
14 novembre 2005
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Non vi è nessuna
somiglianza tra i media aziendali ed una "libera stampa". I media
controllati operano secondo la loro composizione strutturale, che
richiede loro di servire gli interessi della proprietà e di
massimizzare i profitti. Il loro stile gerarchico di gestione
assicura che si allineino ai poteri politici che, a loro volta,
creano l'opportunità per un maggiore successo. Questo spiega perché
i giganti dei media abbiano regolarmente nascosto l'attacco
dell'amministrazione Bush ai diritti civili, sostenuto l'espansione
dei potere esecutivo ed aperto la strada alla guerra globale. Dopo
tutto, essi agiscono proprio nel loro migliore interesse, favorendo
l'establishment
politico perché permetta più rafforzamento e sviluppo. Una mano lava
l'altra. Il matrimonio tra i media e lo stato incrementa il pericolo per il pubblico. Infatti, i media sono diventati poco più di uno strumento di marketing per l'amministrazione, promuovendo le sue grandemente impopolari guerre, i suoi attacchi alla rete di protezione sociale ed il suo feroce assalto alle libertà civili. E' onesto dire che i media hanno assunto un ruolo antagonistico rispetto al popolo americano. Ora funzionano esclusivamente come un'arma dell'arsenale imperiale, esaltando lo stato e gli interessi particolari mentre attaccano brutalmente le istituzioni della democrazia e la libertà personale. Non vi è nessuna esagerazione nel dire che il popolo americano non ha nessun maggiore nemico dei media aziendali. Se consideriamo anche poche delle storie importanti che i media mainstream hanno soppresso intenzionalmente otteniamo una più chiara idea del perché questo potrebbe essere vero. I media si sono fermamente rifiutati di riportare delle accuse di irregolarità nelle elezioni presidenziali del 2004, respingendo le anomalie come teorie della cospirazione. Indagini indipendenti hanno gettato seri dubbi sulla legittimità del voto e, proprio la scorsa settimana, il GAO ha confermato i sospetti che possa avere avuto luogo una molto estesa frode sui votanti. E' irrilevante che le elezioni si siano svolte correttamente oppure no; dati i risultati sospetti delle elezioni del 2000, questa era una storia che avrebbe dovuto essere riportata, ma è stata intenzionalmente ignorata per mettere a tacere i critici e deviare l'attenzione dall'incorretto sistema elettorale. I media si sono rifiutati di coprire il massiccio e devastante assedio di Falluja, un assalto che ha dislocato 250.000 civili e distrutto intenzionalmente le condutture idriche, le linee elettriche, gli impianti di depurazione, gli uffici governativi, gli ospedali e le scuole. Persino ora, ben un anno più tardi, i giornalisti vengono trattenuti dall'entrare in città o dal fotografare il più grande singolo crimine di guerra del conflitto in corso. E, sebbene i servizi di news di tutto il mondo confermino l'utilizzo di armi proibite, compreso il napalm ed altre sostanze "non identificate" durante l'attacco, i media si rifiutano di dare dettagli o chiedere una indagine indipendente. E' interessante comparare il silenzio dei media sulla carneficina che gli americani fanno in Iraq alla loro cronaca di prima pagina sull'assassinio dell'ex primo ministro libanese Rafik Hariri. Alla morte di Hariri è stata dedicata generosa attenzione perché l'indagine dell'ONU aiuta a portare avanti gli obiettivi della politica estera americana. I media giocano un ruolo vitale nell'aprire la strada a future guerre imperiali e certamente ora la Siria è nella rosa dei candidati degli obiettivi USA. I media si sono anche rifiutati di riportare dello Downing Street Memo, l'incriminante documento scritto da un membro della squadra di sicurezza nazionale di Tony Blair che accertò che Bush progettò di "rimuovere Saddam con la forza militare" già nel luglio 2003 (sebbene dicessero che avrebbero "esaurito tutti i mezzi pacifici"). Il non provocato attacco sarebbe stato "giustificato dalla concomitanza di terrorismo e ADM. Ma le informazioni ed i fatti vennero accomodati attorno a questa politica". Sebbene il promemoria fornisse la prima pezza della prova irrefutabile che l'amministrazione abbia deliberatamente manipolato i fatti, nessun quotidiano americano riferì del promemoria per più di 7 settimane dopo la sua scoperta. I dettagli del Downing Street Memo sono ancora sconosciuti a molti americani; è per questo che George Bush può ancora dire, come fece il Memorial Day, che "i democratici avevano le stesse informazioni" che aveva lui quando votarono per la guerra. Il