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La bancarotta della Chrysler

2 maggio 2009

 

Giovedì il presidente Obama ha raccontato ad una conferenza stampa che la Chrysler, il terzo maggiore produttore automobilistico degli USA, sarebbe entrata in amministrazione controllata Capitolo 11, Codice Fallimentare). Obama ha dichiarato che questo passo avrebbe "salvato posti di lavoro" e che il procedimento sarebbe stato rapido ed indolore.

Entro delle ore, queste parole si sono rivelate delle menzogne. Tutti gli stabilimenti della Chrysler saranno chiusi per la durata delle procedure fallimentari ed almeno sei di questi non riapriranno mai. Nel frattempo, gli analisti affermano che il fallimento della Chrysler potrebbe davvero impantanarsi in tribunale e la società potrebbe affrontare la liquidazione. Molti lavoratori della Chrysler non rimetteranno mai più piede nella loro fabbrica.

Nei suoi commenti di giovedì, Obama ha cercato di usare come capri espiatori la manciata di hedge fund e di altri obbligazionisti che hanno rifiutato di permettere alla Chrysler di ridurre il valore nominale del suo eccezionale debito. Questa è una cortina fumogena. Infatti, è l'amministrazione Obama che ha gettato nella bancarotta la Chrysler.

L'amministrazione, insieme alla United Auto Workers, alla Chrysler ed alla Fiat, ha sollevato la minaccia del fallimento per ricattare i lavoratori del settore auto nel capitolare a massicce concessioni, soltanto per mandare proprio l'indomani la Chrysler  nel Capitolo 11.

La UAW ha giocato un ruolo importante in questa cospirazione, operando per bloccare qualsiasi resistenza da parte dei lavoratori.

In un comunicato stampa, i dirigenti della UAW non hanno fornito una spiegazione per il fallimento della loro promessa ai lavoratori che un voto per il "si" a nuove e radicali concessioni avrebbero evitato il fallimento e salvato posti di lavoro. La dichiarazione ha annunciato che la UAW cercherà di utilizzare il tribunale fallimentare per rendere ufficiali le nuove retrocessioni strappate ai lavoratori. Questa diceva che "La UAW si unirà al governo USA, alla Chrysler ed alla Fiat nel sollecitare il Tribunale Fallimentare USA a dare approvazione immediata agli accordi sindacali ratificati dai membri della UAW".

Quando e se la Chrysler emergerà dalla bancarotta, la UAW sarà il proprietario di maggioranza. Potrebbe presto possedere anche una quota del 40% nella General Motors, che anche è esposta al fallimento.

Questi fatti dimostrano che la UAW è un sindacato solamente di nome. E' un'azienda, che d'ora in avanti trarrà la maggior parte del suo reddito, oltre alle quote d'iscrizione detratte dalla busta paga del decrescente numero dei lavoratori intrappolati al suo interno, dall'accresciuto sfruttamento dei suoi "membri".

La conversione della UAW in un'impresa commerciale corporativa è il risultato di processi storici di sviluppo decennali. La sua trasformazione è radicata nella prospettiva politica di destra sulla quale essa ed il resto del movimento sindacale ufficiale si fondano.

Come i lavoratori del settore auto resistono alla distruzione dei loro posti di lavoro, degli standard di vita e delle condizioni di lavoro, non troveranno un nemico più implacabile della UAW. E' cruciale che queste lotte—che dovrebbero iniziare ora con l'organizzazione di comitati di massa indipendenti dalla UAW—si basino sulle lezioni politiche dell'intera esperienza che ha portato all'attuale disastro.

Vi sono diverse componenti in correlazione della prospettiva politica che ha portato al crollo della UAW ed alla sua trasformazione in uno strumento dello sfruttamento dei lavoratori.

* Difesa del capitalismo ed opposizione al socialismo: Nelle lotte di massa che negli anni '30 fondarono la UAW, i lavoratori più militanti ed i i leader della massa erano animati dagli ideali del socialismo. Ma dall'inizio la leadership sindacale respinse qualunque lotta per una riorganizzazione radicale o per una riforma democratica della vita economica americana e tanto meno per una trasformazione rivoluzionaria sulla base dei principi socialisti. Dopo la 2^ Guerra Mondiale, quando gli Stati Uniti emersero come la potenza capitalista dominante, la UAW si allineò dietro la spinta dell'elite dominante USA per l'egemonia globale. Ciò prese la forma dell'appoggio alle politiche della Guerra Fredda all'estero e della caccia alle streghe anticomunista all'interno. La UAW attuò la purga degli elementi socialisti e radicali che avevano giocato un ruolo decisivo nella fondazione del sindacato.

