Socialist Appeal

 

 

I capitalisti sono creatori di posti di lavoro?

Mercoledì, 22 luglio 2015

Andrew Wagner

Gli apologeti capitalisti—particolarmente quelli allineati con il Partito Repubblicano—si sono a lungo riferiti all'1% come a "creatori di posti di lavoro". Come dice questo mito popolare, i soli capitalisti sono responsabili di investire nell'economia ("prendere rischi"), creando quindi posti di lavoro che procurano il sostentamento a tutti gli altri. Le conclusioni legislative che fluiscono da questa idea comprendono l'infame politica del "gocciolamento" o dell'economia "lato dell'offerta", che sono contrarie alla tassazione progressiva  e tolgono via il peso di finanziare lo stato dall'1% e sulla classe lavoratrice. Essi giustificano tali politiche sostenendo che la tassazione porta via dal settore privato denaro, che i capitalisti potrebbero altrimenti utilizzare per investire nell'economia. Questa spiegazione contiene un granello di verità, ma sfortunatamente il risultato non corrisponde al modo in cui funziona realmente il sistema capitalista.

Con milioni di disoccupati e sottoccupati, infrastrutture che si sbriciolano, fabbriche che sono inattive e produttività del lavoro che resta indietro, si penserebbe che gli investimenti diretti nell'economia siano necessari. Tuttavia, i capitalisti hanno altre idee. Secondo Standard and Poor’s, le maggiori società attualmente siedono su un valore di $1,82 trilioni di contante. Quello che è più curioso è che le banche centrali hanno stabilito dei tassi d'interesse a minimi record (in alcuni casi, i tassi d'interesse nominali sono negativi), nel tentativo di persuadere le banche a prestare allo scopo di stimolare gli investimenti. In cima a questo, in tutto il mondo il tesoro si è imbarcato in un cammino inesplorato di quantitative easing—in sostanza, stampare denaro allo scopo di dare alle banche la liquidità necessaria per prestare, in modo che le imprese possano investire. Tali misure non hanno realizzato nulla; nelle economie avanzate gli investimenti restano storicamente bassi.

Come risultato, la crescita della produttività è arrivata quasi ad un arresto. Come rileva il Financial Times, "Le imprese possono non investire a sufficienza in nuova attrezzatura ed idee. Invece stanno sprecando il denaro nel riacquisto di azioni ed in dividendi che nel 2014 sono ammontati a $903 miliardi per le società dell'S&P 500 . . .La caduta nella crescita della produttività è cominciata prima della crisi finanziaria, suggerendo che sono all'opera delle forze a più lungo termine" (FT, 25/5/15). Ciò rappresenta la crisi dello sviluppo delle forze produttive della società. Come ha messo in evidenza Marx, una simile crisi spesso segnala che sono all'orizzonte degli eventi rivoluzionari, poiché le forze produttive si ribellano contro le costrizioni delle loro catene economiche.

Cosa stanno facendo i capitalisti con tutta la loro ricchezza accumulata? Proprio quasi tutto tranne che "creare posti di lavoro". Secondo il Wall Street Journal (26/5/15), ora le corporation spendono più denaro sborsando massicci dividendi a "investitori attivisti" che negli investimenti in capitale fisico. Essenzialmente, stanno mettendo più denaro nelle tasche dei super-ricchi di quanto facciano nella produzione reale. Infatti, per alcune società, questo sviluppo arriva allo stesso tempo in cui in realtà licenziano gente e chiudono i loro impianti. Alcune imprese stanno persino approfittando dei bassi tassi d'interesse summenzionati per prendere in prestito—non per investire in capacità produttiva—ma per sborsare dividendi ai loro ricchi investitori! Altre società stanno prendendo in prestito allo scopo di riacquistare le loro azioni (che spinge in alto il loro valore in borsa.. In sostanza, prendono in prestito per speculare in borsa (che non è una pratica nuova) mentre licenziano gente, aggiungendo alle già gonfie fila dei disoccupati. Questa è la pratica di trasformare direttamente denaro in più denaro, trascurando il passo di creare valore d'uso reale per il resto della società.

