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I venti del cambiamento stanno soffiando più forti. Dal 2007 la
crisi ha rinnovato la critica del capitalismo, ma la pressione per il
cambiamento si sta intensificando da più a lungo di questa. Così è tempo
di trarre alcune lezioni dai grandi cambiamenti sociali del passato ed
applicarle ora. Una delle lezioni più importanti riguarda la classe.
Come gli attivisti vedono ed agiscono secondo il sistema di classe di
oggi può rendere più efficaci oggi che in passato i movimenti sociali -
come una breve rassegna storica può dimostrare.
Il superamento della schiavitù, nella Guerra Civile USA, ma anche
in altri tempi e luoghi da una parte all'altra del globo, è stata un
cambiamento rivoluzionario accompagnato sempre da promesse appassionate.
La maggior parte dei sostenitori dell'emancipazione parlava di libertà
umana, di liberazione, di progresso e di armonia sociale se fosse stata
abolita la schiavitù. Gli oppositori affermavano che gli ex schiavi
sarebbero stati meno protetti e peggio di prima se avessero continuato
ad essere schiavi. Padroni e schiavi vedevano il mondo, la loro
struttura di classe ed il loro futuro in maniera differente.
Il superamento del feudalesimo, alla fine dell'Europa medievale, ma
anche in altri tempi e luoghi da una parte all'altra del globo,
è stato allo stesso modo celebrato e condannato. Per una parte,
liberare i servi
della gleba dai loro legami feudali alla terra avrebbe portato ad
una nuova alba della libertà umana. "Libertà, uguaglianza e fraternità"
erano degli scopi centrali, non soltanto degli slogan, dei rivoluzionari
di Parigi del 1789. Dall'altra parte, gli scettici avvertivano che la
fine del feudalesimo avrebbe immerso la società in un caos brutale di
cui il mondo si sarebbe pentito. I signori ed i servi
della gleba consideravano
differentemente la loro struttura di classe ed un mondo post-feudale.
Nel 20° secolo, la maggior parte dei socialisti prima e dopo le
rivoluzioni in Russia, Cina ed oltre affermavano che il loro progetto
come rivolto a niente meno che all'emancipare le maggioranze della
classe lavoratrice del capitalismo. I critici replicavano che i
lavoratori stavano o sarebbero stati peggio di prima economicamente e
politicamente una volta che il socialismo avesse soppiantato il
capitalismo. I fautori del socialismo e quelli che preferivano il
capitalismo vedevano la classe ed il mondo in maniera fondamentalmente
diversa.
Nonostante le loro conquiste reali, le rivoluzioni contro la
schiavitù, il feudalesimo ed il capitalismo non hanno tuttavia mai
raggiunto la libertà, l'uguaglianza e l'armonia sociale che così tanti
avevano entusiasticamente promesso e cercato. I critici e gli scettici
allora e fino ad oggi indicano questo fallimento per sostenere
fermamente che i maggiori scopi di quelle rivoluzioni erano delle
irraggiungibili utopie. Altri hanno dato la colpa dei fallimenti delle
rivoluzioni, delle distorsioni ecc. ai leader (Napoleone, i politici USA
dopo il 1865, Stalin, Mao ecc.) o ad astrazioni come "democrazia
insufficiente" e così via. Tali lezioni tratte da rivoluzioni del
passato contribuiscono ora ad esitazione ed ambivalenza sul cambiamento
rivoluzionario. Nel frattempo, i costi sociali ed ecologici del
capitalismo diventano sempre più intollerabili. Le persone si rendono
conto sempre più che il capitalismo è un problema sistemico chiave del e
per il nostro tempo, ma non vedono nessuna soluzione rivoluzionaria che
possa superare i limiti ed evitare i fallimenti delle rivoluzioni del
passato.
Tuttavia può essere tratta un'altra e molto differente lezione. E'
questo il punto da prodursi qui.
Il superamento della schiavitù terminò le ingiustizie di quel sistema a
molti livelli. Incrementò la libertà umana in maniere significative.
Nondimeno, permise inoltre la riorganizzazione degli ex schiavi e degli
ex padroni in altre relazioni di continua dipendenza. In alcuni luoghi e
tempi, cedette il passo al feudalesimo; servi della gleba e signori rimpiazzarono
schiavi e padroni. In altri luoghi e tempi, la schiavitù cedette il
passo al capitalismo; datori di lavoro e dipendenti presero il posto di
padroni e schiavi.
Allo stesso modo abolire il feudalesimo pose fine a molte delle sue
ingiustizie sistemiche per fare avanzare la società in termini di
libertà umane. Tuttavia, quando il capitalismo emerse dalla dissoluzione
del feudalesimo, come nell'Europa post 17° secolo, la struttura
proprietario terriero-servo della gleba si trasformò nella struttura
datore di lavoro-dipendente. I romanzi di
Balzac, Zola, Gorky
e Dickens,
tra gli altri, tanto come la critica sociale di Marx, esprimono profonda
delusione sul divario tra ciò che speravano dalla fine del feudalesimo e
quello che il capitalismo iniziale diede effettivamente.
