Le proteste continuano nonostante la legge marziale
Si aggrava la crisi in Pakistan
di Deirdre Griswold
15 novembre 2007
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La crisi politica in Pakistan non mostra nessun segno di diminuire. Il gen. Pervez Musharraf continua ad arrestare un ampio spettro di leader dell'opposizione, che si uniscono alle migliaia già incarcerati per avere osato dimostrare la loro resistenza alla sua legge marziale. Intorno al mondo pakistani ed altri scendono in strada per protestare contro la dittatura di Musharraf e l'appoggio che riceve da Washington e Londra. L'amministrazione Bush sta ricoprendo un duplice ed ingannevole ruolo. Allo stesso tempo nel quale prosegue il suo aiuto militare al regime di Musharraf parla della necessità di democrazia e ha cercato di negoziare un accordo tra Musharraf e Benazir Bhutto, una ex primo ministro cacciata per corruzione. Chiaramente sperava che l'inclusione della Bhutto nel governo avrebbe incollato una foglia di fico democratica sul regime militare del generale e sedato la crescente opposizione di massa. La Bhutto, alla quale è stata data da Musharraf l'immunità dalle accuse di corruzione al suo ritorno in Pakistan, è stata tuttavia detenuta sotto una lieve forma di arresti domiciliari dal regime. Ma anche se doveva aver luogo un accordo—ora improbabile, dal momento che la Bhutto ha mutato la sua retorica e chiede a Musharraf di andarsene—è improbabile che soddisfi le masse pakistane, che continuano a diventare più ardite nel domandare una fine totale del governo militare. La costituzione è ancora sospesa dal 14 novembre in conformità allo stato di emergenza di Musharraf. Non vi è nessuna libertà di espressione o di stampa. Alla televisione sono permesse soltanto le notizie prodotte dal governo. Le dimostrazioni sono illegali. Tutti i più importanti giudici della Corte Suprema sono stati dimessi e migliaia di avvocati ed alcuni giudici, che da mesi protestano per gli attacchi del generale alla magistratura, sono in prigione. Un attuale e due ex presidenti dell'Ordine degli Avvocati della Corte Suprema, come pure un ex vice presidente dell'Ordine degli Avvocati del Pakistan, sono stati arrestati ed interrogati dai servizi segreti militari. A nessuno è permesso di vederli e vi sono pretese che siano stati torturati. Precipitando lo stato di emergenza e la repressione sulla magistratura di Musharraf, la Corte Suprema si è rifiutata di certificare le elezioni di ottobre che il dittatore affermava gli avevano dato il diritto di continuare nella presidenza. In base alla costituzione pakistana il capo delle forze armate non può essere simultaneamente presidente del paese. Arrestati personaggi di rilievo Quando Imran Khan, un leggendario giocatore pakistano di cricket diventato un politico, è apparso dal suo nascondiglio per arringare gli studenti all'università di Lahore, una città a sud est della capitale, è stato dapprima salutato dai sostenitori ma poi preso dagli studenti islamici che lo hanno accusato di essere pro-USA e pro-britannico. Hanno rilasciato Khan, che è partito in un furgoncino ma è poi stato arrestato dalla polizia. Khan è stato incriminato in base alla legge antiterrorismo del Pakistan, che comprende punizioni che possono comportare la pena di morte e l'ergastolo. Akhtar Hussain, segretario generale del Partito Nazionale dei Lavoratori del Pakistan, anche vice segretario dell'Associazione Internazionale degli Avvocati Democratici ed ex presidente dell'Associazione Avvocati dell'Alta Corte del Sindh, è stato arrestato nelle prime ore del mattino del 13 novembre. Il giorno prima Hussain aveva presieduto una grande assemblea di avvocati a Karachi che ha approvato una risoluzione che chiede il lancio di un movimento popolare nazionale per porre fine alla legge marziale e fare pressione perché Musharraf si dimetta, aprendo la strada a "una vera democrazia e a una magistratura indipendente". Quando il 12 novembre un gruppo di studenti nella capitale Islamabad teneva una protesta silenziosa contro la legge marziale e la censura, portando dei cartelli ed indossando del nastro attraverso la bocca mentre camminavano al di fuori di un parco pubblico, è stato improvvisamente circondato da 500 poliziotti e commandos della forza antiterrorismo del regime. Secondo un articolo sul sito web del Partito dei lavoratori e contadini comunista del Pakistan, "Quarantotto ragazzi sono stati assaliti fisicamente e detenuti, tra di loro uno di 12 anni. Anche dopo essersi consegnati con arrendevolezza, molti di loro sono stati picchiati con bastoni e gravemente feriti. Sono stati detenuti per ore nella stazione di polizia di Margalla ed è stato loro impedito di incontrare visitatori o di fare chiamate. Alla fine sono stati rilasciati dopo avere firmato la promessa scritta di non partecipare in futuro a delle proteste". Bush invia Negroponte L'amministrazione Bush rinvierà in Pakistan