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Il crollo capitalista e la spinta alla guerra

6 settembre 2014

 

L'aspetto più evidente della riunione del consiglio di governo della Banca Centrale Europea (BCE) di questa settimana non sono state le decisioni, per quanto fossero significative, che ha preso per ridurre ulteriormente i tassi d'interesse ufficiali e per iniziare l'acquisto di titoli con garanzia collaterale (ABS)

Piuttosto, è stato il profondo senso di malessere che rimaneva sospeso sulla riunione mentre i poteri forti finanziari affrontavano il fatto che, sei anni dopo il crollo del sistema finanziaria globale nel 2008, non soltanto non siano affatto più vicini a trovare una serie di politiche per determinare la "ripresa" economica, ma che la situazione sta peggiorando.

Con la produzione nella zona euro ancora sotto il livello del 2007, la triste prospettiva era riflessa nelle osservazioni del presidente della BCE Mario Draghi. Si è riferito a "rischi di caduta negativa", "una perdita di impeto della crescita ciclica" ed una "mancanza di fiducia nel futuro". Come per sottolineare questi commenti, un rapporto pubblicato il giorno seguente ha rivelato che nel secondo trimestre nell'area euro gli investimenti erano diminuiti.

Le tendenze negative nell'economia europea sono soltanto l'espressione più vivida degli sviluppi globali. In Giappone, la terza maggiore economia nazionale mondiale, la “Abenomics”, che si presumeva avere fornito una spinta verso l'alto attraverso un piano di stimolo fiscale e monetario, è riconosciuta ampiamente essere "rimasta a corto di energia".

La Cina, la seconda maggiore economia mondiale, viene detto si stia "disfacendo" mentre montano le preoccupazioni sull'instabilità del sistema finanziario, tra cadute nel mercato degli immobili e degli investimenti immobiliari, che hanno procurato gran parte dell'espansione economica dopo il 2008.

Il fatto che l'economia degli Stati Uniti, dove la crescita economica è stata soltanto dell'1% complessivo per tutta la prima metà di questo anno, siano considerati un "punto luminoso" è indicativo del peggioramento delle prospettive economiche globali.

Questi fatti e cifre chiariscono che il crollo finanziario di settembre-ottobre 2008 non è stato un evento congiunturale, ma l'inizio di quello che è diventato un disastro in corso.

La portata del crollo è stata rivelata nelle prove presentate il 22 agosto in una udienza di tribunale degli USA. In un documento depositato presso la Corte Federale dei Reclami, Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve durante l'apice della crisi, ha dichiarato: "Settembre ed ottobre 2008 è stata la peggiore crisi finanziaria della storia globale, inclusa la Grande Depressione. Delle 13 più importanti istituzioni finanziarie degli Stati Uniti, 12 erano a rischio di fallimento entro un periodo di una settimana o due".

Le conseguenze di vasta portata del crollo si possono vedere in ogni aspetto della vita economica, sociale e politica.

Non avendo nessuna soluzione economica per la crisi del sistema del profitto, le elite dominanti mondiali stanno aumentando gli attacchi alla classe lavoratrice, determinate a schiacciare ogni resistenza con mezzi militari, come dimostrano così chiaramente gli eventi di Ferguson, Missouri.

La disuguaglianza sociale si sta ampliando, come attestato dai dati della Federal Reserve che mostrano i redditi degli americani medi declinati del 5% dal 2010 al 2013, durante la cosiddetta "ripresa" economica.

La situazione geopolitica è caratterizzata dal sempre crescente militarismo, portando la prospettiva di un'altra guerra più vicina che in ogni tempo dal 1939.

Analizzando le ragioni sottostanti allo scoppio della I Guerra Mondiale nel 1914, Leon Trotsky estrasse il collegamento tra la crisi dell'economia mondiale e la tendenza al militarismo. Oggi le sue osservazioni non hanno perduto per niente la loro rilevanza.

Gli anni che precedettero lo scoppio della I Guerra Mondiale, come il periodo precedente al 2008, furono contrassegnati da una tempestosa crescita economica. Ma, per il 1913–14, i limiti a quella erano stati raggiunti e l'economia mondiale sperimentò una svolta fondamentale.

Dalla metà degli anni 1890, spiegò Trotsky, la curva basilare dello sviluppo capitalista salì ripidamente verso l'alto. Ma proprio questa espansione creò le condizioni per un crollo.

"Nel 1914", scrisse Trotsky, "scoppiò una crisi che segnò non semplicemente un'oscillazione periodica, ma l'inizio di un'epoca di stagnazione economica prolungata. La guerra imperialista fu il tentativo di rompere l'impasse".

L'ulteriore sviluppo economico al passo del periodo precedente fu "estremamente difficile", poiché la borghesia "arretrò contro i limiti del mercato".

"Questo creò tensioni di classe, peggiorate dalla politica, e nell'agosto 1914 questo portò alla guerra".

Naturalmente, la storia non si ripete. Ma i paralleli tra il periodo che precedette il 1914 ed i nostri tempi sono nondimeno sorprendenti.

Secondo la versione ufficiale degli eventi, l'economia americana è stata caratterizzata da una "grande moderazione" nella quale i problemi che aveva affrontato negli anni 1970 e 1980 erano stati finalmente superati. La Cina ed i cosiddetti "mercati  emergenti" stavano fornendo nuove fondamenta per l'economia mondiale. Persino l'Africa è stata considerata come una nuova base per l'espansione capitalista globale.

Tuttavia, l'espansione era basata sulle sabbie mobili la crescita esponenziale della speculazione finanziaria e del parassitismo. Come una vittima della tubercolosi, il capitalismo aveva acquisito guance rosee prima di affondare in un disastro.

Le classi dominanti non hanno nessuna via d'uscita, all'infuori della provvista di forniture di contante ai mercati finanziari che sono terrificati dalle conseguenze che vengano interrotte, associata all'intensificazione del militarismo mentre ciascuna delle grandi potenze capitaliste cerca una soluzione a spese dei suoi rivali.

La spinta alla guerra viene inoltre alimentata dalla crescita del conflitto di classe all'interno, poiché i governi tentano di deviare verso l'esterno le tensioni mentre creano un apparato di stato di polizia-militare per difendere l'ordine capitalista contro la prossima esplosione sociale prodotta da condizioni sociali in peggioramento e da crescente disuguaglianza.

L'unica strada in avanti per la classe lavoratrice internazionalei produttori della ricchezza economica che potrebbe fornire un futuro decente per tuttiè lo sviluppo di un movimento di massa contro la guerra basato sul programma dell'internazionalismo socialista. La classe lavoratrice deve prendere il timone del potere politico nelle proprie mani e volgerlo verso la ricostruzione dell'economia mondiale basata sul bisogno umano, non sui dettami del profitto. Non vi è nessuna altra via d'uscita dalla catastrofe nella quale il capitalismo globale sta gettando l'umanità.

Nick Beams