ANDREW GAVIN MARSHALL

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Collegare Josef Ackermann, l'Institute of International Finance e la crisi del debito europea

di: Andrew Gavin Marshall

24 ottobre 2013

Originariamente pubblicato a Occupy.com

 

Nella Parte 1 di una denuncia del Global Power Project sull'Institute of International Finance (IIF), ho esaminato la fondazione dell'istituto come risposta da parte delle più importanti banche del mondo per organizzare e gestire i loro interessi in relazione alla crisi del debito degli anni '80. Quando nel 2010 la crisi del debito europea è uscita tra le notizie principali, l'IIF era ancora sulla scena e stava giocando una parte considerevole. Al centro era il presidente di Deutsche Bank, Josef Ackermann.

Josef Ackermann ha servito come presidente di Deutsche Bank dal 2002 al 2012 e nel corso dello stesso periodo ha servito come presidente dell'IIF. Inoltre Ackermann è stato, e resta ancora, membro del Comitato Direttivo del Bilderberg Group e continua a servire nel Gruppo degli Amministratori Fiduciari dell'IIF, un consiglio che comprende diversi importanti banchieri centrali, inclusi Christian Noyer, governatore della Banca di Francia e presidente della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI); Jamie Caruana, direttore generale della BRI e Jean-Claude Trichet, che è stato presidente della Banca Centrale Europea dal 2003 al 2011.

Durante gli stadi iniziali della crisi finanziaria, Ackermann ha servito come consulente ufficioso del cancelliere tedesco Angela Merkel e del suo allora ministro delle finanze Peer Steinbrueck. Nel dicembre 2009, Ackermann parlava ad un vertice a Berlino al quale hanno assistito il cancelliere Merkel e diversi altri ministri tedeschi, amministratori di grandi imprese ed altri, dove ha spiegato che, mentre la crisi finanziaria era stata in gran parte "mitigata", rimanevano molte "bombe a orologeria" in particolare la Grecia, alla quale si è riferito come il "bambino difficile" d'Europa. Ackermann ha incolpato della crisi del debito il popolo che è "vissuto oltre i suoi mezzi per anni, se non decenni", avvertendo che i sistemi pensionistici e dell'assistenza sanitaria in futuro avrebbero composto il problema.

Il Financial Times si è riferito ad Ackermann come un "riluttante mediatore di potere" che "ha l'orecchio di Angela Merkel, il più potente politico d'Europa". Non soltanto Ackermann è diventato uno dei banchieri più influenti al mondo, ma anche una maggiore figura politica. Come ha spiegato lui stesso: "Ora i mercati finanziari sono molto politici le considerazioni politiche devono giocare un ruolo importante. Nel 2011, Ackermann ha avvertito che in termini di crisi europea, "Non vedo una rapida ripresa economica, così avremo un tempo più lungo di crescita alquanto più bassa certamente da tre a cinque anni".

Nell'ottobre 2011, Ackermann pronunciò un discorso nel quale affermò che l'Europa era "ora entrata in un periodo di riduzione del tasso di debito" che "comporterà inevitabilmente un lungo periodo di austerità mentre governi, famiglie ed imprese aumentano i loro risparmi". Ad un forum economico nel dicembre 2011, Josef Ackermann ha dichiarato che l'Europa doveva tenere il suo debito sotto controllo, "anche a costo della sovranità nazionale", suggerendo che né "la pressione dei mercati finanziari" né le misure d'austerità "minacciano la democrazia". Secondo Ackermann, la vera minaccia alla democrazia era il "debito eccessivo" degli stati europei.

Nel 2011, Francia e Germania concordarono di negoziare direttamente con il "settore privato" nel successivo programmato accordo di salvataggio greco. Il primo negoziatore per le banche era l'Institute of International Finance, che è stato introdotto per discutere il potenziale per le banche di assumere una lieve perdita sui loro titoli del debito greco. Ackermann era uno dei principali negoziatori per l'IIF (rappresentando inoltre Deutsche Bank, un grande detentore privato del debito greco).

L'Institute of International Finance sotto la presidenza di Ackermann divenne a sua volta direttamente coinvolto nei principali vertici europei, fornendo dati e suggerimenti chiave che portarono al salvataggio greco. Nel luglio del 2011, l'IIF avvisò i paesi dell'eurozona che dovevano concludere un accordo di salvataggio per la Grecia allo scopo di evitare che i mercati finanziari roteassero fuori controllo. L'IIF consegnò questi avvertimenti in un rapporto distribuito direttamente ai ministri delle finanze europei, dichiarando: "E' essenziale che gli stati membri dell'area dell'euro ed il FMI nei prossimi giorni agiscano per evitare sviluppi di mercato che girino fuori controllo e rischino l'accelerazione del contagio".

