WORKERS WORLD

I salvataggi europei confermano

La crisi capitalista si diffonde

I lavoratori devono unirsi per lottare contro gli attacchi dei banchieri

di Fred Goldstein

12 maggio 2010

 

Il grande messaggio che la classe lavoratrice dovrebbe trarre dall'ultimo salvataggio europeo e dagli alti e bassi dei mercati finanziari è che il capitalismo sta fallendo come sistema economico e che il momento per i lavoratori di iniziare la lotta è adesso.

I governi capitalisti europei ed il Fondo Monetario Internazionale avevano appena promesso di offrire $980 miliardi (€750 miliardi) per tenere finanziariamente a galla i governi di Grecia, Portogallo e Spagna. I timori di una imminente insolvenza in Grecia e le minacce di insolvenza futura da parte di Portogallo e Spagna hanno provocato la riunione di emergenza dei ministri delle finanze europei e l'energico intervento di Washington.

Sedici paesi utilizzano l'euro, che è controllato dalla Banca Centrale Europeo, come valuta comune. Questa banca ha acconsentito a fare o garantire $575 miliardi di prestiti. La più ampia Unione Europea di 27 paesi ha promesso $80 miliardi supplementari e l'FMI ha convenuto di offrire $325 miliardi. Ciò si suppone copra i deficit statali dei tre paesi dell'Europa meridionale e di altri debiti statali in pericolo di estinzione nei prossimi tre anni.

Il salvataggio statale è un salvataggio bancario

Lo scopo reale è di accertarsi che questi governi possano pagare i loro debiti verso le banche. Così i salvataggi statali sono anche salvataggi bancari, mirati ad impedire un crollo finanziario globale del tipo che quasi avvenne quando nel settembre 2008 negli USA fallì Lehman Brothers.

Le banche e gli assicuratori europei detengono $193 miliardi di debiti scaduti del governo greco. Ma possiedono pure $240 miliardi di debito statale del Portogallo e $832 miliardi della Spagna. Le grandi banche europee possiedono anche investimenti nelle banche greche che sono in pericolo.

Gran parte di questi debiti sono stati contratti durante periodi di espansione economica. Sebbene la crisi economica capitalista abbia ridotto la base tributaria dei governi, le banche vogliono ancora la loro libbra di carne, anche se richiede tagli ai servizi, agli stipendi dei dipendenti statali, alle pensioni ed alle indennità. L'Europa meridionale sperimenta crisi e tagli di bilancio simili a quelli che hanno luogo in California, Michigan, Rhode Island, Illinois ed in molti altri stati degli USA.

Le agenzie del credito hanno declassato i titoli del governo greco allo stato di "obbligazioni di rischio" e le valutazioni del credito di Portogallo e Spagna stanno cadendo. Ciò significa che i banchieri e gli altri squali del prestito finanziario del mondo capitalista non presteranno più denaro a questi governi oppure chiederanno tali tassi d'interesse ai quali i governi non possono più permettersi di prendere a prestito.

Ma gli stati devono prendere a prestito per saldare i debiti verso le banche con le quali si sono esposti in precedenti prestiti. Così sono presi in una trappola del debito che li potrebbe portare ad essere inadempienti sui loro prestiti. E' per questo che ciò che sta avvenendo in Europa è, in fondo, un salvataggio bancario.

Alte poste in gioco per Wall St. e Washington

Anche Wall Street e Washington hanno una grossa posta in gioco in questo affare. L'amministrazione ha allestito uno stile difensivo da marcatura stretta per mettere assieme il salvataggio da un trilione di dollari. I presidente Barack Obama era al telefono con il primo ministro tedesco Angela Merkel, facendo pressione su di lei perché abbandonasse l'opposizione al salvataggio. In base al piano il capitale tedesco dovrà avere un grande ruolo come prestatore.

Obama è stato anche al telefono con il presidente francese Nicolas Sarkozy. Il vicepresidente Joseph Biden ha incontrato il primo ministro spagnolo José Zapatero. Il segretario al tesoro Timothy Geithner ha fatto pressioni sui ministri delle finanze, mentre il Federal Reserve Board ha promesso di fornire dollari a diverse banche centrali europee in swap di valuta di modo che possano fare pagamenti in dollari, se necessario.

Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, l'urgenza dietro l'intervento di Washington deriva dal fatto che le banche USA hanno $3,6 trilioni in esposizione verso le banche europee, compresi $1 trilione alla Francia ed alla Germania e $200 miliardi alla spagna. Una catena di insolvenze fatte scoppiare dall'insolvenza della Grecia e di altri governi metterebbe a repentaglio le banche USA e porterebbe una rinnovata crisi finanziaria a Wall Street.

Inoltre, un crollo economico in Europa potrebbe colpire le società USA che esportano in quei paesi. Più di un quarto dei profitti delle più importanti società dello  Standard & Poor’s 500 vengono dalle esportazioni gran parte di loro in Europa. Così la pressione dell'amministrazione Obama per questo salvataggio non era per salvare l'Europa ma per salvare Wall Street ed i grandi industriali USA.

Alla fine di questa catena finanziaria si trovano i lavoratori. Le banche stanno salassando i governi dell'Europa meridionale. Questo significa salassare i lavoratori che creano la ricchezza ed il valore che vanno nei fondi dello stato e finisce con il venire sborsati in interessi. I governi capitalisti sono condotte per trasferire ricchezza dai lavoratori ai banchieri.

Ora che i governi sono in una posizione di debito insostenibile, i banchieri vogliono che i governi di Grecia, Portogallo e Spagna taglino persino ancora di più sulla classe lavoratrice come prezzo per il loro salvataggio.