Quando i "socialismi realmente esistenti" rimpiazzarono i sistemi
della Russia pre-1917 e nella Cina pre-1949 e così via, i risultati
furono ancora eterogenei. I lavoratori acquisirono una sicurezza molto
maggiore del posto di lavoro e livelli senza precedenti di servizi
educativi, sanitari, abitativi e di altri servizi sociali. Tuttavia
rimasero non liberi in posizione subordinata entro ed alienati dalle
istituzioni socialiste - luoghi di lavoro, scuole, politica e stato.
Queste condizioni facilitarono l'implosione finale delle società
socialiste dell'Europa Orientale negli anni 1980 e da allora gli
eccezionali cambiamenti all'interno della Repubblica Popolare Cinese.
La questione chiave: Perché i movimenti sociali come la schiavitù,
il feudalesimo ed il capitalismo che alla fine hanno rovesciato quei
sistemi si sono provati incapaci di realizzare i loro obiettivi più
rivoluzionari? Una risposta riguarda una certa cecità che ha preso i
rivoluzionari. In ciascun caso, hanno visto parti del problema e hanno
concepito strategie di successo per risolverle. Hanno superato quelle
parti di schiavitù, di feudalesimo e di capitalismo che hanno
identificato come intollerabili affronti alla loro nozione di progresso
e di libertà umane. Tuttavia hanno mancato e così lasciato intatta
un'altra parte di tutti quei sistemi. Hanno quindi inavvertitamente
bloccato il progresso delle loro rivoluzioni, frustrato le loro più
profonde aspirazioni e fornito sostegno alla tenace critica dei nemici
delle rivoluzioni.
Se riconosciamo ed esaminiamo la cecità condivisa dei rivoluzionari
- il loro non vedere né utilizzare una particolare prospettiva di classe
- allora i movimenti sociali contemporanei hanno bisogno di non ripetere
quella cecità né di soffrirne ancora una volta le conseguenze. Se si
attrezzano della prospettiva di classe mancante e dei suoi
discernimenti, i movimenti per il cambiamento sociale fondamentale
possono andare più lontano dei loro predecessori nel realizzare il
progetto per la genuina liberazione umana.
Quei predecessori erano più che altro ciechi ad una particolare
nozione di classe che si definiva come il processo economico di produrre
surplus sociale. I concetti utilizzati dai rivoluzionari del passato
invece definivano la classe altrimenti in termini della ineguale
distribuzione sociale della ricchezza (ricchi contro poveri) e/o del
potere (governanti contro governati). Il loro sforzo rivoluzionario di
uguagliare la ricchezza e di democratizzare il potere lasciava in ordine
un altro genere di ineguaglianza situata nella struttura centrale di
produzione. Questa era ed è l'ineguaglianza che separa coloro che
producono un
surplus nella società da coloro che prendono e vivono di un
surplus che non hanno contribuito a produrre.
Per questo differente concetto di classe del
surplus, la definizione si concentra precisamente sulla produzione, su
chi produce e su chi prende il surplus. Questo surplus viene definito
come l'eccesso di produzione totale su quella parte di esso che sostiene
i produttori diretti della produzione (a qualunque livello di consumo la
storia sociale abbia consegnato loro).
La produzione di un
surplus è un processo di classe perché definisce immediatamente due posizioni entro
una relazione: i produttori diretti ed i primi
riceventi di quel
surplus. Quando i produttori diretti sono persone diverse dai primi riceventi,
questa differenziazione comporta una serie di conseguenze sociali
(politiche e culturali come pure economiche) che includono
contraddizioni, tensioni e conflitti. Marx, che per primo ha articolato
questo particolare concetto di classe concentrato sul
surplus, ha utilizzato il termine "sfruttamento" per identificare tutti quei
processi di classe nei quali i produttori diretti sono persone diverse
dai primi riceventi dei
surplus. Quei riceventi del
surplus sfruttano i loro produttori diretti. Ottengono una parte del prodotto
totale cui non hanno partecipato direttamente a produrre. Inoltre, gli
sfruttatori utilizzano e distribuiscono quel
surplus per mantenere le loro posizioni economiche, politiche e culturali
privilegiate nella società.
Nel sistema di produzione schiavista, i padroni sfruttano gli
schiavi. Nel feudalesimo, i signori sfruttano i servi della gleba. Nel
capitalismo, i datori di lavoro sfruttano i lavoratori. Nel socialismo
realmente esistente, i funzionari statali subentrano ai singoli privati
(consiglio di amministrazione eletto dagli azionisti) come datori di
lavoro aziendali. Tuttavia, occupando precisamente quella posizione, i
funzionari statali allo stesso modo sfruttano i lavoratori, quindi
il termine "capitalismo di stato".