L'IIF intraprese colloqui con dei leader politici greci come pure con funzionari della UE, della Banca Centrale Europea e del FMI, con l'organizzazione che osservava che il suo amministratore delegato Charles Dallara ed una squadra dell'IIF "avessero estesi incontri con funzionari governativi europei molto autorevoli nel corso di diverse settimane". I tre principali funzionari dell'IIF impegnati in discussioni e negoziati erano Charles Dallara (amministratore delegato 1993-2013), Ackermann e Baudouin Prot, presidente di BNP Paribas.

Secondo un rapporto, Ackermann intervenne anche ad una riunione del Consiglio Europeo durante il vertice della UE per discutere del salvataggio greco. E' stato riferito che Dallara si sia impegnato in un congresso con massimi funzionari della UE, inclusi il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker ed il commissario europeo per gli affari economici e monetari, Olli Rehn. Inoltre, Dallara a quanto viene riferito si è incontrato con il presidente del Consiglio Europeo Herman van Rompuy, con l'allora presidente francese Nicolas Sarkozy e con Angela Merkel.

Nei mesi seguenti le discussioni continuarono con poca determinazione. In una riunione in ottobre, secondo quanto riferito i funzionari della UE sbatterono contro un muro, al qual punto convocarono Dallara come rappresentante delle banche alla riunione allo scopo di "rompere lo stallo". Dallara incontrò Sarkozy e la Merkel ed altri funzionari UE di primo piano. Mentre venne raggiunto un accordo generale con le banche, le trattative sui dettagli tecnici continuarono fino al 2012, svolgendosi tra il governo greco, la UE, il FMI e l'IIF.

Ackermann ha spiegato che le banche erano "estremamente generose" e quindi e ha quindi avvertito che il fallimento nel concordare un nuovo programma avrebbe aperto "un nuovo vaso di Pandora" per la crisi del debito. Ackermann parlò al World Economic Forum dove sostenne che ogni accordo avrebbe dovuto costringere la Grecia ad attenersi a "nuove dure misure d'austerità", compresi tagli a salari e pensioni, come pure rendere "più flessibile il mercato del lavoro".

L'accordo finale provocò che le banche che detenevano il debito greco assumessero una "perdita" del 50% sui loro titoli di quel debito, il che sarebbe stato compiuto attraverso un “bond swap”, con il quale avrebbero cambiato il loro attuale debito greco in stato di spazzatura per titoli di stato greci a lungo termine (debito) con un grado più alto. In altre parole, la tanto propagandata "cancellazione", o "perdita", per le banche che detengono il debito greco equivaleva ad un elaborato metodo finanziario per guadagnare tempo.

Dopo avere lasciato il suo impiego di presidente e amministratore delegato di Deutsche Bank come pure di presidente dell'IIF, Ackermann ha parlato all'Atlantic Council, un think tank USA, dove ha dichiarato che le elezioni in Grecia erano "non necessarie" ed "un grosso errore". Ciò che era necessario, ha affermato, era "rendere più sicuro il finanziamento del sistema bancario" e ha sostenuto che avrebbe richiesto tra 1 e 2 trilioni di euro. La capacità del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) di procurare €1 trilione alle banche era, secondo Ackermann, "sufficiente", ma, ha aggiunto, "dobbiamo fare di più" e "dovremmo mantenere la pressione sui paesi per compiere le necessarie riforme strutturali e le necessarie riforme finanziarie per ridurre il peso del debito". Tuttavia, ha osservato, "se si arriva al peggio", in termini di un potenziale crollo dell'eurozona, sarà fatta ogni cosa per salvare l'eurozona.

Quando è stato chiesto ad Ackermann perché la Germania semplicemente usciva a dire che avrebbe garantito i debiti bancari dell'eurozona, lui spiegò che "sarebbe molto difficile ottenere l'approvazione parlamentare per tale comportamento o atteggiamento. La gente non lo sosterrebbe affatto". Inoltre, se la Germania avesse dichiarato pubblicamente che avrebbe garantito il salvataggio delle banche, allora molti paesi dell'eurozona avrebbero chiesto, "Bene, perché allora continuare i nostri programmi d'austerità? Perché continuare le nostre riforme? Abbiamo quello che ci occorre". Così, la Germania non lo affermava pubblicamente, basato su ciò che Ackermann ha chiamato "considerazione tattica politica", aggiungendo: "Penso che mantenere la pressione fino all'ultimo minuto non sia probabilmente. . . una cattiva soluzione politica".

