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Soltanto alcuni giorni prima delle tradizionali vacanze di
Natale, la Banca Centrale Europea (BCE) si è impegnata a pompare
centinaia di miliardi di euro aggiuntivi nelle tasche dell'elite
bancaria europea ed internazionale.
La mossa segue il drastico avvertimento di lunedì del
governatore della BCE
Mario Draghi. In un discorso al Parlamento Europeo,
Draghi ha avvertito di una stretta creditizia se la BCE non avesse
fornito ulteriori finanziamenti alle banche. Un rapporto emesso
lunedì dalla BCE ha dichiarato che le tensioni nei mercati
finanziari si erano "intensificate per assumere le proporzioni di
crisi sistemica non viste dal crollo della
Lehman Brothers
tre anni fa". Una nuova infusione di fondi alle banche era
urgentemente necessaria, ha sostenuto Draghi, allo scopo di
permettere loro di prestare denaro a consumatori ed imprese.
La BCE ha quindi annunciato che stava cominciando un programma
di emergenza e prendendo un passo senza precedenti per permettere
alle banche di prendere in prestito un ammontare illimitato di
denaro ad un tasso d'interesse di appena l'1% su un periodo di
rimborso di tre anni. Le banche si sono affrettate ad accettare
l'opportunità. Mercoledì, 523 banche europee si sono precipitate a
prendere in prestito quasi mezzo trilione di euro. Lo stesso giorno
le borse valori sono salite di una media dell'1%.
L'azione di Draghi ha il sostegno di molti leader di governi
europei. In particolare, il presidente francese
Nicholas Sarkozy ha sostenuto per qualche tempo che il rilascio di
fondi aggiuntivi dalla BCE permetterebbe alle banche di accaparrare
i titoli di stato delle economie europee sofferenti come la Grecia,
il Portogallo e l'Italia.
Comunque, ciò che è rilevante della decisione della BCE è che
non un centesimo dei suoi ultimi prestiti va per salvare le economie
europee in pericolo. Invece, l'intera somma è stata assegnata alle
banche e ne beneficeranno soltanto quegli azionisti delle grandi
banche, gestori di hedge fund e speculatori finanziari le cui
attività criminali in primo luogo hanno portato così tanta
devastazione nelle economie europee. I prestiti della BCE
rafforzeranno la mano proprio della stessa elite finanziaria che
richiede l'attuazione di drastiche misure d'austerità da una parte
all'altra dell'Europa.
L'improbabilità che le banche utilizzino i nuovi finanziamenti
per acquistare i titoli di stato di economie strette nella
recessione e che sono di fronte alla bancarotta è stata sottolineata
da un rapporto di analisti della
oyal Bank of Scotland
(RBS).
In seguito all'arraffare di mercoledì, la RBS ha stimato che
quasi due terzi della somma totale di
€489,2 miliardi
sarà utilizzata dalle banche per rifornire le loro camere
blindate e per ristrutturare i prestiti a breve termine. Questo
significa che soltanto
€191 miliardi della somma resa disponibile dalla BCE è accessibile
per nuovi investimenti.
A questo riguardo è significativo il comportamento delle banche
italiane, come UniCredit e Intesa, che si sono allineate per la
parte del leone del denaro della BCE. Secondo un rapporto Reuters,
un quarto dei fondi presi in prestito—€116
miliardi—è andato alle banche italiane, che a loro volta
sono i maggiori investitori nei titoli di stato del loro paese. La
loro principale priorità è di scaricare i titoli italiani, non di
comprarne di nuovi. L'ultima misura della BCE permette loro di fare
precisamente questo, nella forma di obbligazioni offerte alla BCE in
cambio per gli ultimi prestiti.
Piuttosto che offrire delle opportunità di prendere in prestito
ai consumatori ed alle piccole imprese, come asserisce Draghi, è
precisamente il consumatore che porta l'intero rischio
dell'operazione della BCE.
Nella sua valutazione della mossa della BCE, il britannico
Daily Telegraph
conclude: “Le banche che accedono ai fondi a buon
mercato della BCE li presteranno su crediti a rischio più basso,
come i mutuatari delle società migliori, per ricavarne un facile
profitto e ricostruiranno i loro guadagni e rinforzeranno i loro
bilanci da morti viventi. Premi tutto intorno".
Mentre i mercati mercoledì hanno risposto positivamente al
regalo di Natale della BCE, l'incremento relativamente piccolo degli
indici rivela che si aspettano che la BCE distribuisca ancora di
più. Avendo fatto pressioni da mesi sulla BCE perché "aprisse i suoi
rubinetti", i mercati considerano l'ultimo mezzo trilione di euro
come un anticipo di altro che arriverà.
