La "Guerra alla droga" USA: i mercenari e narcotrafficanti reclutati dalla CIA

di Michael Levine

13 gennaio 2011

 

Quando per la prima volta nel 1971 Nixon dichiarò la guerra alla droga, nel paese vi erano meno di 500.000 tossicodipendenti ostinati, la maggior parte dei quali erano assuefatti all'eroina. Tre decenni più tardi, nonostante la spesa di $1 trilione dei contribuenti, si pensa che il numero dei tossicodipendenti ostinati tra poco eccederà i cinque milioni. Il nostro paese è diventato il supermercato del mondo della droga, con una più ampia varietà e un maggiore approvvigionamento di droghe a prezzi bassi come mai prima. Ora il problema non riguarda soltanto ogni città sulla mappa, ma è difficile trovare ovunque una famiglia che non sia in qualche modo interessata. (pp. 158, 159)

La fabbrica di Chang Mai che la CIA mi ha impedito di distruggere era la fonte del massiccio ammontare di eroina che veniva contrabbandata negli USA nei cadaveri e nei sacchi per cadaveri dei GI uccisi in Vietnam. (p. 165)

La mia unità, la Hard Narcotics Smuggling Squad, era incaricata di investigare su tutto i contrabbando di eroina e cocaina per il porto di New York. La mia unità è rimasta coinvolta nell'investigare tutte le principali operazioni di contrabbando note alle agenzie di polizia. Non potevamo evitare di vedere la CIA proteggere i principali trafficanti di droga. Non una singola fonte importante nel sudest asiatico è stata mai incriminata dall'autorità giudiziaria USA. Questo non è stato affatto un caso. Tutti i casi sono stati annullati dall'intervento della CIA e del Dipartimento di Stato e non vi era una dannata cosa che potessimo farci. Le linee aeree di proprietà della CIA, come Air America, venivano utilizzate per trasportare la droga per tutto il sudest asiatico, presumibilmente per appoggiare i nostri "alleati". Le operazioni bancarie della CIA venivano utilizzate per riciclare il denaro della droga. (pp. 165, 166)

Nel 1972, fui assegnato ad assistere in un importante caso di droga internazionale che riguardava alti funzionari governativi panamensi che utilizzavano passaporti diplomatici per contrabbandare grandi quantità di eroina e di altre droghe negli USA. Nell'indagine affiorò prominentemente il nome di Manuel Noriega. Proprio dietro Noriega emergeva la CIA che lo proteggeva dall'autorità giudiziaria USA. Come capo della CIA, Bush autorizzò un salario per Manuel Noriega come risorsa della CIA, mentre il dittatore veniva elencato in almeno 40 cartelle di computer della DEA come un narcotrafficante. (pp. 166, 167)

La CIA e il dipartimento di Stato proteggevano sempre più narcotrafficanti politicamente potenti intorno al mondo: i mujihadeen in Afghanistan, i cartelli della cocaina boliviani, i massimi livelli del governo messicano, i contras del Nicaragua, i trafficanti di droga e i politici colombiani e altri. Le organizzazioni dei media, come ho sperimentato direttamente, erano doppie: prima, nello stare zitti sul getto di droghe cui veniva permesso di fluire senza ostacoli negli USA; secondo, nel deviare l'attenzione del pubblico ingannandolo nel fargli credere che la guerra alla droga era legittimata presentando falsamente i pochi rivoli che ci era permesso incriminare come se fossero grandi "vittorie", quando di fatto non stavamo facendo niente di più che sbarazzarci degli inefficienti concorrenti di risorse della CIA. (pp. 166, 167)

Il 17 luglio 1980, i narcotrafficanti presero effettivamente il controllo di un paese. All'epoca la Bolivia era la fonte di praticamente il 100% della cocaina che entrava negli USA. I mercenari e i narcotrafficanti reclutati dalla CIA defenestrarono il presidente democraticamente eletto di sinistra che il governo USA non voleva al potere. Immediatamente dopo il colpo di stato, la produzione di cocaina aumentò enormemente, fino a che superò presto la provvista. Questo fu il vero inizio della "piaga" del crack. (pp. 167, 168)

