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Quando per la prima volta nel 1971 Nixon dichiarò la guerra
alla droga, nel paese vi erano meno di 500.000 tossicodipendenti
ostinati, la maggior parte dei quali erano assuefatti all'eroina.
Tre decenni più tardi, nonostante la spesa di $1 trilione dei
contribuenti, si pensa che il numero dei
tossicodipendenti ostinati tra poco eccederà i cinque milioni.
Il nostro paese è diventato il supermercato del mondo della droga,
con una più ampia varietà e un maggiore approvvigionamento di droghe
a prezzi bassi come mai prima. Ora il problema non riguarda soltanto
ogni città sulla mappa, ma è difficile trovare ovunque una famiglia
che non sia in qualche modo interessata.
(pp. 158, 159)
La fabbrica di
Chang Mai
che la CIA mi ha impedito di distruggere
era la fonte del massiccio ammontare di eroina che veniva
contrabbandata negli USA nei cadaveri e nei sacchi per cadaveri dei
GI uccisi in
Vietnam. (p. 165)
La mia unità, la
Hard Narcotics Smuggling Squad,
era incaricata di investigare su tutto i contrabbando di eroina e
cocaina per il porto di
New York.
La mia unità è rimasta coinvolta nell'investigare tutte le
principali operazioni di contrabbando note alle agenzie di polizia.
Non potevamo evitare di vedere la CIA proteggere i principali
trafficanti di droga. Non una singola fonte importante nel sudest
asiatico è stata mai incriminata dall'autorità giudiziaria USA.
Questo non è stato affatto un caso. Tutti i casi sono stati
annullati dall'intervento della CIA e del Dipartimento di Stato e
non vi era una dannata cosa che potessimo farci. Le linee aeree di
proprietà della CIA, come
Air America,
venivano utilizzate per trasportare la droga per tutto il sudest
asiatico, presumibilmente per appoggiare i nostri "alleati". Le
operazioni bancarie della CIA venivano utilizzate per riciclare il
denaro della droga.
(pp. 165, 166)
Nel 1972, fui assegnato ad assistere in un importante caso di
droga internazionale che riguardava alti funzionari governativi
panamensi che utilizzavano passaporti diplomatici per contrabbandare
grandi quantità di eroina e di altre droghe negli USA. Nell'indagine
affiorò prominentemente il nome di
Manuel Noriega.
Proprio dietro Noriega emergeva la CIA che lo proteggeva
dall'autorità giudiziaria USA. Come capo della CIA, Bush autorizzò
un salario per
Manuel Noriega
come risorsa della CIA, mentre il dittatore veniva elencato in
almeno 40 cartelle di computer della DEA come un
narcotrafficante. (pp.
166, 167)
La CIA e il dipartimento di Stato
proteggevano sempre più narcotrafficanti politicamente potenti
intorno al mondo: i mujihadeen
in Afghanistan,
i cartelli della cocaina boliviani, i massimi livelli del governo
messicano, i contras del Nicaragua, i trafficanti di droga e i
politici colombiani e altri. Le organizzazioni dei media, come ho
sperimentato direttamente, erano doppie: prima, nello stare zitti
sul getto di droghe cui veniva permesso di fluire senza ostacoli
negli USA; secondo, nel deviare l'attenzione del pubblico
ingannandolo nel fargli credere che la guerra alla droga era
legittimata presentando falsamente i pochi rivoli che ci era
permesso incriminare come se fossero grandi "vittorie", quando di
fatto non stavamo facendo niente di più che sbarazzarci degli
inefficienti concorrenti di risorse della CIA. (pp.
166, 167)
Il 17 luglio 1980, i narcotrafficanti presero effettivamente il
controllo di un paese. All'epoca la Bolivia era la fonte di
praticamente il 100% della cocaina che entrava negli USA. I
mercenari e i narcotrafficanti reclutati dalla CIA defenestrarono il
presidente democraticamente eletto di sinistra che il governo USA
non voleva al potere. Immediatamente dopo il colpo di stato, la
produzione di cocaina aumentò enormemente, fino a che superò presto
la provvista. Questo fu il vero inizio della "piaga" del crack.
