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Chi c'è dietro al complotto USA per il golpe in Venezuela?

di Misión Verdad 

Pubblicato 27 aprile 2017

Creare un'immagine distorta della crisi umanitaria è il punto di partenza.

Dipingere il quadro di un paese sull'orlo del collasso è l'alibi.

 

Il complotto del colpo di stato contro il Venezuela è già stato scritto e presentato. Il 2 marzo 2017, durante il primo giro di colloqui dell'OSA. Shannon K. O'Neil (direttore per l'America Latina del Council on Foreign Relations, CFR) ha presentato alla Commissione Relazioni Estere del Senato USA un portfolio di azioni e misure da prendersi da parte degli Stati Uniti se volevano rimuovere il chavismo dal potere politico in Venezuela.   

Origine ed attori chiave del CFR

Il Council on Foreign Relations, o CFR, è un think tank fondato nel 1921 con denaro della Fondazione Rockefeller. Era rivolto a creare un gruppo di esperti per foggiare la politica estera degli USA e le  opinioni della sua leadership, inclusi il presidente ed il Dipartimento di Stato, che non agisce per motivi propri ma piuttosto secondo gli interessi di questi lobbisti.

Da quando fu creato, il consiglio, che è formato da fino a 4.500 membri, ha piazzato molti autorevoli funzionari in posizioni per implementare la strategia del CFR. Questi comprendono i segretari di stato Henry Kissinger, Madeleine Albright e Colin Powell, responsabili rispettivamente per la guerra del Vietnam, in Jugoslavia ed in Iraq e, nel caso di Powell, un attore principale del colpo di stato dell'aprile 2002.

Inoltre, membro onorario ed ex vice presidente del think tank è stato David Rockefeller, l'ex proprietario della Standard Oil Company che ha grandi interessi ed influenza in Venezuela. La sua penetrazione nella vita politica nazionale del paese ha raggiunto un punto tale che è stata uno degli sponsor del patto di Punto Fijo che fece nascere la Quarta Repubblica.

Le corporation che finanziano il CFR e lo utillizzano come piattaforma politica

anche le corporation nate dalla dissoluzione della Standard Oil il CFR, cioè Chevron ed Exxon Mobil. La prima è stata impegnata a finanziare le sanzioni contro il Venezuela e la seconda vuole creare conflitto tra la Guyana ed il Venezuela allo scopo di approfittare delle grandi riserve petrolifere di Essequibo.

Tra i finanziatori del CFR vi è la Citibank, che lo scorso anno ha bloccato i conti della Banca Centrale del Venezuela e della Banca del Venezuela, influendo sulla capacità del paese di importare beni essenziali. La corporation finanziaria JP Morgan è responsabile di avere usato l'aggressione finanziaria come scusa per dichiarare nel novembre 2016  il Venezuela in default sui pagamenti, utilizzando manovre manipolative per colpire la credibilità finanziaria del Venezuela.

Entrambe le banche miravano a danneggiare la capacità del Venezuela di attirare investimenti e prestiti che avrebbero stabilizzato la sua economia. Gli attori più aggressivi del colpo di stato finanziario ed economico contro il Venezuela fanno parte del CFR. Questi stessi attori sono ora responsabili di avere progettato l'agenda del colpo di stato politico nella stessa maniera nella quale Colin Powell, un membro del CFR, ha concepito ed armato il golpe del 2002 contro Chavez quando era segretario di stato di George W. Bush. Adesso, proprio come allora, il MUD (oggi chiamato Coordinatore Democratico) risponde soltanto ad una linea politica creata da questi grandi, effettivi poteri il vero potere che governa gli Stati Uniti.

Presentazione al Senato degli Stati Uniti

Per questo motivo, la O'Neil non è nulla più che un delegato dei leader reali di questa organizzazione privata. E' incaricata di presentare alla Commissione Relazioni Estere del Senato USA le azioni che si devono intraprendere per cambiare il corso politico del Venezuela, utilizzando tattiche belliche non convenzionali, come delineate dagli interessi dei grandi poteri economici rappresentati dal CFR.

