The Voice of Russia


I conflitti in corso porteranno a una guerra mondiale?

Anna Forostenko

21 aprile 2011  

 

 

I conflitti in Medio Oriente ed in Africa crescono a proporzioni interconfessionali. Un sondaggio d'opinione condotto tra esperti di Voce della Russia mostra che credono ad uno scenario del caso peggiore, che questi conflitti possano portare a una guerra mondiale.

Il risultato delle elezioni presidenziali ha innescato scontri in Nigeria. Secondo rapporti ufficiali, il presidente titolare Goodluck Jonathan, un cristiano del sud, ha ottenuto il 60% dei voti, mentre il suo avversario , Muhammadu Buhari, ha ottenuto soltanto poco più del 30%. L'opposizione è insoddisfatta dei risultati. In conseguenza, i sostenitori di Buhari hanno lanciato attacchi sui cristiani ed anche appiccato il fuoco a diverse chiese. In risposta, dei giovani cristiani hanno attaccato delle moschee. Alcuni esperti fanno un paragone tra la Nigeria e la disintegrazione tra nord e sud della Costa d'Avorio che è stata evitata soltanto dopo l'intervento dei peacekeepers dell'ONU e delle forze francesi. Questo significa che la Nigeria potrebbe subire un destino simile. Dovrà ottenere l'assistenza straniera o si disintegrerà.

Nel frattempo, il fattore straniero potrebbe dare l'avvio alla disintegrazione della Libia, afferma un autorevole accademico della facoltà di scienze politiche dell'università di S. Pietroburgo, Gumer Isaev.

"La Libia si disgregherà soltanto nel caso che la sua situazione sia incagliata. Ciò dipenderà da se vi sarà interferenza straniera oppure no. Se dei paesi stranieri interferiscono, la Libia sarà divisa almeno in due parti", ha dichiarato Gumer Isaev.

Il capo del dipartimento dell'Asia Centrale e Kazakhstan dell'Istituto dei paesi della CIS Andrei Grozin è in disaccordo con lui. Le frontiere storiche della Libia sono state istituite artificialmente dopo il dominio coloniale e, di conseguenza, in futuro il paese difficilmente rimarrà entro queste frontiere, afferma l'esperto.

E' un caso differente che le rivolte in corso in diversi paesi siano state scatenate soltanto da problemi interni come disoccupazione, reddito misero, giovani scontenti e privilegi ad un piccolo gruppo di persone. Ultimamente, una terza forza sta appoggiando queste rivolte, sostiene Andrei Grozin.  

"Ciò sta avvenendo non così turbolentemente e recisamente come durante le rivoluzioni colorate nelle ex repubbliche sovietiche. Chiaramente, i coordinatori di questi processi hanno imparato a valutare in modo creativo i particolari di ciascun paese. Al momento, tutto viene fatto abilmente, delicatamente ed accuratamente utilizzando vari aspetti della tecnologia dell'informazione per ciascun paese tenendo conto dello specifico locale, afferma Andrei Grozin.

Forse i salafiti potrebbero essere un tale gruppo in Siria. Secondo le autorità siriane, sono loro dietro le agitazioni a Homs e Baniyas.

Tuttavia, questa potrebbe essere soltanto la punta dell'iceberg. Secondo diversi esperti, la Siria sta diventando il campo di battaglia dove si scontrano gli interessi di Arabia Saudita e Iran.

Molto probabilmente, l'Arabia Saudita ha un paese sul quale appoggiarsi, gli Stati Uniti. Ciò significa che l'intera regione affronterà un serio conflitto e le potenze mondiali saranno coinvolte.

Questo sarà un conflitto tra diversi orientamenti politici. L'Arabia Saudita sarà appoggiata dagli Stati Uniti e da vari paesi dell'Unione Europea, mentre l'Iran sarà sostenuto dalle nazioni del terzo mondo e forse dalla Cina.

Comunque, né gli USA né la UE cercano di pensare ad un simile scenario. Attualmente, il processo è quasi impercettibile ma, se va fuori controllo, dovrebbero essere intraprese delle mosse d'emergenza.