|
"Una varietà di shock spiacevoli
–
rivoluzione, disastri naturali, prezzi del cibo crescenti e crisi
del debito
–
tutti segnali di acque turbolente davanti", ha spiegato il
Professor
Eswar Prasad
della
Cornell University.
Se queste costituiscono acque turbolente, sarebbe difficile
immaginare come sarebbero dei mari agitati. Chiaramente il nostro
professore è desideroso di non creare panico tra il suo uditorio.
Ciò che sta descrivendo nei termini più moderati è la
situazione turbolenta che il capitalismo affronta su scala mondiale.
Dovunque guardiate vi sono sconvolgimento e crisi, dall'Europa al
Giappone ed agli Stati Uniti. Questo riflette il malessere
universale del capitalismo che lotta per emergere dalla recente
crisi. Questa è una conferma delle idee marxiste, che spiegano che
il capitalismo è un sistema dominato dalla crisi.
E questa crisi ha ancora una lunga strada da percorrere. Stiamo
provando lo stadio successivo nella crisi europea con il proposto
salvataggio del Portogallo. Questo è seguito ai salvataggi della
Grecia e quindi dell'Irlanda. Ci viene chiesto a tutti di ingoiare
tagli massicci alla spesa pubblica. Tutti siamo esposti alla
"terapia d'urto" dei piani di austerità dell'FMI, che intaccherà il
mercato e produrrà
ancora maggiore
instabilità. Come risultato della crisi, i governi sono sempre
più impopolari. I governi hanno già fallito in Islanda, Portogallo
ed Irlanda. La Spagna è chiaramente la prossima con Zapatero che
annuncia la sua intenzione di lasciare il comando e ve ne sono altri
a seguire.
Anche il risultato delle elezioni generali nella piccola
Finlandia sta causando enormi increspature. L'ascesa del partito
populista e anti-UE Veri Finlandesi, dovuto principalmente alla
rabbia del pubblico per i salvataggi, minaccia il proposto
salvataggio per il Portogallo. E' ora probabile che il partito entri
nel governo ed è certo che giochi un grosso ruolo nei negoziati.
Nella loro posizione anti-UE sono appoggiati dai socialdemocratici.
Diversamente da altri paesi, la Finlandia richiede l'approvazione
parlamentare per partecipare ai salvataggi. Comunque, la UE può
andare avanti soltanto con il sostegno unanime, che ora è in dubbio.
Default
In Grecia, il governo ha lanciato un disperato ed impopolare
programma di privatizzazione nella vana speranza di impedire un
default statale sul debito. Un simile default ("ristrutturazione")
avrebbe conseguenze catastrofiche. "Una ristrutturazione che
comprenda un taglio abbastanza grande potrebbe aprire un vaso di
Pandora per l'eurozona", ha dichiarato
Yannis
Stournaras,
direttore dello IOBE,
un
think tank di Atene.
"Potrebbe abbattere le banche greche ed avere un effetto contagioso
sull'Irlanda, forse anche sul Portogallo".
Nonostante le misure di austerità attuate in Grecia, la crisi è
inesorabile.
Clemens Fuest, che presiede la
commissione tecnica del ministero delle finanze tedesco, ha
avvertito che Atene stava andando dalla parte del default. Anche il
mercato ha calcolato un
default. La probabilità
di un
default da parte della
Grecia è salita al 67%, come dimostrato dai
credit swaps.
Un mese fa questa
probabilità era soltanto il 55% e dimostra la situazione che si
deteriora rapidamente. Secondo l'FMI, quest'anno il debito pubblico
della Grecia è posizionato per aumentare dal 140% del PIL a più del
150%.
L'Irlanda è già stata (ancora una volta) costretta a
ricapitalizzare le sue banche di ulteriori 24 miliardi di euro, che
significherà ancora maggiore austerità mentre agli irlandesi viene
chiesto di dare altro denaro per salvare le banche. Il paese è stato
anche declassato di un punto da
Standard and Poor, una delle
principali agenzie di credito internazionali.
Il governo portoghese ha iniziato dei colloqui con la UE e l'FMI ma
il timore che qualsiasi accordo possa disfarsi come risultato delle
elezioni finlandesi ha mandato i costi per la richiesta di prestiti
del Portogallo ad innalzarsi a nuove quote. Vi sono timori che un
accordo non verrà raggiunto prima del 15 giugno per permettere al
Portogallo di soddisfare il rimborso del debito di 4,9 miliardi di
euro che scade a quella data.
La crisi delle economie periferiche dell'eurozona è stata
esacerbata dagli speculatori finanziari che non vedono l'ora di fare
soldi da queste difficoltà. Agiscono come iene che cacciano in
appostamento la loro preda. Cercano l'economia più debole e
speculano contro la sua posizione finanziaria. Quindi operano
collettivamente per abbatterla. Quali che siano i guadagni di breve
termine, questa intera crisi minaccia di indebolire l'euro.