Il pubblico inizia riportando, senza cifre solide ed affidabili, che attualmente la popolazione venezuelana vive in condizioni di parità o peggiori ai cittadini di Bangladesh, Repubblica del Congo e Mozambico, paesi portati alla miseria estrema da private e da guerre irregolari che cercavano di saccheggiare le loro risorse naturali.

Creare l'immagine (distorta dai media) della crisi umanitaria in Venezuela è il punto di partenza per il resto del piano. Dipingere il quadro di un paese sull'orlo del collasso è l'alibi.

Durante la presentazione, la O'Neil ha affermato che la PDVSA è sull'orlo del default, omettendo che la società petrolifera statale ha continuato a pagare i pagamenti del debito esterno in onore ai suoi impegni internazionali. Prima di proporre queste opzioni al governo USA, la delegata del CFR ha dichiarato che il Venezuela è strategico per gli interessi USA nell'emisfero e che un ipotetico crollo della produzione petrolifera danneggerebbe gli USA (perché aumenterebbe i prezzi), mentre inoltre ha affermato senza nessuna prova che le incursioni dei cartelli Zetas e Sinaloa in Venezuela pongono una minaccia per la regione.

Il complotto del colpo di stato

Il CFR propone per gli USA tre principali azioni politiche per eseguire un colpo di stato in Venezuela nell'immediato futuro. Opzioni che a causa del peso politico e finanziario rappresentato dal CFR sono già in pieno funzionamento (e messe in azione da mesi). Effettivamente il CFR ha ordinato alla leadership anti-chavista a seguire strettamente il manuale del golpe.

1. Il CFR propone di continuare le sanzioni per "violazioni dei diritti umani, narcotrafficanti e funzionari corrotti" per aumentare la pressione sul governo venezuelano. I leader anti-Chavez, seguendo questo copione, hanno appoggiato queste azioni ed il falso positivo in questione, poiché non vi è nessuna prova che colleghi il vice presidente venezuelano Tareck El Aissami al traffico internazionale di droga. Anche leader come Freddy Guevara sono andati direttamente a Washington a "domandare" che le sanzioni vengano estese, sotto il sostegno della lobby anti-venezuelana guidata da Marco Rubio.

2. Gli Stati Uniti devono assumere una posizione più dura all'interno dell'OSA per implementare la Carta Democratica contro il Venezuela, cooptando paesi dei Caraibi e dell'America Centrale per sostenere questa iniziativa, che nelle recenti (illegali) sessioni dell'OSA hanno resistito dall'appoggiarla. La minaccia di Marco Rubio contro Haiti, la Repubblica Dominicana ed El Salvador non è stata un'azione isolata, ma una manovra coordinata guidata dal Dipartimento di Stato per aumentare la pressione contro le alleanze internazionali del Venezuela.

Il CFR propone inoltre che il Dipartimento del Tesoro convinca la Cina a ritirare il proprio sostegno al Venezuela per incrementare la pressione politica ed economica sul paese e sul governo. Il MUD è stato un attore stellare in questa parte del copione, usando Luis Almagro per richiedere che la Carta Democratica sia applicata contro il Venezuela. L'ultima dichiarazione del Dipartimento di Stato USA sulla marcia convocata dal MUD il 19 aprile, mira non soltanto ad indurire la sua posizione verso il Venezuela per aumentare la pressione dall'OSA (cercando di mettere insieme con questa critica il maggior numero di alleati), ma legittima, con premeditazione, atti violenti e dolorosi che potrebbero avvenire nella marcia. Aggrappandosi a falsi racconti come quello dell'utilizzo di "collettivi" per reprimere manifestazioni e di "torture" eseguite dalle forze di sicurezza statali venezuelane, il Dipartimento di Stato propone di chiamare il 19 aprile un punto di svolta per intensificare l'assedio contro il Venezuela ed espandere le sanzioni contro il paese, rendendole più aggressive e dirette.

