NEO

New Eastern Outlook

 

 

15.02.2015 AutoreSteven MacMillan

La Coalizione dell'Inganno ‘anti-ISIS’

Con i giornali occidentali quotidianamente strapieni di rapporti sulla coalizione guidata dagli USA che combatte contro lo Stato Islamico ISIS/IS/ISIL in Medio Oriente, è importante illustrare ulteriormente la natura ingannevole di questa ultima cosiddetta 'guerra contro l'ISIS'. L'esercito siriano, Hezbollah e la Guardia Rivoluzionaria Iraniana sono le principali forze che combattono contro questo gruppo creato dagli occidentali da quando è iniziata la guerra per procura in Siria, con pesantemente coinvolte anche fazioni dell'esercito iracheno e del governo libanese.

La Russia è stata risoluta nel combattere contro il terrorismo internazionale ed il suo sostegno alle forze che stanno battagliando attivamente contro i gruppi ribelli di insurrezione, con alcuni rapporti che speculano che le forze speciali russe siano state attive in Siria conducendo delle operazioni antiterrorismo. Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov ha espresso ripetutamente il proprio appoggio per una coalizione contro l'ISIS, ma una che venga autorizzata attraverso il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ed in conformità al diritto internazionale. Queste forze costituiscono i veri attori che combattono contro l'ISIS, non la coalizione guidata dagli USA, la cui posizione sull'ISIS è duplice poiché continua a finanziare il gruppo con cui pretende di essere in guerra.

"Gli USA e la cosiddetta coalizione anti-ISIL sostengono di avere lanciato una campagna contro questo gruppo terrorista e criminale  mentre lo riforniscono di armi, cibo e medicine nella regione di Jalawla (una città nel Governatorato di Diyala, Iraq). Ciò rivela esplicitamente la falsità delle pretese della coalizione e degli USA", vice capo di stato maggiore delle Forze Armate Iraniane, il brigadiere generale Massoud Jazayeri ha raccontato a Fars newsSecondo quanto riferito, nel dicembre 2014 l'Iran stesso ha condotto attacchi aerei contro posizioni dell'ISIS al di fuori della coalizione guidata dagli USA, che conferma la coerente politica dell'Iran di combattere contro i ribelli che l'occidente finanzia. Anche gli aeroplani del governo siriano bombardano da anni le posizioni dell'ISIS poiché il regime di al-Assad combatte dal 2011 contro i gruppi terroristici sponsorizzati dall'occidente.

L'ambasciata USA a Baghdad  – base di comando dell'ISIS

Il comandante della Forza Basij (volontari) dell'Iran, brigadiere generale Mohammad Reza Naqdi, ha dichiarato che l'ambasciata USA a Baghdad è una base di comando dell'ISIS e che gli USA ancora sostengono direttamente questa fazione terrorista.

"Gli USA sostengono direttamente l'ISIL in Iraq e gli aeroplani USA gli aiuti e le armi richieste all'ISIL in Iraq".

Questo naturalmente conferma la notizia che gli USA hanno lanciato armi – comprese forniture mediche, bombe a mano, munizioni ed altro armamento ai combattenti dell'ISIS, sostenendo che questi sono soltanto lanci accidentali che hanno mancato la zona di lancio. Anche un comandante pakistano dell'ISIS catturato di recente ha rivelato che ha ricevuto fondi che venivano instradati" attraverso gli USA per dirigere un'operazione dell'ISIS  in Pakistan, che reclutava ribelli per combattere contro il regime siriano. Il capo del Consiglio Supremo Islamico dell'Iraq, Ammar al-Hakim, ha criticato la coalizione guidata dagli USA per il suo atteggiamento ipocrita verso l'ISIS e ha asserito che le forze della coalizione non hanno giocato un ruolo rilevante nelle "regioni vitali" che sono strategicamente importanti per i gruppo terroristico.

Gli attacchi aerei guidati dagli USA sono "contro il diritto internazionale"

Il presidente russo Vladimir Putin ha obiettato agli attacchi aerei contro l'ISIS in Siria senza il consenso del governo siriano ed il ministro degli esteri russo Lavrov ha sottolineato che utilizzare la forza senza il consenso del governo va contro il diritto internazionale”. come indica inoltre Lavrov, se la coalizione volesse veramente sconfiggere l'ISIS coopererebbe pienamente con l'esercito siriano, con Hezbollah e con le forze iraniane, il che indebolirebbe drammaticamente l'ISIS in una questione di settimane, ma questo riguarda il cambio di regime in Siria sotto il pretesto di combattere il gruppo terroristico, non sull'annientare realmente il gruppo. Secondo i rapporti, vi è stata soltanto una cooperazione molto limitata tra l'Iran e la coalizione guidata dagli USA (se alcuna affatto), con il presidente iraniano Hassan Rouhani che chiama la coalizione anti-ISIS una barzelletta, poiché l'alleanza è composta da paesi che sponsorizzano "attività terroristiche". L'ISIS può comunque ben essere sradicato dopo che è servito al suo scopo o se gli attori regionali si ribellano contro l'agenda a causa dell'instabilità politica.

