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IL VENEZUELA COMMEMORA L'OTTAVO ANNIVERSARIO DEL COLPO DI STATO
APPOGGIATO DA
WASHINGTON
CHE HA CAMBIATO PER SEMPRE LA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA In appena 47 ore, un colpo di stato ha spodestato il presidente Chavez ed un controgolpe lo ha rimesso al potere, in una straordinaria rappresentazione della volontà e della determinazione di un popolo dignitoso su un sentiero rivoluzionario senza nessun ritorno. I mass media hanno giocato un ruolo considerevole nel portare avanti il golpe e nel diffondere a livello internazionale false informazioni per giustificare le azioni dei golpisti. I documenti della CIA hanno rivelato il coinvolgimento ed il sostegno del governo USA agli organizzatori del colpo di stato. Quando nel 1998 Hugo Chavez è stato eletto presidente, l'amministrazione Clinton mantenne una politica « aspetta e vedi ». Per tutto il ventesimo secolo il Venezuela era stato un fedele servitore degli interessi USA e, nonostante la retorica rivoluzionaria espressa dal presidente Chavez, in pochi a Washington credevano che il cambiamento fosse imminente. Ma dopo che Chavez mise in atto la sua prima e principale promessa elettorale, per dare inizio ad un'Assemblea Costituzionale e redigere di nuovo la magna carta del paese, tutto cominciò a cambiare. La nuova Costituzione è stata scritta e ratificata dal popolo del Venezuela, in una straordinaria dimostrazione di democrazia partecipatoria. Agli inizi del 1999, tutti i venezuelani sono stati invitati a contribuire alla creazione di quella che sarebbe diventata una delle costituzioni più avanzate al mondo nell'area dei diritti umani. Il testo redatto di 350 articoli, che comprendeva un capitolo dedicato ai diritti dei popoli indigeni, assieme ai diritti all'abitazione, all'assistenza sanitaria, all'istruzione, all'alimentazione, al lavoro, ad un giusto salario, all'uguaglianza, allo svago, alla cultura ed alla ridistribuzione della produzione e del profitto dell'industria petrolifera, è stato ratificato con un referendum nazionale verso la fine del 1999 da oltre il 70% dei votanti. In base alla nuova struttura
costituzionale sono state immediatamente convocate delle elezioni e
Chavez ha vinto nuovamente con una maggioranza persino maggiore,
attorno al 56%. Una volta in carica nel 2000, sono state attuate
delle leggi per garantire i nuovi diritti accordati dalla
Costituzione e sono stati colpiti degli interessi. Il
Venezuela ha assunto la presidenza dell'Organizzazione dei paesi
esportatori di petrolio
(OPEC),
con il petrolio approssimativamente a
$7 USD
il barile. Rapidamente, sotto la leadership venezuelana, che cercava
di avvantaggiare i paesi produttori di petrolio e non quelli
riforniti, il petrolio è salito a più di
$25 USD
il barile.
Washington
è stata turbata da questi cambiamenti, ma ancora stava
«
aspettando di vedere
»
fin dove sarebbero andati i cambiamenti. Nel 2001, la Rivoluzione Bolivariana proposta dal presidente Chavez ha cominciato a prendere forma. L'industria petrolifera era in corso di ristrutturazione, erano state approvate delle leggi sugli idrocarburi che avrebbero permesso la redistribuzione dei profitti del petrolio e Chavez stava recuperando un'industria – nazionalizzata nel 1976 – che era in via di privatizzazione. In Venezuela cominciò a crescere internamente l'opposizione, composta principalmente dall'elite economica e politica che ha governato il paese per tutti i precedenti 40 anni, ora scontenta che entrassero in vigore dei reali cambiamenti. Allineati con quegli interessi erano i proprietari delle imprese dei media – televisione, radio e stampa, che appartenevano alla vecchia oligarchia del paese. Agli inizi del 2001, il presidente Chavez ha partecipato al Vertice delle Americhe che si riuniva nel Quebec, Canada. Ormai, Washington era sottoposta ai suoi cambiamenti e George W. Bush era entrato alla Casa Bianca. Anche il presidente Bush era presente alla riunione in Quebec e lì annunciò il piano degli USA per espandere il libero commercio per tutte le Americhe – il Free Trade of the Americas Act (FTAA). Hugo Chavez era l'unico capo di stato al vertice ad opporsi al piano di Washington. E' stata la prima esposizione della sua « insubordinazione » all'agenda degli USA. Più tardi quell'anno, dopo i devastanti e tragici attacchi al World Trade Center a New York City, Washington iniziò la campagna di bombardamenti in Afghanistan. Il presidente Chavez dichiarò pubblicamente il bombardamento dell'Afghanistan e l'uccisione di donne e bambini innocenti come un atto di terrorismo. « Questo è combattere il terrorismo con altro terrorismo », dichiarò nell'ottobre del 2001 alla televisione nazionale. La dichiarazione provocò la prima risposta ufficiale di Washington. L'ambasciatore USA a Caracas all'epoca, Donna Hrinak, fece poco tempo dopo una visita a Chavez nel palazzo presidenziale. Durante il suo incontro con il presidente venezuelano, continuò a leggere una lettera di Washington, chiedendo che Chavez ritrattasse pubblicamente la sua dichiarazione sull'Afghanistan. Il capo di stato venezuelano declinò la richiesta ed informò l'ambasciatore USA che ora il Venezuela era uno stato sovrano, non più subordinato al potere USA. La Hrinak
