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Gli apologeti capitalisti—particolarmente
quelli allineati con il Partito Repubblicano—si sono a lungo riferiti
all'1% come
a "creatori di posti di lavoro". Come dice questo mito popolare, i
soli capitalisti sono responsabili di investire nell'economia ("prendere
rischi"), creando quindi posti di lavoro che procurano il sostentamento
a tutti gli altri. Le conclusioni legislative che fluiscono da questa
idea comprendono l'infame politica del "gocciolamento" o dell'economia
"lato dell'offerta", che sono contrarie alla tassazione progressiva
e tolgono via il peso di finanziare lo stato dall'1% e sulla classe
lavoratrice. Essi giustificano tali politiche sostenendo che la
tassazione porta via
dal settore privato denaro, che i capitalisti potrebbero altrimenti
utilizzare per investire nell'economia. Questa spiegazione contiene un
granello di verità, ma sfortunatamente il risultato non corrisponde al
modo in cui funziona realmente il sistema capitalista.
Con milioni di disoccupati e sottoccupati, infrastrutture che si
sbriciolano, fabbriche che sono inattive e produttività del lavoro che
resta indietro, si penserebbe che gli investimenti diretti nell'economia
siano necessari. Tuttavia, i capitalisti hanno altre idee. Secondo
Standard and Poor’s, le maggiori società attualmente siedono su un
valore di $1,82 trilioni di contante. Quello che è più
curioso è che le banche centrali hanno stabilito dei tassi d'interesse a
minimi record (in alcuni casi, i tassi d'interesse nominali sono
negativi), nel tentativo di persuadere le banche a prestare allo scopo
di stimolare gli investimenti. In cima a questo, in tutto il mondo il
tesoro si è imbarcato in un cammino inesplorato di
quantitative easing—in sostanza, stampare denaro allo scopo di dare alle
banche la liquidità necessaria per prestare, in modo che le imprese
possano investire. Tali misure non hanno realizzato nulla; nelle
economie avanzate gli investimenti restano storicamente bassi.
Come risultato, la crescita della produttività è arrivata quasi ad
un arresto. Come rileva il
Financial Times, "Le imprese possono non investire a
sufficienza in nuova attrezzatura ed idee. Invece stanno sprecando il
denaro nel riacquisto di azioni ed in dividendi che nel 2014 sono
ammontati a $903 miliardi per le società dell'S&P
500 . . .La caduta nella crescita della produttività è
cominciata prima della crisi finanziaria, suggerendo che sono all'opera
delle forze a più lungo termine"
(FT, 25/5/15). Ciò rappresenta la crisi dello sviluppo delle forze
produttive della società. Come ha messo in evidenza Marx, una simile
crisi spesso segnala che sono all'orizzonte degli eventi rivoluzionari,
poiché le forze produttive si ribellano contro le costrizioni delle loro
catene economiche.
Cosa stanno facendo i capitalisti con tutta la loro ricchezza
accumulata? Proprio quasi tutto tranne che "creare posti di lavoro".
Secondo il
Wall
Street Journal (26/5/15),
ora le
corporation spendono più denaro sborsando massicci dividendi a
"investitori attivisti" che negli investimenti in capitale
fisico. Essenzialmente, stanno mettendo più denaro nelle tasche dei
super-ricchi di quanto facciano nella produzione reale. Infatti, per
alcune società, questo sviluppo arriva allo stesso tempo in cui in
realtà licenziano gente e chiudono i loro impianti. Alcune imprese
stanno persino approfittando dei bassi tassi d'interesse summenzionati
per prendere in prestito—non
per investire in capacità produttiva—ma per sborsare dividendi ai loro
ricchi investitori! Altre società stanno prendendo in prestito allo
scopo di riacquistare le loro azioni (che spinge in alto il loro valore
in borsa.. In sostanza, prendono in prestito per speculare in borsa (che
non è una pratica nuova) mentre licenziano gente, aggiungendo alle già
gonfie fila dei disoccupati. Questa è la pratica di trasformare
direttamente denaro in più denaro, trascurando il passo di creare valore
d'uso reale per il resto della società.
Altri capitalisti hanno
scoperto maniere ancora più madornali di spendere il loro denaro. Il
gestore di hedge fund
John Paulson, che ha fatto una fortuna scommettendo che la bolla dei
mutui subpreime sarebbe scoppiata nel 2007–8 mentre milioni di
lavoratori perdevano la casa, di recente ha fatto un dono di $400
milioni all'Università di Harvard, sommandola alla sua dotazione di $36
miliardi. A quanto pare, donare ad una istituzione già ricca ed ai suoi
in gran parte già ricchi studenti era un investimento più meritevole che
mettere al lavoro delle persone ad un salario decente. Gli esempi
dell'1% che speculano in proprietà immobiliari in luoghi come Manhattan,
Vancouver e San Francisco (spingendo la gente della classe lavoratrice
dalle zone in questione) sono una moltitudine, come lo sono gli esempi
di ultra-ricchi che speculano in opere di "arte" moderna, creando quella
che molti hanno chiamato una "bolla dell'arte".
