Cibo, carburanti e la crescente crisi

della globalizzazione capitalista

di Abayomi Azikiwe
Direttore, Pan-African News Wire

8 giugno 2008

Negli ultimi diversi mesi il mondo ha sperimentato rapidi incrementi nel prezzo di entrambe carburante e cibo. Negli USA gli automobilisti pagano più di $4 al gallone di benzina mentre spendono maggiori percentuali dei loro redditi familiari per il consumo di alimentari come pure dei bisogni energetici come i costi del riscaldamento e dell'elettricità.

La risposta del governo federale è stata soprattutto di evitare qualsiasi attenzione diretta a questi crescenti problemi e di annunciare un cosiddetto pacchetto di stimolo economico che, attraverso qualche forma di pia illusione, hanno raccontato ai lavoratori che un assegno di diversi declinanti dollari avrà un notevole impatto positivo sulla sofferente economia della nazione.

Comunque, l'attuale punta nei prezzi del carburante e del cibo negli USA ha luogo tra altri importanti sviluppi politici ed economici, compreso il maggiore tasso di sequestri di abitazioni dalla Grande Depressione ed i sempre crescenti bilanci militari annuali per finanziare le continue occupazioni di Iraq ed Afghanistan come pure altre avventure in Somalia e Colombia. Altre politiche attuate dall'amministrazione Bush e dal Congresso hanno portato ad enormi trasferimenti di ricchezza dalla classe lavoratrice e dalle famiglie povere ai ricchi attraverso tagli fiscali e tagli massicci nei programmi pubblici e sociali del paese.

Allo stesso tempo, viene posta ulteriore pressione sui lavoratori dovunque in vasti settori dell'economia. Nell'industria automobilistica, la crisi di sovrapproduzione ed il potere di spesa declinante delle famiglie hanno provocato ribassi significativi dei salari per lavoratori della produzione, dipendenti stipendiati e, con maggiore importanza, il licenziamento di decine di migliaia di dipendenti.

Un recente sciopero alla American Axle, dove i membri dello UAW hanno tentato di arrestare una riduzione del 50% delle loro paghe e l'eliminazione di importanti elementi dei loro pacchetti di assistenza, è risultato in una accordo che ridurrà ulteriormente gli standard di vita, non soltanto per coloro che lavorano nell'industria dell'auto ma per tutti.

E' stato già annunciato che 19.000 lavoratori presto lasceranno la General Motors attraverso acquisizioni e piani pensionamento. Nonostante questa riduzione della forza lavoro alla GM, la società vuole eliminare persino più lavoratori per tagliare i costi e creare spazio per assumere nuovo lavoratori a salari e benefici molto più bassi. L'avere il lavoratori realizzare gli stessi compiti a salari più bassi giova solamente ai padroni nella loro sempre maggiore sete di più elevati margini di profitto. Queste politiche aziendali, che sono ora in pratica da oltre due decenni, ostacolano ulteriormente la capacità delle famiglie di lavoratori di sopravvivere tra pressioni inflazionistiche e crescenti costi per l'assistenza sanitaria.

Le risposte su scala mondiale della massa alle crisi dei prezzi dei carburanti e del cibo

Durante i mesi di aprile e maggio, la gente in Africa, nei Caraibi ed in Europa ha tenuto dimostrazioni di massa e scioperi per protestare i costi crescenti dei carburanti e del cibo. Le più militanti di queste azioni in Europa sono avvenute in Francia, Portogallo e Spagna, dove pescatori e camionisti hanno scioperato in risposta ai prezzi in aumento del carburante ed alla stagnazione del prezzo nell'industria della pesca.

In Francia, con la sua amministrazione pro USA del Presidente Nicolas Sarkozy, i lavoratori sono impegnati in azioni ora da diverse settimane. Pescatori da Francia, Spagna ed Italia si incontrano a Parigi per predisporre strategie a lungo termine per rispondere all'attuale crisi. I pescatori chiedono assistenza diretta e sussidi per alleviare l'impatto dei crescenti prezzi del carburante e dei prezzi stagnanti dei loro prodotti. La Commissione Europea ha pubblicato un annuncio dicendo che eserciterà qualche flessibilità ma ha escluso di concedere sovvenzioni ai pescatori.

Migliaia di pescatori hanno marciato a Madrid, Spagna, fino al Ministero dell'Agricoltura chiedendo l'intervento del governo. Hanno distribuito 20 tonnellate di pesce per dimostrare la difficile situazione della loro industria. I pescatori hanno fatto scoppiare petardi e suonato fischietti per attrarre l'attenzione del pubblico e dei funzionari governativi.

