Professor Richard D. Wolff

 

 

Classe, cambiamento e rivoluzione

di Richard Wolff.

PUBBLICATO IL 16 FEBBRAIO 2015

Questo articolo è stato originariamente pubblicato aTruth-out.org.

 

I venti del cambiamento stanno soffiando più forti. Dal 2007 la crisi ha rinnovato la critica del capitalismo, ma la pressione per il cambiamento si sta intensificando da più a lungo di questa. Così è tempo di trarre alcune lezioni dai grandi cambiamenti sociali del passato ed applicarle ora. Una delle lezioni più importanti riguarda la classe. Come gli attivisti vedono ed agiscono secondo il sistema di classe di oggi può rendere più efficaci oggi che in passato i movimenti sociali - come una breve rassegna storica può dimostrare.

Il superamento della schiavitù, nella Guerra Civile USA, ma anche in altri tempi e luoghi da una parte all'altra del globo, è stata un cambiamento rivoluzionario accompagnato sempre da promesse appassionate. La maggior parte dei sostenitori dell'emancipazione parlava di libertà umana, di liberazione, di progresso e di armonia sociale se fosse stata abolita la schiavitù. Gli oppositori affermavano che gli ex schiavi sarebbero stati meno protetti e peggio di prima se avessero continuato ad essere schiavi. Padroni e schiavi vedevano il mondo, la loro struttura di classe ed il loro futuro in maniera differente.

Il superamento del feudalesimo, alla fine dell'Europa medievale, ma anche in altri tempi e luoghi da una parte all'altra del globo, è stato allo stesso modo celebrato e condannato. Per una parte, liberare i servi della gleba dai loro legami feudali alla terra avrebbe portato ad una nuova alba della libertà umana. "Libertà, uguaglianza e fraternità" erano degli scopi centrali, non soltanto degli slogan, dei rivoluzionari di Parigi del 1789. Dall'altra parte, gli scettici avvertivano che la fine del feudalesimo avrebbe immerso la società in un caos brutale di cui il mondo si sarebbe pentito. I signori ed i servi della gleba consideravano differentemente la loro struttura di classe ed un mondo post-feudale.

Nel 20° secolo, la maggior parte dei socialisti prima e dopo le rivoluzioni in Russia, Cina ed oltre affermavano che il loro progetto come rivolto a niente meno che all'emancipare le maggioranze della classe lavoratrice del capitalismo. I critici replicavano che i lavoratori stavano o sarebbero stati peggio di prima economicamente e politicamente una volta che il socialismo avesse soppiantato il capitalismo. I fautori del socialismo e quelli che preferivano il capitalismo vedevano la classe ed il mondo in maniera fondamentalmente diversa.

Nonostante le loro conquiste reali, le rivoluzioni contro la schiavitù, il feudalesimo ed il capitalismo non hanno tuttavia mai raggiunto la libertà, l'uguaglianza e l'armonia sociale che così tanti avevano entusiasticamente promesso e cercato. I critici e gli scettici allora e fino ad oggi indicano questo fallimento per sostenere fermamente che i maggiori scopi di quelle rivoluzioni erano delle irraggiungibili utopie. Altri hanno dato la colpa dei fallimenti delle rivoluzioni, delle distorsioni ecc. ai leader (Napoleone, i politici USA dopo il 1865, Stalin, Mao ecc.) o ad astrazioni come "democrazia insufficiente" e così via. Tali lezioni tratte da rivoluzioni del passato contribuiscono ora ad esitazione ed ambivalenza sul cambiamento rivoluzionario. Nel frattempo, i costi sociali ed ecologici del capitalismo diventano sempre più intollerabili. Le persone si rendono conto sempre più che il capitalismo è un problema sistemico chiave del e per il nostro tempo, ma non vedono nessuna soluzione rivoluzionaria che possa superare i limiti ed evitare i fallimenti delle rivoluzioni del passato.

Tuttavia può essere tratta un'altra e molto differente lezione. E' questo il punto da prodursi qui.

Il superamento della schiavitù terminò le ingiustizie di quel sistema a molti livelli. Incrementò la libertà umana in maniere significative. Nondimeno, permise inoltre la riorganizzazione degli ex schiavi e degli ex padroni in altre relazioni di continua dipendenza. In alcuni luoghi e tempi, cedette il passo al feudalesimo; servi della gleba e signori rimpiazzarono schiavi e padroni. In altri luoghi e tempi, la schiavitù cedette il passo al capitalismo; datori di lavoro e dipendenti presero il posto di padroni e schiavi.