promemoria prova che Bush mentiva, i fatti non hanno mai contato. Il media si sono anche rifiutati di fornire ogni cronaca sui mercenari che vennero impiegati nelle strade di New Orleans in seguito all'uragano Katrina. Questa è la prima volta nella storia americana che un esercito (privato) straniero ha eseguito operazioni sul suolo degli USA. I media si sono assicurati che nessuna foto di questi guerrieri privati apparisse su nessun quotidiano o in nessun programma TV. L'assenza di copertura solleva serie questioni sulla censura nell'America di Bush. I media si rifiutano di fornire notizie sulla guerra in Iraq e sulla devastazione della zona centrale sunnita. Al Qaim, Husbaya e Tel Afar sono state tutte attaccate con la stessa ferocia che a Falluja: costringendo la popolazione a fuggire e poi distruggendo le infrastrutture idriche, elettriche, fognarie ed altre parti critiche. Il Pentagono è ora impegnato in una strategia di terra bruciata sapendo bene che la sua politica di ammazzare i giornalisti impedirà che la storia venga resa nota. L'annientamento di queste città dimostra che i militari hanno abbandonato l'idea di raggiungere in Iraq una soluzione politica. La presente strategia è rivolta a "distruggere la capacità della resistenza di fare la guerra", demolendo sistematicamente una città dopo l'altra. Questa è la soluzione Rumsfeld, ma sui media non la troverete. Le notizie dall'Iraq puntano interamente su atti casuali di violenza che perpetuano gli stereotipi razziali di estremisti islamici. Questo fornisce la giustificazione per la continua occupazione americana. I media hanno operato insieme al Pentagono per creare la storia di Abu Musab al-Zarqawi, la personificazione di uno spietato fanatico musulmano che uccide semplicemente perché "odia la libertà". Nessuno può negare categoricamente che Zarkawi possa esistere. Comunque, il fatto è che non vi è mai stata ne una sua positiva identificazione ne nessuno ha mai fornito una prova concreta della sua posizione. I giornalisti sono responsabili di procurare dei fatti ai loro lettori, non di promuovere una narrativa che soddisfi l'agenda del Pentagono. Queste sono solamente alcune delle storie che i media si sono rifiutati di coprire perché sono in conflitto con gli obiettivi dell'amministrazione. Se osserviamo più profondamente vediamo che i documenti dell'energia di Cheney, la "imbiancatura" dell'11/9, gli scandali societari, il programma "Able Danger" e gli attacchi alle libertà civili hanno tutti incontrato un simile destino. Le storie che sono incompatibili con gli scopi della proprietà o della politica dell'amministrazione vengono solitamente tagliate fuori. La libertà è impossibile dove i sistemi dell'informazione sono monopolizzati da società private. La democrazia richiede che la gente abbia accesso a punti di vista divergenti cosicché si formi le proprie opinioni libera da influenze coercitive. Il modello aziendale mira all'uniformità per limitare la portata del dibattito e restringere le scelte. In America le notizie sono diventate uno studio nell'uniformità, presentando proprio gli stessi temi d'interesse da precisamente la stessa prospettiva; solamente i presentatori della rete sono differenti. Ciò crea l'impressione che i fatti siano generalmente accettati, che non è il caso. Il 65% del popolo americano non sostiene la posizione filo bellica dei media e, tuttavia, la posizione pacifista non si trova da nessuna parte nella TV commerciale. La guerra al terrorismo non è semplicemente una fuorviante crociata contro attori non statali come al Qaeda. E' un piano totale per il dominio globale corporativo. La gestione dell'informazione è vitale per quello sforzo. La conoscenza è potere e vi è un tentativo deliberato di impadronirsi di quel potere controllando le fonti di informazione. In effetti, è la privatizzazione della verità, standardizzare l'informazione attraverso un maggiore consolidamento dei media e disseminandola attraverso i loro sistemi di filtraggio. I loro effetti inibitori sulla nostra democrazia sono già stati visti nella riduzione delle libertà civili e nella distorsione dei fatti che hanno portato alla guerra in Iraq. L'ulteriore fusione tra lo stato ed i media preannunzia un rafforzamento del governo autocratico ed una perdita della libertà personale.
Il drago a molte teste
dei media aziendali deve essere affrontato e sconfitto. Al Qaeda
potrebbe porre una minaccia alla nostra sicurezza, ma l'alleanza tra
lo stato ed i media pone un pericolo chiaro e presente alla nostra
libertà.
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