E' stabilito che il presidente Barack Obama chiederà domani (che è mercoledì 11 febbraio al momento in cui scrivo) al Congresso l'ulteriore uso della forza. Obama non ha avuto nessuna autorizzazione formale del Congresso per usare la forza militare, il che è una violazione della costituzione USA. In un prossimo futuro la prospettiva più inquietante è che gli USA ricevano l'autorizzazione per un'invasione di terra della stessa Siria (o che lo facciano semplicemente senza autorizzazione), la quale, avvisano molti analisti, sarà utilizzata per indebolire la posizione del governo siriano ed estromettere al-Assad.

Il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah è un altro personaggio di rilievo che ha denunciato la coalizione guidata dagli USA, poiché ritiene sia un "pretesto" per l'egemonia degli USA nella regione. Come ha riportato il Times of Israel in un articolo intitolato: Hezbollah condanna  gli attacchi guidati dagli USA allo Stato Islamico, Nasrallah ha dichiarato:

"Siamo contro una coalizione internazionale, che sia contro il regime … o che sia contro il Daesh/[ISIS]… Questa è un'opportunità, un pretesto, per l'America per dominare nuovamente la regione".

L'ascesa dell'ISIS è un risultato diretto della politica estera occidentale nella regione che ha facilitato, finanziato, addestrato ed armato per anni questo assortimento di banditi ribelli, direttamente o attraverso canali regionali nella forma di Arabia Saudita e Qatar. L'obiettivo centrale dello SI è il rovesciamento del regime di Bashar al-Assad per conto delle potenze della NATO e dei loro alleati regionali, come Israele (nota anche come la forza aerea di al Qaeda).

Invasione progettata in anticipo di ribelli in Siria

L'ex ministro degli esteri francese Roland Dumas ha rivelato che la guerra in Siria è stata pianificata almeno "due anni prima che la violenza" scoppiasse. Dumas rivela che era stato avvicinato nel Regno Unito da "massimi funzionari britannici" per vedere se avrebbe partecipato ad "organizzare un'invasione di ribelli in Siria", una proposta che Dumas rifiutò. L'ambasciatore della Siria all'ONU, Bashar Ja’afari, ha presentato una protesta all'ONU contro l'entrata illegale del senatore USA McCain in Siria nel giugno 2013 per incontrare dei ribelli siriani in violazione della sovranità del paese – McCain è stato fotografato a parlare con il cosiddetto Califfo dell'ISIS, Ibrahim al-Badri noto anche come Abu Bakr al-Baghdadi.

Ora la Giordania è l'ultimo paese ad entrare in questa ingannevole alleanza, un altro paese che ha facilitato l'ascesa dell'ISIS permettendo che il proprio territorio venisse usato dalle forze della NATO per addestrare combattenti per la guerra in Siria. Sembra che, allo scopo di unirsi alla coalizione guidata dagli USA nella sua "guerra contro l'ISIS", si deve innanzitutto essere stati complici nell'appoggiare l'ascesa e la crescita del gruppo. Come ha rilevato correttamente Stuart J. Hooper in un articolo per 21st Century Wire, il governo giordano può ben essere stato coinvolto proprio nell'addestramento dei combattenti dell'ISIS che hanno bruciato vivo il suo pilota.

Vi è tuttavia una vera guerra che continua tra le forze della coalizione e l'ISIS sul terreno che ha reclamato la vita di truppe della coalizione, ma è una guerra fabbricata nella quale gli strateghi di alto livello della NATO controllano entrambe le parti del conflitto. Secondo il Dipartimento della Difesa USA, il costo della parte dichiarata di questa operazione per il contribuente USA dall'8 agosto 2014 al 30 gennaio 2015 è stato di $1,5 miliardi ($8,4 milioni al giorno), ancora altro denaro versato nella fogna di questa fasulla guerra al terrorismo. Gli USA risparmierebbero a loro stessi una fortuna assieme a tanto spargimento di sangue se semplicemente smettessero innanzitutto di finanziare e creare folli terroristi. Ma, naturalmente, se lo facessero il Complesso Militare Industriale sarebbe molto meno ricco, oltre a non esserci nessuna giustificazione per uno stato della sorveglianza in occidente del quale la Stasi sarebbe invidiosa.

Per quanto tempo la coalizione guidata dagli USA può perseguire questa politica doppia contro l'ISIS è difficile da constatare, ma con la maggioranza dei media mainstream complici nel diffondere l'inganno della coalizione 'anti-ISIS', non tratterrò il fiato.

Steven MacMillan è un giornalista indipendente, ricercatore, analista geopolitico e redattore di The Analyst Report, specialmente per la rivista online “New Eastern Outlook”.
Prima pubblicazione:
http://journal-neo.org/2015/02/15/the-anti-isis-coalition-of-deception/