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Ogni volta che viene eseguita una rassegna storica certi anni attirano attenzione a causa degli eventi decisivi con i quali sono associati. Gli anni 1914, 1929, 1933, 1939 ed in tempi più recenti 1956 e 1989 sono alcuni che vengono in mente. L'anno 2008 è destinato ad entrare a far parte di questo gruppo. Questo è stato l'anno nel quale è avvenuto l'apparentemente impossibile: il sistema capitalista mondiale ha subito un collasso finanziario che ora rischia di ripetere, e persino di eclissare, quello che iniziò nel 1929. Le cifre parlano da sole. Il solo governo degli USA si è impegnato a fornire più di $8 trilioni per sostenere il sistema finanziario. I tassi di interesse richiesti dalle banche centrali intorno al mondo sono stati tagliati a livelli bassi da record, nel caso degli USA a quasi zero, nel tentativo disperato di impedire un crollo disastroso. L'anno è terminato con le borse valori intorno al mondo che registrano perdite non viste dai peggiori anni della Grande Depressione. Negli USA, l'indice S&P 500 è diminuito del 38,5%—con gran parte della caduta negli ultimi mesi—per registrare il suo peggior risultato dalla caduta del 47,1% nel 1931. In Giappone, l'indice Nikkei ha chiuso al 42,1% in giù per l'anno, oltrepassando la precedente perdita maggiore del 38,7% nel 1990, quando crollò la bolla azionaria e dei terreni. In Corea, l'indice Kospi ha terminato l'anno con una perdita del 40,7%. Entrambe questi risultati asiatici sono stati i peggiori da quando sono iniziati gli archivi, mentre declini simili sono registrati in tutta Europa. Il crollo dei mercati finanziari viene ora eguagliato dal declino dell'economia reale. Il prossimo anno la produzione industriale nelle economie capitaliste avanzate precipiterà—la prima contrazione simile nel periodo post bellico. Secondo Olivier Blanchard, capo economista del Fondo Monetario Internazionale, la contrazione nella domanda "potrebbe eccedere qualunque cosa vista dalla Grande Depressione degli anni '30". In novembre, il Giappone, la seconda più grande economia mondiale, ha segnato un declino dell'8% mese su mese nella produzione industriale, il maggiore nella storia. In Corea, una delle principali economie industriali al mondo, il declino della produzione industriale per novembre è stato del 14,1% paragonato con un anno prima—il calo più marcato mai registrato. E le prospettive per gli USA, il cuore dell'economia globale, sono diventati, con le parole di un recente rapporto del Levy Economics Institute, "straordinariamente tremende, se non spaventose". Secondo il rapporto Levy, il prodotto interno lordo degli USA (PIL) diminuirà di circa il 12% sotto la tendenza tra ora ed il 2010, con la disoccupazione che salirà a circa il 10%. Il rapporto conclude che il "crollo effettivo della spesa privata" renderà "impossibile alle autorità USA applicare uno stimolo fiscale e monetario grande abbastanza per far tornare la produzione e la disoccupazione a livelli tollerabili entro due anni". Le massicce perdite finanziarie ed il grado e la velocità del risultante crollo sono sufficientemente grandi da soli per stabilire il significato storico dell'anno 2008. Ma l'importanza degli eventi economici di questo anno non sono semplicemente una questione quantitativa. Cominciando con l'emergere della crisi dei mutui sub-prime a metà del 2007, gli eventi dell'anno e mezzo passato manifestano il collasso della forma di accumulazione capitalista che ha predominato nei tre decenni passati e che è sorta dalla precedente crisi storica dell'economia capitalista negli anni '70. L'edificio del credito e della finanza che è ora venuto a schiantarsi non era una qualche escrescenza su un altrimenti sano sistema economico. Era la componente chiave nel meccanismo globale dell'accumulazione capitalista. Per un periodo considerevole sembrava che i processi della cosiddetta "innovazione finanziaria", nella quale vengono ideati schemi sempre più complessi per far