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25 anni fa la scorsa settimana il primo ministro conservatore
Margaret Thatcher ha deregolamentato la
borsa valori di Londra—in un giorno intitolato con pretensiosità il
“Big Bang”. La speculazione di mercato è esplosa.
Questa è stata soltanto una delle pietre miliari nella rapida
espansione del settore finanziario. Oggi la cosiddetta "economia
reale" è resa insignificante da mercati caotici di azioni,
obbligazioni e derivati.
Hedge funds, banche e società d'investimento scambiano "strumenti" finanziari sempre
più complessi.
Nel 2007 questi mercati hanno iniziato ad implodere, innescando
l'attuale crisi economica.
Oggi vi è il dibattito su come i banchieri siano diventati così
potenti—e su come i mercati finanziari si mettono in relazione con il resto
dell'economia.
Vi è ampio accordo che il sistema finanziario sia "fuori
controllo".
Anche
Vince Cable, il ministro dell'economia del governo di coalizione, vuole che il settore
sia regolamentato meglio.
Ma i difensori del capitalismo hanno anche cercato di limitare
la ricaduta dalla crisi presentando la finanza come separata dal
resto dell'economia.
Barack Obama ha preteso di essere un candidato presidenziale per
“Main Street, non Wall Street”.
Il leader del Partito Laburista
Ed Miliband ha cercato di distinguere tra imprese "predatorie" e "produttive".
Nei circoli più radicali vi sono richieste per una
“Tobin tax”
o di una “Robin Hood tax”
sulle transazioni finanziarie.
Le domande di valute alternative e complementari stanno
raggiungendo un pubblico più vasto—come lo stanno facendo idee più utopiche come la tecnocratica "economia
basata sulle risorse" del Progetto Venus.
Molte persone guardano indietro ad un tempo prima che la
finanza "assumesse la direzione" del capitalismo—ma vi è poco consenso su quando ciò abbia avuto luogo.
Deregolamentazione
Cosa ha cambiato il sistema? E' stata la deregolamentazione
della borsa valori negli anni '80? Il crollo dell'accordo di
Bretton Woods nel 1971? O forse la fine del
“gold standard”
nel 1931?
Di fatto il caos nel settore finanziario si estende indietro
molto più lontano di ognuna di queste date. Un panico alla borsa
valori di Vienna nel 1873 lanciò due decenni della "Lunga
Depressione".
L'uso della parola "bolla" per descrivere la dinamica di
espansioni e crolli finanziari risale alla frenetica speculazione
degli inizi del '700.
Così per trovare le origini della finanza moderna, dobbiamo
tornare alle origini del capitalismo stesso.
Mentre lo scambio capitalista si spandeva per tutta Europa,
apparve la carta moneta—inizialmente
come ricevute redimibili per depositi d'oro.
Nel tempo diventò possibile per le persone ritirare ricevute
per oro che non avevano, a condizione che le rimborsassero più tardi
con gli interessi.
Questo sistema viene chiamato "riserva frazionaria bancaria", poiché
la banca conserva soltanto una frazione in riserva del valore del
denaro che mette in circolazione.
E come le prime borse valori, la riserva frazionaria bancaria è
stata una risposta ai bisogni del capitalismo.
La crescita del capitalismo è sempre stata basata sulla sua
capacità di creare un fiorente settore finanziario.
Tuttavia le banche, le borse valori e gli altri caroselli
speculativi non creano nessuna ricchezza. Né la creano gli
imprenditori ed i capitalisti di ventura che loro si avvicinano per
dei fondi.
I creatori di ricchezza reale sono i lavoratori—coloro il cui lavoro in fattorie, fabbriche ed uffici produce i beni ed i
servizi che i padroni vendono.
La finanza rende più semplice per i capitalisti mettere le mani
su questa ricchezza.
Ma i profitti che accumula provengono dalla ricchezza generata
altrove. La finanza è simultaneamente essenziale alla produzione
capitalista e sulla stessa parassitaria.
Ciò causa problemi quando la dipendenza del sistema dalla
finanza cresce.
Karl Marx sosteneva che questa crescente dipendenza
era una caratteristica inevitabile del capitalismo nel
complesso.
Ha dimostrato che mentre i singoli capitalisti possono veder
salire i loro profitti, il rapporto globale
profitti-investimenti nel tempo tende a scendere.
La competizione spinge giù i prezzi, così i capitalisti devono
investire incessantemente in tecnologia più efficiente per portarsi
avanti dei concorrenti.
Questo significa che spendono di più per pagare il costo dei
loro investimenti e meno sull'impiego dei lavoratori che producono
realmente valore.
La crisi si manifesta quando il capitalismo diventa
sovraccaricato dei costi dei vecchi investimenti—che Marx chiamava lavoro morto o "inorganico".
Oggi molte grandi imprese siedono su vasti forzieri di guerra
di profitti accumulati, ma problemi strutturali nell'economia
significano che non possono investirli proficuamente.