venne richiamata a
Washington
ed in Venezuela fu inviato un nuovo ambasciatore, un esperto di
colpi di stato. Mentre cresceva la preoccupazione di Washington per i cambiamenti che avvenivano in Venezuela e per l'insubordinazione del presidente venezuelano, gruppi aziendali ed interessi potenti all'interno del Venezuela cominciarono a contemplare l'eliminazione di Chavez. Coloro che dirigevano la società petrolifera statale, PDVSA, erano inflessibili a difendere le loro posizioni ed il controllo sulla società, come pure i loro profitti di massa, che invece di venire investiti nel paese venivano diretti nelle tasche dei dirigenti petroliferi. Un'entità USA, creata dal Congresso USA nel 1983 e soprintesa dal Dipartimento di Stato, il National Endowment for Democracy (NED), iniziò a convogliare centinaia di migliaia di dollari a dei gruppi all'interno del Venezuela per contribuire a consolidare il movimento di opposizione e fare piani per il colpo di stato. Degli ufficiali venezuelani addestrati alla Scuola delle Americhe iniziarono a coordinarsi con le loro controparti USA per organizzare la rimozione di Chavez. E l'ambasciata USA a Caracas, con l'ambasciatore Charles Shapiro di recente arrivato, contribuiva a mettere i tocchi finali al colpo di stato. « L'uomo giusto al momento giusto » in Venezuela, diceva un cablogramma dell'ambasciata inviato a Washington nel dicembre del 2001, attribuito a Pedro Carmona, il direttore della Camera di Commercio del Venezuela, Fedecamaras. Carmona è stato indicato come « futuro presidente » dopo che il golpe fosse riuscito. Quel dicembre del 2001, i dirigenti dell'industria petrolifera guidarono uno sciopero e chiesero le dimissioni di Chavez. Il loro furore iniziò a crescere agli inizi del 2002 e per marzo gli scioperi e le proteste contro il presidente Chavez erano un evento quasi quotidiano. Il NED quadruplicò il finanziamento ai gruppi venezuelani, come la Fedecamaras e la federazione sindacale CTV, assieme ad una serie di ONG che complottavano per la rimozione di Chavez. Un cablogramma del Dipartimento di Stato della prima settimana di marzo del 2002 asseriva che « E' andato a posto un altro pezzo » e lodava gli sforzi dell'opposizione per creare finalmente un piano per un governo di transizione: « Con molta fanfara, i grandi e buoni venezuelani si sono riuniti il 5 marzo all'Auditorium Esmeralda di Caracas per ascoltare i rappresentanti della Confederazione dei Lavoratori Venezuelani (CTV), della Federazione delle Camere di Commercio (Fedecamaras) e della Chiesa Cattolica presentare le loro 'Basi per un Accordo Democratico', dieci principi sui quali guidare un governo di transizione ». Subito dopo, l'11 marzo 2002, un memoriale top secret della Central Intelligence Agency (CIA), parzialmente declassificata da Jeremy Bigwood ed Eva Golinger attraverso delle indagini utilizzando il Freedom of Information Act (FOIA), rivelava il complotto per un colpo di stato in preparazione in Venezuela. « L'opposizione deve ancora organizzarsi in un fronte unito. Se la situazione si deteriora ulteriormente e le dimostrazioni diventano ancora più violente...i militari potrebbero muoversi per rovesciarlo ».
Ancora un altro memoriale top secret della CIA del 6 aprile 2007,
appena cinque giorni prima del golpe, tratteggiava i piani
dettagliati di come si sarebbero snodati gli eventi.
«
Maturano le condizioni per il tentativo di colpo di stato...Fazioni
militari dissidenti, compresi alcuni ufficiali superiori scontenti
ed un gruppo di ufficiali inferiori radicali, stanno aumentando gli
sforzi per organizzare un colpo di stato contro il presidente Chavez,
forse presto questo mese...Il livello di dettaglio nei piani
riportati..prende di mira per l'arresto Chavez e 10 altri funzionari
superiori...Per provocare l'azione militare, i congiurati potrebbero
tentare di sfruttare la tensione che deriva dalle dimostrazioni
dell'opposizione fissate già questo mese...