La burocrazia sindacale che si era consolidata su questa base reazionaria ha identificato i propri interessi con la redditività dei Tre Grandi fabbricanti di automobili degli USA. Ciò significava che i posti di lavoro e le condizioni dei lavoratori erano interamente dipendenti dalla incontestata supremazia economica ed industriale internazionale degli Stati Uniti. Una volta che quella posizione ha iniziato a deteriorarsi, la UAW si è rivolta a collaborare con le società nel riprendere le conquiste che i lavoratori avevano ottenuto attraverso le precedenti lotte militanti.

* Nazionalismo: L'identificazione degli interessi dei lavoratori con quelli dei padroni è stata associata con il nazionalismo. La UAW ha respinto il principio fondamentale che i lavoratori di tutti i paesi sono uniti in una lotta comune e che possono difendere i propri interessi soltanto unendosi con i loro fratelli e le loro sorelle di classe internazionalmente. Mentre l'economia mondiale diventava sempre più integrata e dominata dalle società transnazionali che operavano su scala globale, perlustrando il pianeta per la manodopera più a buon mercato possibile, l'orientamento nazionalista della UAW si dimostrò essere senza avvenire per i lavoratori. Invece di fare pressione sulle società automobilistiche per concessioni ai lavoratori, la UAW ricorse a fare pressione sui lavoratori per concessioni alle società. Cercò di opporre i lavoratori americani contro le loro controparti in Canada, Messico, Europa e Giappone, insistendo che dovevano accettare salari più bassi e tagli dei posti di lavoro per rendere più competitive le "loro" società americane. La risultante spirale all'ingiù di posti di lavoro e standard di vita ha portato all'attuale disastro.

* Alleanza con il Partito Democratico: In mezzo alle battaglie di classe che istituirono la UAW—come gli scioperi bianchi a Flint ed in altre città—la leadership della UAW rigettò la lotta per un'organizzazione politica indipendente della classe lavoratrice, legando invece i lavoratori al Partito Democratico. Questo è stato l'espressione politica della sua difesa del capitalismo.

Questo ha privato i lavoratori di qualsiasi mezzo per opporsi efficacemente all'offensiva della classe dominante che viene condotta da oltre tre decenni, cominciando con il salvataggio della Chrysler del 1979-1980, sotto amministrazioni democratiche non meno che repubblicane.

Questa politica è culminata con l'elezione di Obama, con l'appoggio della UAW e con l'installazione di un'amministrazione che funge da strumento diretto di Wall Street. L'alleanza della UAW con i democratici ora prende la forma di un fronte unito dell'amministrazione Obama e della UAW per imporre salari di povertà e condizioni da sfruttamento della manodopera non viste dai giorni delle aziende che impiegano anche operai non iscritti ai sindacati degli anni '30.

E'urgentemente necessario che i lavoratori traggano le inevitabili conclusioni dall'intera esperienza che è culminata nella bancarotta della Chrysler e di quella imminente della GM.

I lavoratori devono far rivivere le tradizioni militanti delle passate generazioni. Dovrebbero lottare per spingere fuori dalle fabbriche i capi della UAW, proprio come i pionieri dei sindacati industriali negli anni '30 ruppero con l'AFL per organizzare la resistenza al dispotismo industriale ed alle condizioni di sfruttamento. Dovrebbero eleggere comitati di fabbrica e di posto di lavoro per organizzare manifestazioni, scioperi ed occupazioni delle fabbriche contro i licenziamenti, la chiusura degli stabilimenti ed i contratti in svendita imposti dalla UAW. Dovrebbero appellarsi a tutti i lavoratori del settore auto, negli USA, in Canada, Messico, Europa ed Asia, per unirsi in una lotta comune.

Questa è soprattutto una lotta politica. Deve essere guidata da una nuova prospettiva politica. I lavoratori devono rompere con il Partito Democratico ed il sistema dei due partiti e lottare per la costruzione di un partito socialista di massa della classe lavoratrice. Soltanto attraverso un proprio partito, lottando per un governo dei lavoratori, la classe lavoratrice può portare avanti la sua soluzione alla crisi economica.

Al cuore di una politica che porti avanti gli interessi dei lavoratori—per posti di lavoro sicuri e paghe decenti, assistenza sanitaria, pensioni, democrazia industriale e condizioni di lavoro decenti—vi è l'esigenza della nazionalizzazione dell'industria automobilistica, assieme alle banche, sotto il controllo democratico della classe lavoratrice. Si deve lottare negli Stati Uniti ed internazionalmente per questa politica socialista .

E necessario strappare il controllo dell'industria dalle oligarchie finanziarie ed organizzarla a livello internazionale secondo il bisogno sociale, non per il profitto privato.

Tom Eley e Barry Grey