denaro attraverso la manipolazione del denaro, dovessero superare le leggi fondamentali dell'economia capitalista. Comunque, nessun ammontare di manipolazione finanziaria potrebbe modificare il fatto che, nell'analisi finale, l'accumulazione di capitale dipende dall'estrazione del valore del surplus dalla classe lavoratrice nel processo di produzione. Lo scoppio dell'attuale crisi significa che la finanziarizzazione dei tre decenni passati ha raggiunto il punto al quale le pretese della finanza prevalgono ampiamente la massa di valore del surplus disponibile. Come risultato sono stati messi in moto due processi. Da una parte, il capitale deve lanciare un assalto su vasta scala alla classe lavoratrice per spingere in su l'accumulazione del valore di surplus e, dall'altra, ciascun settore del capitale deve cercare di spingere i suoi rivali al muro. In altre parole, tutte le condizioni che hanno caratterizzato gli anni '30—disoccupazione di massa ed attacco in accrescimento alla posizione sociale della classe lavoratrice, assieme a conflitti in aggravamento tra gruppi rivali di potenze capitaliste—stanno facendo ritorno. Davanti a questo crollo, i rappresentanti politici ed ideologici delle classi dominanti capitaliste stanno cercando disperatamente di promuovere l'illusione che hanno qualche antidoto alla crisi. Dopo tre decenni dominati dalla cosiddetta "ipotesi dei mercati efficienti"—la pretesa che i prezzi di mercato siano sempre corretti—sta venendo fabbricato frettolosamente un nuovo mito: che le misure economiche keynesiane basate su accresciuti spesa governativa e finanziamento del deficit alla fine ristabiliranno la salute dell'economia capitalista. Il dato storico prova altrimenti. Negli anni '30, le misure promulgate da Roosevelt nel New Deal non causarono una ripresa dell'economia americana. Dopo un breve rialzo a metà del decennio, l'economia degli USA subì una grande depressione economica nel 1937-38 improvvisa come niente che fosse avvenuto prima. Il risveglio dell'economia USA iniziò con la svolta alla produzione bellica e la stabilità globale fu ristabilita solamente con la ricostruzione dell'economia mondiale seguente alla massiccia distruzione della II Guerra Mondiale. Nei primi anni '70, le misure keynesiane non riuscirono ad impedire lo sviluppo della più pesante recessione dagli anni '30. Infatti, promossero la stagflazione—alta disoccupazione e prezzi crescenti—contribuendo quindi a creare le condizioni politiche per l'implementazione del programma del "libero mercato" condotto da Reagan e dalla Thatcher. Ed in Giappone, i continui pacchetti di stimolo degli anni '90 non riuscirono a portare una ripresa dell'economia seguente al crollo del mercato azionario e della bolla del prezzo della terra del 1990. Mentre le misure keynesiane non procurarono nessun antidoto economico al crollo dell'economia capitalista, realizzarono una importante funzione politica per la classe dominante. Il New Deal di Roosevelt non concluse nulla per porre fine alla crisi degli anni '30, ma contribuì a creare l'illusione che una soluzione fosse possibile e perciò eseguirono un servizio inestimabile nel bloccare lo sviluppo di una prospettiva socialista nella classe lavoratrice. Mentre il capitalismo mondiale entra nella sua più grave crisi dal crollo degli anni '30 e le classi dominanti prendono idee dalle loro esperienze, così la classe lavoratrice deve assimilare le lezioni della storia. L'unico modo per impedire la ripetizione delle esperienze della Grande Depressione, che culminarono nella morte di milioni di persone nella II Guerra Mondiale e nell'utilizzo di armi nucleari, è il rovesciamento del superato storicamente sistema del profitto. L'anno 2008 segna una pietra miliare nella disintegrazione del capitalismo mondiale: il 2009 deve diventare il punto di partenza per una rinascita della lotta per il socialismo internazionale da parte della classe lavoratrice mondiale. Nick Beams |
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