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La BCE distribuisce miliardi alle banche

Regalo di Natale per l'elite finanziaria europea, austerità per le masse

di Stefan Steinberg
23 dicembre 2011

 

Soltanto alcuni giorni prima delle tradizionali vacanze di Natale, la Banca Centrale Europea (BCE) si è impegnata a pompare centinaia di miliardi di euro aggiuntivi nelle tasche dell'elite bancaria europea ed internazionale.

La mossa segue il drastico avvertimento di lunedì del governatore della BCE Mario Draghi. In un discorso al Parlamento Europeo, Draghi ha avvertito di una stretta creditizia se la BCE non avesse fornito ulteriori finanziamenti alle banche. Un rapporto emesso lunedì dalla BCE ha dichiarato che le tensioni nei mercati finanziari si erano "intensificate per assumere le proporzioni di crisi sistemica non viste dal crollo della Lehman Brothers tre anni fa". Una nuova infusione di fondi alle banche era urgentemente necessaria, ha sostenuto Draghi, allo scopo di permettere loro di prestare denaro a consumatori ed imprese.

La BCE ha quindi annunciato che stava cominciando un programma di emergenza e prendendo un passo senza precedenti per permettere alle banche di prendere in prestito un ammontare illimitato di denaro ad un tasso d'interesse di appena l'1% su un periodo di rimborso di tre anni. Le banche si sono affrettate ad accettare l'opportunità. Mercoledì, 523 banche europee si sono precipitate a prendere in prestito quasi mezzo trilione di euro. Lo stesso giorno le borse valori sono salite di una media dell'1%.

L'azione di Draghi ha il sostegno di molti leader di governi europei. In particolare, il presidente francese Nicholas Sarkozy ha sostenuto per qualche tempo che il rilascio di fondi aggiuntivi dalla BCE permetterebbe alle banche di accaparrare i titoli di stato delle economie europee sofferenti come la Grecia, il Portogallo e l'Italia.

Comunque, ciò che è rilevante della decisione della BCE è che non un centesimo dei suoi ultimi prestiti va per salvare le economie europee in pericolo. Invece, l'intera somma è stata assegnata alle banche e ne beneficeranno soltanto quegli azionisti delle grandi banche, gestori di hedge fund e speculatori finanziari le cui attività criminali in primo luogo hanno portato così tanta devastazione nelle economie europee. I prestiti della BCE rafforzeranno la mano proprio della stessa elite finanziaria che richiede l'attuazione di drastiche misure d'austerità da una parte all'altra dell'Europa.

L'improbabilità che le banche utilizzino i nuovi finanziamenti per acquistare i titoli di stato di economie strette nella recessione e che sono di fronte alla bancarotta è stata sottolineata da un rapporto di analisti della oyal Bank of Scotland (RBS).

In seguito all'arraffare di mercoledì, la RBS ha stimato che quasi due terzi della somma totale di €489,2 miliardi sarà utilizzata dalle banche per rifornire le loro camere blindate e per ristrutturare i prestiti a breve termine. Questo significa che soltanto €191 miliardi della somma resa disponibile dalla BCE è accessibile per nuovi investimenti.

A questo riguardo è significativo il comportamento delle banche italiane, come UniCredit e Intesa, che si sono allineate per la parte del leone del denaro della BCE. Secondo un rapporto Reuters, un quarto dei fondi presi in prestito—€116 miliardi—è andato alle banche italiane, che a loro volta sono i maggiori investitori nei titoli di stato del loro paese. La loro principale priorità è di scaricare i titoli italiani, non di comprarne di nuovi. L'ultima misura della BCE permette loro di fare precisamente questo, nella forma di obbligazioni offerte alla BCE in cambio per gli ultimi prestiti.

Piuttosto che offrire delle opportunità di prendere in prestito ai consumatori ed alle piccole imprese, come asserisce Draghi, è precisamente il consumatore che porta l'intero rischio dell'operazione della BCE.

Nella sua valutazione della mossa della BCE, il britannico Daily Telegraph conclude: “Le banche che accedono ai fondi a buon mercato della BCE li presteranno su crediti a rischio più basso, come i mutuatari delle società migliori, per ricavarne un facile profitto e ricostruiranno i loro guadagni e rinforzeranno i loro bilanci da morti viventi. Premi tutto intorno".

Mentre i mercati mercoledì hanno risposto positivamente al regalo di Natale della BCE, l'incremento relativamente piccolo degli indici rivela che si aspettano che la BCE distribuisca ancora di più. Avendo fatto pressioni da mesi sulla BCE perché "aprisse i suoi rubinetti", i mercati considerano l'ultimo mezzo trilione di euro come un anticipo di altro che arriverà.

