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Nella
Parte
1 di
una denuncia del
Global Power Project sull'Institute
of International Finance (IIF),
ho esaminato la fondazione
dell'istituto come risposta da parte delle più
importanti banche del mondo per organizzare e gestire i loro interessi
in relazione alla crisi del debito degli anni '80. Quando
nel 2010 la crisi del debito europea è uscita tra le
notizie principali, l'IIF era ancora sulla scena e stava giocando una
parte considerevole. Al centro era il presidente di
Deutsche Bank,
Josef Ackermann.
Josef Ackermann
ha servito come presidente di
Deutsche Bank
dal
2002
al
2012 e nel corso dello stesso periodo ha servito come
presidente dell'IIF. Inoltre
Ackermann è stato, e resta
ancora, membro
del Comitato Direttivo del
Bilderberg Group e continua
a servire nel Gruppo
degli Amministratori Fiduciari dell'IIF, un consiglio che comprende
diversi importanti banchieri centrali, inclusi
Christian Noyer,
governatore della Banca di Francia e presidente della Banca dei
Regolamenti Internazionali (BRI);
Jamie Caruana, direttore generale della BRI e
Jean-Claude Trichet, che è
stato presidente della Banca Centrale Europea dal 2003 al 2011.
Durante gli stadi iniziali della crisi finanziaria,
Ackermann
ha servito come
“consulente
ufficioso”
del cancelliere tedesco
Angela Merkel e del suo
allora ministro delle finanze
Peer Steinbrueck. Nel
dicembre 2009,
Ackermann parlava ad un
vertice a Berlino al quale hanno assistito il cancelliere
Merkel e diversi altri
ministri tedeschi, amministratori di grandi imprese ed altri, dove ha
spiegato che, mentre la crisi finanziaria era stata in gran parte
"mitigata", rimanevano molte "bombe a orologeria"
— in particolare la Grecia,
alla quale
si è riferito
come il "bambino difficile" d'Europa.
Ackermann ha incolpato
della crisi del debito il popolo che è "vissuto oltre i suoi mezzi per
anni, se non decenni", avvertendo che i sistemi pensionistici e
dell'assistenza sanitaria in futuro avrebbero
“composto
il problema”.
Il
Financial Times
si è riferito ad
Ackermann come un "riluttante mediatore di potere"
che "ha l'orecchio di
Angela Merkel,
il più potente politico d'Europa".
Non soltanto
Ackermann
è diventato uno dei banchieri più influenti al mondo, ma anche una
maggiore figura politica. Come ha spiegato lui stesso: "Ora i mercati
finanziari sono
molto politici
–
le considerazioni politiche devono giocare
un ruolo importante”.
Nel 2011,
Ackermann ha
avvertito che in termini di crisi europea, "Non vedo una
rapida ripresa economica, così avremo un tempo più lungo di crescita
alquanto più bassa
–
certamente da tre a cinque anni".
Nell'ottobre 2011,
Ackermann
pronunciò un discorso nel quale affermò che l'Europa era "ora
entrata in un periodo di
riduzione del tasso di debito" che "comporterà inevitabilmente
un lungo periodo di austerità mentre
governi, famiglie ed imprese aumentano i loro risparmi". Ad un forum
economico nel dicembre 2011,
Josef Ackermann ha
dichiarato che l'Europa doveva tenere il suo debito sotto controllo,
"anche a costo della sovranità nazionale", suggerendo che né "la
pressione dei mercati finanziari" né le misure d'austerità "minacciano
la democrazia".
Secondo Ackermann,
la vera minaccia alla democrazia
era il "debito eccessivo" degli stati europei.
Nel 2011, Francia e Germania concordarono di negoziare direttamente
con il "settore privato" nel successivo programmato accordo di
salvataggio greco. Il primo negoziatore per le banche era l'Institute
of International Finance,
che è stato introdotto per discutere il potenziale per
le banche di assumere una lieve perdita sui loro titoli del debito
greco.
Ackermann
era uno dei
principali negoziatori per l'IIF (rappresentando inoltre
Deutsche Bank,
un grande detentore privato del
debito greco).
L'Institute
of International Finance
sotto la presidenza di
Ackermann divenne a sua volta direttamente coinvolto
nei principali vertici europei, fornendo dati
e suggerimenti chiave che portarono al salvataggio greco. Nel luglio del
2011, l'IIF avvisò i paesi dell'eurozona che dovevano concludere un
accordo di salvataggio per la Grecia allo scopo di evitare che i mercati
finanziari
“roteassero
fuori controllo”.
L'IIF consegnò questi avvertimenti in un rapporto distribuito
direttamente ai ministri delle finanze europei, dichiarando: "E'
essenziale che gli stati membri dell'area dell'euro ed il FMI nei
prossimi giorni agiscano per evitare sviluppi di mercato che girino
fuori controllo e rischino l'accelerazione del contagio".
