Operazioni clandestine USA in moto in Somalia;
il conflitto per le risorse si intensifica
per il Corno d'Africa
di Larry Chin
22 maggio 2006
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Secondo un rapporto del 16 maggio nel Washington Post, analisti USA di politica africana e funzionari del governo provvisorio della Somalia dicono che l'amministrazione Bush sta sostenendo segretamente i signori della guerra secolari somali, i cui gruppi combattono contro gruppi islamici per il controllo di Mogadiscio. Mentre l'amministrazione Bush ha continuato a eludere le domande su quelle che appaiono essere delle "classiche" operazioni clandestine (simili a quelle che hanno luogo in Afghanistan, Iraq, Iran, Colombia ecc.), il portavoce del governo somalo Abdirahman Dinari ha dichiarato inequivocabilmente che "il governo USA ha finanziato i signori della guerra nella recente battaglia di Mogadiscio, non vi è alcun dubbio su questo. Questa cooperazione . . . alimenta solamente altra guerra civile". La Somalia viene considerata un "rifugio di terroristi" ed anche un potenziale "focolaio di attività per al Qaeda". Non è una sorpresa che in recenti conferenze stampa il nuovo portavoce della Casa Bianca e voce della propaganda (ex esperto della Fox News) Tony Snow si sia riferito continuamente ai "terroristi di al Qaeda". Un importante funzionario dell'intelligence USA (che ha chiesto di restare anonimo) citato nell'articolo del Washington Post dice che la Somalia presenta "una classica situazione di 'nemico del nostro nemico'" (ma "non ancora un rifugio sicuro per al Qaeda"), mentre l'ex specialista dell'Africa per l'amministrazione Clinton John Prendergast (ora un autorevole consigliere del think tank finanziato da George Soros International Crisis Group) osserva che "gli USA contano sull'acquisto di informazioni dai signori della guerra e da altri partecipanti al conflitto somali e sulla speranza che il più forte dei signori della guerra possa rapire uno o due sospetti vivi" [per interrogatorio o traduzione-LC]". Interessi geostrategici ed energetici concorrenti in Somalia La Somalia è di interesse geostrategico per l'amministrazione Bush e epicentro di operazioni e politica sin dal 2001. Questo epicentro è una continuazione di politiche a lungo termine sia dell'amministrazione Clinton che di quella di George H.W. Bush. Le risorse della Somalia vengono guardate dalle potenze occidentali sin dai giorni dell'impero britannico. Secondo la Energy Information Administration USA, attualmente la Somalia non ha riserve petrolifere provate e soltanto 200 miliardi di piedi cubici di provate riserve di gas naturale e nessuna produzione di idrocarburi. Ma ciò non ha attenuato il continuo interesse nel potenziale non sfruttato ed inesplorato della Somalia e la possibilità di una ricchezza di energia che segua una qualsiasi risoluzione dei "problemi di sicurezza interni" del paese. Attualmente il regime somalo accoglie di bon grado gli interessi petroliferi. Conoco, Agip, Amoco, Chevron e Phillips possiedono concessioni nell'area. Di più immediato interesse logistico e militare, la Somalia è situata in un corridoio chiave tra il Medio Oriente e l'Africa, collocato strategicamente sulla costa del Mare Arabico a breve distanza dallo Yemen. Come rivelato da Mark Fineman nel gennaio del 1993 in una cronaca sul Los Angeles Times, "The Oil Factor in Somalia", le compagnie petrolifere USA, incluse Conoco, Amoco, Chevron e Phillips, erano piazzate per sfruttare le ricche riserve petrolifere della Somalia durante il dominio del presidente filo USA Mohammed Siad Barre. Prima del colpo di stato guidato dal signore della guerra Mohammed Farah Aidid che rovesciò Barre, queste società si erano assicurate delle concessioni di miliardi di dollari per esplorare e trivellare in grandi porzioni del territorio somalo. L'inviato USA in Somalia all'epoca era l'agente della CIA Robert Oakley, un ufficiale capo dell'"antiterrorismo" durante la presidenza di George H.W. Bush e veterano delle operazioni Afghanistan ed Iran-Contra negli anni '80. L'ufficio di Mogadiscio della Conoco ospitava l'ambasciata USA ed il Q.G. militare. L'infame