(pp. 167, 168)
La CIA, assieme ai Dipartimenti della Giustizia e di Stato
hanno dovuto combinare le forze per proteggere le loro risorse nel
narcotraffico distruggendo un'indagine della DEA. Come lo so? Ero la
fonte interna. Ero seduto alla mia scrivania all'ambasciata
americana e scrivevo il genere di lettera che non mi ero mai
immaginato di scrivere. Ho esposto dettagliatamente in tre pagine
dattiloscritte su carta ufficiale dell'ambasciata USA—prove
sufficienti alle mie accuse per nutrire un branco di lupi di
giornalisti investigativi. Ho pure espresso la mia buona
disposizione a essere una fonte citabile. L'ho indirizzata
direttamente a
Strasser
e
Rohter,
presso
Newsweek.
Due insonni settimane più tardi, stavo ancora seduto nel mio ufficio
all'ambasciata guardando fissamente il telefono. Tre settimane più
tardi suonò. Era la sicurezza interna della DEA. Mi chiamavano per
informarmi che ero sotto inchiesta. Ero stato falsamente accusato di
tutto, dal mercato nero ad avere fatto sesso con una agente della
DEA sposata. L'inchiesta avrebbe distrutto la mia vita per i quattro
anni successivi. (pp.
168-171)
In un caso vistoso, un mio collega fu inviato in Honduras per
aprire un ufficio della DEA a
Tegucigalpa.
Entro pochi mesi aveva documentato tante quante 50 tonnellate di
cocaina che venivano contrabbandate negli USA dal militari
honduregni che appoggiavano i Contras. Questa era cocaina
sufficiente a soddisfare un terzo della domanda USA. Quale è stata
la risposta della DEA? Ha chiuso l'ufficio.
(p. 175)
Una volta nel 1990 le dogane USA hanno intercettato una
tonnellata di cocaina che veniva contrabbandata attraverso
l'aeroporto internazionale di Miami. Un'inchiesta delle dogane e
della DEA rivelò rapidamente che i contrabbandieri erano la Guardia
Nazionale venezuelana diretta dal generale Guillen, una "risorsa"
CIA che dichiarò di operare sotto gli ordini e la protezione della
CIA. La CIA ammise in fretta che questo era vero. Se la CIA è in
vantaggio in qualcosa, è il controllo completo dei mass media
americani. E' così sicura della sua capacità di manipolare i mass
media che persino se ne vanta nei suoi promemoria interni. Il
New York Times
ha avuto la storia quasi immediatamente nel 1990 e non l'ha
pubblicata fino al 1993. E' finalmente diventata una notizia che era
"idonea alla stampa" quando il Times ha appreso che anche
60 Minutes
aveva la storia e stava proprio per pubblicarla. Il pezzo forte del
pezzo di
60 Minutes
è quando l'amministratore della DEA, il giudice federale
Robert Bonner,
dice a
Mike Wallace: "Mike, non c'è altro modo per esprimerlo,
quello è ha fatto la CIA è narcotraffico. E' illegale
[enfasi dell'autore]." (pp.
188, 189)
Il fatto è - e potete leggerlo da soli nei protocolli del
tribunale federale - che nel 1993 sette mesi prima del
tentativo di far saltare in aria il
World Trade Center, l'FBI aveva un informatore pagato, Emad
Salem,
che aveva infiltrato gli attentatori ed aveva raccontato
all'FBI dei loro piani di far saltare in aria le torri gemelle.
Senza avvisare il NYPD o chiunque altro, un soprintendente dell'FBI
"licenziò" Salem, che per il suo lavoro guadagnava $500 a settimana.
Dopo che scoppiò la bomba, l'FBI riassunse Salem e lo pagò $1,5
milioni per rintracciare gli attentatori. Ma non è tutto quello che
l'FBI ha omesso. Quando alla fine catturò il vero attentatore
Ramzi Yousef
(un uomo addestrato con fondi della CIA
durante la guerra
Russia-Afghanistan),
l'FBI trovò nel suo personal computer
informazioni sui piani per usare aerei di linea americani
dirottati come missili carichi di carburante. L'FBI ignorò anche
queste informazione.
(p. 191)
Michael Levine
è veterano di 25 anni di DEA diventato scrittore di best seller
e giornalista. I suoi articoli e le sue interviste sulla guerra alla
droga sono stati pubblicati in numerosi quotidiani e riviste
nazionali, compresi
New York Times, Los Angeles Times, USA Today
e
Esquire.
Apprendi dei libri e del programma radio di Levine a
http://www.expertwitnessradio.org.
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