Il capitalismo genera guerra e depressione
9 ottobre 2008
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Di seguito vi è un estratto dell'introduzione al libro di Fred Goldstein di prossima pubblicazione "Il capitalismo dei bassi salari" che sarà pubblicato da World View Forum. |
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La crisi dentro la crisi Mentre la crisi monta, i politici e gli esperti cominceranno ad accusare, con l'intenzione di calmare la rabbia delle masse. L'opinione ufficiale da la colpa della situazione all'avidità ed alla mancanza di regolamentazione. Dobbiamo riconoscerlo, i banchieri di Wall Street sono voraci ed ingordi. Ed è ovvio che la distruzione delle restrizioni regolamentari al capitale finanziario hanno spalancato la porta ad una intensificazione del gioco d'azzardo ed alla speculazione—alla economia da "casinò". Questa deregolamentazione è iniziata con l'amministrazione Reagan, ha superato una pietra miliare con l'amministrazione Clinton con l'abrogazione della Legge Glass-Steagall dell'epoca della Depressione ed è continuata con l'attuale amministrazione Bush. Alan Greenspan, ex capo del Federal Reserve System, è stato al comando di gran parte di questa deregolamentazione durante il suo regno di 19 anni, al 1987 al 2006. Ma affermare che la deregolamentazione è la causa degli eccessi capitalisti è come mettere il carro davanti ai buoi. E' lo stesso irrefrenabile desiderio capitalista per il profitto che porta ai suoi eccessi. Questi eccessi, come la sfrenata speculazione in azioni e contratti terrieri che aprì la strada al crollo del mercato nel 1929, portò alle disposizioni dell'era del New Deal ponendo restrizioni ai finanzieri—ma solamente dopo che il cavallo speculativo era fuori dalla stalla e milioni erano stati rovinati. Il bisogno di capitale da impegnare nella speculazione che gradualmente si accumula risulta inevitabilmente nella distruzione delle restrizioni regolamentari. Il sistema stesso crea capitale monetario in eccesso e lo spinge sempre più verso la speculazione finanziaria e l'investimento in ricchezza di carta che non ha nessuna relazione con il sottostante valore. Il fatto è che i banchieri ed i ricchi in generale negli ultimi tre decenni hanno incrementato immensamente le loro fortune. La disuguaglianza di reddito negli USA è diventata tristemente nota in tutto il mondo. Per esempio, nel 1976 l'1% più ricco delle famiglie riceveva l'8,9% del reddito totale. Nel 2005 l'1% più ricco riceveva il 21,8%—la più alta percentuale di reddito totale delle famiglie dal 1928, l'anno prima che crollasse la borsa. (Inequality.org) Dal 2000 al 2007 i 400 individui più ricchi degli USA hanno ottenuto un incremento nella loro ricchezza di $670 miliardi e possedevano $1,5 trilioni. Mentre l'1% più ricco delle famiglie guadagna più del 50% più povero, posseggono più del 90% della ricchezza. (Cifre dal discorso del Sen. Bernie Sanders contro il salvataggio bancario). Questi sono numeri veramente sconcertanti e hanno profonde implicazioni per il sistema del profitto. La classe lavoratrice produce tutta la ricchezza, tutto il valore nella società. La lotta di classe è veramente una lotta su quale classe riceverà una quota maggiore o minore del surplus sociale creato dal lavoro. Se i padroni ottengono di più, i lavoratori ottengono di meno e vice versa. Questo è ciò che rende irriconcialibili gli antagonismi di classe. Affermare che vi è crescente disuguaglianza di reddito negli USA è veramente una maniera camuffata per dire che vi è stata un'ampia ridistribuzione del surplus sociale a favore della classe capitalista ed a detrimento della classe lavoratrice. I padroni ed i banchieri hanno preso una parte relativa sempre maggiore e la classe lavoratrice ha ricevuto in corrispondenza una parte sempre minore. Comunque, il tasso al quale i possessori di capitale hanno accumulato questa ricchezza eccede il tasso al quale può essere reinvestito con profitto in capitale produttivo. La rivoluzione scientifico-tecnologica ha reso le imprese sempre più produttive. I lavoratori producono più beni e servizi in meno tempo con ogni nuovo avanzamento nella tecnologia. Inoltre, l'anarchia della produzione—cioè la natura casuale e competitiva della produzione capitalista—costringe ogni capitalista a raggrupparsi in cerca di quote di mercato sempre maggiori nel perseguimento del profitto, fino al punto che collettivamente producono un eccesso di merci nel mercato e non possono più venderle per un profitto. Questa è una caratteristica fondamentale del capitalismo e non può