Dal fascismo coloniale a quello democratico

di Abid Ullah Jan

(Sabato 8 luglio 2006)

 

"La valutazione complessiva del mondo musulmano e non musulmano dimostra che l'umanità sta attraversando l'epoca del fascismo democratico—il tipo di fascismo che è peggiore di tutti i generi di oppressione che l'umanità ha finora affrontato".

I colonialisti non hanno mai dato una vera indipendenza alle ex colonie. La cosiddetta indipendenza è stata una ritirata strategica particolarmente dalle parti musulmane del mondo come conseguenza della declinante potenza dei colonialisti. Dopo la caduta dell'Unione Sovietica, la ritirata strategica si è trasformata una volta di più in avanzata strategica sotto lo stendardo della diffusione della democrazia e della lotta al terrorismo. Può il centenario, interminabile colonialismo essere riaffermato nel mondo musulmano nel nome della democrazia? Oggi questa potrebbe essere la singola domanda più urgente per i signori della guerra di Washington, Londra e delle altre capitali coloniali dell'era moderna, e questo libro si prefigge di rispondervi.

Circa due decenni fa, prima che la crociata nel nome della democrazia divenisse una parola familiare—prima che il fascismo divenisse la tendenza prevalente—nuove tendenze totalitarie riemersero nelle politiche e nei discorsi occidentali. E' stato uno dei risultati del decesso dell'Unione Sovietica. L'amore dei totalitari per la democrazia è stata messa in mostra subito dopo il suo processo condotto in uno stato arabo lontano dai riflettori. Quello che accadde lì mostrò la rotta per le politiche occidentali che vengono ora riforgiate nel crogiolo della cosiddetta guerra al terrorismo. E' lì che inizia la storia del conflitto finale tra l'occidente guidato dagli Stati Uniti d'America e la lotta incompiuta del mondo musulmano per l'autodeterminazione.

Nel 1989, quell'anno di rivoluzioni, l'ordinaria Algeria era un candidato improbabile per il cambiamento democratico. Appollaiata sull'orlo del Nord Africa, lontana dagli sconvolgimenti dell'Europa orientale, l'Algeria era stata la patria di un romantico movimento di liberazione che aveva sfrattato i francesi dopo una dura guerra di guerriglia. Tuttavia il movimento di liberazione si era alterato, a causa di un colpo di stato nel 1965, in un regime autocratico, quasi militare e socialista. L'unico partito politico, il Front de Liberation National, da poco dopo l'indipendenza non aveva permesso vere elezioni.

A partire dalla fine del 1988, i giovani algerini iniziarono una serie di proteste che portarono ad una nuova costituzione che garantiva i diritti fondamentali ed i partiti politici diversi dall'FLN. Lo spirito del 1989 era all'estero. Nel giugno del 1990, nelle prime elezioni locali sotto la nuova costituzione, un partito islamico recentemente costituito, il Front Islamique du Salut (FIS), arrivò più o meno dal nulla a vincere il 62% dei voti. L'FLN, che poteva vantarsi di avere liberato l'Algeria dai francesi, arrivò al 28%.

Si potrebbe quasi sentire l'introspezione sussurrata che inizia nei ministeri degli esteri degli ex colonialisti, che esercitavano il loro colonialismo telecomandato attraverso regimi fantoccio e tiranni installati nelle ex colonie. Se delle elezioni dovevano sostituire questi dittatori nel mondo musulmano, come pareva stessero facendo nel blocco orientale ed oltre, i partiti islamici l'avrebbero fatto bene ovunque? I governi eletti democraticamente sarebbero stati buoni o cattivi per gli interessi occidentali se avessero proceduto ad istituire in particolare l'Islam?

Sebbene la democrazia sembrasse il risultato desiderabile della vittoria nella Guerra Fredda, le elezioni algerine suggerirono altrimenti: Poteva la democrazia essere un bene genuino se gli stati islamici sceglievano leader con orientamento islamico che avrebbero dato l'addio al secolarismo ed ai meccanismi di governo che continuano a servire indirettamente gli interessi degli ex padroni coloniali? La paura di una fine della colonizzazione di fatto del mondo musulmano portò in occidente a varie iniziative sui fronti intellettuale, politico, mediatico e militare. L'obiettivo di queste iniziative è stato di limitare qualsiasi stato islamico dal venire ad esistere.

La concettualizzazione dell'Islam come una minaccia doveva riconsolidare la colonizzazione, che portò sotto il dominio europeo molte aree del mondo musulmano. La colonizzazione di fatto dopo la cosiddetta indipendenza aveva creato il predominio europeo ed americano nelle sfere politica e militare del mondo musulmano. Aveva anche ricostituito la sua immagine del mondo musulmano nella cultura. Le esigenze della instaurazione di stati coloniali entro lo spazio musulmano significarono efficacemente la disgiunzione tra la società civile e quella religiosa. La natura e gli effetti di questa disgiunzione nel contesto specifico dell'Algeria e della reazione occidentale alla sua pratica democratica è il soggetto di questa introduzione per capire come gli sforzi vennero intensificati per consolidare l'occupazione diretta ed indiretta del mondo musulmano dopo la fine dell'URSS.

Il successo del partito religioso in Algeria divenne materia di politica di alto livello nelle capitali coloniali. A Washington, gli esperti erano divisi su come reagire. Alcuni islamofobi, che erano sinceramente preoccupati dei musulmani che esercitavano il loro diritto all'autodeterminazione, propagarono la paura che se il FIS fosse andato al potere, poteva abolire le elezioni. Altri hanno cercato di stabilire un collegamento agli interessi strategici degli Stati Uniti. Ignorando il ruolo degli Stati Uniti nella storia iraniana, gli islamofobi hanno fatto i propagandisti dell'Iran e affermato che gli stati diretti da partiti islamici potrebbero essere estremamente anti-americani e potrebbero esportare il terrorismo. Altri ancora, ottimisti o pragmatici, hanno fatto notare che gli Stati Uniti potevano essere amici di uno stato islamico. Ignoravano anche il fatto che quello stato islamico non viene in essere solamente vincendo le elezioni in un sistema non islamico. Questi analisti disputavano che, dopo tutto, l'Arabia Saudita, stretto alleato dell'America, era una monarchia tradizionale nella quale persisteva la legge islamica. L'errore è ancora nel fatto che la mera imposizione della legge islamica (Shari’ah) non costituisce uno stato islamico. E' soltanto una parte dell'ordine sociopolitico ed economico che è richiesto per stabilire l'Islam come Deen—stile di vita.

L'Algeria è stata gettata in una sanguinosa guerra civile che da allora ha ucciso almeno 100.000 persone. L'esperimento con la democrazia rappresentativa nel mondo musulmano era finito prima che potesse iniziare. La politica occidentale era ora fermamente dalla parte degli autocrati, opportunisti e fantocci contro il volere del popolo. Questo è ciò che vediamo in Iraq, Afghanistan, Palestina, Pakistan, Arabia Saudita e quasi in ogni parte del mondo musulmano. Quello è stato l'inizio del compimento del fascismo dell'era moderna. La valutazione complessiva del mondo musulmano e non musulmano dimostra che l'umanità sta attraversando l'epoca del fascismo democratico—il tipo di fascismo che è peggiore di tutti i generi di oppressione che l'umanità ha finora affrontato.

Note:

Estratto dall'ultimo libro di Abid Ullah Jan, "After Fascism: Muslims and the Struggle for Self-determination." Disponibile a:
http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0973368756/mmn-20/

Vedi anche: "The ICSSA"