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La mano strisciante del fascismo in America. La Detenzione Militare Indefinita e la NDAA

di Binoy Kampmark

Global Research, 8 maggio 2014

 

Nel declinare di ascoltare il caso di Hedges v Obama e rifiutando di esaminare la NDAA, la Corte Suprema ha voltato le spalle al precedente che risale all'era della Guerra Civile che sostiene che i militari non possono presidiare le strade dell'America. Carl Mayer, avvocato di Chris Hedges, maggio 2014

L'amministrazione del presidente Barack Obama possiede quella curiosa qualità che la contrassegna come autoritaria anche se abbraccia principi di libertà; nemica delle libertà anche se pretende di promuoverle maniera ricercata. La tendenza è in parte schizofrenica, in parte inclinazione maledettamente cosciente quando viene scoperta. Obama ha mostrato una particolare preferenza per varie leggi draconiane che spera viaggeranno oltre lo scrutinio giudiziario e parlamentare. La National Defense Authorization Act del 2014, firmata lo scorso dicembre dal presidente, è stata frutto del demonio, generata da un'atmosfera di sicurezza che ha l'esecutivo e che affascina i legislatori.

La clausola della detenzione indefinita sezione 1021, più specificamente 1021(b)(2) – permette la "detenzione indefinita di cittadini americani senza processo imparziale a discrezione del presidente". In realtà ha compiuto il ignominioso debutto nella NDAA Act del 2012. La formulazione è sorprendentemente offensiva per i diritti civili e ha ricevuto considerevoli critiche da una gamma di fonti. Il pubblico sondato da OpenCongress.com ha mostrato un tasso di disapprovazione del 98%. L'ACLU ha considerato lo statuto "particolarmente pericoloso perché non ha nessuna limitazione temporale o geografica e può essere utilizzato da questo e da futuri presidenti per detenere militarmente persone catturate lontano da ogni campo di battaglia". Infatti, si può sostenere che il provvedimento rende un campo di battaglia governato da un decreto esecutivo l'intero spazio interno e globale.

Il successivo disegno di legge del 2013 conteneva degli emendamenti fatti dal Congresso tentati, in parte, per limitare la portata della clausola della detenzione indefinita. Le sezioni da 1031 a 1033 hanno apparentemente raggiunto questi scopi, affermando il diritto al processo imparziale per i cittadini americani ed il diritto all'habeas corpus. Ma il Frankenstein legislativo non è andato via la detenzione indefinita era semplicemente troppo utile da lasciare andare.

Sul fronte legale, è stata montata una sfida costituzionale da Christopher Hedges, Carl Mayer e Bruce Afran ed a cui si sono uniti Noam Chomsky, Daniel Ellsberg, Alexa O’Brien, Tangerine Bolen di RevolutionTruth, Birgitta Jonsdottir e l'attivista di Occupy London Kai Wargella. Dovevano essere aspramente delusi.

Le cose sono iniziate nel 2012 in modo abbastanza promettente, il giudice distrettuale Katherine B. Forrest era sufficientemente turbata dalla sezione offensiva da decretarla incostituzionale e concedere una ingiunzione permanente. "Qui la posta non potrebbe essere più alta: la detenzione militare indefinita la detenzione potenziale durante una guerra al terrorismo che non ci si attende termini in un futuro prevedibile, se mai. La Costituzione richiede specificità e quella specificità è assente". Inoltre ha respinto i suggerimenti degli avvocati del governo Obama che la sezione fosse reintrodotta mentre appellavano la decisione.

La Corte d'Appello del 2nd circuito ha fatto due cose. Ha reintrodotto la legge, mandando giù l'argomento che era necessaria per scopi di sicurezza nazionale. I ricorrenti sono diventati immediatamente sospettosi[1] – era già stata utilizzata per detenere dei cittadini USA "in siti neri, più probabilmente duplici cittadini con radici in tali paesi come Pakistan, Afghanistan, Somalia e Yemen"? La premessa della sicurezza nazionale sembrava troppo urgente.

