
Chi e cosa c’è dietro la retata?
Una analisi personale
|
L’ordine di arresto per cospirazione politica al fine di turbare l'esercizio di governo e sovvertire violentemente l'ordine economico ha un qualcosa di tristemente sudamericano, rievoca le stagioni dei colonnelli e degli stadi usati come caserma-lager. Soprattutto perchè gli arrestati sono dei ragazzi che non hanno fatto nulla per nascondere le proprie azioni “sovversive”di disobbedienza nei confronti di decisoni prese da organismi dello stato o del governo. L’accusa di sovversione per intralciare l’esercizio del governo fa rabbrivvidire letteralmente. Cosa dovremmo fare? Non è più un nostro diritto dissentire e far sentire la propria voce nella dialettica politica?
Come già è stato detto la retata del 15 novembre ha avuto due finalità.
Distogliere i media e quindi l’opinione pubblica dai disordini degli
operai della Fiat di Termini Imerese, dal dibattito sulla guerra all’Iraq,
dall’esplosione del debito pubblico di quest’ultimo anno e la relativa
crisi economica che si somma a quella già creata dalla recente
finanziaria. L’altra finalità è stata quella di provocare il Movimento dei
movimenti. Troppo pacifismo a Firenze nel Social Forum europeo, troppe
marcie senza scontri, troppi dibattiti. Che fine hanno fatto i black
block? La motivazione di arresto per sovvertire l’ordine economico è poi francamente ridicola. È stato proprio questo particolare che ha mostrato la vera origine, politico-economica, della retata del 15. Si parte dall’assunzione di fatto che il neoliberismo sia il destino del mondo, sia l’unico ordine economico possibile consentito. Se un tempo le riforme in materia di politica di mercato o economica venivano dibattute e decise dal parlamento ora sono dettate e garantite dai giudici di Cosenza. “Grottesco” è l’unico termine che mi aiuta a descrivere la situazione. Il Movimento è comunque salvo. La reazione indignata dell’opinione pubblica è stata notevole e la rete che collega movimenti no global e centri sociali e altre realtà poliche si è dimostrata forte e resistente. L’unica cosa su cui bisogna riflettere è se sia il caso che i “duri e puri” del movimento ne debbano approfittare della situazione per attaccare i girotondi o girotondini “colpevoli di aver difeso in questi mesi la giustizia e i magistrati”. A queste accuse basse e meschine non ci sto. La battaglia contro il governo Berlusconi-Fini-Bossi passa attraverso la lotta sociale e politica che deve coinvolgere tutte le forze democratiche del paese. La lotta per la difesa dei magistarti e della giustizia è una lotta sacrosanta. Accusarci reciprocamente nei momenti di difficoltà è roba da malati di mente o di chi aspira a essere all’opposizione per tutta la vita. Io nel fare questo favore a Berlusconi non ci sto.
17.11.2002.
|