Allo stesso modo abolire il feudalesimo pose fine a molte delle sue ingiustizie sistemiche per fare avanzare la società in termini di libertà umane. Tuttavia, quando il capitalismo emerse dalla dissoluzione del feudalesimo, come nell'Europa post 17° secolo, la struttura proprietario terriero-servo della gleba si trasformò nella struttura datore di lavoro-dipendente. I romanzi di Balzac, Zola, Gorky e Dickens, tra gli altri, tanto come la critica sociale di Marx, esprimono profonda delusione sul divario tra ciò che speravano dalla fine del feudalesimo e quello che il capitalismo  iniziale diede effettivamente.

Quando i "socialismi realmente esistenti" rimpiazzarono i sistemi della Russia pre-1917 e nella Cina pre-1949 e così via, i risultati furono ancora eterogenei. I lavoratori acquisirono una sicurezza molto maggiore del posto di lavoro e livelli senza precedenti di servizi educativi, sanitari, abitativi e di altri servizi sociali. Tuttavia rimasero non liberi in posizione subordinata entro ed alienati dalle istituzioni socialiste - luoghi di lavoro, scuole, politica e stato. Queste condizioni facilitarono l'implosione finale delle società socialiste dell'Europa Orientale negli anni 1980 e da allora gli eccezionali cambiamenti all'interno della Repubblica Popolare Cinese.

La questione chiave: Perché i movimenti sociali come la schiavitù, il feudalesimo ed il capitalismo che alla fine hanno rovesciato quei sistemi si sono provati incapaci di realizzare i loro obiettivi più rivoluzionari? Una risposta riguarda una certa cecità che ha preso i rivoluzionari. In ciascun caso, hanno visto parti del problema e hanno concepito strategie di successo per risolverle. Hanno superato quelle parti di schiavitù, di feudalesimo e di capitalismo che hanno identificato come intollerabili affronti alla loro nozione di progresso e di libertà umane. Tuttavia hanno mancato e così lasciato intatta un'altra parte di tutti quei sistemi. Hanno quindi inavvertitamente bloccato il progresso delle loro rivoluzioni, frustrato le loro più profonde aspirazioni e fornito sostegno alla tenace critica dei nemici delle rivoluzioni.

Se riconosciamo ed esaminiamo la cecità condivisa dei rivoluzionari - il loro non vedere né utilizzare una particolare prospettiva di classe - allora i movimenti sociali contemporanei hanno bisogno di non ripetere quella cecità né di soffrirne ancora una volta le conseguenze. Se si attrezzano della prospettiva di classe mancante e dei suoi discernimenti, i movimenti per il cambiamento sociale fondamentale possono andare più lontano dei loro predecessori nel realizzare il progetto per la genuina liberazione umana.

Quei predecessori erano più che altro ciechi ad una particolare nozione di classe che si definiva come il processo economico di produrre surplus sociale. I concetti utilizzati dai rivoluzionari del passato invece definivano la classe altrimenti in termini della ineguale distribuzione sociale della ricchezza (ricchi contro poveri) e/o del potere (governanti contro governati). Il loro sforzo rivoluzionario di uguagliare la ricchezza e di democratizzare il potere lasciava in ordine un altro genere di ineguaglianza situata nella struttura centrale di produzione. Questa era ed è l'ineguaglianza che separa coloro che producono un surplus nella società da coloro che prendono e vivono di un surplus che non hanno contribuito a produrre.

Per questo differente concetto di classe del surplus, la definizione si concentra precisamente sulla produzione, su chi produce e su chi prende il surplus. Questo surplus viene definito come l'eccesso di produzione totale su quella parte di esso che sostiene i produttori diretti della produzione (a qualunque livello di consumo la storia sociale abbia consegnato loro).

La produzione di un surplus è un processo di classe perché definisce immediatamente due posizioni entro una relazione: i produttori diretti ed i primi riceventi di quel surplus. Quando i produttori diretti sono persone diverse dai primi riceventi, questa differenziazione comporta una serie di conseguenze sociali (politiche e culturali come pure economiche) che includono contraddizioni, tensioni e conflitti. Marx, che per primo ha articolato questo particolare concetto di classe concentrato sul surplus, ha utilizzato il termine "sfruttamento" per identificare tutti quei processi di classe nei quali i produttori diretti sono persone diverse dai primi riceventi dei surplus. Quei riceventi del surplus sfruttano i loro produttori diretti. Ottengono una parte del prodotto totale cui non hanno partecipato direttamente a produrre. Inoltre, gli sfruttatori utilizzano e distribuiscono quel surplus per mantenere le loro posizioni economiche, politiche e culturali privilegiate nella società.

Nel sistema di produzione schiavista, i padroni sfruttano gli schiavi. Nel feudalesimo, i signori sfruttano i servi della gleba. Nel capitalismo, i datori di lavoro sfruttano i lavoratori. Nel socialismo realmente esistente, i funzionari statali subentrano ai singoli privati (consiglio di amministrazione eletto dagli azionisti) come datori di lavoro aziendali. Tuttavia, occupando precisamente quella posizione, i funzionari statali allo stesso modo sfruttano i lavoratori, quindi il termine "capitalismo di stato".

