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I conflitti in Medio Oriente ed in Africa crescono a
proporzioni interconfessionali. Un sondaggio d'opinione condotto tra
esperti di Voce della Russia mostra che credono ad uno scenario del
caso peggiore, che questi conflitti possano portare a una guerra
mondiale.
Il risultato delle elezioni presidenziali ha innescato scontri
in Nigeria. Secondo rapporti ufficiali, il presidente titolare
Goodluck Jonathan,
un cristiano del sud, ha ottenuto il 60% dei voti, mentre il suo
avversario
, Muhammadu Buhari,
ha ottenuto soltanto poco più del 30%. L'opposizione è insoddisfatta
dei risultati. In conseguenza, i sostenitori di Buhari hanno
lanciato attacchi sui cristiani ed anche appiccato il fuoco a
diverse chiese. In risposta, dei giovani cristiani hanno attaccato
delle moschee. Alcuni esperti
fanno un paragone tra la Nigeria e la disintegrazione tra nord
e sud della Costa d'Avorio che è stata evitata soltanto dopo
l'intervento dei
peacekeepers
dell'ONU e delle forze francesi. Questo significa che la Nigeria
potrebbe
subire un destino simile. Dovrà ottenere l'assistenza straniera
o si disintegrerà.
Nel frattempo, il fattore straniero potrebbe dare l'avvio alla
disintegrazione della Libia, afferma un autorevole accademico della
facoltà di scienze politiche dell'università di S. Pietroburgo,
Gumer Isaev.
"La Libia si disgregherà soltanto nel caso che la sua
situazione sia incagliata. Ciò dipenderà da se vi sarà interferenza
straniera oppure no. Se dei paesi stranieri interferiscono, la Libia
sarà divisa almeno in due parti", ha dichiarato
Gumer Isaev.
Il capo del dipartimento dell'Asia Centrale e
Kazakhstan
dell'Istituto dei paesi della CIS
Andrei Grozin
è in disaccordo con lui. Le frontiere storiche della Libia sono
state istituite artificialmente dopo il dominio coloniale e, di
conseguenza, in futuro il paese difficilmente rimarrà entro queste
frontiere, afferma l'esperto.
E' un caso differente che le rivolte in corso in diversi paesi
siano state scatenate soltanto da problemi interni come
disoccupazione, reddito misero, giovani scontenti e privilegi ad un
piccolo gruppo di persone. Ultimamente, una terza forza sta
appoggiando queste rivolte, sostiene
Andrei Grozin.
"Ciò sta avvenendo non così turbolentemente e recisamente come
durante le rivoluzioni colorate nelle ex repubbliche sovietiche.
Chiaramente, i coordinatori di questi processi hanno imparato a
valutare in modo creativo i particolari di ciascun paese. Al
momento, tutto viene fatto abilmente, delicatamente ed accuratamente
utilizzando vari aspetti della tecnologia dell'informazione per
ciascun paese tenendo conto dello specifico locale, afferma
Andrei Grozin.
Forse i salafiti potrebbero essere un tale gruppo in
Siria. Secondo le autorità siriane, sono loro dietro le agitazioni a
Homs
e
Baniyas.
Tuttavia, questa potrebbe essere soltanto la punta
dell'iceberg. Secondo diversi esperti, la Siria sta diventando il
campo di battaglia dove si scontrano gli interessi di Arabia Saudita
e Iran.
Molto probabilmente, l'Arabia Saudita ha un paese
sul quale appoggiarsi, gli Stati Uniti. Ciò significa che l'intera
regione affronterà un serio conflitto e le potenze mondiali saranno
coinvolte.
Questo sarà un conflitto tra diversi orientamenti politici.
L'Arabia Saudita sarà appoggiata dagli Stati Uniti e da vari paesi
dell'Unione Europea, mentre l'Iran sarà sostenuto dalle nazioni del
terzo mondo e forse dalla Cina.
Comunque, né gli USA né la UE cercano di pensare ad un simile
scenario. Attualmente, il processo è quasi impercettibile ma, se va
fuori controllo, dovrebbero essere intraprese delle mosse
d'emergenza.
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