Mentre Draghi e la BCE garantivano ai banchieri il loro
regalo di Natale, il più importante banchiere tedesco,
Josef Ackermann, ha tenuto una conferenza ad un pubblico di
imprenditori sulla necessità di nuove, feroci misure d'austerità in
aggiunta a quelle che sono già state imposte attraverso l'Europa.
Parlando al Forum Economico di Essen, Ackermann ha avvisato che
l'Europa stava rimanendo indietro rispetto ai suoi rivali in Asia ed
aveva bisogno di intraprendere drastiche riforme strutturali.
Le proposte chiave avanzate dal presidente della
Deutsche Bank
sono state di ulteriori misure per deregolamentare le industrie dei
servizi, aumentare la flessibilità del mercato del lavoro (cioè,
il diritto dei datori di lavoro di assumere e licenziare senza
limitazioni) e la privatizzazione di grandi sfere dell'economia
ancora soggette a sovvenzioni dello stato.
Ackermann ha appuntato i suoi giudizi sul 40-50% dei bilanci degli
stati europei che sono ancora allocati a qualche genere di spesa
sulle necessità sociali, come i pagamenti allo stato sociale,
all'istruzione ed ai progetti di infrastrutture. Ha sostenuto che
tutte le conquiste sociali realizzate nel periodo post bellico
devono essere spazzate via allo scopo di far competere con successo
i lavoratori europei con le loro controparti cinesi.
Nel suo discorso a Essen,
Ackermann
ha dichiarato che se il prezzo per questa devastazione sociale era
la perdita di diritti democratici da parte di paesi europei sovrani,
allora così sia.
Per l'approvazione del suo pubblico benestante di imprenditori
ed economisti,
Ackerman
ha dichiarato arrogantemente: "Non sono né la pressione dei mercati
finanziari, né l'imposizione di una politica finanziaria più salda
che mettono in pericolo la democrazia ma piuttosto
l'eccessivo indebitamento".
Ackermann parla per conto di un'elite finanziaria che sa
dall'esperienza che può fare assegnamento sul completo servilismo
dell'establishment politico da una parte all'altra dell'Europa,
inclusi tutti i suoi partiti socialisti/democratici ed i sindacati.
Nel corso dei 18 mesi passati, questa elite è stata in grado di
architettare il licenziamento di cinque governi europei e
l'installazione di due governi tecnocratici in Grecia e Italia. Le
amministrazioni di questi governi, guidati da banchieri, prendono
gli ordini direttamente dai loro precedenti pagatori.
All'ultimo principale vertice europeo tenuto a Bruxelles, le
stesse lobby finanziarie sono state capaci di assicurarsi che non
dovranno prendere nessuna botta nel caso di altri salvataggi delle
economie europee. Hanno anche applaudito i piani per un "freno al
debito", togliendo ai paesi il loro tradizionale diritto a
determinare la politica di bilancio. Questa è la fonte della
minaccia molto reale alla democrazia in Europa.
Avendo beneficiato delle centinaia di miliardi di fondi statali
investiti nelle banche dal collasso di
Lehman Brothers, la BCE ora sta facendo affluire nuove grandi somme
nelle camere blindate delle banche. Il risultato è che numerose
delle banche stimate essere "troppo grandi per fallire" nel 2008
sono diventate più grandi e più potenti che mai.
Un rapporto pubblicato all'inizio di novembre dai paesi del G20
elencava 29 cosiddette Istituzioni Finanziarie Importanti
Sistemicamente Globali
(G-SIFIs).
Il rapporto del G20 dichiara che il crollo di ognuna di queste
banche, due terzi delle quali risiede in Europa, potrebbe risultare
in un crollo dell'intero sistema finanziario globale.
Secondo il rapporto, i bilanci due banche svizzere eccedono il
prodotto nazionale lordo della Svizzera con un fattore di cinque.
Una manciata di banche britanniche controlla fondi in eccesso del
PIL britannico per un fattore di quattro. In Germania, le risorse
combinate della
Deutsche Bank e di un'altra banca, la Commerzbank,
superano il PIL del paese. In un'altra indicazione della
crescente dominazione dei mercati finanziari sulla politica europea,
il primo ministro spagnolo
Mariano Rajoy ha appena nominato l'ex banchiere di
Lehman Brothers
Luis de Guindos
come suo nuovo ministro delle finanze.
Piuttosto che giovare agli stati che sono di fronte alla
bancarotta, o ai consumatori e alle imprese minacciati dalla rovina,
questa ultima infusione della BCE nelle casseforti delle banche
incrementerà soltanto la ricchezza ed il potere di una minuscola
elite a detrimento del sostentamento di vaste masse della
popolazione europea.
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