Uno striscione tenuto dai dimostranti dichiarava che "Gasolio alle stelle più pesce a buon mercato uguale rovina per i pescatori". Un altro rimproverava il Primo Ministro José Luis Rodríguez Zapatero: “Ci stai mandando al cimitero".

A Barcellona un leader sindacale ha detto che l'intera industria della pesca era bloccata. I leader sindacali hanno detto che potrebbero seguire seguire l'esempio dei lavoratori francesi bloccando i porti, impedendo a tutte le merci di entrare nel paese.

In Francia il governo ha offerto 100 milioni di euro come incentivo ai pescatori per ritornare al lavoro. Il 29 maggio la polizia francese ha sfondato il blocco dei lavoratori e sgombrato i depositi di petrolio del mediterraneo di Fos-sur-Mer e Lavera ed una raffineria della Total nel sud a La Mede.

Secondo la BBC: "Nello stesso giorno la polizia si è scontrata con i pescatori che bruciavano pneumatici nel porto atlantico di Lorient, mentre centinaia protestavano a Quimper, Bretagna. Venerdì [30 maggio], i manifestanti hanno bloccato il porto sul Canale di Le Havre”.

La BBC riferisce anche: "Anche centinaia di agricoltori bloccano i terminali petroliferi vicino alle città di Digione e Tolosa. In Italia, ci si aspetta che scioperino almeno 5.000 pescatori, dice la Federcoopesca, il principale sindacato. I governo ha già rifiutato aiuti di emergenza all'industria".

Nelle cosiddette regioni in via di sviluppo dell'Africa e dei Caraibi i problemi di prezzi crescenti dei carburanti e del cibo hanno causato crescenti tensioni politiche. In aprile gli haitiani hanno risposto ai prezzi del cibo in aumento con delle rivolte.

In Somalia, che vive sotto l'occupazione etiopica appoggiata dagli USA, gli sforzi della resistenza si sono intensificati all'inizio di maggio quando donne e giovani sono scesi in strada per esprimere il loro risentimento per il peggioramento della situazione umanitaria prodotto dagli imperativi della politica estera di Washington nella regione.

La valuta locale in Somalia è praticamente senza valore, lasciando la gente senza la capacità di acquistare cibo ed altre merci essenziali per le loro famiglie.

Hanno avuto luogo delle manifestazioni anche in Burkina Faso ed in Senegal in Africa occidentale. Queste due ex colonie francesi hanno sofferto sotto l'urto della globalizzazione e delle politiche neoliberiste. Le loro valute sono in declino ed i crescenti tassi per il servizio del debito ostacolano la loro capacità di fornire servizi alla popolazione.

Il rapporto della FAO predice che i prezzi rimarranno alti

Un recente rapporto pubblicato dalla Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e dalla Organizzazione per il Cibo e l'Agricoltura (FAO), due agenzie delle Nazioni Unite, hanno previsto che tra il 2008 ed il 2017 i prezzi del cibo si stabilizzeranno dopo incrementi a breve termine. Tuttavia, questa pretesa stabilizzazione dei prezzi del cibo sarà ad un livello più elevato.

La "Prospettiva agricola 2008-2017 OCSE-FAO" afferma: "I prezzi di riferimento mondiali in termini nominali per quasi tutti i prodotti agricoli trattati in questo rapporto sono a o sopra precedenti livelli record. Questo non durerà ed i prezzi crolleranno gradualmente a causa della natura transitoria di alcuni dei fattori che stanno dietro alle recenti impennate.

"Ma vi è una valida ragione per credere che ora vi sono anche fattori permanenti che consolidano i prezzi che funzioneranno per mantenerli a livelli medi più alti che in passato e per ridurre il declino a lungo termine in termini reali. Sia transitoria che permanente, una appropriata azione politica per lo sviluppo agricolo e per affrontare i bisogni degli affamati e dei poveri necessita di tenere conto di entrambe queste caratteristiche".

Il rapporto prende in considerazione alcune delle mutevoli caratteristiche dell'economia globale ed il loro impatto sui crescenti prezzi del cibo e sulla sorgente insicurezza alimentare nel mondo sviluppato. Questa insicurezza alimentare è diventata anche più acuta negli USA con la sempre più intensa crisi economica, illustrata dall'aumento della disoccupazione e della sottoccupazione, dei licenziamenti, dei crescenti prezzi dei carburanti e dell'energia e dal declino del valore reale del dollaro USA.