». L'11 aprile 2002 i giornali nazionali in Venezuela intitolavano che « La battaglia finale sarà a Miraflores », il palazzo presidenziale venezuelano, accennando al fatto che i media sapevano che il golpe era in preparazione. Quell'11 aprile, iniziò un raduno al quartier generale della PDVSA a Caracas orientale. Il raduno si trasformò in una marcia di diverse centinaia di migliaia di persone che protestavano contro il presidente Chavez e chiedevano violentemente la sua rimozione. Quelli che guidavano il raduno, i presidenti di CTV, Fedecamaras e diversi ufficiali di alto grado che proprio il giorno prima avevano dichiarato la ribellione, diressero i manifestanti verso il palazzo presidenziale, nonostante non avessero l'autorizzazione per l'itinerario. Nel frattempo, al di fuori del palazzo presidenziale, i sostenitori di Chavez si erano concentrati per appoggiare il loro presidente e per proteggere l'area dai violenti dimostranti d'opposizione per strada. Ma prima che la marcia dell'opposizione raggiungesse addirittura il palazzo o l'area vicina al raduno pro-Chavez, furono sparati dei colpi e cominciò a versarsi del sangue in entrambe le dimostrazioni pro- ed anti-Chavez. Sugli edifici del centro di Caracas erano stati piazzati strategicamente dei tiratori scelti che avevano aperto il fuoco sulla gente di sotto. I sostenitori di Chavez sul ponte a destra accanto al palazzo, Puente Llaguno, ritornarono il fuoco sui cecchini e sulle forze della polizia metropolitana che stavano sparando loro. Una squadra di cameraman di Venevision, posizionata vicino al raduno pro-Chavez, prese delle immagini dello scontro a fuoco e ritornò rapidamente in studio per montare il materiale e produrre una storia da ultime notizie che mostrava i sostenitori pro-Chavez che sparavano con una voce fuori campo che affermava che stavano sparando contro dei « pacifici manifestanti dell'opposizione ». Le immagini vennero rapidamente riprodotte e replicate ripetutamente alla televisione nazionale venezuelana per giustificare le richieste di rimozione di Chavez. Più tardi le immagini manipolate furono mostrate in tutto il mondo ed usate per incolpare il presidente Chavez delle dozzine di morti che avvennero quell'11 aprile 2002. La verità non venne fuori finché le acque non si calmarono ed il colpo di stato venne sconfitto. Alla squadra della televisione era stato detto di prendere il filmato e di manipolarlo, dietro ordini diretti di Gustavo Cisneros, proprietario di Venevision e di una molteplicità di altre conglomerate e società di media ed anche l'uomo più ricco del Venezuela.
L'alto comando militare si diresse al
presidente Chavez e lo arrestò. Fu portato in una base militare su
un'isola al largo delle coste del Venezuela, dove doveva essere
assassinato o mandato a Cuba. Nel frattempo,
« l'uomo giusto al momento giusto
» in Venezuela, Pedro Carmona -
designato da
Washington,
prestava giuramento come presidente il 12 aprile 2002 e procedeva a
leggere un decreto che dissolveva tutte le istituzioni democratiche
del Venezuela. Mentre il popolo venezuelano si svegliava con le reti televisive che reclamavano « Buon giorno Venezuela, abbiamo un nuovo presidente » ed applaudivano al violento golpe che era avvenuto un giorno prima, la resistenza cominciava a crescere. Una volta che il « Decreto Carmona » fu emanato, i venezuelani vedevano diventare veri i loro peggiori timori – il ritorno ai governi repressivi del passato che escludevano e maltrattavano la maggioranza della popolazione del paese. E Chavez era assente, nessuno sapeva dove fosse. Tra il 12 ed il 13 aprile, i venezuelani ad uscire in massa nelle strade di Caracas, chiedendo il ritorno del presidente Chavez e la cacciata dei capi del colpo di stato. Nel frattempo, l'amministrazione Bush aveva già emesso una dichiarazione che riconosceva il governo golpista e chiedeva agli altri paesi di fare lo stesso. Ma la resistenza al colpo di stato cresceva di milioni di persone, che inondavano le aree circostanti il palazzo presidenziale e la guardia presidenziale, ancora leale a Chavez, si mosse per riprendere il palazzo. La notizia della resistenza raggiunse le caserme dei militari per tutto il paese ed una a Maracaibo, fuori Caracas, agì rapidamente per localizzare e liberare Chavez e farlo tornare al palazzo presidenziale. Entro le prime ore del mattino del 14 aprile Chavez era tornato, riportato dalla volontà e dalla potenza del popolo venezuelano e delle forze armate leali.
Postato da Eva
Golinger
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