Porre fine alla schiavitù - la proprietà di una persona da parte di
un'altra - e ad un sistema di produzione schiavista non pone fine allo
sfruttamento.
In realtà, lo sfruttamento dello schiavo ha potuto
cedere il passo, e spesso lo ha fatto tramite una rivoluzione, allo
sfruttamento feudale o capitalista. Analogamente, il decesso del
feudalesimo e del capitalismo potevano cedere il passo a forme
alternative di sfruttamento.
Effettivamente, come molti in Europa Orientale stanno ora scoprendo,
porre fine al capitalismo di stato lì ha reintrodotto lo sfruttamento
capitalista dei privati con i suoi danni sociali di accompagnamento. In
tutti questi casi, le rivoluzioni non sono riuscite a realizzare molte
delle desiderate libertà ed emancipazioni.
Una prospettiva surplus in quanto classe è stata assente o
marginale in tutte queste rivoluzioni. La mentalità rivoluzionaria
prevalente mancava così della seguente particolare comprensione:
Libertà, uguaglianza, fraternità, democrazia ed altri fondamentali scopi
sociali rivoluzionari richiedono la fine dello sfruttamento in tutte
le sue forme. Questo fine è una condizione necessari (sebbene non
sufficiente).
Terminare lo sfruttamento significa trasformare i luoghi di lavoro
in modo che i produttori diretti di surplus diventino allo stesso modo i
primi riceventi di quei surplus. Le cooperative gestite democraticamente
rimpiazzano i sistemi gerarchici che avevano precedentemente sostenuto
lo sfruttamento nei luoghi di lavoro. In altre parole, le imprese
autodirette dai lavoratori prendono il posto delle imprese schiaviste,
feudali o capitaliste (private o di stato).
Delle condizioni di produzione che escludano lo sfruttamento
mineranno quindi le parallele oppressioni e disuguaglianze nella
politica e nella cultura. Comprendendo che la classe in termini di
surplus e che lo sfruttamento ha forme molteplici, le future rivoluzioni
contro i sistemi schiavisti, feudali e capitalisti
(privato o di stato) è più probabile che realizzeranno i loro
scopi più profondi. Cioè perché non sarà più accettato che siano deviate
nella costruzione di forme solamente diverse di sfruttamento piuttosto
che nel rifiutare lo sfruttamento in tutte le sue forme.
Per il 2015, avere questa prospettiva di classe significherebbe che
i movimenti sociali per la libertà, l'uguaglianza, la fraternità, la
democrazia e così via includano necessariamente impegni a porre fine a
tutte le organizzazioni di sfruttamento del lavoro. Ciò renderebbe le
lotte del 2015 per questi scopi diverse dalle lotte precedenti. Avremo
appreso le lezioni di quelle lotte. Queste comprendono rispetto per
quello che i precedenti rivoluzionari hanno realizzato nel porre dine ad
istituzioni sociali profondamente consolidate e potentemente difese come
la schiavitù, il feudalesimo ed il capitalismo privato e di stato. Ma
comprendono anche il riconoscimento dei loro fallimenti
(1)
nell'identificare tutte queste come forme di processi di sfruttamento di
classe e
(2) ad ammettere che le risultanti rivoluzioni hanno posto fine ad una forma ma
ne
hanno eretta un'altra.
Ciò che ora è possibile è una nuova prospettiva di classe che
definisca la rivoluzione nel 2015 come chiaramente ed esplicitamente
mirata a porre fine allo sfruttamento in ogni sua forma. Centrale per
tale rivoluzione è la richiesta di trasformare i luoghi di lavoro in
genuine cooperative dove i lavoratori (produttori diretti) fungano anche
e collettivamente da loro dirigenti (primi riceventi del surplus). In
questa maniera, i lavoratori prenderebbero le decisioni fondamentali del
luogo di lavoro: cosa, come e dove produrre e cosa fare dei surplus. I
lavoratori che diventano i loro padroni in questa maniera collettiva,
democratica e cooperativa godranno della crescita personale e del potere
sociale che trasmette. Non saranno facilmente (oppure mai) accettate di
nuovo le subordinazioni dello sfruttamento nella produzione e
l'oppressione in strutture gerarchiche, politiche e culturali non
democratiche.
Nota:
Una più completa esposizione dei concetti di
classe come processo, di surplus e di sfruttamento è disponibile in S. Resnick and R. Wolff, Knowledge and Class: A Marxian Critique of Political Economy (1987), New
Departures in Marxian Theory(2006), e Contending Economic
Theories: Neoclassical, Keynesian and Marxian(2012).
Visitate il progetto di movimento sociale del Professor Wolff, democracyatwork.info.
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