In secondo luogo, il tribunale ha deciso di compiere una spuria uscita legale nel rifiutare di decidere sulla costituzionalità della s. 1021(b)(2), citando la vecchia questione della posizione che è stata similmente usata nel caso della Corte Suprema di Clapper v Amnesty International USA (2013)[2]  In altre parole, coloro che mettono in discussione la legge non potrebbero dimostrare che il provvedimento ha avuto qualche influenza nell'attività del governo di detenere indefinitamente dei cittadini USA. Quei ricorrenti che non erano dei cittadini USA non potevano dimostrare "una minaccia sufficiente che il governo li deterrà" nel corso della loro condotta. Similmente, in Clapper, i querelanti, dei quali anche Hedges era uno, non potevano dimostrare a soddisfacimento del tribunale che l'intercettazione segreta di cittadini USA secondo la FISA Amendments Act del 2008 era genuina nell'infliggere "ingiuria reale e inevitabile". Gli effetti su tali organizzazioni come Amnesty International  con l'intercettazione erano "speculazione".

Il rifiuto il 28 aprile da parte della Suprema Corte di ascoltare il caso di Hedges v Obama[3], confermando completamente la decisione d'appello, ha gettato indietro agli appellanti il manuale dello stato di polizia. Un Hedges disgustato[4] ha mostrato una legittima frustrazione, chiamandolo un "gioco sporco di risoluzione giudiziaria di due enormi violazioni della Costituzione".

La forma piuttosto contorta di ragionamento sulla materia della prova e della violazione di diritto nelle leggi sulla sorveglianza e detenzione suggerisce che un provvedimento palesemente autoritario non può essere giudicato incostituzionale a meno che non sia provato essere esercitato direttamente contro i querelanti. Se ciò non può essere dimostrato, a tali riprovevoli provvedimenti sarà consentito di restare sui libri. Se la prova sia nel budino della sicurezza nazionale, i giudici non sono interessati a vedere, e tanto meno a provare.

Come ha suggerito Daya Gamage[5], corrispondente nazionale USA per l'Asian Tribune, “Gli Stati Uniti stabiliscono un precedente per altri paesi che affrontano minacce terroristiche, internamente o esternamente, lasciando che il governo detenga indefinitamente le persone sotto custodia militare se giudica che abbiano 'sostenuto sostanzialmente' al Qaeda, i talebani o 'forze associate'".

Il marchio di ogni tirannia è l'arbitrarietà esercitata senza limiti, senza guardiani, senza quei controlli che ammorbidiscono i colpi dell'autorità. Hedges sostiene che gli Stati Uniti sono "entrati in un'era post-costituzionale". Vede tribunali compiacenti, soggetti all'ideale aziendale che sta spingendo il suo paese in un deserto legale, dove i cittadini sono marginalizzati dal rimedio legale contro gli abusi del potere dello stato, dove la mano apparentemente invisibile del fascismo sta diventando più distinguibile. Ma quell'epoca era chiaramente contrassegnato dall'amministrazione Bush, la cui eredità viene rinforzata, piuttosto che modificata, dal suo doppio successore. Tanto, sembra, per le protezioni costituzionali.

Il Dr. Binoy Kampmark è stato borsista del Commonwealth al Selwyn College, Cambridge.  Tiene conferenze alla RMIT University, Melbourne. Email: bkampmark@gmail.com

Note.

[1] http://www.truth-out.org/opinion/item/23486-chris-hedges-capitalism-not-government-is-the-problem

[2] http://www2.bloomberglaw.com/public/desktop/document/Clapper_v_Amnesty_Intl_USA_133_S_Ct_1138_2013_ILRC_1311_41_Med_L_

[3] http://www.constitutioncampaign.org/blog/?p=16973#.U2mWtTAyZ8F

[4] http://www.truth-out.org/opinion/item/23486-chris-hedges-capitalism-not-government-is-the-problem