L'IIF intraprese colloqui con dei leader politici greci come pure
con funzionari della UE, della Banca Centrale Europea e del FMI, con
l'organizzazione che osservava che il suo amministratore delegato
Charles Dallara
ed una squadra dell'IIF "avessero estesi incontri con funzionari
governativi europei molto autorevoli nel corso di diverse settimane". I
tre principali funzionari dell'IIF impegnati in discussioni e negoziati
erano
Charles Dallara (amministratore
delegato 1993-2013),
Ackermann e Baudouin
Prot,
presidente di
BNP Paribas.
Secondo un rapporto,
Ackermann intervenne anche
ad una riunione del Consiglio Europeo durante il vertice della UE
per discutere del salvataggio greco. E' stato riferito che Dallara si
sia impegnato in un congresso con massimi funzionari della UE, inclusi
il presidente dell'Eurogruppo
Jean-Claude Juncker ed il
commissario europeo per gli affari economici e monetari,
Olli Rehn. Inoltre, Dallara
a quanto viene riferito
si è incontrato con il
presidente del Consiglio Europeo
Herman van Rompuy, con
l'allora presidente francese
Nicolas Sarkozy e con Angela Merkel.
Nei mesi seguenti le discussioni continuarono con poca
determinazione. In una riunione in ottobre, secondo quanto riferito i
funzionari della UE sbatterono contro un muro, al qual punto convocarono
Dallara come rappresentante
delle banche alla riunione allo scopo di "rompere lo stallo".
Dallara incontrò Sarkozy
e la
Merkel ed altri funzionari UE di primo piano. Mentre
venne raggiunto un accordo generale con le banche, le trattative sui
dettagli tecnici continuarono fino al 2012,
svolgendosi tra
il governo greco, la UE, il FMI e l'IIF.
Ackermann ha spiegato che
le banche erano "estremamente generose" e quindi
e ha quindi avvertito che il fallimento nel concordare un nuovo
programma
avrebbe aperto
"un nuovo vaso di Pandora" per la crisi del debito.
Ackermann
parlò al
World Economic Forum
dove sostenne che ogni accordo
avrebbe dovuto costringere la Grecia ad attenersi a "nuove dure misure
d'austerità", compresi
tagli a salari e
pensioni, come pure rendere "più flessibile il mercato del lavoro".
L'accordo finale provocò che le banche che detenevano il debito
greco assumessero una "perdita" del 50% sui loro titoli di quel debito,
il che sarebbe stato compiuto attraverso un
“bond swap”,
con il quale avrebbero cambiato
il loro attuale debito greco in stato di spazzatura per titoli di
stato greci a lungo termine (debito) con
un grado più alto.
In altre parole, la tanto propagandata
"cancellazione", o "perdita", per le banche che detengono il debito
greco equivaleva ad un elaborato metodo finanziario per
guadagnare tempo.
Dopo avere lasciato il suo impiego di presidente e amministratore
delegato di
Deutsche Bank come pure di
presidente dell'IIF,
Ackermann
ha parlato all'Atlantic
Council, un
think tank
USA, dove ha dichiarato che le elezioni in Grecia
erano "non necessarie" ed "un grosso errore". Ciò che era necessario, ha
affermato, era "rendere più sicuro il finanziamento del sistema
bancario" e ha sostenuto che avrebbe richiesto tra 1 e 2 trilioni di
euro. La capacità del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) di procurare
€1 trilione alle banche era, secondo
Ackermann, "sufficiente",
ma, ha aggiunto, "dobbiamo fare di più" e "dovremmo mantenere la
pressione sui paesi per compiere le necessarie riforme strutturali e le
necessarie riforme finanziarie per ridurre il peso del debito".
Tuttavia, ha osservato, "se si arriva al peggio", in termini di un
potenziale crollo dell'eurozona,
“sarà
fatta ogni cosa per salvare l'eurozona”.
Quando è stato chiesto ad
Ackermann perché la
Germania semplicemente usciva a dire che avrebbe garantito i debiti
bancari dell'eurozona, lui spiegò che "sarebbe molto difficile ottenere
l'approvazione parlamentare per tale comportamento o atteggiamento. La
gente non lo sosterrebbe affatto". Inoltre, se la Germania avesse
dichiarato pubblicamente che avrebbe garantito il salvataggio delle
banche, allora molti paesi dell'eurozona avrebbero chiesto, "Bene,
perché allora continuare i nostri programmi d'austerità? Perché
continuare le nostre riforme? Abbiamo quello che ci occorre".
Così, la Germania non lo affermava pubblicamente, basato su ciò che
Ackermann ha chiamato
"considerazione tattica politica",
aggiungendo:
"Penso che mantenere la pressione
fino all'ultimo minuto non sia probabilmente. . . una cattiva soluzione
politica".