Mentre in Europa e negli USA le banche intascano centinaia di miliardi di profitti, in Grecia la disoccupazione è attorno al 10%. E' lo stesso in Portogallo ed intorno al 20% in Spagna. Questa è la disoccupazione ufficiale, il che significa che, come negli USA, la cifra è molto al di sotto della disoccupazione reale. Questa è una crisi per la classe lavoratrice ed i padroni vogliono renderla peggiore.

Questo è ciò che spinge l'eroica ed intransigente resistenza della classe lavoratrice greca, che è scesa in strada per fermare gli attacchi alle pensioni, all'età pensionabile, ai salari ed alle condizioni di vita generali.

Di fatto, il salvataggio greco era inteso a fermare il "contagio" dell'insolvenza finanziaria e del crollo economico. Ma era anche inteso a proteggersi dal contagio della lotta di classe, che potrebbe crescere facilmente tra le classi lavoratrici militanti dell'Europa meridionale.

La classe lavoratrice greca ha combattuto contro l'occupazione nazista e la controrivoluzione sostenuta dai britannici dopo la II Guerra Mondiale. Quando le colonie africane ed asiatiche del Portogallo combattevano per conquistare la libertà, la classe lavoratrice nel Portogallo stesso fece un'insurrezione rivoluzionaria che nel 1974 arrivò sull'orlo di una rivoluzione proletaria. I lavoratori dello stato spagnolo combatterono il regime fascista di Franco ed attuarono per decenni un'eroica organizzazione clandestina.

Questi tre paesi costituiscono le più povere, con più coscienza di classe e militanti parti d'Europa. Una lotta che si diffonde nel sud potrebbe facilmente espandersi al nord, dove i lavoratori sono stati sotto pressione costante delle classi dominanti tedesca, francese e britannica.

Il capitalismo dipende dal sostegno vitale dello stato

Ciò che l'ultima crisi dimostra è la completa dipendenza della classe capitalista in Europa, USA e Giappone dallo stato come il puntello fondamentale per tenere in vita il sistema. Gli stati capitalisti devono andare alla zecca e stampare denaro per prestarlo alle banche ed a governi indeboliti per evitare soltanto temporaneamente crisi catastrofiche che portano devastazione ai lavoratori ed agli oppressi.

Ma andare alle stampatrici non crea nessun valore. Soltanto i lavoratori creano valore. L'Unione Europea, la Banca Centrale Europea, il Federal Reserve System USA ed il Dipartimento del Tesoro possono stampare denaro per darlo in prestito per salvare le banche su base temporanea. Ma la sovrapproduzione capitalista, la crescita lenta e la stagnazione economica stanno soffocando il sistema e creando disoccupazione di massa a lungo termine. Inoltre, il sistema si trova sempre sull'orlo del collasso, come dimostra la recente crisi in Europa.

Smascherare la 'ripresa nei posti di lavoro'

Proprio mentre maturava la crisi europea, il governo ed i media della grande impresa negli USA pubblicizzavano in modo martellante la grande "crescita di posti di lavoro". Questa ha fatto smaltire a tutti la sbornia sulla "ripresa" del sistema.

Vi sono state grandi acclamazioni per la supposta creazione di 290.000 posti di lavoro USA nel mese di aprile. Una più sobria valutazione di queste cifre porta poco conforto ai lavoratori. Dei 290.000 posti di lavoro, 62.000 erano lavori di censimento a breve termine. Secondo il governo, 150.000 nuovi lavoratori entrano ogni mese nella forza lavoro. Così, dei 290.000 nuovi posti di lavoro creati, ciò lascia 80.000 posti per i disoccupati.

Ciò non mette neppure una tacca nel numero dei lavoratori disoccupati, sottoccupati o che si sono scoraggiati dal cercare lavoro ed hanno abbandonato la forza lavoro. Questa cifra, chiamata dal Bureau of Labor Statistics disoccupazione totale ovvero U6, si trova a 30 milioni. Di fatto, il tasso di disoccupazione regolare è salito l'ultimo mese dal 9,7% al 9,9% e, cosa ancora più importante, la disoccupazione totale è salita del 16,9% al 17,1%.

Vi potrebbe essere una ripresa dei profitti e degli affari capitalisti, ma non riporterà al lavoro i milioni di lavoratori. Inoltre, la prospettiva di un massiccio rimbalzo della produzione capitalista e dell'occupazione è fuori dall'agenda della storia.

Invece, il sistema sta barcollando da crisi a crisi. L'unica via d'uscita per i lavoratori è di seguire l'esempio della classe lavoratrice greca e rifiutarsi di permettere ai padroni ed ai banchieri di mettere la crisi sulle loro spalle.

I lavoratori dovrebbero rifiutarsi di venire asserviti al "mercato del lavoro" capitalista, dove devono vendere ogni giorno il loro lavoro a qualche padrone o affrontare il rifiuto e la disoccupazione. Il posto di lavoro dovrebbe essere un diritto, un diritto politico. Se i capitalisti non possono offrire posti di lavoro ai lavoratori, allora il governo dovrebbe garantire un posto di lavoro o un reddito a chiunque ne abbia bisogno un posto di lavoro con dignità e salari che permettano di vivere.

Il capitalismo non può fare questo, quindi è ora di sbarazzarsi del sistema.

Goldstein è autore del libro “Low-Wage Capitalism,” un'analisi marxista della globalizzazione e dei suoi effetti sulla classe lavoratrice degli USA. Ha anche scritto numerosi articoli e tenuto discorsi sull'attuale crisi economica. Per ulteriori informazioni visitate www.lowwagecapitalism.com.