Intrinsecamente parassitari
Ad un più vicino esame, diventa chiaro che il termine
"creatori di posti di lavoro" è poco più che linguaggio
orwelliano, creato per giustificare l'esistenza di una minuscola
minoranza di persone che governa sulla maggioranza. Dobbiamo distruggere
questo mito per esporre la vera natura della classe capitalista, che
rappresenta un tumore parassitario sulla società umana.
Sotto il capitalismo il processo di produzione è di sfruttamento. I
lavoratori possono trovare lavoro—e
quindi sono in grado di vivere soltanto—per capriccio di coloro che
possiedono tutta la proprietà produttiva della società: i capitalisti.
Sapendo questo, i capitalisti sfruttano la posizione debole dei
lavoratori per pagarli meno del valore reale delle merci che producono.
La differenza tra il prezzo di vendita di queste merci ed i salari
pagati dai capitalisti ai lavoratori che realmente le producono è il
"plusvalore", che i capitalisti prendono ed utilizzano come ritengono
giusto fare.
Pubblicamente i capitalisti giustificano la loro esistenza sostenendo di
giocare un ruolo chiave nell'economia: reinvestendo questo plusvalore
nell'economia, procurando quindi più posti di lavoro pagati, che
iniziano di nuovo il ciclo. I marxisti riconoscono che questo era il
caso all'inizio nella storia del capitalismo. Mentre il capitalismo era
nella sua fase ascendente, i capitalisti tendevano a ridedicare la
maggior parte della ricchezza del plusvalore nell'economia
attraverso gli investimenti, allo scopo di surclassare i
loro rivali.
Le prove (come ciò suddetto) dimostrano che oggi questo non è il
caso, poiché il capitalismo è entrato in una crisi organica del sistema.
A causa della natura sfruttatrice della produzione capitalista e del
fatto che i lavoratori non ricevono mai il valore pieno del loro lavoro
sotto forma di salari, non sono di conseguenza in grado di spendere
abbastanza per acquistare dai capitalisti il loro prodotto collettivo.
Questo rappresenta una massiccia contraddizione del sistema, che è la
radice ultima della crisi capitalista come la Grande Recessione del
2007-8. I capitalisti cercano di differire questa crisi estendendo
massicci importi di credito per tutto il sistema, ma ora questi debiti
agiscono come un tremendo erpice sull'economia.
I lavoratori stanno lottando secondo queste condizioni per pagare i
loro consumi, studi, mutui, automobili, sanità ed altre forme di debito
e stanno quindi acquistando ancora meno di quanto potevano una volta. Se
i capitalisti non riescono a vendere le loro merci perché i consumatori—la
maggior parte dei quali sono lavoratori—non possono permettersele,
che incentivo hanno ad investire per produrle? I capitalisti sono
nell'impresa di guadagnare denaro, non nell'impresa di produrre per il
bisogno, così naturalmente troveranno altre maniere per farlo. Di qui
tutta la speculazione e la proprietà improduttiva, i riacquisti di azioni
e le richieste di pagamenti di dividendi sempre maggiori.
Sfortunatamente, per quegli investitori che richiedono pagamenti, si
applicano loro le stesse condizioni economiche come pure alle società in
cui hanno investito. In definitiva, i capitalisti saranno gravati da
enormi riserve di contanti, contenuti dai limiti del loro decrepito
sistema dall'investire nella produzione reale. Questa è una situazione
assurda.
L'umanità merita di meglio. La gente ha bisogno di posti di lavoro,
i malati e gli anziani hanno bisogno di cure, i giovani hanno bisogno di
opportunità ed ambienti per apprendere, le fonti di energia sostenibile
pulite hanno bisogno di sviluppo, dobbiamo sistemare le nostre
infrastrutture che si sbriciolano. Le risorse esistono per realizzare
tutte queste cose ed altre, tuttavia coloro che possiedono la maggior
parte della ricchezza della società non vedono nessun motivo per
utilizzarle. I capitalisti continueranno la loro esistenza parassitaria
finché la classe lavoratrice permetterà loro di restare. E' arrivato il
momento di rimuoverli dalla nostra economia.
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