Ackermann non ha mai mancato di essere una fonte di controversia. Un analista finanziario si è riferito a lui come ad "un banchiere globale e mediatore politico" e Simon Johnson, ex economista capo al FMI, si è riferito a lui come "uno dei più pericolosi dirigenti bancari" al mondo la cui consulenza, non soltanto a Germania e Grecia, ma anche a Belgio e Svizzera, "ha plasmato i colloqui per salvare i prestatori [banche] tedeschi, ridurre il debito della Grecia, finanziare il fondo di salvataggio della zona euro ed influenzare la normativa". Lo stesso Ackermann  ha dichiarato, "Nel corso degli anni passati i mercati finanziari sono diventati estremamente politici. . . In futuro la politica e la finanza diventeranno sempre più intrecciate. Di conseguenza, anche i banchieri devono pensare ed agire più politicamente". Un analista finanziario ha dichiarato che "E' il banchiere più influente della zona euro". Un professore di economia tedesco ha osservato che "La Deutsche Bank ed il suo AD sono il bersaglio di tutti i popoli che sentono che il nostro sistema sociale o economico sia ingiusto o sbagliato".

Nel 2011, Ackermann è stato preso di mira da un gruppo anarchico italiano che ha rivendicato la responsabilità per l'invio di una lettera bomba al presidente della Deutsche Bank, sebbene sia stata intercettata dalla polizia. Quando affrontato dai dimostranti di Occupy durante un discorso che pronunciato nel novembre 2011, Ackermann ha propagandato le sue credenziali "ambientaliste", spiegando che il segretario generale dell'ONU si era riferito a lui come ad un "visionario".

Quando Ackermann ha lasciato la Deutsche Bank e l'IIF, non ha lasciato il mondo del potere finanziario e politico. Ha continuato a detenere posizioni come membro del Comitato Direttivo del Bilderberg Group; vicepresidente del Foundation Board del World Economic Forum e come membro del Gruppo degli Amministratori Fiduciari del Principles for the Institute of International Finance. In cima a questo, è diventato membro del consiglio di Investor AB, Siemens AG e Royal Dutch Shell, come pure è stato nominato presidente dello Zurich Insurance Group. Ackermann siede inoltre nel comitato consultivo internazionale della China Banking Regulatory Commission, della National Bank of Kuwait, e di Akbank, la maggiore banca della Turchia, come siede pure nei consigli di numerose altre istituzioni aziendali e finanziarie.

Quando Ackermann ha lasciato la sua posizione come AD di Deutsche Bank e di presidente dell'IIF, è stato sostituito all'IIF da Douglas Flint, il presidente di HSBC Holdings, che siede anche nel consiglio dell'IIF. Flint è membro del Mayor of Beijing’s International Business Leaders’ Advisory Council, membro del Mayor of Shanghai’s International Business Leaders’ Advisory Council, membro dell'International Advisory Board of the China Europe International Business School, ex direttore della BP (dal 2005 al 2011), partecipante alle riunioni del Bilderberg (incluso per gli anni 2011-2013), membro della European Financial Services Round Table (un gruppo di AD e presidenti delle più importanti banche europee), membro del Financial Services Forum e membro dello European Banking Group (un gruppo di più di dieci massimi capi di banche europee formato per fare direttamente pressione sulla UE sula "regolamentazione" dell'industria finanziaria) e membro della International Monetary Conference (IMC), una conferenza annuale di banchieri privati formata per "elogiare" le riunioni annuali del FMI.

Sia attraverso la leadership di Josef Ackermann che ora sotto la presidenza di Douglas Flint, l'IIF è stato e rimarrà un grande attore globale all'interno della crisi del debito e delle future crisi finanziarie, rappresentando gli interessi organizzati dei mercati finanziari. Non sorprende quindi che anche il Financial Times nel 2010 abbia osservato che, tre anni dopo che è iniziata la crisi finanziaria, "i mercati (ed i banchieri) governano ancora".

Ovvero, come ha osservato nel 2011 l'ex vice segretario al tesoro Roger Altman, che i mercati finanziari erano diventati "un sovragoverno globale" che "estromettono regimi consolidati... impongono austerità, salvataggi bancari ed altri grandi cambiamenti politici", la cui "influenza sminuisce le istituzioni multilaterali come il Fondo Monetario Internazionale" poiché "sono diventati la forza più potente sulla terra".

Non abbiamo bisogno di guardare oltre che all'Institute of International Finance per vedere proprio come è organizzata "la forza più potente sulla terra".

 

Andrew Gavin Marshall è un ricercatore e scrittore ventiseienne di stanza a Montreal, Canada. E' gestore operativo del The People’s Book Project, presidente della Divisione Geopolitica dello Hampton Institute, direttore della ricerca del Global Power Project di Occupy.com e presenta un programma settimanale in  podcast con BoilingFrogsPost.