essere eliminata. E dopo che i ricchi hanno speso miliardi in yacht, jet, palazzi, domestici ed ogni forma di osceno lusso, hanno ancora centinaia di miliardi di capitale monetario rimasto. E, come ha dimostrato Karl Marx, il capitale non può riposare, non può rimanere inattivo. Per esempio, le due maggiori società industriali degli USA—General Electric e General Motors—hanno entrambe enormi suddivisioni finanziarie. La GE investe miliardi di profitti nella GE Capital, che investe decine di miliardi in prestiti ovunque. Il braccio finanziario della GM è GMAC. (Nel 2008, per trovare capitale, ha venduto il 51% della GMAC a Cerberus, una società di investimenti privata). Mentre la GM ha ridotto le dimensioni della sua produzione e costretto una gran parte della forza lavoro a comprare azioni, la società ha ampliato l'attività di prestito. Lo stesso dicasi per Ford, Chrysler ed altri giganti industriali. Invece di investire il surplus di capitale nelle loro società, lo utilizzano per fare prestiti. Il collasso del boom delle abitazioni nell'agosto del 2007, seguito dallo scompiglio nei mercati dei capitali, è stata soltanto l'ultima di una serie di crisi capitaliste. Durante l'amministrazione Reagan, una grave recessione nel 1982 e nel 1983 mandò la disoccupazione sopra l'11%. La classe capitalista utilizzò l'opportunità per iniziare la ristrutturazione tecnologica dell'industria, che portò alla perdita del posto di lavoro milioni di lavoratori ad alta paga. Quindi Reagan stimolò l'economia con $2 trilioni di spese militari, utilizzando la propaganda della Guerra Fredda per giustificare questo enorme trasferimento al complesso militare-industriale. L'economia si espanse e la borsa si impennò ancora—fino a che crollò nell'ottobre del 1987 con perdite record. Furono cancellati trilioni di dollari di ricchezza di carta. Fu impedito il crollo economico soltanto quando Alan Greenspan, che nell'agosto del 1987 venne nominato capo della Federal Reserve, riversò nel sistema finanziario decine di miliardi di dollari per sostenere le banche ed il mercato azionario sulla base di un'emergenza. Questo salvataggio di emergenza dell'economia durò soltanto fino al 1991, quando vi fu un'altra recessione. Comunque, il crollo dell'URSS, anche esso nel 1991, stimolò un decennio di espansione capitalista. Il capitale sommerse l'ex Unione Sovietica, l'Europa orientale, l'India ed altri posti. Il cambiamento favorevole del rendimento economico accelerò alla metà degli anni '90 con lo sviluppo di Internet e delle connesse tecnologie. Dal 1995 al 2000, i capitalisti di ventura, che in realtà erano di copertura alle grandi banche, investirono miliardi di dollari in capitale speculativo nelle società tecnologiche. Venivano create nuove società su base giornaliera. La borsa si impennò, creando la cosiddetta bolla delle "dot-com"—finché la sovrapproduzione di tecnologia portò ad un altro crollo, che iniziò nel marzo del 2000. Da quel momento fino all'ottobre del 2002, $5 trilioni di ricchezza di carta furono eliminati e si sviluppò simultaneamente una depressione economica. Nei 110 anni sin dalla guerra di conquista ispano-americana, il capitalismo imperialista ha portato ad un ciclo infinito di guerre, recessioni, depressioni ed altre guerre. Dopo ogni depressione economica, per rianimarsi il sistema ha dovuto ricorrere all'espansione militare ed alla manipolazione finanziaria. Durante la depressione degli anni '30, Franklin D. Roosevelt cercò di far funzionare l'economia con la Works Project Administration e permettendo che i salari dei lavoratori salissero. Ma per il 1937-1938, dopo un piccolo rialzo, vi fu una seconda depressione. Soltanto i preparativi per la II Guerra Mondiale e la conquista nel Pacifico ed in Europa rianimarono l'economia degli USA. Per tutto l'intero periodo della Guerra Fredda, il capitalismo USA è stato dipendente dalla spesa militare per far continuare a funzionare l'economia. La crescita del complesso militare-industriale, con la sua ragnatela di appaltatori primari e decine di migliaia di subappaltatori che prosperano sugli stanziamenti del Pentagono per la guerra e per l'esportazione di armi, è stato il mezzo principale per impedire all'economia capitalista di affondare nella stagnazione e nella depressione. Questa storia illustra che, dalla svolta del ventesimo secolo, il capitalismo, per sorreggersi, ha dovuto far ricorso a misure artificiali che si portano dietro il disastro, sotto forma di guerra, di depressione o di entrambe. 3 ottobre 2008
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