Questa si stava sviluppando prima del risultato finlandese, che
ha semplicemente reso peggiori le cose. Se il contagio si sparge
alla Spagna o persino all'Italia, l'intero progetto dell'Unione
Europea sarà in pericolo. Quando fu lanciato l'euro nel 1999,
abbiamo spiegato che ciò era probabile avesse luogo. Una valuta
comune che comprende economie differenti che progrediscono a tassi
diversi sarebbe sempre stata instabile. L'unica cosa che l'ha tenuta
a galla è stata l'espansione mondiale. Una volta che è giunta al
termine, tutte le tensioni all'interno dell'eurozona sarebbero
inevitabilmente arrivate alla superficie, come possiamo vedere ora.
La Banca Centrale Europea (BCE), che in realtà è sotto il controllo
tedesco, ha ora aumentato i tassi d'interesse. Ciò certamente si
aggiungerà alle sofferenze delle economie deboli, come quella
portoghese, quella irlandese e quella greca.
Paure
L'incertezza del default sovrano e l'inflazione crescente hanno
visto gli investitori capitalisti precipitarsi in investimenti più
sicuri, mandando il prezzo dell'oro a livelli record di più di
$1.500 l'oncia. Nel 1971 era $35 l'oncia! Con il sistematico
indebolimento del dollaro per mezzo dell'alleggerimento quantitativo
(stampare denaro) e la paura che gli USA possano perdere la loro
valutazione di tripla A, il dollaro è stato spinto a un nuovo prezzo
minimo.
Il potenziale declassamento della valutazione del credito degli
USA ha introdotto anche un nuovo elemento di incertezza nelle
fondamenta della finanza globale. L'azione di
Standard and Poor è stata il primo
di questi declassamenti da quando è stata fondata l'agenzia 70 anni
fa. Il problema è che i buoni del Tesoro USA rappresentano il nucleo
delle attività di riserva globali, con quasi metà del mercato di
$9.000 miliardi detenuto da investitori stranieri e da banche
centrali.
"Se la spina dorsale della tripla A del sistema finanziario
globale è a rischio di essere perduta, cosa accade al resto della
struttura creditizia?" chiede
Lena Komileva,
capo globale
della strategia del G10 alla
Brown Brothers
Harriman. Rappresenta il
capitolo finale nella storia della crisi finanziaria.
"Porta in prima linea l'importanza del rischio sovrano", aggiunge
Gibson Smith, co-presidente
funzionario d'investimenti alla
Janus Capital
di Denver. “Dobbiamo
preoccuparci di questo da un punto di vista di mercato e per il
rischio sistemico complessivo".
Questo declassamento del debito USA è il primo colpo che viene
sparato sull'eventuale retrocessione dell'economia e nazione
debitrice maggiore al mondo. Esso rivela che gli USA hanno piedi
d'argilla. Il bisticcio pubblico
sul bilancio
a
Washington rende più
difficile trattare delle finanze e del debito pubblico. Tutti
vogliono tagli, ma sono in disaccordo su dove e quando. Il surplus
finanziario è stato sprecato via in tagli fiscali, guerre e
salvataggi che hanno lasciato le finanze pubbliche in una confusione
monumentale ed in pericolo di default. Il debito pubblico degli USA
ora sta al 112% del PIL, ancora peggio della Gran Bretagna e di
molti afflitti paesi europei. Alcuni, come
Rob Arnott
di Research
Affiliates, sostengono che
il piano completo viene camuffato e che il debito reale è molto più
alto. Ritiene che sia molto più del 500% del PIL. Qualunque sia la
cifra vera, alla lunga ciò è chiaramente insostenibile.
Ansia
Certamente il governo cinese si è preoccupato della situazione,
dati i suoi titoli in dollari USA. Le riserve estere della Cina
hanno ora superato i $3.000 miliardi, circa due terzi dei quali si
ritiene siano investiti in attività in dollari USA.
Gli strateghi del capitale sono in disaccordo.
George Soros, il finanziere
miliardario, ha dichiarato: "Trovo la situazione attuale molto più
sconcertante e molto meno prevedibile di quella all'epoca
dell'apice della crisi finanziaria".
L'economia mondiale è lontana dall'essere su un sentiero
stabile. La ripresa è debole ed anemica. Il settore finanziario è
fragile. Il debito statale si sta avvicinando a livelli post bellici
record. Vi è la probabilità di paesi che siano inadempienti sui loro
debiti e che le banche falliscano. Il capitalismo è in grave
difficoltà. La posizione fiscale degli USA è semplicemente quella di
molti dei rischi che affronta il mondo capitalista. Persino prima
che ci riprendiamo da questa crisi, nei prossimi pochi anni saremo
di fronte ad un nuovo crollo mondiale.
Il sistema può persistere per i prossimi pochi anni venendo
colpito da improvvisi gravi colpi. Tuttavia,
da una parte all'altra del globo
sta montando la resistenza contro i programmi di austerità di
vari governi. Il capitalismo è diventato profondamente impopolare.
Questo aumenterà. Sta ora al movimento dei lavoratori ed ai
sindacati incanalare questa opposizione, non per rattoppare il
capitalismo, ma per il suo abbattimento. Soltanto allora la
molteplicità delle crisi alle quali siamo esposti sarà terminata una
volta e per tutte.
|