La CIA, assieme ai Dipartimenti della Giustizia e di Stato hanno dovuto combinare le forze per proteggere le loro risorse nel narcotraffico distruggendo un'indagine della DEA. Come lo so? Ero la fonte interna. Ero seduto alla mia scrivania all'ambasciata americana e scrivevo il genere di lettera che non mi ero mai immaginato di scrivere. Ho esposto dettagliatamente in tre pagine dattiloscritte su carta ufficiale dell'ambasciata USAprove sufficienti alle mie accuse per nutrire un branco di lupi di giornalisti investigativi. Ho pure espresso la mia buona disposizione a essere una fonte citabile. L'ho indirizzata direttamente a Strasser e Rohter, presso Newsweek. Due insonni settimane più tardi, stavo ancora seduto nel mio ufficio all'ambasciata guardando fissamente il telefono. Tre settimane più tardi suonò. Era la sicurezza interna della DEA. Mi chiamavano per informarmi che ero sotto inchiesta. Ero stato falsamente accusato di tutto, dal mercato nero ad avere fatto sesso con una agente della DEA sposata. L'inchiesta avrebbe distrutto la mia vita per i quattro anni successivi. (pp. 168-171)

In un caso vistoso, un mio collega fu inviato in Honduras per aprire un ufficio della DEA a Tegucigalpa. Entro pochi mesi aveva documentato tante quante 50 tonnellate di cocaina che venivano contrabbandate negli USA dal militari honduregni che appoggiavano i Contras. Questa era cocaina sufficiente a soddisfare un terzo della domanda USA. Quale è stata la risposta della DEA? Ha chiuso l'ufficio. (p. 175)

Una volta nel 1990 le dogane USA hanno intercettato una tonnellata di cocaina che veniva contrabbandata attraverso l'aeroporto internazionale di Miami. Un'inchiesta delle dogane e della DEA rivelò rapidamente che i contrabbandieri erano la Guardia Nazionale venezuelana diretta dal generale Guillen, una "risorsa" CIA che dichiarò di operare sotto gli ordini e la protezione della CIA. La CIA ammise in fretta che questo era vero. Se la CIA è in vantaggio in qualcosa, è il controllo completo dei mass media americani. E' così sicura della sua capacità di manipolare i mass media che persino se ne vanta nei suoi promemoria interni. Il New York Times ha avuto la storia quasi immediatamente nel 1990 e non l'ha pubblicata fino al 1993. E' finalmente diventata una notizia che era "idonea alla stampa" quando il Times ha appreso che anche 60 Minutes aveva la storia e stava proprio per pubblicarla. Il pezzo forte del pezzo di 60 Minutes è quando l'amministratore della DEA, il giudice federale Robert Bonner, dice a Mike Wallace: "Mike, non c'è altro modo per esprimerlo, quello è ha fatto la CIA è narcotraffico. E' illegale [enfasi dell'autore]." (pp. 188, 189)

Il fatto è - e potete leggerlo da soli nei protocolli del tribunale federale - che nel 1993 sette mesi prima del tentativo di far saltare in aria il World Trade Center, l'FBI aveva un informatore pagato, Emad Salem, che aveva infiltrato gli attentatori ed aveva raccontato all'FBI dei loro piani di far saltare in aria le torri gemelle. Senza avvisare il NYPD o chiunque altro, un soprintendente dell'FBI "licenziò" Salem, che per il suo lavoro guadagnava $500 a settimana. Dopo che scoppiò la bomba, l'FBI riassunse Salem e lo pagò $1,5 milioni per rintracciare gli attentatori. Ma non è tutto quello che l'FBI ha omesso. Quando alla fine catturò il vero attentatore Ramzi Yousef (un uomo addestrato con fondi della CIA durante la guerra Russia-Afghanistan), l'FBI trovò nel suo personal computer informazioni sui piani per usare aerei di linea americani dirottati come missili carichi di carburante. L'FBI ignorò anche queste informazione. (p. 191)

Michael Levine è veterano di 25 anni di DEA diventato scrittore di best seller e giornalista. I suoi articoli e le sue interviste sulla guerra alla droga sono stati pubblicati in numerosi quotidiani e riviste nazionali, compresi New York Times, Los Angeles Times, USA Today e Esquire.

Apprendi dei libri e del programma radio di Levine a http://www.expertwitnessradio.org.