Porre fine alla schiavitù - la proprietà di una persona da parte di un'altra - e ad un sistema di produzione schiavista non pone fine allo sfruttamento. In realtà, lo sfruttamento dello schiavo ha potuto cedere il passo, e spesso lo ha fatto tramite una rivoluzione, allo sfruttamento feudale o capitalista. Analogamente, il decesso del feudalesimo e del capitalismo potevano cedere il passo a forme alternative di sfruttamento. Effettivamente, come molti in Europa Orientale stanno ora scoprendo, porre fine al capitalismo di stato lì ha reintrodotto lo sfruttamento capitalista dei privati con i suoi danni sociali di accompagnamento. In tutti questi casi, le rivoluzioni non sono riuscite a realizzare molte delle desiderate libertà ed emancipazioni.

Una prospettiva surplus in quanto classe è stata assente o marginale in tutte queste rivoluzioni. La mentalità rivoluzionaria prevalente mancava così della seguente particolare comprensione: Libertà, uguaglianza, fraternità, democrazia ed altri fondamentali scopi sociali rivoluzionari richiedono la fine dello sfruttamento in tutte le sue forme. Questo fine è una condizione necessari (sebbene non sufficiente).

Terminare lo sfruttamento significa trasformare i luoghi di lavoro in modo che i produttori diretti di surplus diventino allo stesso modo i primi riceventi di quei surplus. Le cooperative gestite democraticamente rimpiazzano i sistemi gerarchici che avevano precedentemente sostenuto lo sfruttamento nei luoghi di lavoro. In altre parole, le imprese autodirette dai lavoratori prendono il posto delle imprese schiaviste, feudali o capitaliste (private o di stato).

Delle condizioni di produzione che escludano lo sfruttamento mineranno quindi le parallele oppressioni e disuguaglianze nella politica e nella cultura. Comprendendo che la classe in termini di surplus e che lo sfruttamento ha forme molteplici, le future rivoluzioni contro i sistemi schiavisti, feudali e capitalisti (privato o di stato) è più probabile che  realizzeranno i loro scopi più profondi. Cioè perché non sarà più accettato che siano deviate nella costruzione di forme solamente diverse di sfruttamento piuttosto che nel rifiutare lo sfruttamento in tutte le sue forme.

Per il 2015, avere questa prospettiva di classe significherebbe che i movimenti sociali per la libertà, l'uguaglianza, la fraternità, la democrazia e così via includano necessariamente impegni a porre fine a tutte le organizzazioni di sfruttamento del lavoro. Ciò renderebbe le lotte del 2015 per questi scopi diverse dalle lotte precedenti. Avremo appreso le lezioni di quelle lotte. Queste comprendono rispetto per quello che i precedenti rivoluzionari hanno realizzato nel porre dine ad istituzioni sociali profondamente consolidate e potentemente difese come la schiavitù, il feudalesimo ed il capitalismo privato e di stato. Ma comprendono anche il riconoscimento dei loro fallimenti (1) nell'identificare tutte queste come forme di processi di sfruttamento di classe e (2) ad ammettere che le risultanti rivoluzioni hanno posto fine ad una forma ma ne hanno eretta un'altra.

Ciò che ora è possibile è una nuova prospettiva di classe che definisca la rivoluzione nel 2015 come chiaramente ed esplicitamente mirata a porre fine allo sfruttamento in ogni sua forma. Centrale per tale rivoluzione è la richiesta di trasformare i luoghi di lavoro in genuine cooperative dove i lavoratori (produttori diretti) fungano anche e collettivamente da loro dirigenti (primi riceventi del surplus). In questa maniera, i lavoratori prenderebbero le decisioni fondamentali del luogo di lavoro: cosa, come e dove produrre e cosa fare dei surplus. I lavoratori che diventano i loro padroni in questa maniera collettiva, democratica e cooperativa godranno della crescita personale e del potere sociale che trasmette. Non saranno facilmente (oppure mai) accettate di nuovo le subordinazioni dello sfruttamento nella produzione e l'oppressione in strutture gerarchiche, politiche e culturali non democratiche.

Nota: Una più completa esposizione dei concetti di classe come processo, di surplus e di sfruttamento è disponibile in S. Resnick and R. Wolff, Knowledge and Class: A Marxian Critique of Political Economy (1987), New Departures in Marxian Theory(2006), e Contending Economic Theories: Neoclassical, Keynesian and Marxian(2012).



Visitate il progetto di movimento sociale del Professor Wolff, democracyatwork.info.