Il rapporto Prospettiva OCSE-FAO "è stato preparato in un ambiente caratterizzato dall'ingrandita instabilità dei mercati finanziari, più elevata inflazione del prezzo del cibo, segni di indebolita crescita economica globale e preoccupazioni di insicurezza alimentare. Sebbene le proiezioni per i mercati dei prodotti agricoli siano sempre state soggette a numerose incertezze, queste hanno assunto più importanza nell'edizione di questo anno".

La FAO ha convocato una conferenza internazionale a Roma il 3 giugno per discutere la crescente crisi internazionale nella sicurezza alimentare. Secondo un rapporto della BBC sulla conferenza: "L'ospite della conferenza di Roma—l'Organizzazione per il Cibo e l'Agricoltura (FAO) dell'ONU—ha avvisato i paesi industrializzati che se non aumentano i raccolti, eliminano le barriere e spostano il cibo dove è più necessario, potrebbe risultare una catastrofe globale".

Può accadere qui? Implicazioni per gli USA

Negli USA vi è stato un aumento significativo non soltanto nel prezzo degli alimentari e degli altri beni e servizi essenziali, ma l'impatto di questi incrementi ha avuto effetti dannosi sulle famiglie dei lavoratori e sui poveri. Ciò è chiaramente collegato alla crisi che fronteggiano i camionisti e gli altri lavoratori e reti dei trasporti a causa dell'acuto innalzamento dei prezzi del gasolio.

Negli USA i camionisti hanno reclamato e hanno organizzato proteste limitate contro i crescenti prezzi del carburante. Nondimeno il prezzo del carburante continua ad aumentare senza che venga proposto o offerto nessun aiuto al pubblico mirato ad abbassare i prezzi della benzina. E' ovvio che l'amministrazione Bush non è interessata a porre alcuna restrizione sulle azioni delle società petrolifere multinazionali, che, in mezzo ad una crescente depressione economica, hanno mietuto profitti record nell'ultimo anno. L'unica soluzione proposta da parte dei politici pro società petrolifere è di aprire alla trivellazione maggiori sezioni del paese.

Questi profitti petroliferi non vengono rincanalati nel settore statale per bilanciare l'impatto negativo che gli aumenti dei prezzi hanno sulla classe lavoratrice e sui poveri. Di conseguenza, a meno che intervenga il popolo, in un prossimo futuro vi sarà altro dello stesso.

Gli attivisti e gli organizzatori negli Stati Uniti hanno bisogno di prestare maggiore attenzione all'impatto dei crescenti prezzi dei carburanti e conseguentemente degli alimentari. Con problemi sempre maggiori che sono di fronte in particolare ai camionisti, ciò potrebbe seriamente urtare la capacità di questi autisti di portare gli alimentari nei magazzini per tutto il paese. I prezzi potrebbero andare alle stelle e la crisi potrebbe anche portare a crisi alimentari.

Come potrebbero gli attivisti organizzarsi intorno ad una crisi simile? E' appropriato proclamare che la gente ha il diritto all'energia ed al cibo ed ideare un programma di richieste per assistere la gente nel lottare per questi diritti.

Comunque, nel lungo termine questo problema può essere risolto solamente con la nazionalizzazione dell'industria petrolifera negli Stati Uniti in base ad un sistema economico socialista. Attraverso la nazionalizzazione sotto il socialismo, il prezzo dei prodotti petroliferi sarebbe controllato per l'uso ed il consumo interni. L'utilizzo dei prodotti petroliferi nelle aree agricole, di fabbricazione di merci e del trasporto sarebbe effettuato più efficientemente ed il surplus dalle vendite di questi prodotti e servizi potrebbe essere reinvestito in fonti di energia alternative, favorevoli per l'ambiente.

In aggiunta, un serio programma nazionale mirante a sviluppare un sistema di trasporti pubblici completo non soltanto preserverebbe il petrolio ma risparmierebbe pure importi significativi di denaro per le famiglie ed allo stesso tempo toglierebbe una spaventosa pressione  dai decadimenti ambientali che sono il risultato di metodi antiquati di produzione ed utilizzo dell'energia.

Queste questioni ed esigenze devono essere sollevate dalle organizzazioni popolari dal momento che l'attuale amministrazione e anche la maggior parte della gente nel Congresso USA, come pure i governi statali e locali, sono obbligati verso gli interessi del petrolio e dell'energia. Il fatto che il popolo possa sollevare queste richieste inasprirebbe il livello delle contraddizioni tra le società multinazionali ed i vari livelli di governo da una parte e gli interessi del popolo dall'altra e di conseguenza intensificare la lotta di classe all'interno degli USA.

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