Altri capitalisti hanno scoperto maniere ancora più madornali di spendere il loro denaro. Il gestore di hedge fund John Paulson, che ha fatto una fortuna scommettendo che la bolla dei mutui subpreime sarebbe scoppiata nel 2007–8 mentre milioni di lavoratori perdevano la casa, di recente ha fatto un dono di $400 milioni all'Università di Harvard, sommandola alla sua dotazione di $36 miliardi. A quanto pare, donare ad una istituzione già ricca ed ai suoi in gran parte già ricchi studenti era un investimento più meritevole che mettere al lavoro delle persone ad un salario decente. Gli esempi dell'1% che speculano in proprietà immobiliari in luoghi come Manhattan, Vancouver e San Francisco (spingendo la gente della classe lavoratrice dalle zone in questione) sono una moltitudine, come lo sono gli esempi di ultra-ricchi che speculano in opere di "arte" moderna, creando quella che molti hanno chiamato una "bolla dell'arte".

Intrinsecamente parassitari

Ad un più vicino esame, diventa chiaro che il termine "creatori di posti di lavoro" è poco più che linguaggio orwelliano, creato per giustificare l'esistenza di una minuscola minoranza di persone che governa sulla maggioranza. Dobbiamo distruggere questo mito per esporre la vera natura della classe capitalista, che rappresenta un tumore parassitario sulla società umana.

Sotto il capitalismo il processo di produzione è di sfruttamento. I lavoratori possono trovare lavoro—e quindi sono in grado di vivere soltanto—per capriccio di coloro che possiedono tutta la proprietà produttiva della società: i capitalisti. Sapendo questo, i capitalisti sfruttano la posizione debole dei lavoratori per pagarli meno del valore reale delle merci che producono. La differenza tra il prezzo di vendita di queste merci ed i salari pagati dai capitalisti ai lavoratori che realmente le producono è il "plusvalore", che i capitalisti prendono ed utilizzano come ritengono giusto fare.

Pubblicamente i capitalisti giustificano la loro esistenza sostenendo di giocare un ruolo chiave nell'economia: reinvestendo questo plusvalore nell'economia, procurando quindi più posti di lavoro pagati, che iniziano di nuovo il ciclo. I marxisti riconoscono che questo era il caso all'inizio nella storia del capitalismo. Mentre il capitalismo era nella sua fase ascendente, i capitalisti tendevano a ridedicare la maggior parte della ricchezza del plusvalore  nell'economia attraverso gli investimenti, allo scopo di surclassare i loro rivali.

Le prove (come ciò suddetto) dimostrano che oggi questo non è il caso, poiché il capitalismo è entrato in una crisi organica del sistema. A causa della natura sfruttatrice della produzione capitalista e del fatto che i lavoratori non ricevono mai il valore pieno del loro lavoro sotto forma di salari, non sono di conseguenza in grado di spendere abbastanza per acquistare dai capitalisti il loro prodotto collettivo. Questo rappresenta una massiccia contraddizione del sistema, che è la radice ultima della crisi capitalista come la Grande Recessione del 2007-8. I capitalisti cercano di differire questa crisi estendendo massicci importi di credito per tutto il sistema, ma ora questi debiti agiscono come un tremendo erpice sull'economia.

I lavoratori stanno lottando secondo queste condizioni per pagare i loro consumi, studi, mutui, automobili, sanità ed altre forme di debito e stanno quindi acquistando ancora meno di quanto potevano una volta. Se i capitalisti non riescono a vendere le loro merci perché i consumatori—la maggior parte dei quali sono lavoratori—non possono permettersele, che incentivo hanno ad investire per produrle? I capitalisti sono nell'impresa di guadagnare denaro, non nell'impresa di produrre per il bisogno, così naturalmente troveranno altre maniere per farlo. Di qui tutta la speculazione e la proprietà improduttiva, i riacquisti di azioni e le richieste di pagamenti di dividendi sempre maggiori. Sfortunatamente, per quegli investitori che richiedono pagamenti, si applicano loro le stesse condizioni economiche come pure alle società in cui hanno investito. In definitiva, i capitalisti saranno gravati da enormi riserve di contanti, contenuti dai limiti del loro decrepito sistema dall'investire nella produzione reale. Questa è una situazione assurda.

L'umanità merita di meglio. La gente ha bisogno di posti di lavoro, i malati e gli anziani hanno bisogno di cure, i giovani hanno bisogno di opportunità ed ambienti per apprendere, le fonti di energia sostenibile pulite hanno bisogno di sviluppo, dobbiamo sistemare le nostre infrastrutture che si sbriciolano. Le risorse esistono per realizzare tutte queste cose ed altre, tuttavia coloro che possiedono la maggior parte della ricchezza della società non vedono nessun motivo per utilizzarle. I capitalisti continueranno la loro esistenza parassitaria finché la classe lavoratrice permetterà loro di restare. E' arrivato il momento di rimuoverli dalla nostra economia.