declassamenti da quando è stata fondata l'agenzia 70 anni fa. Il problema è che i buoni del Tesoro USA rappresentano il nucleo delle attività di riserva globali, con quasi metà del mercato di $9.000 miliardi detenuto da investitori stranieri e da banche centrali.

"Se la spina dorsale della tripla A del sistema finanziario globale è a rischio di essere perduta, cosa accade al resto della struttura creditizia?" chiede Lena Komileva, capo globale della strategia del G10 alla Brown Brothers Harriman. Rappresenta il capitolo finale nella storia della crisi finanziaria. "Porta in prima linea l'importanza del rischio sovrano", aggiunge Gibson Smith, co-presidente funzionario d'investimenti alla Janus Capital di Denver. “Dobbiamo preoccuparci di questo da un punto di vista di mercato e per il rischio sistemico complessivo".

Questo declassamento del debito USA è il primo colpo che viene sparato sull'eventuale retrocessione dell'economia e nazione debitrice maggiore al mondo. Esso rivela che gli USA hanno piedi d'argilla. Il bisticcio pubblico sul bilancio a Washington rende più difficile trattare delle finanze e del debito pubblico. Tutti vogliono tagli, ma sono in disaccordo su dove e quando. Il surplus finanziario è stato sprecato via in tagli fiscali, guerre e salvataggi che hanno lasciato le finanze pubbliche in una confusione monumentale ed in pericolo di default. Il debito pubblico degli USA ora sta al 112% del PIL, ancora peggio della Gran Bretagna e di molti afflitti paesi europei. Alcuni, come Rob Arnott di Research Affiliates, sostengono che il piano completo viene camuffato e che il debito reale è molto più alto. Ritiene che sia molto più del 500% del PIL. Qualunque sia la cifra vera, alla lunga ciò è chiaramente insostenibile.

Ansia

Certamente il governo cinese si è preoccupato della situazione, dati i suoi titoli in dollari USA. Le riserve estere della Cina hanno ora superato i $3.000 miliardi, circa due terzi dei quali si ritiene siano investiti in attività in dollari USA.

Gli strateghi del capitale sono in disaccordo. George Soros, il finanziere miliardario, ha dichiarato: "Trovo la situazione attuale molto più sconcertante e molto meno prevedibile di quella all'epoca dell'apice della crisi finanziaria".

L'economia mondiale è lontana dall'essere su un sentiero stabile. La ripresa è debole ed anemica. Il settore finanziario è fragile. Il debito statale si sta avvicinando a livelli post bellici record. Vi è la probabilità di paesi che siano inadempienti sui loro debiti e che le banche falliscano. Il capitalismo è in grave difficoltà. La posizione fiscale degli USA è semplicemente quella di molti dei rischi che affronta il mondo capitalista. Persino prima che ci riprendiamo da questa crisi, nei prossimi pochi anni saremo di fronte ad un nuovo crollo mondiale.

Il sistema può persistere per i prossimi pochi anni venendo colpito da improvvisi gravi colpi. Tuttavia, da una parte all'altra del globo sta montando la resistenza contro i programmi di austerità di vari governi. Il capitalismo è diventato profondamente impopolare. Questo aumenterà. Sta ora al movimento dei lavoratori ed ai sindacati incanalare questa opposizione, non per rattoppare il capitalismo, ma per il suo abbattimento. Soltanto allora la molteplicità delle crisi alle quali siamo esposti sarà terminata una volta e per tutte.