operazione militare in Somalia del 1993, comunemente presentata nella serie del Philadelphia Inquirer (e nel successivo film di Hollywood) "Blackhawk Down", non era una missione umanitaria, ma una guerra non dichiarata ONU/USA lanciata dall'amministrazione di George H.W. Bush ed ereditata dalla presidenza Clinton. L'operazione venne condotta dal Vice Consigliere per la Sicurezza Nazionale Jonathan Howe (che rimase in carica dell'operazione ONU dopo che Clinton entrò in carica) ed approvata da Colin Powell, allora capo degli S.M. riuniti. L'attuale escalation dell'amministrazione Bush in Somalia è un viaggio da "ritorno al futuro". Come osservato da William Engdahl, “Lo Yemen si adatta bene come un 'obiettivo emergente' con un altro obiettivo nelle vicinanze, la Somalia", entrambe le quali sono importanti "punti di soffocamento": "La scelta di Somalia e Yemen da parte di Washington è una coppia perfetta, come confermerà uno sguardo alla mappa del Medio Oriente/Corno d'Africa. Lo Yemen poggia sul punto di soffocamento del passaggio del petrolio di Bab el-Mandeb, lo stretto punto che controlla il flusso del petrolio collegando il Mar Rosso con l'Oceano Indiano. Anche lo Yemen ha il petrolio, sebbene nessuno sappia proprio quanto. Potrebbe essere molto. Una ditta USA, la Hunt Oil Co., sta pompando 200.000 barili al giorno da lì ma questo probabilmente è solamente l'estremità della scoperta. "Una nuova pulizia USA della 'tirannia' somala aprirebbe la porta a queste società petrolifere USA per mappare e sviluppare il forse enorme potenziale petrolifero in Somalia. Lo Yemen e la Somalia sono due lati della stessa configurazione geologica, che contiene un grandi potenziali depositi petroliferi, essendo anche i lati del punto di soffocamento petrolifero dal Mar Rosso". Gli USA, e gli interessi petroliferi associati a quelli USA, trovano proprio la maniera per prevenire le aggressive operazioni relative a petrolio e gas da parte della Cina e delle sue compagnie petrolifere in tutta la regione del Corno d'Africa, Kenia, Etiopia ed Africa occidentale. L'intenso baccano sul genocidio nel Darfur e le insistenti richieste di intervento militare, mascherano il violento conflitto geostrategico per le risorse che è combattuto tra superpotenze concorrenti. Come osserva Engdahl, "Il Sudan, come sottolineato, è divenuto un importante fornitore di petrolio per la Cina, la cui compagnia nazionale petrolifera ha investito dal 1999 più di 3 miliardi di dollari, costruendo condutture petrolifere dal sud al porto del Mar Rosso. La coincidenza di questo fatto con l'aumentata preoccupazione di Washington sul genocidio ed il disastro umanitario nel Darfur ricco di petrolio nel Sudan meridionale, non sfugge a Pechino. La Cina ha minacciato il Veto all'ONU per qualsiasi intervento contro il Sudan. Il primo atto di un rieletto [sic] Dick Cheney alla fine dello scorso anno è stato di riempire il suo aereo vice presidenziale di membri del Consiglio di Sicurezza dell'ONU per volare a Nairobi a discutere della crisi umanitaria nel Darfur, un pauroso ricordo della preoccupazione 'umanitaria' del Segretario alla Difesa Cheney riguardo alla Somalia nel 1991". Recentemente, squadre di esploratori dall'Australia cercano il petrolio nel Puntland in Somalia. L'avvocato canadese Jay Park, “uno dei massimi legali mondiali su petrolio e gas", lavora con il governo somalo per creare un "credibile regime del petrolio". Secondo Park, "(la Somalia) è uno dei paesi più poveri al mondo, ma potrebbe poggiare su alcuni dei più grandi tesori di petrolio e gas".
Con il mondo di fronte al picco del petrolio e del
gas, le superpotenze mondiali stanno gareggiando per assicurarsi
tutte le ultime gocce di petrolio e gas naturale da ogni rimanente
pollice del pianeta, con il continente africano che sta diventando
rapidamente la scena di nuova violenza e guerra. Non è una sorpresa
che gli interessi petroliferi anglo-americani e gli agenti
clandestini dell'amministrazione Bush siano all'opera in Somalia, e
nella regione, per tutto ciò che vale. Copyright © 1998-2006 Online Journal
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