Distruttivo
In passato, crisi profonde e distruttive hanno portato via il
capitale morto e liberato i capitalisti sopravvissuti per investire
in nuovi mercati.
Ma nessun capitalista vuole essere quello che perde tutto per
ottenere che il sistema
funzioni di nuovo. Ed oggi, molte imprese sono così grandi che
i governi temono che il loro crollo trascinerebbe giù interi settori
dell'economia.
Per i capitalisti vi sono altri modi per rallentare il declino
ed acquistarsi del tempo prima che la crisi colpisca.
Uno dei più ovvi è di spremere duramente i lavoratori in modo
che una quota maggiore di ricchezza possa andare nei profitti dei
capitalisti.
Ma questo è rischioso. I lavoratori potrebbero resistere o
diventare così logori da non poter più svolgere il lavoro
correttamente e con profitto.
Ciò è qualcosa in cui le banche possono aiutare. L'espansione
delle carte di credito, dei mutui sub-prime e dei prestiti ha reso
possibile trattenere i salari, svendere l'edilizia sociale e
terminare le borse di studio agli studenti.
Le imprese hanno anche contato più direttamente sui prestiti e
sulle attività finanziarie per compensare per la redditività
declinante delle loro attività primarie.
Il produttore di automobili
General Motors, per esempio, possiede
GM Financial,
braccio specialista di servizi finanziari del valore di $3,5
miliardi.
Per il 2007 l'ammontare dei debiti "tossici" basati su
investimenti di dubbio valore era di gran lunga troppo per essere
mai rimborsato. Questo ha dato l'avvio alla "stretta creditizia" ed
alla conseguente crisi globale.
Ma questi debiti sono stati accumulati in risposta ai tentativi
di mantenere la redditività del capitalismo nel complesso.
La finanziarizzazione neoliberista ha innescato la crisi. Ma la
sua crescita era sempre stata un effetto, non una causa, dei
sottostanti problemi che spingono il capitalismo alla crisi.
Riformisti
E' per questo che non possiamo sbarazzarci soltanto dei
banchieri, molto meno "farli ritenere responsabili". Dobbiamo
stracciare l'intero sistema capitalista fino alle radici.
I politici riformisti sostengono che la finanza è separata
dalla produzione perché permette loro di promettere che possono
risolvere la crisi senza abbattere il capitalismo.
Dei modelli economici alternativi possono essere attraenti. Ma
senza la comprensione di come il sistema bancario sia scaturito dal
capitalismo, quelli che li patrocinano mancano di una strategia
coerente per provocare la loro utopia.
L'idea di un conflitto tra "capitalismo della finanza
internazionale" ed un più produttivo capitalismo "nazionale" è stata
utilizzata per incoraggiare a trovare dei capri espiatori razzisti.
Il caso peggiore di questo è stato l'antisemitismo europeo.
Il problema con il capitalismo comincia nella sfera della
produzione—nei luoghi di lavoro dove creiamo ricchezza ed i padroni ce la sottraggono.
Soltanto allora possiamo capire il potenziale dei lavoratori
per reclamare la ricchezza mettendo in discussione il sistema alla
sua base.
Come dichiarò la rivoluzionaria
Rosa Luxemburg durante la Rivoluzione Tedesca del 1918-9, "Dove le catene del capitalismo
sono forgiate, la devono essere spezzate".
La finanza è vecchia quanto il capitalismo
La
Royal Exchange
che prefigurò la
London Stock Exchange aprì nel 1571. Era una risposta alle richieste di una società in
cambiamento.
I nuovi sistemi capitalisti dell'agricoltura e della
fabbricazione sembravano trasformare il denaro in più denaro. I
nuovi metodi di produzione promettevano un'espansione illimitata—ed una ricchezza illimitata per coloro in grado di sfruttare quel
potenziale.
Finché potevano trovare denaro da investire nei locali e negli
strumenti necessari, i capitalisti potevano sfruttare tanti
lavoratori quanti ne volevano.
E potevano investire la ricchezza generata da quei lavoratori
nell'espandere le loro imprese.
Il socialista rivoluzionario
Karl Marx ha descritto questa spinta ad accumulare ed espandere come una delle "leggi
di movimento" del capitalismo.
Una delle sue conseguenze è stata una sete costante di nuove
risorse di finanziamento e di un nuovo tipo di sistema bancario che
andava oltre il semplice prestito di denaro.
La borsa valori rispondeva ai bisogni degli aspiranti
capitalisti che vedevano opportunità per fare un profitto.
Era un posto per raccogliere dei soldi per imprese rischiose
vendendo azioni nei loro ipotetici profitti futuri.
Gli speculatori potevano allora profittare scambiando queste
quote come aspettative che i profitti "reali" andassero su e giù.
Nel 1720 il
South Sea Scheme vide un'iniziale crisi internazionale provocata dalla speculazione
finanziaria.
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