Mentre Draghi e la BCE garantivano ai banchieri il loro regalo di Natale, il più importante banchiere tedesco, Josef Ackermann, ha tenuto una conferenza ad un pubblico di imprenditori sulla necessità di nuove, feroci misure d'austerità in aggiunta a quelle che sono già state imposte attraverso l'Europa. Parlando al Forum Economico di Essen, Ackermann ha avvisato che l'Europa stava rimanendo indietro rispetto ai suoi rivali in Asia ed aveva bisogno di intraprendere drastiche riforme strutturali.

Le proposte chiave avanzate dal presidente della Deutsche Bank sono state di ulteriori misure per deregolamentare le industrie dei servizi, aumentare la flessibilità del mercato del lavoro (cioè, il diritto dei datori di lavoro di assumere e licenziare senza limitazioni) e la privatizzazione di grandi sfere dell'economia ancora soggette a sovvenzioni dello stato.

Ackermann ha appuntato i suoi giudizi sul 40-50% dei bilanci degli stati europei che sono ancora allocati a qualche genere di spesa sulle necessità sociali, come i pagamenti allo stato sociale, all'istruzione ed ai progetti di infrastrutture. Ha sostenuto che tutte le conquiste sociali realizzate nel periodo post bellico devono essere spazzate via allo scopo di far competere con successo i lavoratori europei con le loro controparti cinesi.

Nel suo discorso a Essen, Ackermann  ha dichiarato che se il prezzo per questa devastazione sociale era la perdita di diritti democratici da parte di paesi europei sovrani, allora così sia. Per l'approvazione del suo pubblico benestante di imprenditori ed economisti, Ackerman ha dichiarato arrogantemente: "Non sono né la pressione dei mercati finanziari, né l'imposizione di una politica finanziaria più salda che mettono in pericolo la democrazia ma piuttosto l'eccessivo indebitamento".

Ackermann parla per conto di un'elite finanziaria che sa dall'esperienza che può fare assegnamento sul completo servilismo dell'establishment politico da una parte all'altra dell'Europa, inclusi tutti i suoi partiti socialisti/democratici ed i sindacati.

Nel corso dei 18 mesi passati, questa elite è stata in grado di architettare il licenziamento di cinque governi europei e l'installazione di due governi tecnocratici in Grecia e Italia. Le amministrazioni di questi governi, guidati da banchieri, prendono gli ordini direttamente dai loro precedenti pagatori.

All'ultimo principale vertice europeo tenuto a Bruxelles, le stesse lobby finanziarie sono state capaci di assicurarsi che non dovranno prendere nessuna botta nel caso di altri salvataggi delle economie europee. Hanno anche applaudito i piani per un "freno al debito", togliendo ai paesi il loro tradizionale diritto a determinare la politica di bilancio. Questa è la fonte della minaccia molto reale alla democrazia in Europa.

Avendo beneficiato delle centinaia di miliardi di fondi statali investiti nelle banche dal collasso di Lehman Brothers, la BCE ora sta facendo affluire nuove grandi somme nelle camere blindate delle banche. Il risultato è che numerose delle banche stimate essere "troppo grandi per fallire" nel 2008 sono diventate più grandi e più potenti che mai.

Un rapporto pubblicato all'inizio di novembre dai paesi del G20 elencava 29 cosiddette Istituzioni Finanziarie Importanti Sistemicamente Globali (G-SIFIs). Il rapporto del G20 dichiara che il crollo di ognuna di queste banche, due terzi delle quali risiede in Europa, potrebbe risultare in un crollo dell'intero sistema finanziario globale.

Secondo il rapporto, i bilanci due banche svizzere eccedono il prodotto nazionale lordo della Svizzera con un fattore di cinque. Una manciata di banche britanniche controlla fondi in eccesso del PIL britannico per un fattore di quattro. In Germania, le risorse combinate della Deutsche Bank e di un'altra banca, la Commerzbank, superano il PIL del paese. In un'altra indicazione della crescente dominazione dei mercati finanziari sulla politica europea, il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy ha appena nominato l'ex banchiere di Lehman Brothers Luis de Guindos come suo nuovo ministro delle finanze.

Piuttosto che giovare agli stati che sono di fronte alla bancarotta, o ai consumatori e alle imprese minacciati dalla rovina, questa ultima infusione della BCE nelle casseforti delle banche incrementerà soltanto la ricchezza ed il potere di una minuscola elite a detrimento del sostentamento di vaste masse della popolazione europea.