Chi e cosa c’è dietro la retata?

Una analisi personale

di Simone Falanca

 

 

L’ordine di arresto per cospirazione politica al fine di turbare l'esercizio di governo e sovvertire violentemente l'ordine economico ha un qualcosa di tristemente sudamericano, rievoca le stagioni dei colonnelli e degli stadi usati come caserma-lager. Soprattutto perchè gli arrestati sono dei ragazzi che non hanno fatto nulla per nascondere le proprie azioni “sovversive”di disobbedienza nei confronti di decisoni prese da organismi dello stato o del governo. L’accusa di sovversione per intralciare l’esercizio del governo fa rabbrivvidire letteralmente. Cosa dovremmo fare? Non è più un nostro diritto dissentire e far sentire la propria voce nella dialettica politica?

Come già è stato detto la retata del 15 novembre ha avuto due finalità. Distogliere i media e quindi l’opinione pubblica dai disordini degli operai della Fiat di Termini Imerese, dal dibattito sulla guerra all’Iraq, dall’esplosione del debito pubblico di quest’ultimo anno e la relativa crisi economica che si somma a quella già creata dalla recente finanziaria. L’altra finalità è stata quella di provocare il Movimento dei movimenti. Troppo pacifismo a Firenze nel Social Forum europeo, troppe marcie senza scontri, troppi dibattiti. Che fine hanno fatto i black block?
Una retata come quella del 15 novembre non nasce estemporaneamente dal nulla. Qualcuno l’ha studiata, l’ha appoggiata e infine gli ha dato il via libera. Secondo i giornali, i no-global arrestati erano pedinati e intercettati da due anni, e in questi due anni di controlli il massimo che hanno trovato è stata una frase in cui si parlava di “alcuni mc donald’s da fare”. A quei giovani dovrebbero dargli un premio. Se allora la Digos sapesse quello che dico io al cellulare o per posta mi dovrebbero mandare alla sedia elettrica o lasciarmi processare dalla Sacra Inquisizione. Come è facile prevedere, gli inquirenti titolari di questa inchiesta immaginavano il polverone che avrebbero sollevato con la retata, e un’azione repressiva di queste proporzioni e con tali accuse non la si conduce solo per contingenti vanità, la si studia e si aspetta l’approvazione giusta, quella defintiva per portarla a termine. È evidente che essi si sentissero con le spalle coperte.

L’Ok probabilmente è arrivato dall’alto, potrebbe essere stato il Viminale stesso del neoministro Pisanu, uno che di ordine pubblico ha studiato dal corregionale e amico Cossiga. Per esperienza personale ritengo che la finalità ultima di questa azione di polizia giudiziaria (con non pochi importanti risvolti politici) sia stata quella di sondare il terreno. Il governo voleva in pratica sondare le reazioni dell’opinione pubblica e dei media su un argomento che gli sta molto a cuore, quello dell’eliminazione del dissenso. I tentativi in questi ultimi due anni sono stati parecchi a riguardo. Da un giorno all’altro sono rinate le Brigate Rosse, che uccidono, mettono bombe al Viminale (passando dove le telecamere non possono riprenderli perché sanno dove sono nascoste…), a Genova per il G8 sono arrivati fantomatici Black Block che poi subito dopo sono riscomparsi con il loro carico di misteri e dubbi. È stato ucciso un perito informatico che era risalito al computer che aveva mandato la rivendicazione delle “rinate” Br, anche se l’ex ministro Scajola con buon fegato aveva avvalorato la tesi che Landi si fosse davvero impiccato nella maniglia della porta del bagno (fisicamente impossibile).
Ogni scusa diventava buona per fare quadrato in un clima di tensione e tentare di eliminare lo spazio per il dissenso democratico, soprattutto in questione economiche e di politica interna.

La motivazione di arresto per sovvertire l’ordine economico è poi francamente ridicola. È stato proprio questo particolare che ha mostrato la vera origine, politico-economica, della retata del 15. Si parte dall’assunzione di fatto che il neoliberismo sia il destino del mondo, sia l’unico ordine economico possibile consentito. Se un tempo le riforme in materia di politica di mercato o economica venivano dibattute e decise dal parlamento ora sono dettate e garantite dai giudici di Cosenza. “Grottesco” è l’unico termine che mi aiuta a descrivere la situazione.

Il Movimento è comunque salvo. La reazione indignata dell’opinione pubblica è stata notevole e la rete che collega movimenti no global e centri sociali e altre realtà poliche si è dimostrata forte e resistente. L’unica cosa su cui bisogna riflettere è se sia il caso che i “duri e puri” del movimento ne debbano approfittare della situazione per attaccare i girotondi o girotondini “colpevoli di aver difeso in questi mesi la giustizia e i magistrati”. A queste accuse basse e meschine non ci sto. La battaglia contro il governo Berlusconi-Fini-Bossi passa attraverso la lotta sociale e politica che deve coinvolgere tutte le forze democratiche del paese. La lotta per la difesa dei magistarti e della giustizia è una lotta sacrosanta. Accusarci reciprocamente nei momenti di difficoltà è roba da malati di mente o di chi aspira a essere all’opposizione per tutta la vita. Io nel fare questo favore a Berlusconi non ci sto.

17.11.2002.
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