John Negroponte, ora numero due al Dipartimento di Stato, per colloqui con Musharraf, che presumibilmente gli dirà di porre fine alla legge marziale e ristabilire la costituzione. Ma quello che il governo dei grandi affari imperialisti USA vuole veramente è—con o senza Musharraf—un Pakistan sufficientemente stabile di modo che il Pentagono possa continuare a perseguire i suoi piani per la regione. Questi comprendono allargare la guerra in Afghanistan e mettere persino maggiore pressione sull'Iran—paesi che entrambe confinano con il Pakistan. Secondo lo stesso Musharraf nelle sue memorie, dopo l'11/9 gli USA minacciarono che il Pakistan poteva essere "bombardato da farlo tornare all'età della pietra" se non si associava alla "guerra al terrore" degli USA. Ma le guerre e le occupazioni USA nella regione hanno da allora reso ostile l'intero mondo musulmano e Musharraf nel suo paese sta camminando su una corda tesa tra l'opposizione secolare che chiede la democrazia e le forze islamiche che non vogliono che il Pakistan venga trascinato in altre guerre contro forze vicine in conflitto con la spinta di Washington per ricolonizzare la regione. Mentre pare che l'attuale crisi del Pakistan comprenda elementi di tutte le classi sociali in opposizione a Musharraf, le sottostanti condizioni sociali vengono sentite più acutamente dagli operai e dai contadini. La sottostante sociale crisi Il Pakistan è il sesto paese più popoloso al mondo, con 165 milioni di abitanti. Fino al 1947 faceva parte dell'India e passò quasi un secolo sotto il dominio coloniale britannico. Per la maggior parte dei 60 anni dall'indipendenza è stato sotto lo stivale di dittatori militari appoggiati dagli USA. In questo periodo, elementi della borghesia feudale come la Bhutto, che proviene da una ricca famiglia di proprietari terrieri, come pure la casta militare che ha controllato il governo sotto Musharraf ed iniziali dittatori, è diventata estremamente ricca—persino miliardaria. Ma per il popolo pakistano questo periodo è stato di grande miseria. Secondo cifre delle Nazioni Unite, un terzo del popolo vive sotto il livello ufficiale di povertà. Ma 65 milioni di persone—quasi il 40%—vive con meno di un dollaro al giorno, dimostrando quanto siano inadeguate le cifre sulla povertà. La mortalità infantile è del 73 per mille. Per contrasto, nel vicino Iran, la mortalità infantile è scesa al 28,6% da quando la rivoluzione del 1979 travolse l'odiato Shah Reza Pahlevi, un fantoccio degli USA il cui brutale governo aveva dato libertà di azione alle compagnie petrolifere USA e britanniche. Washington non può che essere profondamente preoccupata delle sollevazioni di massa in Pakistan, se rovesciano Musharraf potrebbero non essere soddisfatte di un altro regime che esegue gli ordini degli USA, anche se arrivasse ad indossare abiti civili. Come ha spiegato il quotidiano cubano Granma il 12 novembre, gli USA hanno avuto una duplice relazione con Musharraf, "che chiamano uno stretto alleato nella 'guerra al terrorismo' mentre dall'altro lato dicono che 'non sta facendo abbastanza'. Uno dei problemi che hanno di fronte gli strateghi della Casa Bianca è l'assenza di un sostituto forte per Musharraf, che è perfettamente consapevole della debolezza strutturale dell'opposizione corrotta e divisa. ... "Almeno in tre occasioni il governo USA ha minacciato di invadere il territorio del Pakistan ed è andato così lontano da minacciare di 'farlo tornare all'età della pietra' con il pretesto che le zone di confine venivano utilizzate come santuari di al Qaeda e dei talibani. Questa dichiarazione è stata snobbata da Musharraf. "Bisogna notare che poco prima del suo ritorno in Pakistan, Benazir Bhutto ha detto che preferiva una presenza militare USA nella regione e consegnare il leader del programma nucleare pakistano agli USA per processarlo". Nel frattempo, anche se al vertice si continua a manovrare, le manifestazioni nelle strade delle principali città del Pakistan continuano, nonostante la legge marziale. Ed intorno al mondo gli espatriati pakistani vengono raggiunti da progressisti ed anti-imperialisti in proteste che chiedono "Via Musharraf!" e "Fine alla legge marziale!" Negli Stati Uniti sono state riferite proteste a New York, Washington, Boston ed Austin, in Texas. Il Forum della libertà USA-pakistano ha organizzato una dimostrazione alle Nazioni Unite. Il 13 novembre gli avvocati ed i libertari progressisti degli USA si sono radunati in molte città contro il brutale trattamento di avvocati e giudici in Pakistan. Gli studenti sono usciti in sciopero in diverse università a New York per protestare contro la proclamazione della legge marziale di Musharraf. In Canada, si sono tenute almeno due proteste a Toronto. In Europa, si sono tenute grandi dimostrazioni a Londra, vicino alla residenza del primo ministro, ed a Manchester, come pure a Berlino.
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