Ackermann non ha mai
mancato di essere una fonte di controversia. Un
analista finanziario
si è riferito a lui come ad "un banchiere globale e mediatore politico"
e
Simon Johnson,
ex economista capo al FMI, si è riferito a lui come "uno dei più
pericolosi dirigenti bancari" al mondo la cui consulenza, non soltanto a
Germania e Grecia, ma anche a Belgio e Svizzera, "ha plasmato i colloqui
per salvare i prestatori
[banche]
tedeschi, ridurre il debito della Grecia, finanziare il fondo di
salvataggio della zona euro ed influenzare la normativa". Lo stesso
Ackermann
ha dichiarato, "Nel corso degli anni passati i mercati finanziari
sono diventati estremamente politici. . . In futuro la politica e la
finanza diventeranno sempre più intrecciate. Di conseguenza, anche i
banchieri devono pensare ed agire più politicamente". Un analista
finanziario
ha dichiarato
che "E' il banchiere più influente della zona euro". Un professore di
economia tedesco ha osservato che "La
Deutsche Bank ed il suo AD
sono il bersaglio di tutti i popoli che sentono che il nostro sistema
sociale o economico sia ingiusto o sbagliato".
Nel
2011, Ackermann
è stato preso di mira da un gruppo anarchico italiano che ha rivendicato
la responsabilità per l'invio di una lettera bomba al presidente della
Deutsche Bank,
sebbene sia stata
intercettata
dalla polizia.
Quando affrontato dai dimostranti
di Occupy durante un discorso che pronunciato nel novembre 2011,
Ackermann ha
propagandato le sue credenziali
"ambientaliste", spiegando che il segretario generale dell'ONU si era
riferito a lui come ad un "visionario".
Quando
Ackermann ha lasciato
la
Deutsche Bank
e l'IIF,
non ha lasciato il mondo del potere finanziario e politico. Ha
continuato a detenere posizioni come membro del
Comitato Direttivo del
Bilderberg Group;
vicepresidente del
Foundation Board
del
World Economic Forum e come membro del Gruppo degli
Amministratori Fiduciari del
Principles for the Institute of International Finance.
In cima a questo, è diventato membro del consiglio di
Investor AB, Siemens AG e
Royal Dutch Shell, come pure è stato nominato
presidente dello
Zurich Insurance Group. Ackermann siede inoltre nel
comitato consultivo internazionale della
China Banking Regulatory Commission,
della
National Bank of Kuwait,
e di
Akbank,
la maggiore banca della Turchia, come siede pure nei consigli di
numerose altre istituzioni aziendali e finanziarie.
Quando
Ackermann ha lasciato la
sua posizione come AD di
Deutsche Bank e di
presidente dell'IIF, è stato sostituito all'IIF da
Douglas Flint,
il presidente di
HSBC Holdings,
che siede anche nel consiglio dell'IIF. Flint è membro del
Mayor of Beijing’s International Business Leaders’ Advisory Council,
membro del
Mayor of Shanghai’s International Business Leaders’ Advisory Council,
membro dell'International
Advisory Board of the China Europe International Business School,
ex direttore della BP (dal 2005 al 2011), partecipante alle riunioni del
Bilderberg (incluso per gli
anni
2011-2013), membro della
European Financial Services Round Table
(un gruppo di AD e presidenti delle più importanti banche europee),
membro del
Financial Services Forum e
membro dello
European Banking Group (un
gruppo di più di dieci massimi capi di banche europee formato per fare
direttamente pressione sulla UE sula "regolamentazione" dell'industria
finanziaria) e membro della
International Monetary Conference (IMC),
una conferenza annuale di banchieri privati formata per "elogiare" le
riunioni annuali del FMI.
Sia attraverso la
leadership
di
Josef Ackermann che ora sotto la presidenza di
Douglas Flint, l'IIF è
stato e rimarrà un grande attore globale all'interno della crisi del
debito e delle future crisi finanziarie, rappresentando gli interessi
organizzati dei mercati finanziari. Non sorprende quindi che anche il
Financial Times nel
2010 abbia osservato che, tre anni dopo che è iniziata la
crisi finanziaria, "i mercati (ed i banchieri) governano ancora".
Ovvero, come ha
osservato
nel
2011 l'ex vice segretario
al tesoro
Roger Altman, che i mercati
finanziari erano diventati "un sovragoverno globale" che "estromettono
regimi consolidati... impongono austerità, salvataggi bancari ed altri
grandi cambiamenti politici", la cui "influenza sminuisce le istituzioni
multilaterali come il Fondo Monetario Internazionale" poiché "sono
diventati la forza più potente sulla terra".
Non abbiamo bisogno di guardare oltre che all'Institute
of International Finance
per vedere proprio come è organizzata "la
forza più potente sulla terra".
Andrew Gavin Marshall
è un ricercatore e scrittore ventiseienne
di stanza a Montreal, Canada.
E'
gestore operativo del The People’s Book Project,
presidente della
Divisione Geopolitica dello
Hampton Institute,
direttore della ricerca del
Global Power Project
di Occupy.com
e presenta un programma settimanale in
podcast
con BoilingFrogsPost.
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