3. Il CFR specifica che gli Stati Uniti dovrebbero lavorare insieme a Colombia, Brasile, Guyana e paesi dei Caraibi per prepararsi per un possibile "aumento dei rifugiati", incanalando risorse verso svariate ONG ed organizzazioni ONU dal Dipartimento dell'Agricoltura e di Stato degli Stati Uniti. Ma oltre questo avvertimento di un intervento in Venezuela, è in vigore una reale operazione politica: la ONG finanziata dallo stesso Dipartimento di Stato, Human Rights Watch (HRW), oggi 18 aprile 2017 ha pubblicato un rapporto su come la "crisi umanitaria" si sia estesa al Brasile. Basandosi su testimonianze specifiche ed ingrandendo i dati sull'immigrazione, HRW ha preso l'opportunità di rivolgersi ai governi della regione (con speciale enfasi sul Brasile) per mettere pressione sul governo Venezuelano, come richiesto dalla strategia proposta dal CFR. Luis Florido, leader di Popular Voluntad, sta attualmente visitando Brasile e Colombia per cercare di riattivare l'assedio diplomatico contro il Venezuela dai paesi di frontiera.

Inoltre il think tank USA richiede che questi paesi sotto la leadership degli Stati Uniti e del Fondo Monetario Internazionale (FMI) organizzino un piano di curatela finanziaria per il Venezuela, che copra gli investimenti russi e cinesi in aree strategiche del paese. Negli ultimi giorni, Julio Borges ha utilizzato il suo ruolo in parlamento e come portavoce politico per continuare il messaggio che propaga il falso racconto della "crisi umanitaria" in Venezuela. E' la stessa strategia delineata dal CFR, sostenendo che gli Stati Uniti dovrebbero incrementare il loro livello di coinvolgimento negli affari interni del Venezuela dal Dipartimento di Stato, ora guidato da Rex Tillerson, collegato alla società petrolifera Exxon Mobil (è stato il suo direttore generale dal 2007 fino a che ha rilevato questo posto pubblico), un finanziatore del CFR.

Dove entrano in gioco i leader dell'opposizione

Queste azioni in corso, mentre scoprono l'urgenza geopolitica nella strategia del colpo di stato contro il Venezuela (affiliato alle ultime dichiarazioni del comandante del Comando Sud degli USA Kurt Tidd sulla necessità di rimuovere Cina e Russia come alleati dell'America Latina), riflette anche come abbiano delegato la generazione di violenza, caos programmato e procedure diplomatiche (nel migliore dei casi ed uso esclusivo di Luis Florido) ai loro intermediari in Venezuela, specificamente, ai leader dei partiti radicali dell'anti-chavismo. Queste azioni guidate dagli Stati Uniti (e dalle corporation che gestiscono la loro politica estera) portano verso uno scopo finale: l'intervento con mezzi finanziari e militari preventivi.

Come giustificare l'intervento

Le prove presentate dal presidente Nicolas Maduro collegano i leader di Primero Justicia con il vandalismo finanziario contro le istituzioni pubbliche (il caso della TSJ  Chacao). Che, oltre questo caso specifico, rivela la molto probabile promozione di elementi para-criminali, irregolari e mercenari (alleati e diretti politicamente) per intensificare ed incoraggiare le violenze allo scopo di legittimare la posizione del Dipartimento di Stato.

Il negativamente nominato MUD è un'ambasciata privata che opera sulla base dei grandi interessi economici di questi poteri effettivi, che sono vitali per far avanzare la sua strategia. Se queste strategie possano andare di pari passo con questa fase globale dipenderà da quello che i suoi sostenitori faranno sul terreno. Date le risorse di guerra finanziaria e politica usate da questi poteri (blocco finanziario, assedio diplomatico internazionale, attacco programmato ai pagamenti della PDVSA ecc.) e le manovre del Dipartimento di Stato, stanno per loro conto generando tutte le condizioni di pressione, assedio e finanziarie richieste da questi operatori in Venezuela per il molto annunciato punto di rottura che non finisce di arrivare.

E che è necessario che arrivi per coloro che hanno finanziato e progettato questa agenda.

Nonostante le tattiche e la guerra finanziaria e politica (blocco finanziario, assedio diplomatico internazionale, attacco programmato ai pagamenti della PDVSA ecc.) ed alle manovre del Dipartimento di Stato, fatte nel loro interesse, per generare tutte le condizioni di pressione, assedio ed investimenti necessari, dai loro operativi venezuelani, l'assai anticipato punto di rottura in Venezuela non è ancora arrivato.

Ma, per coloro che hanno finanziato e progettato l'agenda contro il Venezuela, è importante che questo punto arrivi il più presto possibile.