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Alla riunione FMI-Banca Mondiale i conflitti vengono alla superficie

17 ottobre 2012

 

Come conseguenza del settembre 2008 e del principio della crisi finanziaria globale, le riunioni internazionali delle principali potenze capitaliste sono state caratterizzate da un grado di unanimità, almeno alla superficie. Tutti erano concordi che per impedire il crollo un immenso ammontare di denaro doveva essere pompato dentro il sistema finanziario.

Nessuna azione sarebbe stata presa contro le banche e le istituzioni finanziarie le cui attività speculative avevano scatenato la crisi. Infatti sarebbero state ricompensate con trilioni di dollari in denaro dei salvataggi.

Questo è stato accompagnato dalle pretese che tale azione era necessaria per impedire un disastro globale. I leader governativi, è stato asserito, avevano imparato le lezioni degli anni '30. Non vi sarebbe stato nessun ritorno ai conflitti di quell'epoca e sarebbe stata intrapresa un'azione per assicurare che non vi fosse nessuna ripetizione delle esperienze della Grande Depressione.

Oggi, il quadro è molto differente. L'economia mondiale avanza più profondamente nella recessione e vengono create le condizioni per una nuova crisi a causa del sempre crescente impegno delle banche centrali per il mondo per sostenere i mercati finanziari internazionali.

I conflitti e gli antagonismi sottostanti che sono stati in qualche modo nascosti quattro anni fa si sono scoperti. Sono stati in mostra all'annuale riunione del Fondo Monetario Internazionale-Banca Mondiale tenuto la scorsa settimana a Tokio, indubbiamente una delle più astiose da quando secondo gli Accordi di Bretton Woods del 1944 furono costituite queste istituzioni.

I funzionari bancari cinesi hanno stabilito il tono per il resto della settimana quando hanno deciso di non partecipare allo scopo di manifestare la crescente ostilità verso il Giappone accesa dalla disputa sulle isole Senkaku/Diaoyu nel Mar Cinese Orientale.

Due giorni di discussione ed è scoppiata una lite tra il direttore del FMI Christine Lagarde ed il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble sul ritmo dei programmi di austerità. La Lagarde, riflettendo i timori di USA e Gran Bretagna che un crollo in Europa urterà contro i loro sistemi finanziari, ha richiesto più tempo per la Grecia ed altri per rimborsare i prestiti, facendo esplodere l'ira dei tedeschi, che temono che le loro banche saranno lasciate a pagare il conto e saranno trascinate più profondamente nella crisi dell'eurozona.

Non appena quella disputa era stata accantonata gli USA ed il Brasile si sono scontrati sulla politica di "alleggerimento quantitativo", con il ministro delle finanze del Brasile, Guido Mantega, che ha denunciato la politica monetaria degli americani come "egoista" perché ha abbassato il valore del dollaro USA, promuovendo quindi una "guerra valutaria".

La causa sottostante alle divisioni si è rivelata nelle proiezioni sulla crescita globale contenute nel Prospettive economiche mondiali del FMI. La previsione di crescita mondiale per il 2013 è stata ridotta al 3,6%, giù dal 3,9% stimato compiuta soltanto tre mesi fa.

Ancora più significative della cifra complessiva sono le stime per le principali economie. Il FMI ha aggiustato la sua precedente previsione per le economie avanzate all'1,5%, giù dal 2% dell'aprile scorso. Ci si aspetta che l'eurozona cresca soltanto dello 0,2% l'anno prossimo dopo una contrazione dello 0,4% per il 2012. Anche l'economia tedesca, considerata come la più forte in Europa, si pensa cresca soltanto dello 0,9% quest'anno e dello stesso ammontare nel 2013.

Quando scoppiò la crisi per la prima volta, venne ammesso che le economie avanzate avrebbero subito una crisi economica significativa, se non recessione. Ma è stata stesa e riciclata incessantemente dai mass media finanziari e dagli altri la prospettiva che l'economia mondiale avrebbe ricevuto un incremento da Cina, India e da altri mercati emergenti. Il processo di "divisione", è stato sostenuto, nel quale le economie di questi paesi sono diventate meno dipendenti dalle economie avanzate, avrebbe permesso loro di diventare dei nuovi centri di crescita del capitalismo globale.

Questa narrativa, creata per coprire le implicazioni storiche della crisi, è completamente frantumata.

La rapida crescita in anni recenti delle economie indiana e cinese non è mai stata un fenomeno indipendente. E' stato il risultato di investimenti delle società transnazionali che cercavano di esternalizzare le loro operazioni nell'interminabile ricerca di fonti di manodopera più convenienti. Lungi dal fornire una nuova piattaforma per la crescita globale, le cosiddette economie "emergenti" sono rimaste dipendenti dai mercati nelle economie maggiori.

Il mito della "divisione" è stato sostenuto per un breve periodo dalla crescita degli investimenti cinesi, alimentata da misure di stimolo del governo cinese e dalla fornitura di massiccio ammontare di credito da parte delle banche statali che hanno finanziato la grande proprietà immobiliare ed i progetti per le infrastrutture. Questo è ora giunto alla fine e l'economia cinese è entrata in un rallentamento. Le esportazioni vengono colpite duramente dalla crisi in Europa (il maggiore mercato della Cina), con le imprese cinesi che avvertono di affrontare una situazione che è seria quanto quella del 2008-2009, se non tanto di più.

L'economia australiana, la dodicesima più grande al mondo, ha agito come un tipo di barometro per questo processo. Nel 2010-2011, l'aumento dei prezzi del minerale di ferro, la maggiore esportazione del paese, risultante dalla "crescita" della Cina, è stata salutata come creare le condizioni nelle quali il paese sarebbe stato esentato dalla crisi globale. La situazione è drammaticamente cambiata nei pochi mesi passati con almeno un principale economista che avverte che le finanze governative sono di fronte ad una situazione tanto seria quanto quella degli anni '30.

Mentre l'economia globale avanza nella recessione, le azioni delle principali banche centrali al mondola Federal Reserve USA, la Banca Centrale Europea e la Banca del Giapponestanno provocando una nuova crisi finanziaria.

Il loro rifornimento di denaro ultra a buon mercato sta portando ad una bolla nei mercati delle attività finanziarie, mentre non fa nulla per sollevare l'economia reale. In altre parole, vengono ricreate le condizioni che hanno portato al crollo del 2008. Comunque, le implicazioni sono ancora più gravi perché le stesse banche centrali ora sono impegnate some attori centrali. Un crollo dei mercati dei titoli obbligazionari ed una crescita dei tassi d'interesse le vedrebbe incorrere in massicce perdite di capitali, gettando dubbi sulla vitalità delle finanze statali.

Dopo quattro anni nella crisi è necessario redigere un bilancio. Come ha rivelato così chiaramente la riunione FMI-Banca Mondiale, non soltanto le elite globali non hanno nessuna soluzione, ma stanno preparando disastri ancora maggiori.

La classe lavoratrice deve intervenire con il proprio programma indipendenteuna lotta politica unificata a livello internazionale per l'istituzione di governi dei lavoratori basati su un programma socialista, cominciando con l'espropriazione delle banche, delle istituzioni finanziarie e delle grandi società, portandole nella proprietà pubblica sotto controllo democratico.

Nick Beams