La quasi universale diffamazione di
Hugo Chavez da parte dei mass media, presumibilmente per
contrastare l'effusione di elogi e tributi che hanno
seguito la morte del presidente venezuelano, illustra la
distanza alla quale i ricchi (nelle qui mani si trovano i mass
media) arriveranno per calunniare chiunque commetta il massimo
crimine internazionale: mettere il morso alla libera impresa.
Sostenere che le ingiurie
anti-Chavez sono state sopra il limite sarebbe a stento
un'esagerazione. Lo scrittore e giornalista
Terry Glavin,
le cui credenziali come propagandista per conto della fede
capitalista sono state solidamente affermate dal suo rilasciare
forse la diatriba più estrema mai scritta contro Chavez, ci
assicura che il rivoluzionario bolivariano era "un delinquente
sadico, egomaniaco", un "megalomane" al centro di una
"autocrazia", che ha lasciato "vivere nella paura del colpo alla
porta nella notte milioni di venezuelani".
(“Hugo Chavez, incompetent fake socialist”, The Ottawa
Citizen, 7 marzo 2013).
Non risparmiando nessuna calunnia, aggiunge "uomo forte" e
"paranoide isterico" al suo Himalaya di insulti contro il
presidente venezuelano deceduto, accusando allo stesso tempo
Chavez di avere creato uno stato di polizia dove
"un'osservazione improvvisata potrebbe farvi finire in galera".
Glavin, inutile dire, non si preoccupa di introdurre nessuna
prova a sostegno delle sue infamie ed evidentemente i suoi
direttori non gliele chiedono neppure.
Per giustificare le difficoltà di diffamare come dittatore
il quattro volte eletto Chavez, Glavin invoca il concetto di
"gloriosa contraddizione, come in '...una profonda
contraddizione è sempre stata al cuore della patologia di Chavez.
Sotto il suo governo il Venezuela è diventato "una gloriosa
contraddizione—un'autocrazia con un popolare, eletto megalomane al centro'".
Questa è la stessa gloriosa contraddizione che una volta
trasformò il dittatore cileno
Augusto
Pinochet, un ardente sostenitore della libera impresa, dei
ricchi e di
Wall Street in un campione della democrazia. Ecco come funziona: se la
caratterizzazione contraddice le prove,
tanto peggio per le prove.
Quindi, nelle mani dei mass media, un socialista eletto
dalla popolazione viene demonizzato come un delinquente
autocratico, mentre un domestico dei super-ricchi che arriva al
potere con un colpo di stato militare che rovescia un governo
socialista viene acclamato come un democratico. La stessa logica
permette agli Stati Uniti e al loro circolo di alleati della
libera impresa, che promuovono il libero mercato di recintare e
complottare contro un nazionalista secolare in Siria sulla base
che il suo governo sia un affronto alla democrazia, mentre
appoggiano autocrazie arabe nel Golfo Persico che distribuiscono
armi a dei fanatici religiosi determinati ad abbattere le stesse
forze secolari che capita pongano gli interessi locali davanti a
quelli di
Wall Street.
Le contraddizioni—per nulla gloriose—dovrebbero disingannare quelli di sinistra che non sono già stati
disingannati dall'illusione che assicurare
un mandato popolare alle votazioni conferisca l'immunità
contro la diffamazione da parte dei prezzolati della classe
ricca, un elemento importante dei quali sono gli scrittori ed i
giornalisti mainstream. Per lo stesso motivo, non riuscire ad
assicurare un mandato popolare difficilmente vi procurerà una
fustigazione sulla stampa occidentale purché subordiniate gli
interessi locali e quelli degli oppressi, degli afflitti e degli
sfruttati agli interessi stranieri di banchieri comodi a
Wall Street e di alti dirigenti di compagnie petrolifere in Texas.
Non importa come arrivino al potere, i leader di sinistra
efficaci e nazionalisti saranno denigrati come "delinquenti",
"uomini forti", "autocrati" e "paranoici" da parte delle ancelle
ideologiche di
Wall Street. I leader di sinistra inefficaci ed i falsi messia (ricordo
il sindacato polacco Solidarnosc e
Mikhail Gorbachev) saranno celebrati. In Africa meridionale,
Robert Mugabe, che ha democratizzato le strutture della
proprietà terriera, ha ricevuto lo stesso trattamento
demonizzante di Chavez per mano degli ideologi imperialisti,
mentre
Nelson Mandela, la cui rivoluzione ha lasciato intatti i rapporti di
proprietà, viene celebrato.
Potrebbe quindi essere utile considerare se altri leader di
cause popolari, che sono loro stessi passati attraverso la
macchina di demonizzazione dei mass media, siano tanto malvagi
come i prezzolati ideologici della classe imperiale li hanno
descritti. Se il riformatore sociale eletto quattro volte Chavez
può essere trasformato in un delinquente sadico, egomaniaco al
centro di un'autocrazia, immaginate gli estremi ai quali
arriveranno (e sono arrivati) i difensori del privilegio
capitalista che diffamano i leader che, nel loro battersi negli
interessi dei poveri e degli sfruttati, pongono (e hanno posto)
una minaccia ancora maggiore di quanto abbia fatto Chavez alla
libera impresa, ai liberi mercati ed alla dominazione
dall'estero di padroni capitalisti.