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I nemici di Chavez gli porgono il suo maggiore tributo: la diffamazione

Postato in Venezuela da what's left il 7 marzo 2013

di Stephen Gowans

 

La quasi universale diffamazione di Hugo Chavez da parte dei mass media, presumibilmente per contrastare l'effusione di elogi e tributi che hanno seguito la morte del presidente venezuelano, illustra la distanza alla quale i ricchi (nelle qui mani si trovano i mass media) arriveranno per calunniare chiunque commetta il massimo crimine internazionale: mettere il morso alla libera impresa.

Sostenere che le ingiurie anti-Chavez sono state sopra il limite sarebbe a stento un'esagerazione. Lo scrittore e giornalista Terry Glavin, le cui credenziali come propagandista per conto della fede capitalista sono state solidamente affermate dal suo rilasciare forse la diatriba più estrema mai scritta contro Chavez, ci assicura che il rivoluzionario bolivariano era "un delinquente sadico, egomaniaco", un "megalomane" al centro di una "autocrazia", che ha lasciato "vivere nella paura del colpo alla porta nella notte milioni di venezuelani". (“Hugo Chavez, incompetent fake socialist”, The Ottawa Citizen, 7 marzo 2013).

Non risparmiando nessuna calunnia, aggiunge "uomo forte" e "paranoide isterico" al suo Himalaya di insulti contro il presidente venezuelano deceduto, accusando allo stesso tempo Chavez di avere creato uno stato di polizia dove "un'osservazione improvvisata potrebbe farvi finire in galera". Glavin, inutile dire, non si preoccupa di introdurre nessuna prova a sostegno delle sue infamie ed evidentemente i suoi direttori non gliele chiedono neppure.

Per giustificare le difficoltà di diffamare come dittatore il quattro volte eletto Chavez, Glavin invoca il concetto di "gloriosa contraddizione, come in '...una profonda contraddizione è sempre stata al cuore della patologia di Chavez. Sotto il suo governo il Venezuela è diventato "una gloriosa contraddizione—un'autocrazia con un popolare, eletto megalomane al centro'". Questa è la stessa gloriosa contraddizione che una volta trasformò il dittatore cileno Augusto Pinochet, un ardente sostenitore della libera impresa, dei ricchi e di Wall Street in un campione della democrazia. Ecco come funziona: se la caratterizzazione contraddice le prove, tanto peggio per le prove.

Quindi, nelle mani dei mass media, un socialista eletto dalla popolazione viene demonizzato come un delinquente autocratico, mentre un domestico dei super-ricchi che arriva al potere con un colpo di stato militare che rovescia un governo socialista viene acclamato come un democratico. La stessa logica permette agli Stati Uniti e al loro circolo di alleati della libera impresa, che promuovono il libero mercato di recintare e complottare contro un nazionalista secolare in Siria sulla base che il suo governo sia un affronto alla democrazia, mentre appoggiano autocrazie arabe nel Golfo Persico che distribuiscono armi a dei fanatici religiosi determinati ad abbattere le stesse forze secolari che capita pongano gli interessi locali davanti a quelli di Wall Street.

Le contraddizioniper nulla gloriose—dovrebbero disingannare quelli di sinistra che non sono già stati disingannati dall'illusione che assicurare un mandato popolare alle votazioni conferisca l'immunità contro la diffamazione da parte dei prezzolati della classe ricca, un elemento importante dei quali sono gli scrittori ed i giornalisti mainstream. Per lo stesso motivo, non riuscire ad assicurare un mandato popolare difficilmente vi procurerà una fustigazione sulla stampa occidentale purché subordiniate gli interessi locali e quelli degli oppressi, degli afflitti e degli sfruttati agli interessi stranieri di banchieri comodi a Wall Street  e di alti dirigenti di compagnie petrolifere in Texas.

Non importa come arrivino al potere, i leader di sinistra efficaci e nazionalisti saranno denigrati come "delinquenti", "uomini forti", "autocrati" e "paranoici" da parte delle ancelle ideologiche di Wall Street. I leader di sinistra inefficaci ed i falsi messia (ricordo il sindacato polacco Solidarnosc e Mikhail Gorbachev) saranno celebrati. In Africa meridionale, Robert Mugabe, che ha democratizzato le strutture della proprietà terriera, ha ricevuto lo stesso trattamento demonizzante di Chavez per mano degli ideologi imperialisti, mentre Nelson Mandela, la cui rivoluzione ha lasciato intatti i rapporti di proprietà, viene celebrato.

Potrebbe quindi essere utile considerare se altri leader di cause popolari, che sono loro stessi passati attraverso la macchina di demonizzazione dei mass media, siano tanto malvagi come i prezzolati ideologici della classe imperiale li hanno descritti. Se il riformatore sociale eletto quattro volte Chavez può essere trasformato in un delinquente sadico, egomaniaco al centro di un'autocrazia, immaginate gli estremi ai quali arriveranno (e sono arrivati) i difensori del privilegio capitalista che diffamano i leader che, nel loro battersi negli interessi dei poveri e degli sfruttati, pongono (e hanno posto) una minaccia ancora maggiore di quanto abbia fatto Chavez alla libera impresa, ai liberi mercati ed alla dominazione dall'estero di padroni capitalisti.